14 Set 2026, Lun

Il sistema preventivo (6/7). A un formatore di preti. La risposta al rettore del Seminario di Montpellier, Dupuy

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Continuiamo con la sesta puntata sui testi principali del sistema preventivo di don Bosco.
Articolo passato: Il sistema preventivo (5/7). Invito alla lettura del libro di Alberto DU BOYS, “Don Bosco e la Pia Società Salesiana”

 

A un formatore di preti: la risposta al rettore Dupuy

Il 2 luglio 1886 il superiore del seminario maggiore di Montpellier, Dupuy, scrive a Torino (MB XVIII, 655-657). Aveva già chiesto a don Bosco come facesse, con così pochi collaboratori, a educare tanti giovani, e si era sentito rispondere che tutto stava nell’infondere il santo timore di Dio. Non gli bastava: il timore di Dio, obiettava, è il principio della sapienza; lui voleva sapere il metodo per condurre le anime all’amore di Dio.

Quando gli leggono la lettera, don Bosco reagisce con una battuta che vale un trattato: vogliono che esponga il suo metodo, e lui per primo confessa: «Non lo so neppure io». È sempre andato avanti come il Signore gli ispirava e le circostanze richiedevano.

È il testo che chiude l’arco nel modo più giusto. Dopo trent’anni di formulazioni, il fondatore rifiuta di sistematizzare: il sistema preventivo non è una teoria da applicare, ma una pratica docile allo Spirito e alla realtà. Accanto, vale la pena leggere la formulazione brevissima di MB X, 649, che dice in poche righe ciò che altrove richiede pagine.

 

 

La carità, il santo timor di Dio infuso nei cuori

(1886, MB VI, 381)

 

«Molte persone interrogarono D. Bosco in varii tempi quale fosse il suo sistema di educazione per condurre i giovani così felicemente per la strada della virtù. Don Bosco soleva rispondere: – Il sistema preventivo: la carità! – Pressato a dar maggiori spiegazioni e a suggerire i mezzi che si potrebbero adoperare per far trionfare questa carità, una volta rispose: – Il santo timor di Dio infuso nei cuori. – Ma il santo timor di Dio non è che il principio della Sapienza, gli scriveva il Rettore del Seminario di Montpellier nel 1886; favorisca di spiegarmi il suo segreto, perchè io possa giovarmene pel bene de’ miei Seminaristi. – D. Bosco leggendo questa lettera, diceva ai membri del Capitolo, che gli stavano intorno: Il mio sistema si vuole che io esponga! Ma se neppur io lo so! Sono sempre andato avanti senza sistemi, come il Signore mi ispirava e le circostanze esigevano. Tuttavia noi osserviamo che egli aveva un sistema suo proprio, il quale in poche parole così puossi pennelleggiare: carità, timor di Dio, confidenza nel superiore, frequenza dei Ss. Sacramenti della Confessione e Comunione, comodità grandissima ai giovani di potersi confessare. È vero che, come abbiamo visto e come vedremo, Iddio assistevalo continuamente; e questa assistenza speciale, che formava come la base del suo sistema, non era cosa che da altri potesse pretendersi: ma in ciò che si può dire mezzo ordinario ed umano, egli apparisce facilmente imitabile ad un Direttore Sacerdote, compreso del suo imperioso dovere di salvare le anime.»

 

 

Il mio sistema si vuole che io esponga! Ma se neppure io lo so!

(1886, MB XVIII, 126-127)

 

«          Quell’ospitalità offertagli tanto cordialmente nel Seminario di Montpellier ebbe un seguito, del quale non potremmo non fare parola. Al signor Dupuy, superiore del Seminario, Don Bosco aveva mandato da Torino con i suoi ringraziamenti anche alcune pubblicazioni sue, fra le altre la Vita di S. Vincenzo de’ Paoli. Quegli rispondendo il 2 luglio, dopo averlo ringraziato gli diceva: “Il Seminario di Montpellier serba ancora la più gradita impressione della sua visita; i buoni abitanti della città, che le fecero sì bella accoglienza, sarebbero disposti a rinnovargliela e io mi offrirei nuovamente a sorreggerla e a ripararla dall’assalto della folla. E sì che dovetti sudare un bel poco a contenere l’impeto del popolo, che voleva baciare la mano a un prete povero fra i poveri e pieno di acciacchi”. Ma tuttavia era rimasto con un grave rammarico. Avendolo lasciato interamente a disposizione degli altri, non erasi mai potuto procurare la comodità di discorrere con lui da solo a solo, mentre avrebbe avuto un gran desiderio d’interrogarlo sul metodo da lui usato per portare le anime a Dio. Gli aveva bensì domandato come facesse con sì scarso numero di aiutanti a governare tanti giovani, e Don Bosco gli aveva risposto che tutto il segreto stava nell’infonder loro il santo timor di Dio; ma di questa sua risposta il Superiore non era pago. “Il timor di Dio, osservava nella medesima lettera, è soltanto il principio della sapienza; io invece vorrei sapere quale sia il suo metodo per guidare le anime al sommo della sapienza, che è l’amor di Dio”.

Quando gli si lesse la lettera, Don Bosco esclamò: Il mio metodo si vuole che io esponga. Mah!… Non lo so neppur io. Sono sempre andato avanti come il Signore m’ispirava e le circostanze esigevano. – Che cosa rispondesse o facesse rispondere, non si sa; ma certo queste parole nella loro semplicità vogliono dire molto. Esse non significano già che fosse suo costume come nota Don Fascie, andare senza saper dove, ma che non si era irrigidito in un sistema stereotipato, il quale “gli troncasse la libertà dei movimenti di fronte a nuove iniziative o a nuove esigenze”. Infatti il suo spirito eminentemente pratico rifuggiva dalle astrattezze. Un metodo veramente Don Bosco fece suo, il così detto metodo preventivo, ma traendone gli elementi dalla “tradizione umana e cristiana” e dallo studio sull’animo dei giovani, lungi perciò dal campo della Pedagogia teorica.»

 

 

Appendice: “Ricordatevi di non mettere mai i giovani in occasione di poter commettere una mancanza: ecco il sistema preventivo di don Bosco”

(MB X,649)

«          In un collegio avevano comprato un po’ di mele fresche e belle, e ne avevano collocato il canestrino accanto la finestra della dispensa; ed ecco, d’un tratto, tutte le mele scomparse!… La direttrice vede Don Bosco, l’avvicina e gli dice:

– Sa’, Padre, che cosa ci han fatto i giovani questa mattina? Avevamo provveduto un po’ di belle mele per il pranzo dei forestieri [era un giorno di festa per il collegio], e ce le hanno rubate tutte!…

Ed egli, colla calma abituale:

– Il torto non è dei giovani, ma vostro. Chiamate il prefetto, e ditegli che Don Bosco ha detto di far subito apporre un’inferriata a quella finestra… Ricordatevi di non mettere mai i giovani in occasione di poter commettere una mancanza; ecco il sistema preventivo di Don Bosco!

Era in ogni caso il buon padre ed il maestro esemplare!»

 

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