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Continuiamo con la quarta puntata sui testi principali del sistema preventivo di don Bosco.
Articolo passato: Il sistema preventivo (3/7). Appendice all’Inaugurazione del Patronato di S. Pietro in Nizza
Al governo del Regno: la lettera a Francesco Crispi
La data va guardata due volte. Il 9 gennaio 1878 era morto Vittorio Emanuele II, il 7 febbraio Pio IX; il 20 febbraio era stato eletto Leone XIII. Don Bosco scrive il giorno dopo, essendo nella ricerca di un locale per aprire una casa per i ragazzi a Roma. Al Ministero dell’Interno siede Francesco Crispi, nel governo Depretis: la Sinistra storica è al potere da due anni e discute la riforma delle carceri e delle case di correzione per minori.
Qui il sistema preventivo viene tradotto in lingua amministrativa: non spiritualità educativa, ma proposta di politica pubblica per i «giovani pericolanti». Oratori festivi, istruzione, avviamento al lavoro, assistenza: misure che precedono il reato invece di seguirlo. Il documento è insieme audace e realistico, e conserva la sua asprezza – don Bosco è assai più fiducioso nel prevenire che nel recuperare chi il carcere l’ha già conosciuto. La proposta non ebbe seguito né con Crispi né con i suoi successori, e anche questo dice qualcosa: il testo del 1854 e quello del 1878 sono le due estremità di una lunga, cortese, infruttuosa conversazione con lo Stato italiano.
Lettera al Ministro dell’Interno Francesco Crispi
(21 di febbraio 1878, MB XIII, 555-557)
«Eccellenza,
Ho l’onore di presentare a V. E. le basi sopra cui si può regolare il sistema preventivo applicato tra i giovanetti pericolanti nelle pubbliche vie e nelle case ed ospizi di educazione.
Nel tempo stesso, ansioso di assecondare il buon volere espresso da V. E., mi fo ardito di nominare alcune località di Roma che possono servire a tale scopo e che sono dipendenti dal medesimo Governo.
Questi locali sarebbero:
1° L’edifizio e cortile innanzi alla Parrocchia di S. Bernardo occupato dal Comando Militare del 200 di Cavalleria che dicono doversi traslocare altrove. Nel tipo che le unisco è indicato col colore verde. Avuto tale edilizio dal governo, il March. Berardi cede quella porzione di area che potrebbe occorrere al bisogno e sviluppo del pio progetto.
2° Edifizio, cortile del rinomato istituto di S. Michele a Ripa.
3° Edifizio e sito già occupato dai Francescani, noto sotto al nome di Convento per le Missioni Estere. È posto tra le Quattro Fontane e S. Maria Maggiore.
4° S. Caio con terreno e case annesse a poca distanza dalle Quattro Fontane.
5° Convento di S. Agata già abitato dai Religiosi Dottrinari in Trastevere.
6° S. Nicola dei Cesarini, casa e cortile già abitato dai Carmelitani. È nella piazza di questo nome.
Qualunque di questi locali al Governo piacesse di lasciare a mia disposizione, lo destinerei esclusivamente a favore dei fanciulli poveri e pericolanti, ed ho piena fiducia che ciò possa effettuarsi con leggero disturbo delle finanze del Governo. In questo modo provvederebbe ad un gran numero di poveri fanciulli che domandano di essere ricoverati, e si porrebbe anche un termine al grave e spendioso inconveniente di inviare da questa città una moltitudine di ragazzi abbandonati all’Ospizio di Torino o di S. Pierdarena.
Con piena fiducia e con profonda gratitudine prego Dio che la con servi e mi professo
Della E. V.
Roma, 21 febbraio 1878.
Umile supplicante
Sac. Gio. Bosco.
Il sistema preventivo nella educazione della gioventù
Due sono i sistemi nella educazione morale e civile della gioventù: repressivo e preventivo.
L’uno e l’altro sono applicabili in mezzo alla civile società e nelle case di educazione. Daremo breve cenno in generale sul sistema Preventivo da usarsi alla civile società; di poi come possa con successo praticarsi nei collegi, negli ospizi e negli stessi educandati.
Sistema preventivo e repressivo in mezzo alla società
Il sistema repressivo consiste nel far conoscere le leggi e la pena che esse stabiliscono; di poi l’autorità deve vegliare per conoscere e punire i colpevoli. Questo è il sistema usato nella milizia e in generale fra gli adulti.
Ma i giovanetti mancando di istruzione, di riflessione, eccitati dai compagni o dalla irriflessione, si lasciano spesso ciecamente strascinare al disordine pel solo motivo di essere abbandonati.
Mentre le leggi vegliano sopra i colpevoli, si devono certamente usare grandi sollecitudini per diminuirne il numero.
Quali fanciulli debbono dirsi pericolosi
Io credo che si possono chiamare non cattivi, ma in pericolo di divenir tali coloro che:
1° Dalle città o dai diversi paesi dello Stato vanno in altre città e paesi in cerca di lavoro. Per lo più costoro portano seco un po’ di danaro, che consumano in breve tempo. Se poscia non trovano lavoro, versano in vero pericolo di darsi al ladroneccio e cominciate la via che li conduce alla rovina.
2° Quelli che fatti orfani dei genitori non hanno chi li assista, quindi rimangono abbandonati al vagabondaggio ed alla compagnia dei discoli, mentre una mano amica, una voce caritatevole avrebbe potuto avviarli nel cammino dell’onore e dell’onesto cittadino.
3° Quelli che hanno genitori i quali non possono o non vogliono prendere cura della loro figliolanza; perciò li cacciano dalla famiglia o li abbandonano assolutamente. Di questi genitori snaturati pur troppo è grande il numero.
4° I vagabondi che cadono nelle mani della pubblica sicurezza, ma che non sono ancora discoli. Costoro se venissero accolti in un ospizio, dove siano istruiti, avviati al lavoro, sarebbero certamente tolti alle prigioni, restituiti alla civile società.
Provvedimenti
L’esperienza ha fatto conoscere che si può efficacemente provvedere a queste quattro categorie di fanciulli:
1° Coi giardini di ricreazione festiva. Coll’amena ricreazione, colla musica, colla ginnastica, coi salti, colla declamazione, col teatrino si raccolgono con molta facilità. Colla scuola serale poi e domenicale, e col catechismo si dà l’alimento morale proporzionato e indispensabile a questi poveri figli del popolo.
2° In queste adunanze fare indagini per conoscere quelli che sono fuori di padrone, e fare in modo che siano occupati ed assistiti lungo la settimana.
3° Se ne incontrano poi di quelli che sono poveri ed abbandonati, né hanno come vestirsi, né come nutrirsi, né dove dormire la notte. A costoro non si può altrimenti provvedere, se non con ospizi e case di preservazione, con arti e mestieri ed anche con colonie agricole.
Ingerenza governativa
Il Governo senza assumersi una minuta amministrazione, senza toccare il principio della carità legale, può cooperare nei seguenti modi:
1° Somministrare giardini pei trattenimenti festivi; aiutare e fornire le scuole e i giardini del necessario suppellettile.
2° Provvedere locali per ospizi, fornirli dei necessari utensili per le arti e mestieri cui sarebbero applicati i fanciulli ricoverati.
3° Il Governo lascerebbe libera l’accettazione degli allievi, ma darebbe una diaria, ovvero sussidio mensile per coloro che, trovandosi nelle condizioni sopra descritte, fossero ricoverati. Ciò si farebbe constare o dai certificati dell’autorità civile, o dai fatti delle questure che assai di frequente incontrano giovanetti che appunto si trovano di questa condizione.
Questo sussidio giornaliero sarebbe limitato ad un terzo di quanto costerebbe un giovanetto nei riformatori dello Stato. Togliendo per base le carceri correzionali di Torino, e riducendo la spesa totale di ciascun individuo, si può calcolare ad 80 centesimi al giorno.
In questo modo il governo aiuterebbe, ma lascerebbe libero il concorso della privata carità dei cittadini.
Risultati
Appoggiato sopra l’esperienza di trentacinque anni si può constatare che:
1° Molti ragazzi usciti dalle carceri con facilità si avviano ad un’arte con cui guadagnarsi onestamente il pane della vita.
2° Molti che versavano in estremo pericolo di divenir discoli, cominciavano a cagionar molestia agli onesti cittadini, e già davano non leggieri disturbi alle pubbliche autorità, costoro si ritrassero dal pericolo e si posero sulla strada dell’onesto cittadino.
3° Dai registri consta che non meno di centomila giovanetti assistiti, raccolti, educati con questo sistema, imparavano chi la musica, chi la scienza letteraria, chi arte o mestiere, e sono divenuti virtuosi artigiani, commessi di negozio, padroni di bottega, maestri insegnanti, laboriosi impiegati, e non pochi coprono onorifici gradi nella milizia. Molti anche forniti dalla natura di non ordinario ingegno, poterono percorrere i corsi universitari e si laurearono in Lettere, in Matematiche, Medicina, Leggi; Ingegneri, Notari, Farmacisti e simili.»

