3 Set 2026, Gio

⏱️ Tempo per lettura: 8 min.

Solenne profezia: L’avvenire di Parigi, di Roma e della Chiesa: avviso e incoraggiamento al Sommo Pontefice. Il 6 gennaio, festa dell’Epifania, o della manifestazione del Signore, vi fu la seconda Sessione del Concilio [Vaticano I], nella quale i Padri, secondo il rito, fecero un dopo l’altro, e pel primo il Sommo Pontefice, la solenne professione di fede. La vigilia di quella memoranda solennità Don Bosco vide in sogno quanto noi [Giovanni Lemoyne] qui riportiamo: è lo stesso Servo di Dio che scrisse quanto vide e udì.

 

 

«Dio solo può tutto, conosce tutto, vede tutto. Dio non ha né passato, né futuro; ma a Lui ogni cosa è presente come in un punto solo. Davanti a Dio non v’è cosa nascosta, né presso di lui vi sia distanza di luogo o di persona. Egli solo nella sua infinita misericordia e per la sua gloria può manifestare le cose future agli uomini.

La vigilia dell’Epifania dell’anno corrente 1870 scomparvero tutti gli oggetti materiali della camera e mi trovai alla considerazione di cose soprannaturali. Fu cosa di brevi istanti, ma si vide molto. Sebbene di forma, di apparenze sensibili, tuttavia non si possono se non con grande difficoltà comunicare ad altri con segni esterni e sensibili. Se ne ha un’idea da quanto segue. Ivi è la parola di Dio accomodata alla parola dell’uomo.

Dal Sud viene la guerra, dal Nord viene la pace.

Le leggi di Francia non riconoscono più il Creatore, ed il Creatore si farà conoscere e la visiterà tre volte colla verga del suo furore.

Nella prima abbatterà la sua superbia, colle sconfitte, col saccheggio e colla strage dei raccolti, degli animali e degli uomini.

Nella seconda la grande prostituta di Babilonia, quella che i buoni sospirando chiamano il postribolo d’Europa, sarà privata del capo in preda al disordine.

Parigi… Parigi!! … invece di armarti del nome del Signore, ti circondi di case d’immoralità Esse saranno da te stessa distrutte: l’idolo tuo, il Panteon, sarà incenerito, affinché si avveri che mentita est iniquitas sibi (L’iniquità ha mentito a sé stessa, Sal 26,12). I tuoi nemici ti metteranno nelle angustie, nella fame, nello spavento, e nell’abbominio delle nazioni. Ma guai a te se non riconoscerai la mano che ti percuote! Voglio punire l’immoralità, l’abbandono, il disprezzo della mia legge, dice il Signore.

Nella terza cadrai in mano straniera: i tuoi nemici di lontano vedranno i tuoi palagi in fiamme, le tue abitazioni divenute un mucchio di rovine, bagnate dal sangue dei tuoi prodi che non sono più.

Ma ecco un gran guerriero dal Nord porta uno stendardo, sulla destra che lo regge sta scritto: “Irresistibile mano del Signore”. In quell’istante il Venerando Vecchio del Lazio gli andò incontro sventolando una fiaccola ardentissima. Allora lo stendardo si dilatò e di nero che era divenne bianco come la neve. Nel mezzo dello stendardo in caratteri d’oro stava scritto il nome di Chi tutto può.

Il guerriero coi suoi fece un profondo inchino al Vecchio e si strinsero la mano.

Ora la voce del Cielo è al Pastore dei pastori. Tu sei nella grande conferenza coi tuoi assessori; ma il nemico del bene non ista un istante in quiete; egli studia e pratica tutte le arti contro di te. Seminerà discordia tra i tuoi assessori; susciterà nemici tra i figli miei. Le potenze del secolo vomiteranno fuoco, e vorrebbero che le parole fossero soffocate nella gola ai custodi della mia legge. Ciò non sarà. Faranno male, male a sé stessi. Tu accelera; se non si sciolgono le difficoltà, siano troncate. Se sarai nelle angustie, non arrestarti, ma continua finché non sia troncato il capo dell’idra dell’errore. Questo colpo farà tremare la terra e l’inferno, ma il mondo sarà assicurato e tutti i buoni esulteranno. Raccogli adunque intorno a te anche solo due assessori, ma ovunque tu vada, continua e termina l’opera che ti fu affidata. I giorni corrono veloci, gli anni tuoi si avanzano al numero stabilito; ma la gran Regina sarà sempre il tuo aiuto, e come nei tempi passati così per l’avvenire sarà sempre magnum et singulare in Ecclesia praesidium (grande e speciale difesa della Chiesa).

Ma tu, Italia, terra di benedizioni, chi ti ha immersa nella desolazione? … Non dire i nemici; ma gli amici tuoi. Non odi che i tuoi figli domandano il pane della fede e non trovano chi loro lo spez1zi? Che farò? Batterò i pastori, disperderò il gregge, affinché i sedenti sulla cattedra di Mosè cerchino buoni pascoli e il gregge docilmente ascolti e si nutrisca.

Ma sopra il gregge e sopra i pastori peserà la mano; la carestia, la pestilenza, la guerra faranno sì che le madri dovranno piangere il sangue dei figli e dei mariti morti in terra nemica.

E di te, o Roma, che sarà? Roma ingrata, Roma effeminata, Roma superba! Tu sei giunta a tale che non cerchi altro, né altro ammiri nel tuo Sovrano, se non il lusso, dimenticando che la tua e sua gloria sta sul Golgota. Ora egli è vecchio, cadente, inerme, spogliato; tuttavia colla schiava parola fa tremare tutto il mondo.

Roma! … io verrò quattro volte a te!

Nella 1ª percuoterò le tue terre e gli abitanti di esse.

Nella 2ª porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura. Non apri ancor l’occhio?

Verrò la terza, abbatterò le difese e i difensori ed al comando del Padre sottentrerà il regno del terrore, dello spavento e della desolazione.

Ma i miei savi fuggono, la mia legge è tuttora calpestata, perciò farò la quarta visita. Guai a te se la mia legge sarà ancora un nome vano per te! Succederanno prevaricazioni nei dotti e negli ignoranti. Il tuo sangue ed il sangue dei figli tuoi laveranno le macchie che tu fai alla legge del tuo Dio.

La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui sarà percossa la superbia e la malizia degli uomini. Dove sono, o ricchi, le vostre magnificenze, le vostre ville, i vostri palagi? Sono divenute la spazzatura delle piazze e delle strade!

Ma voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere tra il vestibolo e l’altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli che abbatte i miei nemici e che rompe le ire di Dio e degli uomini?

Queste cose dovranno inesorabilmente venire l’una dopo l’altra.

Le cose si succedono troppo lentamente.

Ma l’Augusta Regina del cielo è presente.

La potenza del Signore è nelle sue mani; disperde come nebbia i suoi nemici. Riveste il Venerando Vecchio di tutti i suoi antichi abiti.

Succederà ancora un violento uragano.

L’iniquità è consumata, il peccato avrà fine e, prima che trascorrano, due pleniluni del mese dei fiori, l’iride di pace comparirà sulla terra.

Il gran Ministro vedrà la sposa del suo Re vestita a festa.

In tutto il mondo apparirà un sole così luminoso quale non fu mai dalle fiamme del Cenacolo fino ad oggi, né più si vedrà fino all’ultimo dei giorni».

 

Don Bosco fece trarre copia di questo scritto da Don Giulio Barberis e fu quella che portò con sé a Roma.

Altra copia ne fece trascrivere, qualche settimana dopo, da D. Gioachino Berto, il quale notò in una sua memoria: «Don Bosco mi comunicò in iscritto una profezia che incominciava con questi termini precisi: “Dio può tutto, conosce tutto, ecc.”, raccomandandomi il più stretto segreto e di non palesare ad alcuno chi ne fosse l’autore. Fra le altre cose riguardava la guerra tra la Francia e la Prussia, nonché le condizioni della Chiesa e la desolazione che sovrastava all’Italia, come spiegò a me che lo interrogava a questo riguardo. Ei me ne fece fare una copia per mandare in Roma a qualche Prelato.»

La Civiltà Cattolica, anno vigesimo terzo, vol. VI, serie ottava, anno 1872, a pagina 299 e 303, accenna al suddetto vaticinio e ne riferisce letteralmente alcuni periodi, preceduti da un’autorevole sua testimonianza: “Ci piace ricordare un recentissimo (vaticinio) non mai stampato ed ignoto al pubblico, che da una città dell’alta Italia fu comunicato ad un personaggio in Roma ai 12 febbraio del 1870. Noi ignoriamo da chi provenga. Ma possiamo certificare che lo abbiamo avuto nelle mani, prima che Parigi fosse bombardata dagli Alemanni ed incendiata dai comunisti. E diremo che ci diede meraviglia il vedervi prenunziata la caduta pure di Roma, allorché davvero non si giudicava prossima né probabile”.

Noi abbiamo varie copie di questa profezia. La più autorevole è un manoscritto di D. Berto. Reca in fronte la nota: Venne comunicata il 12 febbraio 1870 al S. Padre; in margine ha varie postille autografe del Venerabile, e in fine alcuni Schiarimenti, evidentemente scritti o dettati in antecedenza e poi di nuovo riveduti dal Venerabile. Le postille e gli schiarimenti dilucidavano e determinavano gli avvenimenti predetti, i quali, come vedremo, in gran parte avvennero poco dopo, e in parte, almeno fino ad oggi, non si sarebbero verificati. Questi, secondo Don Bosco, pareva che fossero per verificarsi intorno al 1874 “Purché – sono sue parole autografe – nuove iniquità non vengano ad opporsi ai divini voleri”. È da notarsi che in seguito, interrogato circa il compimento dei medesimi, il Venerabile rispose chiaramente che forse non si sarebbero più verificati, poiché il Signore, nella sua misericordia, talvolta suole accennare agli uomini semplicemente la via che potrebbero prendere in questa o quella circostanza per uscire da qualche difficoltà, e nulla più; quindi, ove non si seguano le direttive tracciate, è chiaro che non può nemmeno avverarsi ciò che venne indicato. (MB IX, 779-784)

 

 

L’accennato manoscritto contiene una seconda profezia (della quale abbiamo anche il testo originale) colla data «24 maggio – 24 giugno 1873», nonché una lettera profetica colla data «24 maggio 1873 – 24 giugno 1873» e alcuni consigli che D. Bosco comunicò nel 1878 a Papa.

 

 

24 maggio – 24 giugno 1873

 

Era una notte oscura, gli uomini non potevano più discernere quale fosse la via a tenersi per far ritorno ai loro paesi, quando apparve in cielo una splendentissima luce che rischiarava i passi dei viaggiatori come nel mezzodì. In quel momento fu veduta una moltitudine di uomini, di donne, di vecchi, di fanciulli, di monaci, monache e sacerdoti, con alla testa il Pontefice, uscire dal Vaticano schierandosi in forma di processione.

Ma ecco un furioso temporale; oscurando alquanto quella luce sembrava ingaggiarsi battaglia tra la luce e le tenebre. Intanto si giunse ad una piccola piazza coperta di morti e di feriti, di cui parecchi domandavano ad alta voce conforto.

Le fila della processione si diradarono assai. Dopo aver camminato per uno spazio che corrisponde a duecento levate del sole, ognuno si accorse che non erano più in Roma. Lo sgomento invase l’animo di tutti, ed ognuno si raccolse intorno al Pontefice per tutelarne la persona ed assisterlo nei suoi bisogni.

In quel momento furono veduti due angeli che portando uno stendardo l’andarono a presentare al Pontefice dicendo:

            – Ricevi il vessillo di Colei che combatte e disperde i più forti eserciti della terra. I tuoi nemici sono scomparsi, i tuoi figli colle lagrime e coi sospiri invocano il tuo ritorno.

Portando poi lo sguardo nello stendardo si vedeva scritto da una parte: Regina sine labe Concepta (Regina senza peccato originale); e dall’altra: Auxilium Christianorum (Aiuto dei Cristiani).

Il Pontefice prese con gioia lo stendardo, ma rimirando il piccolo numero di quelli che erano rimasti intorno a sé divenne afflittissimo.

I due angeli soggiunsero:

            – Va tosto a consolare i tuoi figli. Scrivi ai tuoi fratelli dispersi nelle varie parti del mondo, che è necessaria una riforma nei costumi degli uomini. Ciò non si può ottenere, se non spezzando ai popoli il pane della Divina Parola. Catechizzate i fanciulli, predicate il distacco dalle cose della terra. È venuto il tempo, conchiusero i due angeli, che i poveri saranno evangelizzatori dei popoli. I leviti saranno cercati tra la zappa, la vanga ed il martello, affinché si compiano le parole di Davide: Dio ha sollevato il povero dalla terra per collocarlo sul trono dei principi del suo Popolo.

Ciò udito il Pontefice si mosse, e le fila della processione cominciarono ingrossarsi. Quando poi pose piede nella Santa Città si mise a piangere per la desolazione in cui erano i cittadini, di cui molti non erano più. Rientrato poi in S. Pietro intonò il Te Deum, cui rispose un coro di Angeli cantando:

            – Gloria in Excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis (Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà, Lc 2,14).

Terminato il canto, cessò affatto ogni oscurità, e si manifestò un fulgidissimo sole.

Le città, i paesi, le campagne erano assai diminuite di popolazione; la terra era pesta come da un uragano, da un acquazzone e dalla grandine, e le genti andavano una verso dell’altra con animo commosso dicendo: Est Deus in Israel (Dio è in Israele).

Dal cominciamento dell’esilio fino al canto del Te Deum, il sole si levò duecento volte. Tutto il tempo che passò nel compiersi quelle cose corrisponde a quattrocento levate del sole. (MB IX, 999-1000)