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A distanza di qualche mese, nel giorno della festa di Maria Ausiliatrice, vengono pubblicati gli atti dello storico incontro mondiale dei delegati per l’animazione missionaria all’interno delle celebrazioni per i 150 anni dalla prima spedizione missionaria salesiana.
11 novembre 1875: il primo gruppo di salesiani viene ufficialmente inviato ad attraversare l’oceano per diffondere il Vangelo secondo il metodo e lo stile di Don Bosco, la prima spedizione missionaria salesiana, alla quale altre 155 si sono aggiunte nel tempo.
La ricorrenza dei 150 anni ha costituito un percorso che parte da lontano e continua a portare frutti, in termini di riflessione, rinnovato slancio missionario e appartenenza al carisma salesiano.
Il punto di partenza è stato riconoscere tre punti fondamentali: ringraziare, ripensare, rilanciare.
Ringraziamo Dio per il dono della vocazione missionaria, che permette oggi ai figli di Don Bosco di raggiungere i giovani poveri e abbandonati in 137 paesi. È un’occasione propizia per ripensare e sviluppare una visione rinnovata delle missioni salesiane alla luce delle nuove sfide e delle nuove prospettive, che hanno portato a nuove riflessioni missiologiche. Non abbiamo solo una storia gloriosa da ricordare e di cui essere grati, ma anche una grande storia ancora da realizzare! Guardiamo al futuro con zelo missionario ed entusiasmo rinnovato per raggiungere un numero ancora maggiore di giovani poveri e abbandonati.
Con queste premesse, il 9 novembre è iniziato l’incontro mondiale dei DIAM (Delegati Ispettoriali per l’Animazione Missionaria), culminato nella Messa di invio della 156esima spedizione missionaria salesiana. All’incontro hanno partecipato circa 90 persone da tutto il mondo, salesiani ma anche laici, uomini e donne, insieme ai neo missionari e alle neo missionarie FMA.
L’atmosfera a Valdocco era stata già scaldata dai giovani italiani, riunitisi per il “Be A Mission”: evento nato dalla voglia di ritrovarsi, raccontarsi e rilanciare insieme il cammino missionario, partendo dalle esperienze vissute in questi anni e confrontandosi con missionari salesiani provenienti da tutto il mondo.
Circa 30 persone per ciascuno dei territori salesiani (Ispettorie SDB e FMA d’Italia) hanno partecipato; la maggior parte di loro ha vissuto un’esperienza missionaria estiva negli ultimi anni e alcuni fanno parte delle commissioni di animazione missionaria delle Ispettorie. Il programma è stato organizzato dall’”ENAM” (Ente Nazionale di Animazione Missionaria), composto da Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice e giovani.
Dopo l’apertura dell’evento, i partecipanti sono stati invitati a un approfondimento sulla spiritualità missionaria di Valdocco e poi hanno incontrato don Jorge Mario Crisafulli, Consigliere Generale per le Missioni eletto qualche mese prima, che ha riflettuto sul significato di missione e missione salesiana al giorno d’oggi.
In seguito, un momento di riflessione in gruppi e poi l’inaugurazione ufficiale della mostra sull’animazione missionaria italiana da parte del Rettor Maggiore, don Fabio Attard.
In serata, una “festa missionaria” con musica e stand di tutti i paesi che ospitano le esperienze missionarie, e la buonanotte, in Basilica, di suor Chiara Cazzuola, Madre Generale delle suore FMA.
I momenti salienti della mattinata di domenica 9 novembre sono stati le “biblioteche viventi” (testimonianze delle esperienze missionarie dei giovani) e il dialogo in gruppo con i nuovi missionari SDB e FMA, i quali, divisi in piccoli gruppi, hanno risposto ad alcune domande dei giovani, incoraggiandoli ad assumere un impegno missionario nella loro vita.
Alle 15:00, in Basilica, la Santa Messa presieduta dal Rettor Maggiore, con il mandato missionario per i giovani presenti.
In seguito, nella chiesa di San Francesco di Sales, è iniziato l’incontro dei DIAM con l’introduzione da parte dell’equipe del Settore Missioni, la presentazione dei partecipanti e la preghiera dei vespri.
Lunedì 10, dopo il saluto del Rettor Maggiore, don Jorge Crisafulli ha condiviso alcune sfide delle missioni salesiane, rivolgendosi a chi, nel proprio Paese o nella propria regione, porta avanti questo aspetto con dedizione ed entusiasmo.
Riprendiamo qui alcuni stralci del suo discorso.
Don Bosco non aveva intenzione di fondare un “ordine missionario”, ma attraverso quella prima spedizione lui e i suoi figli scoprirono che il carisma salesiano è missionario per natura. Nel 1972, don Ricceri affermò che l’attività missionaria non è qualcosa di marginale o facoltativo, ma piuttosto «un elemento essenziale e distintivo che tocca l’essenza stessa e la vita della nostra Congregazione». Per lui le missioni divennero un «luogo privilegiato» dove il carisma salesiano poté fiorire ed espandersi. Le missioni aprirono le porte a una straordinaria espansione geografica e pastorale: parrocchie, scuole, rifugi per orfani, migranti, ospedali, ecc. Di fatto, siamo diventati uno dei movimenti missionari più dinamici della Chiesa. In 150 anni, circa 10.000 Salesiani hanno lasciato le loro Ispettorie per andare in missione ad gentes, ad exteros, ad vitam, e oggi siamo presenti in 137 Paesi, con 92 Ispettorie, 14.000 Salesiani e 1782 comunità.
Dobbiamo sottolineare che le due regioni asiatiche continuano a essere le più generose nell’invio di missionari. Le due regioni africane stanno progressivamente diventando regioni che inviano missionari piuttosto che li ricevono. Le regioni dell’America e dell’Europa si bilanciano, inviando e ricevendo all’incirca lo stesso numero di missionari. È tuttavia preoccupante che molti missionari siano tornati nelle loro Ispettorie di origine, abbiano lasciato la Congregazione o abbiano chiesto un cambiamento di destinazione missionaria. È chiaro che dobbiamo rivedere e migliorare la qualità dei processi di discernimento, selezione e formazione dei candidati missionari. Allo stesso tempo, le Ispettorie di accoglienza devono rafforzare i loro processi di accompagnamento e inculturazione dei nuovi missionari.
Sottolineo ora alcune sfide che indeboliscono la dimensione missionaria della nostra Congregazione: la crisi vocazionale globale, l’idea errata che “il tempo delle missioni è finito” e la convinzione che il Settore per le Missioni non sia più necessario.
Possiamo identificare alcuni contesti particolari in cui la Congregazione esercita la sua attività missionaria: i popoli originari, le nostre comunità educative e pastorali dove il carisma salesiano è ben radicato e i Paesi che hanno bisogno di una nuova evangelizzazione, in particolare «quelli di antica cristianità o anche le Chiese più giovani».
A 150 anni da quella prima spedizione missionaria, la missione continua. Il sogno missionario di Don Bosco continua a crescere, grazie alla fedeltà creativa dei suoi figli e delle sue figlie. Siamo tutti chiamati a essere missionari. I giovani sono la nostra terra di missione, la nostra terra promessa. La passione per Gesù e per la salvezza dei giovani spinse Don Bosco a inviare i suoi primi missionari in Patagonia. Cosa ci spinge a fare oggi il nostro amore per Gesù e per i giovani? Ognuno di noi dovrebbe chiedersi: Dov’è oggi la mia/nostra Patagonia?
Torniamo al punto di partenza: il sogno di Don Bosco non è svanito. Don Bosco non ha chiuso gli occhi. Ci guarda e ci chiama a continuare. Sì, il suo sogno è ancora vivo, perché noi siamo il sogno e noi siamo la missione.
Poi, l’incontro è proseguito con la presentazione di buone pratiche da ciascun continente.
In Asia è stata illustrata la sperimentazione di inserire in India e Sri Lanka un delegato locale per l’animazione missionaria (LDMA, in inglese) in ciascuna comunità per supervisionare gli sforzi di animazione missionaria e promuovere un’atmosfera missionaria vivace all’interno della comunità locale; inoltre, è stata raccontata la missione in un contesto multiculturale e multireligioso come la Cambogia, dove la Chiesa è una piccola minoranza.
Per l’Africa è stato presentato il lavoro che si svolge di fronte alla grande sfida dei rifugiati e degli sfollati interni, in particolare in Kenya, Etiopia e Uganda.
La Slovenia ha rappresentato l’Europa, portando alla luce i benefici e il percorso che alcuni missionari provenienti da Asia e Africa hanno recato negli ultimi anni, all’interno del Progetto Europa, all’ispettoria slovena.
Infine, la buona pratica del processo che ha portato all’elaborazione del piano regionale di animazione missionaria in Interamerica.
Nel pomeriggio, i partecipanti si sono divisi in gruppi misti, in base ad alcune domande, riprendendo il tema dell’anniversario, con l’intento di condividere non solo l’aspetto lavorativo ma anche la chiamata missionaria personale, e personalizzata, di ciascuno.
Successivamente, dopo aver donato due copie della raccolta «Cagliero11» (dal 2009 al 2024) al Rettore Maggiore e al Museo Casa Don Bosco, i gruppi hanno presentato la sintesi e le domande; in seguito, don Jorge Crisafulli ha risposto, offrendo una visione delle missioni salesiane in linea con l’anniversario e il CG29.
Don Luca Barone ha presentato, a fine pomeriggio, un video realizzato dalla Procura Missionaria Salesiana di Torino (Missioni Don Bosco) sui 150 anni dalla prima spedizione missionaria salesiana.
Durante i vespri, nella storica cappella di San Francesco di Sales, a Valdocco, si è svolto un momento profondo di fede e dedizione, quando la Famiglia Salesiana si è riunita per la solenne consegna delle destinazioni missionarie. A presiedere l’evento è stato don Stefano Martoglio, Vicario del Rettor Maggiore, che ha consegnato a ciascun missionario la lettera di obbedienza, simbolo di fiducia, disponibilità e prontezza a servire dove la Congregazione ha più bisogno di loro. La presenza del Rettor Maggiore dei Salesiani, don Fabio Attard, e della Madre Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, madre Chiara Cazzuola, ha elevato la celebrazione, riempiendo la chiesa di calore e incoraggiamento, mentre entrambi hanno condiviso parole sincere di benedizione e sostegno.
Uno dopo l’altro, i missionari si sono avvicinati all’altare, mentre don Martoglio ha chiamato i loro nomi. Ciascuno ha ricevuto il proprio incarico con gioia e commozione visibili, incarnando lo spirito missionario che anima la tradizione salesiana da generazioni. Erano presenti anche rappresentanti dell’Animazione Missionaria di diversi Paesi, che hanno dato il benvenuto ai loro futuri collaboratori e rafforzato i legami che uniscono il mondo salesiano al di là delle lingue e delle culture.
La giornata si è conclusa con una serata culturale e una festa, durante la quale don Pavel Ženíšek ha presentato il ricettario salesiano internazionale Bosco Food (per chi desiderasse una copia, può scrivere a cagliero11@sdb.org).
Nel giorno 11, la mattinata è stata destinata al lavoro per gruppi corrispondenti alle due regioni di ciascun continente, sul processo di discernimento, accompagnamento, accoglienza e follow-up dei missionari, un contributo prezioso che si unisce alla riflessione di questi anni.
Dopo un incontro fraterno con il Rettor Maggiore e le foto ufficiali, è iniziato il momento clou delle celebrazioni: la Messa con l’invio della 156a spedizione missionaria salesiana SDB e 148ª FMA.
Nell’omelia, don Fabio Attard, Rettor Maggiore, si è così espresso: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. (Lc 17, 10) Sono le parole conclusive del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Attraverso queste parole vogliamo connetterci simbolicamente con quell’evento memorabile che stava capitando qui nella basilica di Maria Ausiliatrice, esattamente 150 anni fa, l’11 novembre 1875. Non si tratta di un esercizio che ci porta al passato, ma piuttosto un invito che ci fa entrare in maniera partecipativa in quel momento straordinario, che ancora oggi ci parla con forza.”
Nel prosieguo dell’omelia, don Fabio ha invitato i missionari a vivere questi aspetti: centralità di Cristo, fedeltà al carisma e servizio ai poveri.
Ad uno a uno, i missionari sono stati chiamati per nome e hanno ricevuto la croce missionaria, in una basilica di Maria Ausiliatrice gremita; non capita spesso che Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice e laici provenienti da tutti gli angoli del mondo possano partecipare all’invio missionario, ancora meno spesso capita di farlo in un anniversario così importante.
Il giorno seguente, i partecipanti si sono recati a Genova per vivere un altro momento emozionante dell’anniversario: prima sul battello per ripercorrere il tragitto compiuto dai dieci pionieri salesiani che partirono da quelle stesse acque a metà novembre del 1875; poi, la targa commemorativa al Porto Antico, l’accoglienza internazionale presso l’Istituto “Don Bosco” di Sampierdarena, fondato da San Giovanni Bosco stesso nel 1872, la solenne celebrazione eucaristica e l’inaugurazione del Museo delle Spedizioni Missionarie, uno spazio meticolosamente progettato, creato per “aiutare i visitatori a ringraziare, ripensare e rilanciare l’opera missionaria”.
Giorni densi, giorni di festa, giorni di famiglia, che non costituiscono solo un ricordo ma un punto cardine nella storia salesiana.
Ringraziamo Don Bosco, i primi missionari e tutti coloro che hanno fatto parte, fanno parte tuttora e faranno parte di questa meravigliosa avventura.
Il libretto completo contenente tutti gli atti dell’incontro, può essere scaricato da QUI.
Marco Fulgaro

