23 Lug 2026, Gio

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Don Bosco vide in san Francesco di Sales non solo un maestro di dolcezza, ma un vero modello missionario. Nella difficile missione dello Chablais, tra ostilità, pericoli e resistenze religiose, il santo savoiardo scelse le armi più evangeliche: pazienza, carità, predicazione, scritti e fiducia nella grazia. La sua azione, lontana da ogni violenza, puntava a conquistare i cuori con il dialogo, la mitezza e la verità. Proprio questo stile colpì profondamente don Bosco, che ne fece un riferimento per il suo metodo educativo e pastorale. Dallo Chablais a Valdocco, la stessa passione apostolica: “Da mihi animas, cetera tolle”.

 

 

Ciò che ha colpito di più don Bosco, il discepolo piemontese di san Francesco di Sales, è la sua attività missionaria nello Chablais (1594 1598). Vale la pena riportare il paragrafo dedicato a questa missione nella sua Storia ecclesiastica:

 

Spinto dalla voce di Dio che lo chiamava a cose grandi; colle sole armi della dolcezza e carità si parte pel Chablais. Alla vista delle chiese abbattute, dei monasteri distrutti, delle croci rovesciate, tutto s’accende di zelo e comincia il suo apostolato. Gli eretici schiamazzano, insultano, e tentano assassinarlo; egli colla sua pazienza, colle prediche, cogli scritti, e con insigni miracoli acquieta ogni tumulto, guadagna gli assassini, disarma l’inferno tutto, e la fede cattolica trionfa per modo, che in breve nel solo Chablais ricondusse al grembo della vera Chiesa più di settantadue mila eretici.

 

Don Bosco scrive che san Francesco di Sales era «spinto dalla voce di Dio». Non risulta che abbia avuto una chiamata straordinaria; poiché la voce di Dio gli fu trasmessa attraverso un invito formale del suo vescovo, mons. Claude de Granier. Il suo programma di conquista è stato da lui esplicitamente definito nella famosa «arringa» che pronunciò da prevosto davanti al Capitolo della cattedrale ad Annecy:

 

È per mezzo della carità che dobbiamo smantellare le mura di Ginevra, per mezzo della carità invaderla, recuperarla. […] Non vi propongo né il ferro, né quella. polvere, il cui odore e sapore ricordano la fornace infernale […]. Volete un metodo facile per espugnare d’assalto una città? Vi prego d’impararlo dall’esempio di Oloferne. Assediando Betulia, taglia l’acquedotto e pone sotto guardia tutte le fontane. […] C’è un acquedotto che alimenta e rianima, per così dire, tutte le razze degli eretici: sono gli esempi dei preti perversi, le azioni, le parole, in sostanza, l’iniquità di tutti, ma in particolare degli ecclesiastici. […] Bisogna rovesciare le mura di Ginevra per mezzo di preghiere ardenti, e dar l’assalto della carità fraterna. È per mezzo di questa carità che debbono fare forza le nostre teste d’assalto.

 

Per prepararsi alla missione, Francesco di Sales, 27 anni, sacerdote da un anno, si era munito della «corda a tre fili che difficilmente si rompe»: la preghiera, il digiuno e la carità.

 

Lo Chablais

Lo Chablais è un piccolo territorio delimitato al nord dal lago di Ginevra (o lago Lemano) e dai monti di Faucigny al sud. Il capoluogo è la cittadina di Thonon, sulla sponda del lago. La regione contava all’epoca circa 25.000 abitanti, divisi una volta in una cinquantina di parrocchie. Politicamente era stato per lungo tempo sotto i duchi di Savoia, ma poi fu spesso tirato di qua e di là, tra gli Svizzeri, la Francia e la Savoia.

Dal punto di vista ecclesiastico faceva parte della diocesi di Ginevra. Ma nel 1536 lo Chablais fu invaso dai protestanti di Berna e di Ginevra, fino a Thonon e al torrente della Dranse. Dopo alcuni mesi di tolleranza, hanno imposto la nuova religione: monasteri devastati, chiese rovinate, immagini e statue distrutte, obbligo di assistere al culto protestante, divieto di celebrare la messa cattolica, di promuovere «superstizioni e idolatrie papistiche». Sui 25.000 abitanti rimaneva appena un centinaio di cattolici.

Un primo tentativo di «ricattolicizzazione» fu fatto nel 1589, quando il duca Carlo Emanuele chiese a mons. de Granier di mandare una cinquantina di sacerdoti. Il fallimento fu totale e i preti impauriti si ritirarono. Ci voleva un altro metodo.

Nel 1593, dopo l’abiura di Enrico IV di Francia, che indebolì la pressione protestante, lo Chablais venne restituito al duca di Savoia Carlo Emanuele che voleva ricondurre gli abitanti alla fede cattolica, chiedendo a mons. de Granier di fare il necessario. Questi riunì il suo clero e chiese alcuni volontari… Soltanto Francesco di Sales accettò la proposta, nonostante l’opposizione del padre.

 

Breve cronologia della missione

Il 14 settembre del 1594, Francesco arriva alla fortezza di Allinges, il suo rifugio cattolico in una provincia calvinista. Da questo luogo parte ogni giorno a piede per il suo apostolato dopo aver celebrato la messa nella cappella della fortezza. Il 18 settembre tiene il primo sermone nel capoluogo di Thonon, nella chiesa S. Ippolito, diventata da anni un tempio protestante, sull’autorità e la missione dei predicatori della Chiesa: «Calvino, chi ti ha mandato?». Poco dopo, i capi protestanti di Thonon giurano di non recarsi mai alle prediche del prete «papista». Il 27 novembre. Francesco comincia a predicare l’Avvento a “quattro o cinque piccole persone”. L’invero 1594-1595 è pieno di pericoli: freddo intenso, bande di lupi e intimidazioni.

All’inizio del 1595, Francesco subisce un tentativo di uccisione. Il 25 gennaio, festa della conversione di san Paolo, Francesco prova un nuovo metodo: comincia a diffondere ogni settimana fogli o “volantini” dove spiega la vera dottrina cattolica. A metà marzo, nuovo tentativo di assassinio. L’11 aprile, comunica all’amico Favre che tra le prime «spighe» della messe c’è l’avvocato Pierre Poncet che decide di farsi cattolico. Il 25 maggio, festa del Corpus Domini, alle tre del mattino, Francesco vive una esperienza mistica sull’Eucaristia. Il 1° luglio viene aggredito nei boschi di Voiron, e un’altra volta il 18 luglio ai piedi di Allinges. Il 18 settembre, può scrivere all’amico Favre: «Ecco finalmente, fratello mio, che una porta più larga e più bella si apre a noi». Il barone d’Avully e alcuni rappresentanti della città sono venuti ad ascoltarlo senza farsi vedere.

All’inizio dell’anno 1596, il ministro protestante Viret non osa affrontare il prevosto in una disputa pubblica. Il barone d’Avully abiura nella chiesa di Thonon. Francesco osa predicare sulla piazza del mercato di Thonon per due ore; la gente reagisce dicendo: «Dio ci metta dalla parte giusta!». In marzo sostiene una disputa pubblica a Ginevra con il ministro Antoine de La Faye, collaboratore di Teodoro Beza, sulla Presenza reale, il Purgatorio, l’invocazione dei Santi… Il 16 luglio, organizza un catechismo dialogato in pubblico con il fratello tredicenne Bernard. Il 25 dicembre 1596, per la prima volta dopo più di un mezzo secolo, Francesco celebra le tre messe di Natale nella chiesa S. Ippolito di Thonon.

Nel 1597 si reca di nuovo a Ginevra per un colloquio con Teodoro Beza, successore di Calvino, sul problema della salvezza nella Chiesa. Segue la conversione di Pierre Fourier. Nuovo colloquio con Teodoro Beza a Ginevra sulla cooperazione umana con la grazia e sulla necessità delle buone opere. In settembre celebrazione eucaristica delle Quarantore nella cittadina di Annemasse, di fronte a Ginevra. In novembre, grave malattia di Francesco fino a gennaio.

Il 13 giugno del 1598, Francesco chiede al Nunzio di intervenire per ottenere l’esercizio del culto cattolico a Ginevra. In settembre-ottobre, le Quarantore vengono celebrate a Thonon, in presenza del duca e del cardinale-legato. Francesco di Sales risuscita un bambino di madre protestante che si converte. Circa 2.300 padri di famiglia tornano alla Chiesa cattolica.

 

Da mihi animas cetera tolle

La strategia di Francesco di Sales consisteva ad avvicinare i «Signori» di Thonon, capoluogo dello Chablais, per entrare in dialogo con loro, ma anche a entrare in contatto con la gente semplice della campagna.

Gli inizi furono molto duri. È chiamato papista, mago, stregone, bigle (strabico). In tutti i suoi interventi con i protestanti Francesco conta soprattutto sull’argomentazione e la persuasione, puntando su alcuni elementi imprescindibili della vera fede: l’interpretazione dei libri canonici, la visibilità della Chiesa, il primato di san Pietro e dei suoi successori, la realtà del Corpo di Cristo nell’eucaristia, l’invocazione dei Santi, la giustificazione mediante la fede e le opere.

Lo zelo di Francesco è stato esaltato dal suo amico e discepolo, mons. Jean Pierre Camus, vescovo di Belley, nel suo libro su Lo spirito del beato Francesco di Sales, in cui spiega il vero motivo del suo apostolato:

 

Quando gli Apostoli non avevano niente possedevano tutto, e quando gli ecclesiastici vogliono possedere troppo, il troppo si riduce a niente. Lui sospirava soltanto la conversione di quelle anime ribelli alla luce della verità, la quale risplende solo nella vera Chiesa. Infatti, è una cosa ben accertata che l’anima è più che il cibo, e il corpo più che il vestito. Diceva qualche volta sospirando: ‘Da mihi animas, cetera tolle tibi’, parlando della sua Ginevra che chiamava sempre la sua povera o la sua cara – termini di compassione e di amore – nonostante la sua ribellione.

 

Francesco de Sales vestiva un abito corto per non spaventare la gente e evitava le invettive, le violenze verbali. Chiamava i suoi avversari «fratelli», «figli della Chiesa in disposizione», «fratelli in speranza della stessa vocazione alla salvezza», senza lasciarsi impressionare dalle accuse di «adulazione». Gli altri missionari, specialmente i cappuccini, usavano una medicina amara, riferisce il Camus, cercando di farsi temere, utilizzando parole come «incirconcisi, ribelli alla luce, ostinati, razza di vipere, membri marci, figli del diavolo e delle tenebre».

 

Il nostro beato Padre seguiva una via tutta diversa, e prendeva più mosche con un cucchiaio di quel miele che gli era così abituale, che tutti questi con barili di aceto. Il suo comportamento esterno e il suo interno erano tutto nell’accomodamento, le sue parole, i suoi gesti e le sue azioni nella compiacenza. Se gli altri volevano farsi temere, lui desiderava farsi amare ed entrare negli spiriti attraverso la porta della compiacenza.

 

Francesco era preoccupato anche della conversione e della formazione dei giovani. Vedendo che nella chiesa di Sant’Ippolito erano poco presenti, cercò il modo di «attirare la gioventù della città con cui non riusciva a superare la difficoltà, anche se aveva già alcuni neofiti, ma piuttosto in segreto che allo scoperto». Redasse un piccolo catechismo dialogato con domande e riposte, e chiese al fratello Bernard venuto a trovarlo di dare le risposte davanti al pubblico invitato in quell’occasione (16 luglio 1596). Francesco faceva il catechismo il più sovente possibile, in pubblico o in case particolari.

 

Gli scritti

Don Bosco menzionava anche il ruolo degli scritti come mezzo di conversione, in particolare i fogli volanti, più tardi riuniti i n un libro. Il titolo Controversie, dato all’insieme di quei fogli sciolti, è degli editori e non dell’autore, che li chiamava Memoriale. Gli editori hanno voluto sottolineare il carattere dell’opera, alludendo ai punti convergenti con le Controversiae del cardinale Bellarmino.

Il tono generale di Francesco di Sales è vivace, incisivo, anzi polemico, soprattutto quando tratta di Lutero, di Calvino e dei loro soci. Ma quando si rivolge ai «Signori di Thonon», lo fa con grande benevolenza e compassione. «Vi assicuro – così scrive – che non potrete mai leggere uno scritto a voi indirizzato da uno che sia più affezionato al vostro servizio spirituale di quanto non sia io».

Lo scopo principale dell’autore è di dimostrare che tutti coloro che sono separati dalla Chiesa di Roma vivono nell’errore. Dopo una lettera accorata ai «Signori di Thonon», e una premessa sul tema dello scandalo, il libro si presenta in tre parti.

La prima è una difesa dell’autorità della Chiesa. Francesco de Sales mostra che i ministri non hanno ricevuto la loro missione, né dal popolo, né dai principi secolari, né dai vescovi cattolici, e non possono pretendere una missione straordinaria. Poi, i ministri sono nell’errore sulla natura della Chiesa. La Chiesa è visibile, e contiene buoni e cattivi; la Chiesa non può perire; non è mai rimasta nascosta, e non può errare. La vera Chiesa deve essere una, santa, accompagnata da miracoli e dallo spirito di profezia, tesa verso la perfezione della vita evangelica, universale e perpetua, feconda e apostolica.

Nella seconda parte, l’autore descrive le otto norme della fede che furono violate dai capi della Riforma: prima di tutto la Sacra Scrittura, poi le tradizioni apostoliche, l’autorità della Chiesa, quella dei Concili, degli antichi Padri, del Papa, dei miracoli e della ragione naturale.

Nella terza parte, l’autore si propone di risolvere, alla luce unicamente della «pura e semplice parola di Dio», alcuni punti particolari che facevano difficoltà con i protestanti: i sacramenti, specialmente l’eucaristia, la confessione e il matrimonio, il culto dei santi, le cerimonie della Chiesa, il merito delle opere, la giustificazione e le indulgenze. Ma di questa parte restano solo due capitoli: uno sui sacramenti, e l’altro, non previsto, sul purgatorio.

Le Controversie sono un’opera apologetica e teologica. Anzi qualcuno è del parere che sarebbe l’opera più teologica che noi possediamo del dottore della Chiesa. Infatti, esse espongono in maniera chiara e convinta la natura e la missione della Chiesa.

L’altro scritto di quel periodo si chiama: Difesa dello Stendardo della Santa Croce. Quest’opera di Francesco de Sales è, come la precedente, di natura apologetica e polemica ed è nata anche nel periodo del suo apostolato nello Chablais. Nel settembre 1597 con l’aiuto del P. Cherubino, cappuccino, aveva organizzato una grande manifestazione eucaristica (le Quarantore) ad Annemasse, di fronte a Ginevra. Uno dei punti del programma prevedeva l’erezione di una grande croce. Fu un momento di grande trionfo, anche perché molti protestanti ritornarono al cattolicesimo.

Per invitare la popolazione alla venerazione della croce e spiegarne il senso, i missionari avevano composto tre manifesti (placards). Ginevra reagì affidando al ministro Antoine de La Faye la redazione di una risposta, che sarà intitolato: «Breve trattato della virtù della Croce e del modo di onorarla». Per i calvinisti infatti, l’«adorazione» della croce da parte dei cattolici era considerata una idolatria o superstizione e anche per questo motivo avevano distrutto dappertutto i crocifissi e i calvari.

Francesco scrisse allora una risposta al ministro protestante, intitolata Difesa dello Stendardo della Santa Croce. L’opera comporta quattro libri. Il primo tratta dell’onore e virtù della vera croce; il secondo dell’onore e virtù dell’immagine della croce; il terzo dell’onore e virtù del segno della croce; e il quarto della qualità dell’onore che è dovuto alla croce. In questo libro san Francesco di Sales ci rivela il suo amore per la Croce di Gesù, il posto che essa occupa nel suo pensiero, nella sua vita, nella sua azione. Il missionario dello Chablais avanza sotto lo stendardo della Croce, la pianta non solo nelle menti e nei cuori, ma anche sulle piazze pubbliche e sulle grandi strade; dappertutto vuole restaurare i calvari profanati.

 

Conclusione

Don Bosco ha messo giustamente in luce i quattro mezzi di cui si è servito il nostro missionario: pazienza, prediche, scritti, e miracoli. Nella vita e nell’azione del discepolo piemontese del santo savoiardo, specialmente nella sua missione educativa verso la gioventù, possiamo ritrovare questi elementi fondamentali con alcune accentuazioni particolari.

La pazienza e l’amorevolezza sono tratti caratteristici del metodo preventivo di don Bosco nell’educazione della gioventù. Nel 1880, don Bosco dirà ai suoi exallievi sacerdoti: «Non dimenticate mai la dolcezza dei modi; guadagnatevi i cuori dei giovani per mezzo dell’amore; ricordatevi sempre della massima di san Francesco di Sales: si prendono più mosche con un piatto di miele che con un barile di aceto».

Le prediche in chiesa, fuori della chiesa, in cortile, sulle piazze, ovvero i discorsi, incontri, dialoghi con i giovani sono fondamentali.

E quando lanciò nel pubblico le sue Letture Cattoliche l’esempio del santo savoiardo lo ispirò certamente. Dovendo rispondere a Pio IX sulle sue attività a Torino, don Bosco ne indicò queste due: l’educazione della gioventù e le Letture Cattoliche.

Per quanto riguarda i miracoli, è accertato che la risurrezione del bambino di Thonon fu all’origine della conversione di tutta la famiglia e di molte persone di Thonon. Anche a don Bosco furono attribuiti numerosi miracoli: guarigioni, moltiplicazioni di ostie e castagne, sogni e visioni profetiche.

L’esempio di san Francesco di Sales ispirò don Bosco in vari modi, certamente perché tutti e due erano animati da un forte spirito missionario.

 

P. Wirth MORAND

Salesiano di Don Bosco, professore universitario, biblista e storico salesiano, membro emerito del Centro Studi Don Bosco, autore di vari libri.