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Continuiamo con la seconda puntata sui testi principali del sistema preventivo di don Bosco.
Articolo passato: Il sistema preventivo (1/7). Il colloquio con il ministro di interno Urbano Rattazzi
Davanti a un maestro: il dialogo con Francesco Bodrato
Don Bosco è a Mornese, nell’Alto Monferrato, durante una delle celebri passeggiate autunnali – la stessa sosta che apre la strada all’incontro con Maria Domenica Mazzarello e alle future Figlie di Maria Ausiliatrice. Ad avvicinarlo è Francesco Bodrato, maestro comunale del paese: un professionista della scuola, vedovo, padre di famiglia. Entrerà in Società l’anno seguente, sarà sacerdote nel 1869 e guiderà la seconda spedizione missionaria in Argentina, dove morirà nel 1880.
Il dialogo è tecnico, da addetti ai lavori. Bodrato chiede quello che chiede ogni insegnante: come si ottiene disciplina senza minacce. La risposta di don Bosco smonta il modello della cattedra e propone l’assistenza, la presenza in ricreazione, la familiarità, la prevenzione dell’occasione. È il testo più «pratico» della serie e, non per caso, quello che parla più direttamente ai docenti di oggi: dimostra che il metodo non è un’esclusiva dell’oratorio, ma è trasferibile alla scuola pubblica di un paese di collina.
2/7. Il dialogo sul sistema preventivo con il maestro comunale Bodrato
(7 ottobre 1864, MB VII,761-763)
« A questo fine chiesta a D. Bosco un’udienza particolare, e l’ebbe subito, domandò qual, segreto egli avesse per dominare siffattamente tanta gioventù insofferente per natura di una disciplina. D. Bosco gli rispose:
– Religione e ragione sono le due molle di tutto il mio sistema di educazione. L’educatore deve pur persuadersi che tutti o quasi tutti questi cari giovanetti, hanno una naturale intelligenza per conoscere il bene che loro vien fatto personalmente, ed insieme sono pur dotati di un cuore sensibile facilmente aperto alla riconoscenza. Quando si sia giunto con l’aiuto dei Signore a far penetrare nelle loro anime i principali misteri della nostra S. Religione, che tutta amore ci ricorda l’amore immenso che Iddio ha portato all’uomo; quando si arrivi a far vibrare nel loro cuore la corda della riconoscenza, che gli si dee in ricambio dei benefizi che ci ha sì largamente compartiti; quando finalmente colla molla della ragione si abbiano fatti persuasi che la vera riconoscenza al Signore debba esplicarsi coll’eseguirne i voleri, col rispettare i suoi precetti, quelli specialmente che inculcano l’osservanza dei reciproci nostri doveri, creda pure che gran parte del lavoro educativo è già fatto. La religione in questo sistema fa ufficio del freno messo in bocca dell’ardente destriero che lo domina e lo signoreggia; la ragione fa poi quello della briglia che premendo sul morso produce l’effetto che se ne vuole ottenere. Religione vera, religione sincera che domini le azioni della gioventù, ragione che rettamente applichi quei santi dettami alla regola di tutte le sue azioni, eccole in due parole compendiato il sistema da me applicato di cui ella desidera conoscere il gran segreto.
Al fine di questo discorso Bodrato, dopo breve riflessione, riprendeva sorridendo alla sua volta: – Rev. Signore, colla similitudine del saggio domatore dei giovani polledri, ella mi parlava del freno della religione e del buon uso della ragione a dirigerne le azioni tutte. Questo va benissimo; parmi però che mi abbia taciuto di un terzo mezzo che sempre accompagna l’ufficio del domatore dei cavalli, voglio dire della inseparabile frusta, che è come il terzo elemento della sua riuscita.
A questa osservazione del maestro Bodrato, D. Bosco soggiungeva: – Eh caro signore, mi permetto osservarle che nel mio sistema la frusta, che, ella dice indispensabile, ossia la minaccia salutare dei venturi castighi non è assolutamente esclusa; voglia riflettere che molti e terribili sono i castighi che la religione minaccia a coloro che, non tenendo conto dei precetti del Signore, oseranno disprezzarne i comandi; minaccie severe e terribili che ricordate sovente, non mancheranno di produrre il loro effetto, tanto più giusto inquantochè non si limita alle esterne azioni, ma colpisce eziandio le più segrete ed i pensieri più occulti. A fare penetrare più addentro la persuasione di questa verità si aggiungano le pratiche sincere della religione, la frequenza dei Sacramenti e l’insistenza dell’educatore; ed è certo che coll’aiuto del Signore si verrà più facilmente a capo di ridurre a buoni cristiani moltissimi anche fra i più pertinaci. Del resto quando i giovani vengono ad esser persuasi che chi li dirige ama sinceramente il vero loro bene, basterà ben sovente, ad efficace castigo dei recalcitranti, un contegno più riserbato, che ne addimostri l’interno dispiacere di vedersi mal corrisposto nelle paterne sue cure. Creda pure, caro mio signore, che questo sistema è forse il più facile e certamente il più efficace, perchè colla pratica della religione sarà anche il più benedetto da Dio. A dargliene una prova palpabile, mi fo ardito ad invitarlo per qualche giorno a vedere l’applicazione pratica nelle nostre case. Lo faccio libero di venire a passare qualche giorno con noi e spero che alla fine dell’esperimento possa assicurarmi che quanto le ho detto è sperimentalmente il più pratico ed il più sicuro sistema.»

