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Un cognome può raccontare una storia, evocare un luogo e persino diventare occasione di buon umore. Quello di don Bosco, documentato nel Chierese fin dal Seicento, accompagnò Giovanni per tutta la vita, prestando il fianco a giochi di parole, soprannomi e battute in piemontese. Dai giorni del seminario fino alla vecchiaia, egli seppe scherzare sul proprio nome, paragonandosi ora a un legno tarlato, ora alla legna capace di alimentare il fuoco. Ma dietro l’arguzia affiora un significato più profondo: don Bosco fu davvero un «bosco di Sales», legno consumato dalla fatica e acceso dall’amore di Dio.
Pare che in Piemonte i primi registri parrocchiali delle nascite, battesimi, matrimoni e morti, ancora reperibili, risalgano agli inizi del 1600; al 1800 quelli comunali.
Don Michele Molineris con le sue ricerche appurò che il ceppo dei Bosco non era originario di Castelnuovo d’Asti, ma di Chieri; ed il Comm. Secondo Caselle riuscì a far risalire la loro genealogia al chierese Bosco Giovanni, sposato con la chierese Ronco Giovanna nel Duomo di Chieri il 5 febbraio 1627.
Ci fu chi volle risalire più indietro, collegando i Bosco di Chieri ad un ceppo ligure e di qui, su su, fino agli Etruschi («Il Tempio di don Bosco» 1987, n. 7, p. 9). Ma di questo passo si può provare qualunque cosa ed il suo contrario, perché di Bosco, Boschi e Boschetti ce ne furono ovunque, non solo nelle regioni d’Italia, ma, col termine proprio della rispettiva lingua, in molti altri paesi d’Europa e del mondo, persino in Cina (Lam, Lin) e in Giappone (Mori).
Cognomi del genere sono sbocciati, almeno sino all’epoca medioevale, in tempi e luoghi diversi per ragioni ambientali di vita e di lavoro e personali di affinità e di carattere, anche se, con la stabilità dei cognomi raggiunta nell’avvicinarsi dell’epoca moderna, rimane probabile la loro trasmigrazione da una regione all’altra.
La mancanza di documentazione locale, poi, non prova di per sé l’assenza di un cognome in una determinata zona né la sua provenienza da altre regioni. Che un registro genovese del 1186 riporti il cognome Bosco non dimostra che questo cognome sia giunto a Chieri da Genova, anche se le terre monferrine (ma Chieri non fu mai sotto il Monferrato) ebbero nei secoli passati relazione con il Genovese più che con i territori sabaudi.
Lasciamo, quindi, le cose al punto in cui si trovano e pensiamo piuttosto come il cognome Bosco con il suo significato locale (in piem.: bòsch = legno) abbia giocato nella vita del nostro Santo.
Il cognome nella vita di don Bosco
Negli anni di Seminario a Chieri il cognome del chierico Bosco venne sfruttato dai compagni in diverse maniere.
Quando il portinaio chiamava ad alta voce «Bòsch èd Castelneuv!», si sentiva un coro che in francese suggeriva «Bois de Chateau neuf!». Quando poi il chierico, nominato sacrestano, si recava dall’Economo a procurarsi l’olio per la lampada del Santissimo, il solito coro interveniva apostrofandolo: «Bòsch dl’euli për la lampia!» (Bosco dell’olio per la lampada). Non mancavano i buontemponi in seminario!
Un chierico che portava il medesimo cognome, Giacomo Bosco, per diminuire i danni, propose a Giovanni di scegliersi ognuno un soprannome specifico. «Io sarò Bòsch ëd pocio» (io sarò legno di nespolo), «ed io sarò Bòsch ëd sales» (ed io sarò legno di salice). L’intesa deve aver funzionato perché Giacomo Bosco, poi direttore spirituale delle Suore di San Giuseppe per oltre trent’anni, richiesto un giorno di consiglio, rispose: «Vada da don Bosco, il santo; io sono solo un bòsch èd pocio» (legno di nespolo) (MB VII, 18).
Don Bosco stesso varie volte scherzò sul suo cognome. Al barbiere che non voleva lasciarlo sbarbare da un garzone inesperto, ebbe a dire: «oh, può benissimo far la barba a un ch’à l’é ’d bòsch» (ad uno che è di legno) (G.B. FRANCESIA, Don Bosco amico delle anime …, p. 33).
A volte, alludendo alla propria precaria salute, si dichiarava un bòsch camolà (un legno tarlato) (E 1504).
A don Nicolao Cibrario, direttore della Casa di Vallecrosia, che gli chiedeva denaro per la nuova chiesa rispondeva: «Di’ a Mons. Viale che accenda il fuoco, io porterò un poco di bosco» (legna da ardere, cioè danaro) … Mons. Viale, Vicario generale a Ventimiglia aveva promesso di aiutare (E 1525).
Già vecchio cadente, visitato dal Dott. Albertotti con il figlio, a questi che non riusciva a stappare una bottiglia, disse: «Dala unpòch si a mi ch ‘i son ëd bòsch» (dalla un po’ qui a me che son di legno), e la stappò all’istante (C. ALBERTOTTI, Chi era don Bosco … p. 16-17).
Don Bosco non perdeva mai il suo consueto buon umore anche nei momenti più difficili della vita. San Francesco di Sales diceva che il fuoco dell’amor di Dio arde meglio nel legno della croce. E san Giovanni Bosco era un bòsch ëd sales (BOSCO DI SALES).

