2 Nov 2026, Lun

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Il 2 novembre la Chiesa offre l’indulgenza plenaria per i defunti. Ma non è l’unica occasione: lungo l’anno ce ne sono moltissime, alcune perfino quotidiane. Don Bosco lo sapeva bene e chiedeva ai Papi questi «preziosi doni» per i suoi ragazzi e per i suoi benefattori. Una guida per capire che cosa sono le indulgenze, da dove vengono e come si ricevono oggi.

 

 

Nei primi giorni di novembre i cimiteri si riempiono di fiori, di lumini e di persone raccolte in silenzio davanti a un nome inciso su una pietra. È un gesto antico e semplice, che dice più di molte parole: l’amore non finisce con la morte. La Chiesa accoglie questo desiderio di restare vicini a chi ci ha preceduto e gli dà una forma concreta, radicata nella fede nella comunione dei santi: l’indulgenza plenaria per i defunti.

Dal 1° all’8 novembre chi visita devotamente un cimitero e prega, anche solo mentalmente, per i defunti può ottenere ogni giorno l’indulgenza plenaria, applicabile soltanto alle anime del Purgatorio. Nella Commemorazione di tutti i fedeli defunti la si ottiene anche visitando una chiesa o un oratorio e recitandovi il Padre nostro e il Credo: la visita vale dal mezzogiorno del 1° novembre fino alla mezzanotte del 2. Come per ogni indulgenza plenaria, occorrono le condizioni consuete – confessione sacramentale, comunione eucaristica, preghiera secondo le intenzioni del Papa – e un cuore distaccato da ogni peccato. Nel resto dell’anno la visita al cimitero con la preghiera per i defunti, come pure la recita delle Lodi o dei Vespri dell’Ufficio dei defunti o della preghiera «L’eterno riposo», procura l’indulgenza parziale, anch’essa applicabile ai defunti.

Il 2 novembre, però, non è un’eccezione: è soltanto una delle occasioni più conosciute. Pochi sanno che l’indulgenza plenaria si può ricevere in molti altri giorni dell’anno e, a determinate condizioni, perfino ogni giorno: leggendo la Bibbia per mezz’ora, sostando in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, recitando il Rosario in famiglia, percorrendo la Via Crucis. Un tesoro a portata di mano, che molti cristiani hanno semplicemente dimenticato.

 

Il «tesoro» di don Bosco

Don Bosco questo tesoro lo conosceva bene e non si stancava di attingervi. Ogni volta che poteva rivolgersi al Papa, tra le sue richieste non mancavano mai le indulgenze per i giovani dei suoi Oratori e per i benefattori che sostenevano la sua opera. Le suppliche e i rescritti, che egli stesso fece raccogliere e pubblicare nel 1881, permettono di seguire questa insistenza quasi anno per anno.

Il 28 settembre 1850 Pio IX concesse l’indulgenza plenaria ai giovani che, confessati e comunicati, si iscrivevano alla Compagnia di San Luigi. Pochi mesi dopo, il 18 febbraio 1851, la estese «a tutti i giovani, che frequentano qualcuno dei suddetti Oratorii», nell’ultima domenica di ogni mese. Nell’agosto del 1856 don Bosco chiese la benedizione apostolica con l’indulgenza plenaria per sé e per i ragazzi da lui diretti, «contandone da circa novecento»: il Papa rispose con un rescritto scritto di suo pugno. Durante il primo viaggio a Roma, nella primavera del 1858, ottenne indulgenze per chi insegnava gratuitamente ai ragazzi il canto delle lodi sacre – applicabili anche ai defunti – e una benedizione per i benefattori. Il 12 gennaio 1862 giunsero l’indulgenza plenaria mensile per i giovani che praticavano l’Esercizio della buona morte e quella in punto di morte per i ragazzi della casa e per i benefattori. Nel 1869 fu la volta dell’Associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice, arricchita di indulgenze ed elevata l’anno seguente ad arciconfraternita.

Lo stesso slancio accompagnò la nascita dei Cooperatori. Con un decreto del 30 luglio 1875 Pio IX comunicava «ai benefattori di questa Congregazione e ai Cooperatori Salesiani tutti i favori, le grazie spirituali, e tutte le indulgenze concesse ai religiosi Salesiani», eccettuati quelli legati alla vita comune. Il 9 maggio 1876, con il Breve che approvava la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, il Papa li arricchì di nuove indulgenze, comprese tutte quelle dei Terziari di san Francesco d’Assisi.

Don Bosco non si limitava a chiedere: spiegava. Nel 1875, anno giubilare, pubblicò un libretto popolare, Il Giubileo del 1875: sua istituzione e pratiche divote per la visita delle Chiese, in cui definiva le indulgenze «la remissione della pena temporale dovuta pei nostri peccati», presentava il Giubileo come «un gran tesoro pei cristiani» e ricordava che se ne poteva applicare l’indulgenza alle anime del purgatorio. E incalzava il lettore: «Leggi, o cristiano, e leggi attentamente; chi sa che per me e per te non sia l’ultimo Giubileo?». Nel 1881, presentando la raccolta dei Favori e grazie spirituali concessi dalla Santa Sede alla Pia Società di S. Francesco di Sales, li definiva «preziosi doni, che la S. Sede largisce agli Istituti Religiosi», da conoscere e mettere in pratica.

Per don Bosco le indulgenze non erano una contabilità spirituale, ma uno strumento educativo. Le condizioni richieste – la confessione, la comunione, la preghiera per il Papa – coincidevano con i pilastri del suo metodo: «La frequente confessione, la frequente comunione, la messa quotidiana sono le colonne che devono reggere un edifizio educativo», scriveva nel 1877 presentando il Sistema preventivo. L’indulgenza dell’ultima domenica del mese o dell’Esercizio della buona morte diventava così un appuntamento che riportava i giovani al sacramento del perdono, li educava alla fedeltà e al pensiero dell’eternità, insegnava a pregare per i defunti e faceva sentire la Chiesa come una famiglia raccolta attorno al successore di Pietro.

Questa attenzione è passata ai suoi figli. Per decenni il Bollettino Salesiano, nato nel 1877, ha ricordato con regolarità ai Cooperatori le indulgenze che potevano acquistare nel corso dell’anno. Nel 1922 don Filippo Rinaldi ottenne da Pio XI la cosiddetta indulgenza del «lavoro santificato», che i Cooperatori potevano ricevere unendo al proprio lavoro una pia invocazione. Riproporre oggi le indulgenze significa restare fedeli a un’intuizione pastorale di don Bosco.

 

Una parola da riscattare

Eppure la parola «indulgenza» suscita ancora diffidenza. Richiama la «vendita del perdono», i commerci poco limpidi che nel Cinquecento furono una delle scintille della Riforma protestante. Gli abusi ci furono, e la Chiesa li ha condannati più volte con fermezza: già nel IV Concilio Lateranense (1215), Concilio di Trento (1562-1563), san Pio V (1567), fino a san Paolo VI (1967). Ma l’abuso di un dono non ne cancella il valore. Il guaio è che col tempo si è passati dall’«ab-uso» al «non uso», e poi all’ignoranza – quando non al disprezzo – di un dono che la Chiesa non ha mai smesso di offrire. Trattandosi di una verità di fede, del resto, l’indulgenza non si comprende fuori dalla fede: vista dall’esterno può sembrare un meccanismo; vista dall’interno è un gesto di misericordia.

Le sue radici sono bibliche. A Pietro Gesù affida un potere singolare: «A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,19; cf. Mt 18,18). Da queste parole la Chiesa ha compreso di poter amministrare, a beneficio dei fedeli, i beni spirituali che le sono affidati. Già san Paolo, davanti al pentimento di un membro della comunità di Corinto colpito da una pena, invita i fratelli a «usargli benevolenza e confortarlo» (2 Cor 2,7), mitigando la disciplina di fronte alla conversione.

Nei primi secoli la Chiesa imponeva ai peccatori pubblici penitenze lunghe e severe, che potevano durare anni. Ben presto però si cominciò ad abbreviarle o a commutarle: per l’intercessione dei martiri e dei confessori della fede, in cambio di opere di carità, preghiere, pellegrinaggi. Il Concilio di Nicea (325) riconosce al vescovo la facoltà di trattare con maggiore benevolenza chi dà prova di sincera conversione (can. 12), e i Padri della Chiesa attestano a lungo questa prassi di «riduzione della penitenza». È qui il germe delle indulgenze come le conosciamo oggi.

Il Concilio di Trento, mentre aboliva ogni commercio legato alle indulgenze, ne confermò solennemente la legittimità:

«Il potere di conferire le indulgenze è stato accordato dal Cristo alla Chiesa che, fin dai tempi più antichi, ha usato di questa facoltà a lei divinamente concessa [cf. Mt 16,19; 18,18]. Per questo il santo sinodo insegna e comanda di mantenere nella Chiesa quest’uso, molto salutare per il popolo cristiano e approvato dall’autorità dei sacri concili, e colpisce con l’anatema quelli che definiscono inutili le indulgenze o negano alla Chiesa il potere di concederle. Tuttavia desidera che nel concedere queste indulgenze si usi moderazione […] per evitare che la troppa facilità nel concederle indebolisca la disciplina ecclesiastica. Desiderando poi emendare e correggere gli abusi che vi si annidano e in forza dei quali la bella parola indulgenza viene bestemmiata dagli eretici, col presente decreto stabilisce, in generale, la completa abolizione di tutti gli indegni traffici di soldi fatti per ottenerle […]». (Concilio di Trento, sess. XXV, Decreto sulle indulgenze, 4 dicembre 1563; DH 1835)

Nel 1967 san Paolo VI, con la costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina, ne rinnovò la disciplina: semplificò il linguaggio, abolì il computo in giorni e anni, distinse con chiarezza tra indulgenze parziali e plenarie e aprì la strada a una raccolta molto più essenziale delle concessioni. Le norme oggi in vigore si trovano nell’Enchiridion indulgentiarum (Manuale delle indulgenze), giunto nel 1999 alla quarta e ultima edizione a cura della Penitenzieria Apostolica.

 

Che cos’è un’indulgenza

La definizione ufficiale è precisa: «L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi» (Indulgentiarum doctrina, norma 1; cf. Catechismo della Chiesa Cattolica [CCC] 1471; Codice di diritto canonico, can. 992).

Per capirla bisogna distinguere tra la colpa del peccato e le sue conseguenze. Il peccato – in pensieri, parole, opere e omissioni – è un rifiuto della volontà di Dio e del suo amore, e del prossimo: un’offesa che nessuna creatura potrebbe riparare con le proprie forze. La riparazione è avvenuta una volta per tutte nel sacrificio di Cristo sulla croce: solo per i suoi meriti siamo perdonati e giustificati. Nella confessione Dio perdona gratuitamente la colpa e, se il peccato è mortale, rimette anche la pena eterna.

Il peccato, però, lascia tracce. Ne lascia fuori di noi, nel male fatto agli altri e al mondo; e ne lascia dentro di noi, come inclinazioni disordinate, abitudini, attaccamenti che si aggiungono alla ferita del peccato originale. La Scrittura ne offre un esempio eloquente: a Davide pentito il profeta Natan annuncia «Il Signore ha rimosso il tuo peccato», e tuttavia le conseguenze di quella colpa non vengono cancellate (cf. 2 Sam 12,13-14). Allo stesso modo il peccato delle origini, pur perdonato, ha lasciato le sue conseguenze in tutta la natura umana. È questo che la Chiesa chiama «pena temporale»: non una vendetta inflitta da Dio dall’esterno, ma qualcosa che deriva dalla natura stessa del peccato (cf. CCC 1472).

Per guarire queste ferite, dopo l’assoluzione il confessore impone una penitenza – una preghiera, un’opera di carità, una rinuncia – non come castigo, ma come medicina dell’anima (cf. CCC 1459-1460). Dio perdona gratuitamente; la guarigione, invece, chiede la nostra collaborazione. E poiché le nostre disposizioni sono spesso imperfette – il dolore per il peccato non è pieno, il proposito è fragile, le occasioni non sempre evitate – restano ferite che si sanano con le prove accettate con pazienza in questa vita, con le opere di carità, la preghiera e la penitenza, oppure con la purificazione del purgatorio dopo la morte (cf. CCC 1030-1032; 1472-1473). O, appunto, con un’indulgenza: uno straordinario dono della misericordia di Dio che supplisce alla nostra debolezza e che ogni fedele dovrebbe desiderare.

Da dove attinge la Chiesa questo dono? Dal «tesoro» costituito dai meriti infiniti di Cristo, ai quali si uniscono le preghiere e le opere buone, prima di tutto della Santissima Vergine Maria e poi anche di tutti i santi. Non sono necessari alla redenzione, che Cristo ha compiuto in pienezza, ma per la comunione dei santi diventano un bene condiviso: il bene di uno giova a tutti (cf. CCC 1474-1477).

 

Un paragone: dal tribunale al confessionale

Ogni paragone zoppica, perché il confessionale è un tribunale di misericordia più che di condanna. Però il confronto con un processo civile forse può aiutare a distinguere i diversi momenti.

 

Fase Nel processo giudiziario Nel sacramento della Riconciliazione
Indagine L’autorità competente raccoglie prove e testimonianze per accertare i fatti. Con l’esame di coscienza il penitente rilegge la propria vita e riconosce i peccati commessi.
Giudizio Il giudice valuta le prove e stabilisce la colpevolezza, con eventuali attenuanti o aggravanti. Il confessore, in nome di Dio, ascolta e discerne la gravità dei peccati e le circostanze.
Pena Si applica una pena proporzionata al reato: detenzione, ammenda, lavori socialmente utili. La pena l’ha già scontata Cristo: solo per i suoi meriti il sacerdote assolve gratuitamente il peccatore pentito. La penitenza che impone non è un castigo, ma una medicina dell’anima.
Riparazione Si ripara il danno: restituzione dei beni sottratti, risarcimento, rettifica in caso di diffamazione. Si ripara il danno spirituale e materiale: restituire il maltolto, chiedere scusa (anche pubblicamente, se il peccato è stato pubblico), ristabilire la buona fama altrui.
Dopo Scontata la pena, la persona deve ricostruire relazioni e abitudini. Restano le ferite interiori e le inclinazioni al male: si curano con la preghiera, la carità, la penitenza e il dono dell’indulgenza.

 

 

Tipi di indulgenza: plenaria o parziale

L’indulgenza plenaria rimette tutta la pena temporale dovuta per i peccati commessi fino a quel momento e già perdonati quanto alla colpa – il che, per i peccati gravi, richiede la confessione sacramentale. Secondo l’insegnamento comune, chi morisse subito dopo averla ricevuta validamente entrerebbe in Paradiso senza passare per il Purgatorio. Si può ottenere una sola volta al giorno, con l’eccezione dell’indulgenza in punto di morte.

L’indulgenza parziale rimette invece una parte della pena temporale e si può ottenere più volte nello stesso giorno. In passato era quantificata in giorni o anni – «300 giorni di indulgenza» – e molti pensavano che indicasse un corrispondente «sconto» di purgatorio. Non era così: l’espressione indicava una remissione equivalente a quella che si sarebbe ottenuta con trecento giorni di penitenza secondo l’antica disciplina della Chiesa. Per evitare equivoci Paolo VI ha abolito queste cifre: oggi si parla semplicemente di indulgenza parziale.

L’indulgenza parziale accompagna la vita di ogni giorno. L’Enchiridion la concede a chi, nel compiere i propri doveri e nel sopportare le difficoltà, eleva l’animo a Dio con una breve invocazione; a chi, mosso dalla fede, mette sé stesso o i propri beni al servizio dei fratelli nel bisogno; a chi in spirito di penitenza rinuncia spontaneamente a qualcosa di lecito; a chi, nelle circostanze quotidiane, dà una testimonianza esplicita della propria fede. Sono le quattro «concessioni generali»: un programma di vita in cui un salesiano riconosce subito il binomio caro a don Bosco, lavoro e temperanza, insieme alla carità e alla testimonianza.

Ogni indulgenza, parziale o plenaria, si può ricevere per sé stessi oppure offrire per i defunti a modo di suffragio (can. 994), ma non applicare ad altre persone viventi. È un gesto di solidarietà spirituale che esprime la comunione tra la Chiesa pellegrina sulla terra e quella che si purifica in attesa della gloria.

 

 

Perché la Chiesa le propone ancora

 

Una pedagogia spirituale. L’indulgenza non è una scorciatoia: invita a praticare in modo concreto la preghiera, la penitenza e le opere di misericordia, e riconduce ai sacramenti.

 

La comunione dei santi. Ricorda che i credenti sono legati tra loro: i meriti di Cristo, della Vergine e dei santi formano un tesoro al quale tutti possiamo attingere per il nostro bene, e possiamo offrirlo anche per i nostri cari defunti.

 

Consolazione e speranza. Sostiene il cammino di purificazione personale e dà forma alla preghiera per i defunti, trasformando il dolore del distacco in un gesto d’amore efficace.

 

Fiducia nella Chiesa. Alla Chiesa è stato affidato il potere di «legare e sciogliere» (Mt 16,19): amministra con autorità questo tesoro per il bene dei fedeli. Non può essere cristiano colui che non vive nella Chiesa.

 

 

Chi può riceverle e a quali condizioni

Può ricevere le indulgenze chi è battezzato, non è scomunicato ed è in grazia di Dio, almeno al termine delle opere prescritte (Enchiridion, norma 17). Il debito della pena temporale, infatti, può essere rimesso solo dopo che la colpa è stata cancellata e la pena eterna rimessa dal sacramento della Riconciliazione o, quando non è possibile confessarsi, da un atto di contrizione perfetta unito al proposito di accostarsi al sacramento appena possibile. Occorre inoltre l’intenzione, almeno generale, di ricevere l’indulgenza: il dono è concesso solo a chi lo desidera.

 

Per l’indulgenza plenaria, oltre a compiere l’opera indicata (una visita, una preghiera, una pratica di pietà), si richiedono:

  1. La confessione sacramentale, individuale e integra, con sincero pentimento. Si può fare nello stesso giorno oppure alcuni giorni prima o dopo: la Penitenzieria Apostolica indica un arco di circa venti giorni. Una sola confessione basta per più indulgenze plenarie;
  2. La comunione eucaristica, una per ogni indulgenza plenaria, possibilmente nello stesso giorno dell’opera prescritta;
  3. La preghiera secondo le intenzioni del Papa: un Padre nostro e un’Ave Maria, ma ciascuno è libero di scegliere un’altra preghiera; anche questa va ripetuta per ogni indulgenza plenaria;
  4. L’esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale.

Se manca la piena disposizione o qualcuna delle condizioni, l’indulgenza è soltanto parziale (norma 20). Per chi è legittimamente impedito – un malato, un anziano che non può uscire di casa – il confessore può commutare l’opera prescritta o le condizioni.

 

 

Non solo il 2 novembre

Le occasioni per ricevere l’indulgenza plenaria sono molte di più di quanto si immagini: non solo i Giubilei, il Perdono di Assisi del 2 agosto o la Commemorazione dei defunti. L’Enchiridion indulgentiarum le elenca con precisione. Eccone le principali, sempre ricordando che il giorno da solo non basta: occorre compiere l’opera indicata ed essere ben disposti. I numeri tra parentesi rimandano alle concessioni dell’Enchiridion (4ª edizione, 1999).

 

 

Quando si possono ricevere le indulgenze plenarie

 

Indulgenza plenaria acquistabile ogni giorno (una sola volta al giorno, per sé o per i defunti)

 

– Lettura della Sacra Scrittura per almeno mezz’ora, con la venerazione dovuta alla Parola di Dio; chi non può leggere può ascoltarla (30).

– Adorazione del Santissimo Sacramento per almeno mezz’ora (7).

– Rosario recitato in chiesa o in un oratorio, in famiglia, in una comunità religiosa, in un’associazione di fedeli o in un gruppo riunito per un fine onesto: bastano cinque decine senza interruzione, meditando i misteri. Vale anche unirsi al Rosario guidato dal Papa e trasmesso in diretta (17).

– Inno ‘Akathistos’ o Ufficio della ‘Paraclisis’ in onore della Madre di Dio, nelle stesse circostanze; non è necessaria la recita integrale dell’inno (23).

– Via Crucis davanti alle stazioni legittimamente erette, spostandosi da una stazione all’altra (nella celebrazione comunitaria basta che si sposti chi la guida), oppure unendosi a quella guidata dal Papa e trasmessa in diretta (13).

 

Indulgenza plenaria acquistabile nel corso dell’anno

– 1° gennaio: canto o recita solenne del Veni Creator (26).

– 18-25 gennaio, Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: partecipazione ad alcune celebrazioni e alla conclusione (11).

– Venerdì di Quaresima: dopo la Comunione, recita della preghiera «Eccomi, o mio amato e buon Gesù» davanti al Crocifisso (8).

– Giovedì santo: recita del Tantum ergo durante la reposizione solenne del Santissimo, dopo la Messa nella Cena del Signore (7).

– Venerdì santo: partecipazione all’adorazione della Croce nell’azione liturgica (13).

– Veglia pasquale: rinnovazione delle promesse battesimali (28).

– Domenica della Divina Misericordia (II di Pasqua): partecipazione alle pratiche di pietà indicate (Penitenzieria Apostolica, decreto del 29 giugno 2002).

– Pentecoste: canto o recita solenne del Veni Creator (26).

– Corpus Domini: partecipazione alla processione eucaristica solenne (7).

– Sacro Cuore di Gesù: recita pubblica dell’Atto di riparazione (3).

– 29 giugno, santi Pietro e Paolo: uso devoto di un oggetto di pietà benedetto dal Papa o da un vescovo, con la professione di fede (14).

– 1-2 agosto, Perdono di Assisi: visita a una chiesa parrocchiale, alla cattedrale o a una basilica minore, con il Padre nostro e il Credo (33).

– 28-29 agosto, Perdonanza celestiniana: visita alla basilica di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila (Bolla del Perdono di Celestino V, 29 settembre 1294).

– 1-8 novembre: visita a un cimitero e preghiera per i defunti; solo per i defunti (29).

– 2 novembre: visita a una chiesa o a un oratorio, con il Padre nostro e il Credo; solo per i defunti (29).

– Cristo Re: recita pubblica dell’Atto di consacrazione del genere umano a Gesù Cristo Re (2).

– 31 dicembre: canto o recita solenne del Te Deum in ringraziamento per l’anno trascorso (26).

 

Nei luoghi santi (con il Padre nostro e il Credo)

– Una delle quattro basiliche papali di Roma, in pellegrinaggio o almeno con sentimenti di filiale adesione al Papa (33).

– Una basilica minore o la cattedrale nei giorni stabiliti, tra cui la solennità del titolare, la festa dei santi Pietro e Paolo e il 2 agosto; la basilica minore anche una volta l’anno, in un giorno scelto liberamente (33).

– Un santuario riconosciuto (internazionale, nazionale o diocesano) nella solennità del titolare, una volta l’anno in un giorno a scelta e quando vi si giunge in pellegrinaggio di gruppo (33).

– La chiesa parrocchiale nella solennità del titolare e il 2 agosto (33).

– Una chiesa o un altare nel giorno della dedicazione (33).

– La chiesa o l’oratorio di un istituto religioso nel giorno della celebrazione liturgica del fondatore (33).

– A Roma, le chiese stazionali nei giorni indicati, partecipando alle celebrazioni (33).

– Ogni chiesa o oratorio a cui la Santa Sede abbia annesso un’indulgenza plenaria, alle condizioni della concessione.

 

In alcune circostanze della vita

– La Prima Comunione, per chi la riceve e per chi vi partecipa (8).

– La prima Messa di un sacerdote, per lui e per i fedeli presenti; gli anniversari giubilari di ordinazione sacerdotale ed episcopale (27).

– L’anniversario del proprio Battesimo, rinnovando le promesse battesimali (28).

– Il giorno in cui una famiglia si consacra per la prima volta al Sacro Cuore di Gesù o alla Santa Famiglia (1).

– Gli esercizi spirituali di almeno tre giorni interi (10).

– Le missioni popolari: ascolto di alcune predicazioni e partecipazione alla conclusione solenne (16).

– La benedizione papale Urbi et Orbi, anche seguita in diretta per radio o televisione, e la benedizione papale impartita dal vescovo (4).

– La celebrazione eucaristica conclusiva di un congresso eucaristico (7).

– La visita alla chiesa in cui si celebra il sinodo diocesano (31) e la partecipazione a una celebrazione presieduta dal vescovo durante la visita pastorale (32).

– Una volta, entro l’anno da una canonizzazione o beatificazione, la visita alla chiesa in cui se ne celebra la festa solenne (21).

– Le giornate dedicate universalmente a un fine religioso, partecipando alle celebrazioni (5).

– In punto di morte: la benedizione apostolica impartita dal sacerdote; se il sacerdote manca, la Chiesa concede ugualmente l’indulgenza plenaria a chi è ben disposto, purché in vita abbia avuto l’abitudine di pregare (12).

 

A queste si aggiungono le indulgenze concesse per circostanze straordinarie: gli Anni santi, come il Giubileo del 2025, o gli anni giubilari dedicati a un santo. In questo 2026, per l’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, la Penitenzieria Apostolica ha concesso l’indulgenza plenaria, fino al 10 gennaio 2027, a chi si reca in pellegrinaggio in una chiesa conventuale francescana o in un luogo di culto legato al Santo; gli anziani e i malati possono riceverla unendosi spiritualmente alle celebrazioni e offrendo a Dio le proprie preghiere e sofferenze.

 

Per la Famiglia Salesiana

– 31 gennaio, san Giovanni Bosco. Nel giorno della celebrazione liturgica del fondatore, chiunque visiti devotamente una chiesa o un oratorio salesiano, recitando il Padre nostro e il Credo, può ricevere l’indulgenza plenaria alle condizioni consuete (33). Lo stesso vale per gli altri istituti della Famiglia salesiana nella festa del proprio fondatore.

– 24 maggio, Maria Ausiliatrice. La Basilica di Valdocco è basilica minore: chi la visita può ricevere l’indulgenza plenaria nella solennità del titolare, il 29 giugno, il 2 agosto e una volta l’anno in un giorno a scelta. Lo stesso vale per le altre basiliche minori e per i santuari salesiani nel mondo, nella loro festa titolare.

– L’Esercizio della buona morte. Il ritiro mensile tanto caro a don Bosco – confessione, comunione, revisione di vita – è l’occasione ideale per unire le condizioni richieste a una delle opere quotidiane: l’adorazione, il Rosario, la lettura della Parola.

 

Da ricordare

– Il giorno da solo non conferisce l’indulgenza: occorre compiere l’opera prescritta, essere ben disposti e adempiere le condizioni (norma 20).

– Ordinariamente si può ricevere una sola indulgenza plenaria al giorno; fa eccezione quella in punto di morte (norma 18).

– Le indulgenze del 1-8 novembre e del 2 novembre sono applicabili soltanto ai defunti.

– Quando l’indulgenza è legata alla visita di una chiesa in un giorno determinato, la visita si può fare dal mezzogiorno del giorno precedente fino alla mezzanotte del giorno stabilito (norma 14): per il Perdono di Assisi dal mezzogiorno del 1° agosto, per la Commemorazione dei defunti dal mezzogiorno del 1° novembre.

– La visita prescritta consiste, salvo diversa indicazione, nella recita devota del Padre nostro e del Credo (norma 19).

– Le indulgenze legate alle visite valgono soltanto per i luoghi indicati: non ogni chiesa o pellegrinaggio la conferisce automaticamente.

 

Un dono da non lasciare dimenticato

Le indulgenze non sono una scorciatoia burocratica, né un residuo folkloristico del Medioevo. Sono un’espressione della cura materna della Chiesa che, attingendo ai meriti di Cristo e dei santi, aiuta ciascuno a crescere nella santità e a vivere la carità anche verso chi ci ha preceduto. Comprese e vissute nel modo giusto, diventano una via per una conversione più profonda e una carità più operosa.

A Valdocco, una volta al mese, i ragazzi si mettevano in fila davanti al confessionale di don Bosco per l’Esercizio della buona morte: un giorno che, grazie alle sue suppliche, portava con sé anche il dono dell’indulgenza plenaria. Questo novembre, mentre portiamo un fiore sulla tomba dei nostri cari, possiamo fare lo stesso: riconciliarci con Dio, accostarci all’Eucaristia, pregare per il Papa e offrire per loro il dono più grande che la Chiesa ci mette tra le mani.

 

Editor BSOL

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