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Nel ‘Cantico dei Cantici’ san Francesco di Sales scopre molto più di un poema d’amore: vi legge il mistero dell’amore di Dio per l’uomo, pienamente rivelato in Gesù Cristo. L’Amato è soprattutto il Figlio, il divino Sposo che attrae a sé l’anima, ma sempre nella comunione con il Padre, origine di ogni chiamata, e con lo Spirito Santo, che diffonde nei cuori il dono della carità. Francesco contempla Cristo come un “abisso di bellezza”: ne ammira il volto, il cuore, la voce, la dolcezza e il fascino irresistibile. Le immagini poetiche del Cantico diventano così un linguaggio della fede e della mistica, capace di raccontare l’incontro dell’anima con Colui che la ama, la chiama e la trascina nella corsa dell’amore.
Chi è l’Amato del Cantico?
Per san Francesco di Sales, che segue la linea dell’interpretazione allegorica e mistica di questo libro dell’Antico Testamento, la risposta alla domanda può essere trovata solo alla luce della pienezza della Rivelazione compiuta nel Nuovo Testamento.
Quando il dottore dell’amore divino legge i poemi del Cantico dei Cantici, il suo pensiero e il suo cuore vanno spontaneamente a Dio e a Gesù Cristo, più raramente allo Spirito Santo.
Spesso, ma soprattutto nel Trattato dell’amor di Dio, chiama lo Sposo del Cantico semplicemente Dio, che designa volentieri con uno dei suoi attributi: la divina Maestà, il divino Creatore, la divina Provvidenza o la divina Bontà.
Altrove, in particolare quando pensa più precisamente a Gesù Cristo, lo chiama Nostro Signore, il Salvatore, il divino Amante, il divino Innamorato, il divino Redentore, il divino Pastore, il Re dell’amore, l’Amore dei nostri cuori, l’Amico tanto amabile.
Sebbene Dio possa normalmente designare ciascuna delle persone della Santissima Trinità, l’attenzione dell’autore si concentra principalmente su Gesù Cristo, ma in relazione alle altre persone della Trinità. L’unione, o meglio l’unità, tra il Figlio e il Padre è ben espressa dal desiderio del Figlio asceso al cielo di ricevere il bacio del Padre:
Mi baci con il bacio della sua bocca.
In realtà, il Figlio è sempre rivolto al Padre, attento a lodarlo come solo lui sa fare.
Gesù è la “Voce” tra tutte le voci che si levano al cielo e sulla terra per lodare Dio Padre; la sua è unica, “voce regina di tutte le voci, voce al cui confronto le altre voci non sono che un muto e triste silenzio”.
Cristo, infatti, ama la melodia della gloria e della lode di suo Padre più di tutti, “egli esulta di lodi e benedizioni sopra tutti”.
Da una poesia interamente dedicata all’attrazione reciproca degli amanti, uno dei versi spesso citati da Francesco di Sales è quello che esprime l’ardente desiderio dell’amata:
Tirami dietro di te,
correremo all’odore dei tuoi profumi.
L’Amato, che è Cristo, ha l’iniziativa di questa corsa d’amore in cui trascina la sua amata, ma tutto proviene in definitiva dal Padre, come ricorda il nostro autore citando la dichiarazione di Gesù: “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre”.
Il Padre attira certamente ogni persona umana, ma vuole che essa corra dietro al Figlio, liberamente, con il sostegno della grazia.
L’amore, dono dello Spirito Santo
Lo Spirito Santo non è dimenticato. Fin dalle prime parole della Prefazione al Trattato dell’amor di Dio, l’autore non ha mancato di ricordare che lo Spirito è il vero Autore del Cantico dei Cantici e che ci parla d’amore attraverso la bocca della Chiesa:
Lo Spirito Santo insegna che le labbra della sposa divina, cioè della Chiesa, sono simili allo scarlatto e al vaso che distilla il miele.
Per parlare dell’azione dello Spirito nel cuore dei fedeli, Francesco di Sales attinge a piene mani dalle immagini del Cantico. Lo Spirito Santo è l’albero della vita che ci dona il delizioso frutto dell’amore; è il colombo di cui ogni persona consacrata può dire:
Il mio caro colombo è tutto per me,
e io sono tutta sua.
I sette doni dello Spirito Santo sono come le colonne d’argento che sostengono la portantina reale della Santa Vergine; il vento dello Spirito Santo è il vento buono dell’amore divino, che soffia da mezzogiorno e allontana il vento freddo; soffia nel nostro giardino e ne fa uscire profumi abbondanti; è Lui che ci dà la grazia di aspirare a Lui e di respirare per Lui.
L’amore, di cui ci parla Francesco di Sales nei suoi commenti, non può essere il prodotto delle forze naturali: è un dono dello Spirito Santo che “lo dona e lo diffonde nei nostri cuori”.
Quando prego il Padre con le parole che Gesù mi ha insegnato, spiega, gli chiedo che il fuoco dello Spirito Santo “penetri fino al midollo della mia anima, affinché le grandi acque della tribolazione non possano spegnere la carità”.
Chi è dunque il divino Amante o il divino Innamorato del Cantico dei Cantici? Senza dimenticare né il Padre né lo Spirito Santo, lo Sposo principale di cui l’autore vuole parlarci è Gesù Cristo, il Figlio del Padre, che mi parla d’amore attraverso il suo Spirito.
Un “abisso di bellezza”
“Oh, quanto sei bello, mio Amato, oh, quanto sei bello!” esclama la sposa del Cantico descrivendo il suo Amato. Dio è bello, Gesù è bello, la natura umana è bella.
Ricordiamo che il Trattato dell’amor di Dio inizia con un capitolo dedicato alla “bellezza della natura umana”, riflesso di quella di Dio.
L’Amato che lei ammira è bianco e rosso – sono “i colori dello Sposo” – ed è “scelto tra mille”.
È luminoso come il sole a mezzogiorno, quando non ci sono ombre.
È bello questo Pastore, di cui il Cantico celebra il casto amore con una “pudica pastorella”.
La sua testa è d’oro, senza dubbio perché porta una corona preziosa.
I suoi riccioli sono come i germogli delle palme, la cui apparente oscurità fa risaltare il candore che si nasconde al loro interno.
Tutto il suo viso è bello e grazioso.
I suoi occhi limpidi e trasparenti sono colombe che rivelano un cuore pieno d’amore.
Le sue guance sono come aiuole.
La forza è nelle sue mani, “anellate di giacinto”.
Le sue gambe sono come colonne di marmo e il suo passo è simile a quello del cervo e del cerbiatto, gli animali più agili e graziosi.
Gesù è il fiore sbocciato dalla Vergine, aggiunge, il giglio tra le spine, l’albero del desiderio.
Assomiglia al melo tra i cespugli.
È delizioso come l’uva della vigna.
È così che “l’amante sacra dispone nei Canti divini, come un esercito ben ordinato, tutte le perfezioni del suo Sposo, una dopo l’altra”.
Il cuore dell’Amato
Il divino Pastore è bello esteriormente, ma che dire della sua bellezza interiore?
In una poesia del 1598 sulla Trasfigurazione, che non cita il Cantico ma ne è chiaramente ispirata, la bellezza luminosa del cuore di Cristo è esaltata ben oltre lo splendore esteriore:
Abbiamo visto, Signore, questo volto così chiaro,
Mille volte più chiaro del bel sole
Quando a mezzogiorno splende più forte
E guarda con occhio pieno l’universo.
Ma, se tale è il corpo, quanto più splendente
La gloria del tuo cuore, del tuo cuore felice
Di una tale felicità su ogni altra abbondante,
Che, fin dal suo primo punto, lo rese glorioso.
Cuore così pieno di splendori, che li riversa
Su tutti i suoi abiti, che ha persino mostrato
Così bianchi e radiosi, che una neve così bianca
Da mostrare ai nostri occhi il cielo non ha il potere.
La bellezza esteriore sgorga dalla bellezza interiore, tanto che si riflette in particolare sugli abiti dello Sposo, i cui profumi rivelano la sua presenza.
Dall’interno, cioè dal cuore di questo “tranquillo e pacifico Salomone”, provengono tutti i suoi favori, ben migliori del vino delle consolazioni umane e mondane.
La contemplazione della sua bellezza fa quasi svenire la fedele amante:
Mi sono così inebriata e santamente ubriacata dalla compiacenza che ho provato in questo abisso di bellezza che la mia anima languisce, ferita da un desiderio amorosamente mortale che mi spinge a lodare per sempre una bontà così eminente.
Cosa c’è di sorprendente se l’amata lo insegue, trascinando con sé le ragazze? Il suo fascino è davvero potente.
La voce dell’Amato
E che dire del fascino della sua voce? “Oh, com’è dolce la sua voce!”, esclama, perché esce dalle labbra “su cui si riversa la pienezza della grazia”.
Le sue labbra sono come gigli: distillano mirra di dolcezza; le parole che ne escono sono la dolcezza stessa; la sua voce scioglie il cuore di chi lo ascolta.
Evocando la perfetta lode che solo il Figlio può rendere al Padre, l’autore del Trattato sull’amore di Dio esclama:
Oh! Che cantico del Figlio per il Padre!
Continua dando voce all’anima che esclama: “Ehi! Lo sento; oh! la voce, la voce del mio Amato, voce regina di tutte le voci, voce al cui confronto le altre voci non sono che un muto e triste silenzio!”.

