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Don Bosco con i missionari della seconda spedizione missionaria salesiana, Torino, 1876.
Don Bosco, fin dai suoi primi anni di sacerdozio, nutrì un profondo desiderio missionario, convinto che la diffusione del Vangelo fosse prioritaria per la costruzione del Regno di Dio. Pur trattenuto a Torino dal suo maestro Don Cafasso, egli iniziò l’Oratorio e fondò la Società Salesiana con finalità missionarie. I suoi celebri “sogni missionari”, vissuti tra il 1872 e il 1886, gli mostrarono territori di Patagonia, America Latina, Africa e Cina, delineando l’espansione mondiale della Congregazione. Con testi profetici e visioni spirituali, Don Bosco tracciò la vocazione dei Salesiani verso i giovani più bisognosi, gettando le basi di un’opera che presto si sarebbe concretizzata anche in Estremo Oriente.
Don Bosco sin da giovane chierico pensava alle missioni. La conoscenza della storia della Chiesa gli richiamava alla mente quanto essa aveva fatto per la diffusione del Vangelo e acuiva in lui il desiderio di consacrare tutte le sue forze alla costruzione del Regno di Dio nel mondo. Ordinato sacerdote nel 1841 ed entrato nel Convitto Ecclesiastico di Torino sotto la guida di Don Giuseppe Cafasso, fu preso da due principali desideri: la cura dei giovani poveri ed abbandonati e la voglia di partire per le missioni, ma consigliato da Don Cafasso a non pensare ad una propria partenza per le terre di missione, iniziò a Torino il suo Oratorio, curò le vocazioni ecclesiastiche e religiose e fondò la Società Salesiana che doveva essere una Congregazione missionaria.
Dal 1849 in poi il giovane Michele Rua, suo successore nella guida dei Salesiani, lo udì più volte esclamare:
— Oh, se avessi dodici sacerdoti a mia disposizione, quanto bene si potrebbe fare (MB III, 546).
Costituitosi il primo nucleo di Salesiani nel 1859, il suo interessamento per le missioni crebbe a tal punto da parlarne con più frequenza e da scorrere carte geografiche per determinare quali fossero i territori non ancora sfiorati dall’evangelizzazione. Ottenuto nel 1869 il riconoscimento giuridico definitivo della Società salesiana, Don Bosco non perdette più di vista il problema missionario. Dopo il 1874, non ebbe più dubbi sul destino missionario della Società Salesiana. E le richieste di fondazioni in Asia, America ed Africa si moltiplicarono ben presto (MB X, 920.1063.1267-1268).
I sogni missionari
La Provvidenza gli fornì indicazioni più significative in cinque grandi sogni missionari da lui fatti dal 1872 al 1886. Il primo fu quello sulla Patagonia, il secondo e il terzo su varie nazioni dell’America Latina, il quarto sull’Africa e sulla Cina e l’ultimo fu come uno sguardo sullo sviluppo missionario della Congregazione nel mondo da Valparaiso a Pechino.
Si trattò di visioni? Don Bosco fu un sognatore alla grande. Vedeva con la immaginazione tutto il campo di apostolato destinato dal Signore ai suoi missionari e lo vedeva con l’entusiasmo del credente e con lo zelo dell’apostolo. E noi non possiamo troppo facilmente ridurre i suoi sogni a semplici accorgimenti pedagogici. Nei sogni missionari di Don Bosco, tuttavia, è bene distinguere i possibili elementi umani dalle reali ispirazioni divine.
La parte importante dei suoi sogni è il tema generale ed il suo messaggio. Altra cosa invece sono i dettagli ambientali, che potrebbero anche essere frutto di previe conoscenze o della fervida immaginazione di Don Bosco. Ma questi sogni hanno indubbiamente un valore spirituale grandissimo riconoscibile nel loro tema generale. Lo storico Don Carlo Socol, missionario in Cina, ne sintetizza il messaggio in tre elementi:
- La salvezza delle anime come priorità e scopo della missione (“Da mihi animas”)
- L’opzione preferenziale dei salesiani per la gioventù povera e bisognosa di evangelizzazione;
- Le caratteristiche del lavoro missionario salesiano: lavoro e temperanza (“caetera tolle”)
Il testamento di Don Bosco e due sogni sulla Cina
In quello che fu chiamato Il testamento spirituale di Don Bosco leggiamo:
«A suo tempo si porteranno le nostre missioni in Cina e precisamente a Pechino. Ma non si dimentichi che noi andiamo per i fanciulli poveri ed abbandonati. Là fra popoli sconosciuti ed ignoranti del vero Dio si vedranno le meraviglie finora non credute, ma che Iddio potente farà palesi al mondo» (Piccola Biblioteca dell’ISS n. 4, p. 59).
Nel 1885 Don Bosco aveva fatto un sogno che gli manifestava i disegni di Dio sul remoto avvenire. Lo raccontò il 2 luglio ai membri del suo Consiglio Generale. Era stato condotto a fare una gita nel centro dell’Africa «terra di Cam» e nelle «terre di Arfaxad».
Quest’enigmatico Arfaxad viene nominato nel decimo capitolo della Genesi. Nella sua opera di Storia della Chiesa il Rohrbacher asseriva che da Arfaxad discendono i Cinesi. Don Bosco allora concluse che dovesse trattarsi della Cina.
Nel sogno fatto poi a Barcellona nella notte dal 9 al 10 aprile 1886, Don Bosco rivide il territorio cinese e precisamente una grande città, attraversata da un fiume, sul quale erano gettati alcuni grandi ponti: Pechino!
A dire il vero Pechino non si trova presso le rive di un fiume. Se si esclude un piccolo corso d’acqua con cinque ponticelli, un acquedotto moderno ed un lago artificiale, non vi sono fiumi. Un fiume invece è fuori città, a 30 km di distanza, con il famoso ponte marmoreo, chiamato «Ponte di Marco Polo». Il fiume Giallo è ben lontano di lì. Eppure, a parte questo particolare incerto ed inesatto, è evidente che la Cina era nella mente di Don Bosco.
Ma la Pastorella, che gli faceva da guida come nel sogno dei nove anni, gli fece coraggio:
— Non ti turbare. Faranno questo i tuoi figli, figli dei tuoi figli e dei figli loro; ma si tenga fermo nell’osservanza delle regole e nello spirito della Congregazione.
— Ma dove trovare tanta gente? E come inviare missionari in quei luoghi?
— Guarda – gli rispose la Pastorella –. Mettiti di buona volontà: vi è una cosa sola da fare: raccomandare che i miei figli coltivino costantemente le virtù di Maria.
— Ebbene, sì, mi pare di aver inteso! – rispose Don Bosco.
I sogni divenuti realtà
L’Opera Salesiana in Cina è stata iniziata nel 1906 da Don Luigi Versiglia, con altri due sacerdoti e tre laici della famiglia salesiana, e il martirio di Mons. Versiglia e di Don Callisto Caravario nel 1930 fu seme di cristiani.
Andando, quindi, alla sostanza dei sogni di Don Bosco, possiamo già sicuramente vedere parte cospicua della loro realizzazione. Don Bosco era un sognatore ispirato, un visionario coraggioso nell’intraprendere imprese missionarie apparentemente impossibili. La sua fiducia illimitata nella Divina Provvidenza e la sua risposta eroica alla chiamata divina, dischiusero ai suoi figli gli orizzonti sconfinati del Vangelo di Cristo nostro Signore!

