17 Set 2026, Gio

Una lunga storia con volti concreti. Missioni salesiane in Malaysia (1/1)

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Le missioni salesiane non sono un capitolo di storia: sono nomi, volti, biografie in corso. Con questo articolo si apre una serie di quattro incontri con missionari salesiani inviati negli ultimi anni ai quattro angoli del mondo. Cominciamo dall’Asia, con don Andre Delimarta, indonesiano, 57 anni, responsabile della comunità di Kuching, in Malaysia. Il desiderio di partire lo portava nel cuore fin dal noviziato, ma l’occasione è arrivata soltanto a 53 anni: quando la Congregazione ha chiesto un salesiano indonesiano per la Malaysia, la sua risposta è stata immediata. Oggi lavora in una piccola parrocchia senza cortile né campo da gioco, accanto ai migranti indonesiani e filippini, e racconta come il carisma di Don Bosco sappia creare famiglia oltre ogni frontiera.

 

 

Quattro volti, un’unica chiamata

Le missioni salesiane si incontrano in ogni angolo del mondo: missionari e missionarie, giovani, laici e laiche, suore, membri della Famiglia salesiana, famiglie e collaboratori spendono ogni giorno le loro energie perché il carisma salesiano continui a generare vita.

Tra loro, i missionari ad gentes, ad vitam, ad exteros compiono una scelta totalizzante: lasciano il proprio Paese per mettere la vita al servizio di popoli lontani. Una scelta che non si improvvisa. Discernimento, formazione adeguata e accompagnamento sono decisivi: proprio per questo, dallo scorso anno, è stato avviato a livello di Congregazione un ripensamento globale della formazione missionaria, che ha coinvolto moltissime persone, a cominciare dai missionari stessi.

Quest’anno i missionari inviati negli ultimi cinque anni si sono incontrati per continente: a Sihanoukville, in Cambogia; a Nairobi, in Kenya; a Genzano, in Italia; a Montevideo, in Uruguay. Insieme ai membri del Settore per le Missioni, ai responsabili della loro formazione e ad alcuni relatori e ospiti, hanno vissuto giorni di fraternità, condivisione, ascolto reciproco, formazione e riflessione. Abbiamo chiesto ad alcuni di loro di raccontarci la propria esperienza missionaria e i frutti di quell’incontro.

Cominciamo dall’Asia. Don Andre Delimarta, originario dell’Indonesia, è incaricato della comunità di Kuching, in Malaysia, dove i salesiani sono arrivati nel 2017. La sua chiamata missionaria è maturata dopo i cinquant’anni, ma il desiderio lo accompagnava da sempre.

 

«Sono cresciuto con i missionari salesiani»

Un saluto a tutti i lettori del Bollettino Salesiano OnLine. Mi chiamo Andre Delimarta, ho 57 anni, sono originario dell’Indonesia e attualmente svolgo il mio servizio in Malaysia.

Sono cresciuto con i missionari salesiani fin dai tempi della scuola secondaria: mi parlavano sempre di Don Bosco e degli altri santi salesiani. Terminata la scuola, sono entrato nella comunità salesiana di Timor Est e ho condiviso con loro la vita comunitaria. Durante la formazione iniziale, la loro amorevolezza, il duro lavoro, l’impegno e lo spirito di sacrificio hanno lasciato in me un segno profondo. È grazie a loro che la mia vocazione e il mio amore per Don Bosco si sono rafforzati.

 

«Eccomi, ci vado io»

Sono diventato missionario ad gentes soltanto in età matura, a 53 anni. Il desiderio era già nel mio cuore fin da quando ero novizio, ma l’occasione si è presentata solo pochi anni fa, quando la Congregazione aveva bisogno di un salesiano indonesiano per la Malaysia. Ho consultato il mio Ispettore e, ottenuta la sua approvazione, mi sono offerto senza esitazione: «Eccomi, ci vado io».

Non avevo una preparazione formale né una formazione specifica per diventare missionario. I miei formatori, però, erano missionari: attraverso di loro ho imparato che cos’è la missione e come si diventa missionari. Poi ho trascorso metà della mia vita nella formazione, preparando i confratelli alla missione, e per diversi anni ho lavorato in territori di missione. Del resto, molte opere salesiane in Indonesia fanno ancora parte, esse stesse, della missione ad gentes.

 

Una parrocchia senza cortile

Indonesia e Malaysia sono Paesi confinanti, eppure restano differenze nel modo in cui la gente vive la quotidianità, nel modo di comunicare, nell’approccio pastorale della Chiesa. Qui l’opera salesiana non rientra nei contesti tradizionali – scuole, convitti, centri di formazione. Ci è stata affidata soltanto una piccola parrocchia, priva persino di un parco giochi o di un campo da calcio o da pallacanestro. È lì che portiamo avanti la nostra missione, per i fedeli e per i giovani che vengono da noi. Poco dopo il mio arrivo mi è stato affidato anche il servizio alle comunità di migranti indonesiani, filippini e di diverse altre nazionalità.

La sfida più grande, in questo nuovo contesto, non è stata adattarmi alla cultura, alla lingua e alla mentalità, ma imparare a lavorare insieme alle autorità locali, sia civili sia ecclesiastiche. E c’è una tensione che resta aperta, soprattutto nel ministero con i migranti: tra il desiderio di aiutarli e accompagnarli concretamente e il rispetto dei limiti legali, dei confini istituzionali e delle diverse priorità all’interno della Chiesa locale.

 

Giovani in cerca di appartenenza

La Malaysia è un Paese multiculturale e multireligioso: convivono etnie, mentalità, lingue e religioni diverse. Una diversità bella e impegnativa insieme, perché domanda apertura, rispetto e dialogo.

I giovani sono energici, dotati di talento, aperti alla tecnologia; ma molti devono anche fare i conti con la pressione della competizione scolastica, con problemi familiari, difficoltà economiche, incertezza sul futuro. Alcuni sono in cerca di identità, di appartenenza, di speranza. La missione salesiana resta perciò quanto mai attuale: accompagnare i giovani, specialmente i più poveri e bisognosi, attraverso la cura pastorale e la presenza personale. Il Sistema preventivo di Don Bosco continua a parlare con forza ai giovani di oggi.

 

«Mi sono sentito a casa»

Sono stato accolto calorosamente sia dai salesiani sia dalla popolazione locale. I confratelli mi hanno sostenuto con fraternità e pazienza, facendomi sentire parte della comunità e della missione. Anche la gente del posto si è dimostrata gentile, aperta e generosa: ho sperimentato ospitalità, rispetto, amicizia. Attraverso i semplici incontri quotidiani, le conversazioni, il ministero in parrocchia e poi con i migranti, mi sono sentito gradualmente a casa nella missione. È stata una conferma: il carisma salesiano crea uno spirito di famiglia che va oltre la nazionalità e la cultura.

 

L’incontro in Cambogia

Quest’anno ho potuto incontrare altri salesiani, più giovani di me, inviati negli ultimi anni come missionari in diversi Paesi dell’Asia. Ciò che mi ha colpito di più, in quell’incontro in Cambogia, è stata la semplicità, la gioia e lo zelo missionario di tanti giovani confratelli. Ascoltare le loro esperienze mi ha fatto capire che, per quanto i nostri contesti siano diversi, condividiamo la stessa missione e lo stesso amore per Don Bosco, per la Congregazione e per i giovani. Anche i momenti di preghiera, condivisione, riflessione e fraternità sono stati molto significativi.

L’incontro ha rinnovato in me una convinzione: la vita missionaria non consiste soltanto nel lavorare in un altro Paese, ma nel donarsi completamente a Dio e ai giovani.

 

«Continuate a pregare per i missionari»

Credo che i missionari salesiani del futuro debbano continuare a essere segni di speranza, di fraternità e di gioia, per chiunque e ovunque veniamo inviati. Dovranno essere preparati anche a operare in contesti pastorali diversi da quelli tradizionalmente salesiani – scuole, convitti, centri di formazione. Ciò che conta è diventare segni dell’amore di Dio nello spirito di Don Bosco.

Vi chiedo di continuare a pregare per i missionari di tutto il mondo. La vita missionaria è bella perché ci permette di sperimentare l’amore di Dio attraverso il servizio agli altri. Possa Don Bosco continuare a ispirarci a essere testimoni gioiosi del Vangelo ovunque ci troviamo. Grazie di cuore e che Dio vi benedica!

 

 

Marco Fulgaro

 

Editor BSOL

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