10 Set 2026, Gio

Il sistema preventivo (3/7). Appendice all’Inaugurazione del Patronato di S. Pietro in Nizza

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Il sistema preventivo (3/7). Appendice all’Inaugurazione del Patronato di S. Pietro in Nizza

 

Continuiamo con la terza puntata sui testi principali del sistema preventivo di don Bosco.

Articolo passato: Il sistema preventivo (2/7). Il dialogo con il maestro Francesco Bodrato

 

Il testo classico: l’appendice di Nizza Marittima

Il 1877 è un anno decisivo. Si celebra a Lanzo il primo Capitolo Generale; escono i Regolamenti; e nell’agosto nasce il Bollettino Salesiano. Nello stesso mese esce a stampa l’opuscolo bilingue italiano-francese sull’inaugurazione del Patronato di San Pietro a Nizza Marittima, con in appendice – testo italiano a sinistra, francese a destra – le pagine intitolate Il sistema preventivo nella educazione della gioventù. Don Bosco stesso lo definii come «l’indice di un’operetta» più ampia che avrebbe voluto preparare, ma che non portò mai a termine.

Sono le uniche pagine organiche che don Bosco abbia pubblicato sul proprio metodo, ed è qui che compare la formula destinata a diventare patrimonio comune: ragione, religione, amorevolezza. Vale la pena notare la destinazione originaria. Non è un documento interno: è rivolto ai benefattori e all’opinione pubblica francese, in un paese attraversato dalla questione scolastica, per spiegare che cosa siano le opere salesiane e con quale criterio funzionino. È un testo apologetico e promozionale.

Poi accade qualcosa di rilevante. Nel novembre dello stesso anno le medesime pagine vengono poste come introduzione al Regolamento per le case della Società di S. Francesco di Sales (MB XIII, 918-923): da presentazione al pubblico esterno diventano norma per l’interno. Nel giro di tre mesi, il sistema preventivo passa dallo statuto di biglietto da visita a quello di carta costituzionale. La serie darà conto di entrambe le collocazioni, perché il cambio di funzione è parte del significato.

 

 

Leggiamo il contesto esposto da don Eugenio Ceria (MB XIII, 112-115):

 

«          Il discorso di Don Bosco parve così notevole, che fece nascere l’idea di pubblicarlo, affinché in Francia si conoscesse meglio l’opera del Patronato. Il pensiero non gli dispiacque; anzi, come suole accadere, riflettendovi sopra, allargò il disegno. Infatti durante il viaggio di ritorno compilò un bel opuscoletto, che fece stampare nella tipografia dell’Oratorio col titolo: Inaugurazione del Patronato di S. Pietro in Nizza Mare. Descritta ivi brevemente la festa, pose il discorso alquanto rimaneggiato nella forma, e gli mandò appresso una novità che era una splendida primizia: una serie di articoli, sul sistema preventivo, che con qualche variante ricomparvero di lì a poco in capo al Regolamento delle case. Più tardi, parlando di tutto questo lavoretto, disse che gli era costato vari giorni di fatica e che l’aveva fatto e rifatto tre volte. “Andava quasi lamentandomi con me stesso, aggiunse, di non trovare di mio gusto questi miei scritti. Una volta gettava giù le intere facciate, e non vi ritornava più sopra; ora invece scrivo, correggo, riscrivo, ricopio, rifò la quarta e la quinta volta, e ancor non mi piace il mio lavoro”. Egli riteneva per altro che l’opuscolo fosse atto a fare gran bene in Francia.

In Francia e in ogni parte, allora e in ogni tempo l’umile opuscolo doveva far del bene per quell’appendice messa là quasi come semplice riempitivo, quasi come se l’autore medesimo non ne misurasse tutta la portata. La pedagogia contemporanea teorizzava molto, ma operava ben poco; la sua scarsa fecondità derivava dal fatto che traeva i suoi elementi dai puri dettami della filosofia naturale: quindi principii razionalistici e spirito positivistico ne informavano e infirmavano l’indirizzo. Don Bosco senz’alcun sussiego dottrinale, senza la menoma pretesa di aver scoperto il segreto dell’arte educativa, ispirandosi al Vangelo e agl’insegnamenti della Chiesa, seppe armoniosamente congiungere con le norme della filosofia naturale i mezzi soprannaturali della Grazia e dar vita così a un metodo che nel campo della pedagogia ha prodotto e produce ubertosissimi frutti. Quello che aveva attuato per tanti anni, condensò nelle poche paginette del suo scritterello. Si ponga mente anche solo a un punto: alla gran questione dell’autorità e dei premi e castighi. Un corifeo della tendenza naturalistica d’allora, il celebre Raffaello Lambruschini, v’impiegò attorno almeno due terzi del suo libro Dell’educazione, dicendo tante belle cose, mischiate purtroppo a errori teorici; ma per il difetto lamentato poc’anzi è rimasto le mille miglia lontano dall’efficacia raggiunta da Don Bosco che col procedere per via di ragione e di Fede ha in poche battute maestre risolto praticamente e pienamente l’arduo problema.

Meritato e degno riconoscimento del valore pedagogico che impreziosisce questo “Metodo preventivo” si è l’averlo il Ministero italiano della pubblica educazione assegnato allo studio delle scuole magistrali; al qual proposito l’ex – ministro Fedele, senatore del regno e professore di storia nell’Università di Roma, pronunziò in una solenne occasione queste parole: “Senza il soprannaturale l’opera di Don Bosco non si spiega. E quest’opera è il fiorire esterno delle sue virtù interne. Egli fu contro il materialismo corrompitore della gioventù e fermò a tempo il popolo italiano sulla china della via funesta. Quando io proposi lo studio della dottrina pedagogica di Don Bosco, qualche filosofo idealista sorrise. Oggi il tempo mi ha dato ragione”.

È qui il luogo di riferire sul sistema educativo di Don Bosco una testimonianza più antica, resa di pubblica ragione nel 1878. Il perugino conte Carlo Conestabile della Staffa diede quell’anno alle stampe un suo opuscolo, nel quale narra com’egli vide attuato dal Servo di Dio il suo metodo pedagogico prima ancora che dal medesimo si pensasse a formularlo per iscritto. Un giorno il Conte, andato a visitare Don Bosco, lo trovò allo scrittoio che percorreva una noterella recante alcuni nomi. – Ecco qui, disse egli, alcuni de’ miei bricconcelli, la cui condotta lascia a desiderare. – Venne spontaneo al visitatore di domandargli quale punizione riserbasse loro. – Nessuna punizione, rispose; ma ecco quello che farò. Costui, per esempio (e gl’indicò uno dei nomi) è il più bricconcello di tutti, sebbene sia di buon cuore. Lo incontrerò durante la ricreazione e gli chiederò notizie della sua salute; egli risponderà senza dubbio che sta bene. “Ma sei proprio contento?”, gli dirò allora. Egli resterà prima sorpreso; poi abbasserà gli occhi, arrossendo. Io insisterò affettuosamente: “Eh, tu hai qualche cosa che non va bene; se il corpo gode buona salute, l’anima forse non è contenta!…

È già da molto che non ti confessi?”. Di lì a pochi minuti questo giovane sarà al tribunale di penitenza, e sono quasi certo che non avrò mai più a dolermi di lui. – Il Conte ascoltava in silenzio, incantato dalla dolcezza di quel suo parlare, e qui commenta: “Avevo scoperto il segreto delle grandi opere che quest’umile prete ha saputo condurre a compimento. Spessissime volte dappoi, allorché alla vista dei mali onde questa nostra età è travagliata, sentiva un’amara tristezza impadronirsi dell’animo mio, quella voce sacerdotale mi è tornata nella memoria, e mi ha reso fiducioso nell’avvenire d’una società a cui Iddio manda tali riformatori”.»

 

 

 

3/7. Un’appendice all’opuscolo bilingue: “Inaugurazione del Patronato di S. Pietro in Nizza a Mare”

(agosto 1877, anche nelle MBXIII, 918-923)

 

«Inaugurazione del patronato di S. Pietro in Nizza a Mare scopo del medesimo

esposto dal Sacerdote Giovanni BOSCO

con appendice del sistema preventivo dell’educazione della gioventù

 

1877

Tipografia e Libreria Salesiana

San Pier d’Arena-Torino-Nizza Marittima

 

[…]

 

Il sistema preventivo nella educazione della gioventù

Più volte fui richiesto di esprimere verbalmente o per iscritto alcuni pensieri intorno al cosiddetto sistema preventivo che si suole usare nelle nostre case. Per mancanza di tempo non ho potuto finora appagare questo desiderio, e presentemente ne do qui un cenno, che spero sia come l’indice di quanto ho in animo di pubblicare in una operetta appositamente preparata, se Dio mi darà tanto di vita da poterlo effettuare, e ciò unicamente per giovare alla difficile arte della giovanile educazione. Dirò adunque: in che cosa consista il Sistema Preventivo e perché si debba preferire; sua pratica applicazione e suoi vantaggi.

 

I. In che cosa consista il Sistema Preventivo e perché si debba preferire

Due sono i sistemi in ogni tempo usati nell’educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori e infliggere, ove è d’uopo, il meritato castigo. In questo sistema le parole e l’aspetto del Superiore debbono sempre essere severe e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti.

Il Direttore, per accrescere valore alla sua autorità, dovrà trovarsi di rado tra i suoi soggetti e per lo più quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte e assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò che è conforme alle leggi e alle prescrizioni.

Diverso, e direi opposto, è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che, come padri amorosi, parlino, servano di guida a ogni evenienza, diano consigli e amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nell’impossibilità di commettere mancanze.

Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e sopra l’amorevolezza, perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tenere lontano gli stessi leggeri castighi. Sembra che questo sia preferibile per le seguenti ragioni:

  1. L’allievo preventivamente avvisato non resta avvilito per le mancanze commesse, come avviene quando esse vengono deferite al Superiore. Né mai si adira per la correzione fatta o per il castigo minacciato oppure inflitto, perché in esso vi è sempre un avviso amichevole e preventivo che lo ragiona e per lo più riesce a guadagnare il cuore, così che l’allievo conosce la necessità del castigo e quasi lo desidera.
  2. La ragione più essenziale è la mobilità giovanile, che in un momento dimentica le regole disciplinari, i castighi che quelle minacciano: perciò spesso un fanciullo si rende colpevole e meritevole di una pena, cui egli non ha mai badato, che niente affatto ricordava nell’atto del fallo commesso e che avrebbe per certo evitato se una voce amica l’avesse ammonito.
  3. Il sistema Repressivo può impedire un disordine, ma difficilmente farà migliori i delinquenti; e si è osservato che i giovanetti non dimenticano i castighi subiti e per lo più conservano amarezza con desiderio di scuotere il giogo ed anche di farne vendetta. Sembra talora che non ci badino, ma chi tiene dietro ai loro andamenti conosce che sono terribili le reminiscenze della gioventù; e che dimenticano facilmente le punizioni dei genitori, ma assai difficilmente quelle degli educatori. Vi sono fatti di alcuni che in vecchiaia vendicarono bruttamente certi castighi toccati giustamente in tempo di loro educazione. Al contrario, il sistema Preventivo rende amico l’allievo, che nell’assistente ravvisa un benefattore che lo avvisa, vuol farlo buono, liberarlo dai dispiaceri, dai castighi, dal disonore.
  4. Il sistema Preventivo rende affezionato l’allievo in modo che l’educatore potrà tuttora parlare col linguaggio del cuore sia in tempo dell’educazione sia dopo di essa. L’educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà esercitare sopra di lui un grande impero, avvisarlo, consigliarlo ed anche correggerlo allora che si troverà negli impieghi, negli uffizi civili e nel commercio. Per queste e molte altre ragioni pare che il sistema Preventivo debba preferirsi al Repressivo.

 

II. Applicazione del sistema Preventivo

La pratica di questo sistema è tutta appoggiata sopra le parole di S. Paolo che dice: Charitas benigna est, patiens est; omnia suffert, omnia sperat, omnia sustinet. La carità è benigna e paziente; soffre tutto, ma spera tutto e sostiene qualunque disturbo. Perciò soltanto il cristiano può con successo applicare il sistema Preventivo. Ragione e Religione sono gli strumenti di cui deve costantemente far uso l’educatore; insegnarli, egli stesso praticarli, se vuol essere ubbidito e ottenere il suo fine.

  1. Il Direttore pertanto deve essere tutto consacrato ai suoi educandi, né mai assumersi impegni che lo allontanino dal suo uffizio, anzi trovarsi sempre coi suoi dipendenti tutte le volte che non sono obbligatoriamente legati da qualche occupazione, eccetto che siano da altri debitamente assistiti.
  2. I maestri, i capi d’arte, gli assistenti devono essere di moralità conosciuta. Il traviamento di un solo può compromettere un Istituto educativo. Si faccia in modo che gli allievi non siano mai soli. Per quanto è possibile gli assistenti li precedano nel sito dove si devono raccogliere; si trattengano con loro fino a che siano da altri assistiti; non li lascino mai disoccupati.
  3. Si dia ampia facoltà di saltare, correre, schiamazzare a piacimento. La ginnastica, la musica, la declamazione, il teatrino, le passeggiate sono mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina, giovare alla moralità e alla sanità. Si badi soltanto che la materia del trattenimento, le persone che intervengono, i discorsi che hanno luogo non siano biasimevoli. Fate tutto quello che volete, diceva il grande amico della gioventù S. Filippo Neri, a me basta che non facciate peccati.
  4. La frequente confessione, la frequente comunione, la messa quotidiana sono le colonne che devono reggere un edifizio educativo, da cui si vuole tener lontano la minaccia e la sferza. Non mai annoiare né obbligare i giovanetti alla frequenza dei santi Sacramenti, ma porgere loro la comodità di approfittarne. Nei casi poi di esercizi spirituali, tridui, novene, predicazioni, catechismi si faccia rilevare la bellezza, la grandezza, la santità di quella Religione che propone dei mezzi così facili, così utili alla civile società, alla tranquillità del cuore, alla salvezza dell’anima come appunto sono i santi Sacramenti. In questa guisa i fanciulli restano spontaneamente invogliati a queste pratiche di pietà, vi si accosteranno volentieri.
  5. Si usi la massima sorveglianza per impedire che nell’Istituto siano introdotti compagni, libri o persone che facciano cattivi discorsi. La scelta d’un buon portinaio è un tesoro per una casa di educazione.
  6. Ogni sera, dopo le ordinarie preghiere e prima che gli allievi vadano a riposo, il Direttore, o chi per esso, indirizzi alcune affettuose parole in pubblico dando qualche avviso o consiglio intorno a cose da farsi o da evitarsi; e studi di ricavare le massime da fatti avvenuti in giornata nell’Istituto o fuori; ma il suo parlare non oltrepassi mai i due o tre minuti. Questa è la chiave della moralità, del buon andamento e del buon successo dell’educazione.
  7. Si tenga lontano come la peste l’opinione di taluno che vorrebbe differire la prima comunione a un’età troppo inoltrata, quando per lo più il demonio ha preso possesso del cuore di un giovanetto a danno incalcolabile della sua innocenza. Secondo la disciplina della Chiesa primitiva si solevano dare ai bambini le ostie consacrate che sopravanzavano nella comunione pasquale. Questo serve a farci conoscere quanto la Chiesa ami che i fanciulli siano ammessi per tempo alla santa Comunione. Quando un giovanetto sa distinguere tra pane e pane e palesa sufficiente istruzione, non si badi più all’età e venga il Sovrano Celeste a regnare in quell’anima benedetta.
  8. I catechismi raccomandano la frequente comunione, S. Filippo Neri la consigliava ogni otto giorni ed anche più spesso. Il Concilio Tridentino dice chiaro che desidera sommamente che ogni fedele cristiano, quando va ad ascoltare la santa Messa, faccia eziandio la comunione. Ma questa comunione sia non solo spirituale, ma bensì sacramentale, affinché si ricavi maggior frutto da questo augusto e divino sacrificio. (Concilio Trid., sess. XXII, cap. VI).

 

 

III. Utilità del sistema Preventivo

Taluno dirà che questo sistema è difficile in pratica. Osservo che da parte degli allievi riesce assai più facile, più soddisfacente, più vantaggioso. Da parte poi degli educatori racchiude alcune difficoltà, che però restano diminuite se l’educatore si mette con zelo all’opera sua. L’educatore è un individuo consacrato al bene dei suoi allievi, deve essere pronto ad affrontare ogni disturbo, ogni fatica per conseguire il suo fine, che è la civile, morale, scientifica educazione dei suoi allievi.

Oltre ai vantaggi sopra esposti si aggiunge ancora qui che:

  1. L’allievo sarà sempre amico dell’educatore e ricorderà ognor con piacere la direzione avuta, considerando tuttora quali padri e fratelli i suoi maestri e gli altri superiori. Dove vanno questi allievi per lo più sono la consolazione della famiglia, utili cittadini e buoni cristiani.
  2. Qualunque sia il carattere, l’indole, lo stato morale di un allievo all’epoca della sua accettazione, i parenti possono vivere sicuri che il loro figlio non potrà peggiorare, e si può dare per certo che otterrà sempre qualche miglioramento. Anzi certi fanciulli, che per molto tempo furono il flagello dei parenti e perfino rifiutati dalle case correzionali, coltivati secondo questi principii, cangiarono indole, carattere, si diedero a una vita costumata e presentemente occupano onorati uffizi nella società, divenuti così il sostegno della famiglia, decoro del paese in cui dimorano.
  3. Gli allievi che per avventura entrassero in un Istituto con tristi abitudini non possono danneggiare i loro compagni. Né i giovanetti buoni potranno ricevere nocumento da costoro, perché non vi ha né tempo, né luogo, né opportunità, perciocché l’assistente, che supponiamo presente, vi porrebbe tosto rimedio.

 

 

Una parola sui castighi

Che regola tenere nell’infliggere castighi? Dove è possibile, non si faccia mai uso dei castighi; dove poi la necessità chiedesse repressione, si ritenga quanto segue:

  1. L’educatore tra gli allievi cerchi di farsi amare, se vuole farsi temere. In questo caso la sottrazione di benevolenza è un castigo, ma un castigo che eccita l’emulazione, dà coraggio e non avvilisce mai.
  2. Presso i giovanetti è castigo quello che si fa servire per castigo. Si è osservato che uno sguardo non amorevole sopra taluni produce maggior effetto che uno schiaffo. La lode quando una cosa è ben fatta, il biasimo quando vi è trascuratezza è già un premio od un castigo.
  3. Eccettuati rarissimi casi, le correzioni, i castighi non si diano mai in pubblico, ma privatamente, lungi dai compagni, e si usi massima prudenza e pazienza per fare che l’allievo comprenda il suo torto con la ragione e con la religione.
  4. Il Direttore faccia ben conoscere le regole, i premi e i castighi stabiliti dalle leggi di disciplina, affinché l’allievo non si possa scusare dicendo: Non sapeva che ciò fosse proibito.

Gli Istituti che metteranno in pratica questo sistema, io credo che potranno ottenere grandi vantaggi senza venire né alla sferza né ad altri violenti castighi. Da circa quarant’anni tratto con la gioventù, e non mi ricordo d’aver usato castighi di sorta, e con l’aiuto di Dio ho sempre ottenuto non solo quanto era di dovere, ma eziandio quello che semplicemente desiderava, e ciò da quegli stessi fanciulli cui sembrava perduta la speranza di buona riuscita.

 

V. nihil obstat.

Taurini, 3 Augusti 1877.

Joseph Zappata Vic. Gen.»

 

Editor BSOL

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