13 Mag 2026, Mer

Conosciamo don Bosco (8). Lo spirito di san Francesco di Sales

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Tra l’Oratorio di don Bosco e san Francesco di Sales c’è stato un legame che si è consolidato progressivamente. La scelta del santo come patrono nasce nell’ambiente delle opere della marchesa di Barolo ed è condivisa con i cappellani del Rifugio, in un contesto in cui la spiritualità salesiana era già familiare a don Bosco. Pietro Stella parla di affinità e congenialità spirituale più che di semplice incontro fortuito: Francesco di Sales diventa per don Bosco modello di pastore, educatore e apostolo della carità. Numerosi documenti ufficiali attestano l’assunzione stabile del titolo “Oratorio di San Francesco di Sales”, la celebrazione della sua festa, le richieste alle autorità ecclesiastiche e civili e le suppliche a Pio IX, che presentano l’Oratorio come congregazione dedita all’educazione religiosa della gioventù.

 

 

Perché si diede un modello e un maestro.

 

 

Il legame dell’opera dei catechismi con san Francesco di Sales fu certamente iniziativa concordata tra don Bosco e i due cappellani del Rifugio, teol. Borel e don Pacchiotti. Non è cosa sorprendente. San Francesco di Sales era stato presente a don Bosco sia nel seminario che nel Convitto. Inoltre, l’opera della Barolo era particolarmente legata alla figura e alla spiritualità del vescovo savoiardo. Nelle Costituzioni e Regole dell’Istituto delle Suore di S. Anna, a proposito Della meditazione era stabilito: “Le suore seguiranno il metodo di S. Francesco di Sales prescritto per la meditazione, nella seconda parte della sua Introduzione alla vita divota. Secondo le Memorie dell’Oratorio don Bosco sapeva che “la marchesa di Barolo aveva in animo di fondare una Congregazione di preti sotto a questo titolo, e con questa intenzione aveva fatto eseguire il dipinto di questo Santo”.

A conclusione di un suo saggio su Don Bosco e S. Francesco di Sales, Pietro Stella si pone la domanda: “Incontro fortuito o identità spirituale?” e risponde: “Da quanto abbiamo detto risulta evidente che nel primo ‘800 l’incontro con Carlo Borromeo e Francesco di Sales era obbligato per ogni seminarista, perciò anche per Don Bosco. Il passaggio a Torino nel Convitto ecclesiastico e poi nell’ambito delle opere della Barolo contribuì a far maturare in lui una sorta di predilezione e il trapasso da un Francesco di Sales modello di pastori a un Francesco di Sales patrono e modello di educatori. Identità spirituale? Direi meglio: affinità, congenialità e devozione al Santo intercessore nell’ambito della religiosità tridentina. Tutto ciò non esclude il fatto che ci sia stata una virtuale apertura verso una spiritualità più specifica organizzata e vissuta secondo gl’insegnamenti del Santo modello e maestro”. A questa luce tornano plausibili anche le altre due motivazioni addotte da don Bosco per spiegare la denominazione data all’Oratorio, quasi consegna a quanti vi operavano: assumere come protettore e modello il santo della mansuetudine sia come educatori di giovani che apologeti del cattolicesimo contro il proselitismo protestante. Era quanto risultava già dal profilo dell’apostolo del Chiablese tracciato nella Storia ecclesiastica. In essa egli ricordava quanto era avvenuto in seguito al Concilio tridentino: “Si destò vivo zelo apostolico in un gran numero di operai evangelici, i quali colla loro fatica e santità rammarginarono le piaghe fatte dagli eretici alla Chiesa, e le ridonarono il fervore de’ primitivi tempi. Fra essi meritano principal menzione s. Pio V, s. Teresa, s. Carlo Borromeo, s. Filippo Neri, s. Francesco di Sales, s. Vincenzo de Paola [de’ Paoli]”. Di tutti egli sottolineava gli aspetti pastorale e apologetico.

Questi erano ribaditi in particolare, con forte accento missionario, nel medaglione riservato a san Francesco di Sales: “Spinto dalla voce di Dio che lo chiamava a cose grandi; colle sole armi della dolcezza e carità si parte pel Chiablese. Alla vista delle chiese abbattute, dei monasteri distrutti, delle croci rovesciate, tutto s’accende di zelo e comincia il suo apostolato. Gli eretici schiamazzano, l’insultano, e tentano assassinarlo; egli colla sua pazienza, colle prediche, cogli scritti, e con insigni miracoli acqueta ogni tumulto, guadagna gli assassini, disarma l’inferno tutto, e la fede cattolica trionfa per modo, che in breve nel solo Chiablese ricondusse al grembo della vera Chiesa più di settantadue mila eretici”.

Dopo la benedizione della cappella dedicata al Rifugio al santo savoiardo, non sono pochi i documenti che sanciscono per il futuro la denominazione salesiana dell’Oratorio. Essa compare presto nella domanda, rivolta alle autorità comunali, di utilizzare una sede più ampia per “una società di ragazzi, i quali si radunano ogni domenica e festa in un Oratorio sotto la protezione di S. Francesco di Sales”. Di san Francesco di Sales si celebrava la festa: sicuramente dal 1846, se il Borel, nel Memoriale dell’Oratorio, sotto la data del 1° febbraio registrava tra le spese: “Diversi oggetti da regalare il giorno della festa di S. Francesco”. Si susseguivano altre istanze collettive, generalmente con la grafia di Borel, indirizzate all’arcivescovo o ad altri dai “sacerdoti applicati all’istruzione de’ giovani dell’Oratorio di S. Francesco di Sales recentemente aperto in Valdocco fuori di questa capitale”. L’11 novembre 1846 chiedevano all’arcivescovo di potervi erigere “la santa pratica della Via Crucis e in altra successiva all’insediamento a Valdocco richiedevano di poter riconvertire l’oratorio precedente ad uso profano a utilità dell’ospedaletto di S. Filomena”; verso la fine di giugno si erano rivolti ai sindaci di Torino al fine di ottenere suppellettili fuori uso per attrezzare una scuola festiva per molti giovani che desiderano “imparare a leggere e scrivere”. Invece, firmata soltanto dal “Sacerd. Gio. Bosco” era una lettera rivolta all’arcivescovo in una data anteriore al 18 dicembre 1847, nella quale “il Sacerdote Bosco Gio., e il Sig. T. Borel addetti alla direzione spirituale dell’Oratorio di S. Francesco di Sales avendo aperto un nuovo Oratorio tra il viale de’ Platani, e del R. Valentino ‘Porta Nuova’, supplicano monsignor Fransoni “a voler delegare il Curato della Madonna degli Angeli per la benedizione e permettere di celebrare la S. Messa, e dare la benedizione col SS. Sacramento come già aveva accordato per l’Oratorio di S. Francesco con suo decreto in data del 6 dicembre 1844”.

Di particolare rilievo era la presentazione che don Bosco faceva di sé e dell’Oratorio all’inizio di una supplica rivolta a Pio IX in data anteriore al 14 dicembre 1848 per chiedere la facoltà di distribuire la S. Comunione nella Messa di mezzanotte di Natale: “II Sacerd. Giovanni Bosco Direttore dell’Oratorio di S. Francesco di Sales in Torino umilmente espone alla Santità Vostra che tale Oratorio è eretto in quella città col permesso delle Autorità Eccl.che e Civili, e suole essere frequentato da una pia adunanza di Giovani, né vi intervengono persone di sesso diverso”.

La presentazione di san Francesco di Sales titolare dell’Oratorio raggiungeva il vertice in suppliche rivolte a Pio IX, tutte datate al 28 agosto 1850, allo scopo di ottenere indulgenze, le prime due, e la facoltà di benedire corone, crocifissi e medaglie indulgenziati, la terza. Vi appariva l’uso sinonimo dei termini congregazione e oratorio. Congregazione poteva indicare sia quanti convenivano ai singoli oratori, sia il gruppo degli ecclesiastici e dei laici che vi si impegnavano nel promuovere le varie attività, sia, più adeguatamente, l’insieme degli uni e degli altri.

“Il Sacerdote Torinese Giovanni Bosco – era scritto in una delle suppliche – ossequiosamente espone a Vostra Santità essere stata legittimamente eretta in quella città una Congregazione sotto il titolo e protezione di S. Francesco di Sales, della quale egli è Direttore e che non ha altro scopo che quello d’istruire nella religione e nella pietà la gioventù abbandonata”: erano chieste varie indulgenze per gli “aggregati” e infine un’Indulgenza parziale di 300 giorni da lucrarsi da tutti coloro che ancorché non siano aggregati intervengono alla processione che in onore del suddetto santo suol farsi nella prima domenica di ciascun mese dell’anno”.

 

 

Pietro BRAIDO, Don Bosco prete dei giovani nel secolo della libertà, v.1, pag. 191

P. Bruno FERRERO

Salesiano di Don Bosco, esperto di catechetica, autore di vari libri. È stato direttore editoriale della casa editrice salesiana Elledici. È il direttore del "Il Bollettino Salesiano" italiano, cartaceo.