Esame di coscienza secondo i sette peccati capitali

I. Superbia
“Prima della rovina viene l’orgoglio e prima della caduta c’è l’arroganza.” (Pr 16,18)
“Dove c’è insolenza c’è anche disonore, ma la sapienza sta con gli umili.” (Pr 11,2)
“Principio della superbia è allontanarsi dal Signore; il superbo distoglie il cuore dal suo creatore.” (Sir 10,12)
“Il Signore degli eserciti ha un giorno contro ogni superbo e altero, contro chiunque si innalza, per abbatterlo” (Is 2,12)
“Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili.” (Lc 1,51-52)
“Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato.” (Lc 18,14)
“Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?” (1Cor 4,7)
“Dio resiste ai superbi, agli umili invece dà la sua grazia” (Gc 4,6)
1. Riconoscimento di Dio come fonte di ogni bene
1. Riconosco che tutti i beni che ho – di natura e di grazia – vengono da Dio e non da me stesso?
2. Attribuisco a Dio tutto il bene che faccio?
3. Non sono forse orgoglioso, così pieno di me stesso, da non lasciare entrare in me nemmeno una goccia di grazia?
2. Sottomissione alla volontà di Dio e ai superiori
1. Rifiuto di sottomettermi alla volontà di Dio?
2. Non sono forse disobbediente o riluttante ad accettare le decisioni di chi ha legittima autorità su di me?
3. Ho un attaccamento eccessivo alla mia volontà e alle mie opinioni? Sono testardo? Riesco a rinunciare ai miei capricci per un bene più grande?
3. Vita spirituale
1. Non mi fido troppo di me stesso, tanto da espormi al pericolo del peccato?
2. Non mi considero forse senza bisogno di una guida spirituale?
3. Non mi vanto quando Dio mi dà consolazioni spirituali? O non mi lamento con Lui perché non me le dà?
4. Disprezzo le piccole cose – virtù, abitudini di pietà – aspirando solo alle grandi?
5. Distinguo tra ciò che è dottrina di fede e ciò che è semplicemente la mia opinione personale?
6. Rifiuto le umiliazioni o so invece approfittarne come occasione per crescere nell’umiltà?
4. Autoconsapevolezza e accettazione dei propri limiti
1. Riconosco sinceramente i miei errori e chiedo perdono?
2. Non ho forse coperto o giustificato i miei errori invece di correggerli?
3. Non fingo di sapere o di avere ciò che non ho per apparire più grande agli occhi degli altri?
4. Non sono forse ipocrita? Non pretendo di essere ciò che non sono?
5. Non mi considero indispensabile, come se senza di me non si potesse fare nulla?
5. Relazione con le critiche e le opinioni altrui
1. Accetto i consigli degli altri o me ne faccio beffe anche quando li vedo buoni?
2. Mi offendo o mi arrabbio quando gli altri mi criticano?
3. Mi ostino nelle mie opinioni anche quando mi rendo conto che sono sbagliate o meno buone di quelle degli altri?
4. Non ho un tono superiore e arrogante quando correggo qualcuno? Permetto a chi ha sbagliato di uscire dalla correzione in modo dignitoso o lo faccio sentire umiliato?
5. Ho la pazienza di ascoltare il mio interlocutore o gli parlo sopra?
6. Giudico e critico con facilità tutti – anche i miei superiori – perché li considero inferiori a me?
6. Confronto con gli altri e ambizione
1. Non sono forse ambizioso? Non aspiro a onori o a posizioni più elevate per apparire di più davanti agli altri?
2. So che confrontarmi con gli altri non ha senso, perché troverò sempre qualcuno che mi supera e qualcuno che supero? Ho fatto mia questa regola: “non il migliore di tutti a qualunque costo, bensì migliore di ieri a qualsiasi sacrificio”?
3. I successi ottenuti non mi hanno portato all’orgoglio o al disprezzo degli altri?
4. Non disprezzo gli altri nel mio cuore?
7. Ricerca di lodi, onori e approvazione
1. Non desidero essere lodato? Non sono forse triste quando non ricevo lodi o riconoscimenti?
2. Non cerco forse nelle conversazioni di portare il discorso su di me per essere elogiato?
3. Non cerco di attirare l’attenzione con la mia intelligenza, il mio aspetto fisico o altre qualità?
4. Riesco a essere indifferente alle lodi e agli onori?
5. Faccio le cose solo per fare bella figura?
6. Le mie opere buone sono fatte con retta intenzione o sono mescolate a orgoglio, vanità, egoismo, presunzione o arroganza?
8. Rapporto con gli altri nella vita quotidiana
1. Non mi considero al centro dell’universo? Non centro tutto su me stesso?
2. Non mi mostro eccessivamente preoccupato di quello che gli altri pensano di me?
3. Non mi considero forse l’unico modello perfetto, l’unica autorità competente, quello che tutti devono seguire?
4. Non stimo forse così tanto le mie azioni da desiderare che tutti si occupino di me, mi compatiscano nelle disgrazie e mi facciano i complimenti per tutto quello che faccio?
5. Riesco a fare del bene al prossimo senza disprezzarlo o umiliarlo? Riesco ad aiutare con umiltà, senza mostrare superiorità?
6. Mi servo di mezzi indegni – adulazione, finzione, ostentazione di meriti che non ho – per ottenere una posizione o un incarico?
7. Mi sono risentito per il modo in cui sono stato trattato?
8. Tempero il mio spirito critico? Esprimo le mie critiche in modo costruttivo, come suggerimento di una possibilità migliore?
II. Avarizia
“Chi ama il denaro non è mai sazio di denaro e chi ama la ricchezza non ha mai entrate sufficienti.” (Ec 5,9)
“Chi ama l’oro non sarà esente da colpa, chi insegue il denaro ne sarà fuorviato.” (Sir 31,5)
“Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio” (Is 5,8)
“È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mt 19,24)
“Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede.” (Lc 12,15)
“Non potete servire Dio e la ricchezza” (Lc 16,13)
“Quelli invece che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione.” (1Tim 6,9)
“Sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – cioè nessun idolatra – ha in eredità il regno di Cristo e di Dio.” (Ef 5,5)
1. Fiducia in Dio e distacco dai beni materiali
1. Sarei pronto a privarmi di tutto pur di non perdere la grazia di Dio?
2. Non ho forse poca fiducia nella Provvidenza di Dio e una preoccupazione eccessiva per il futuro?
3. Non mi sono creato un idolo dal denaro, cercando in esso sicurezza, piacere o prestigio sociale?
4. Non ho un senso di possesso disordinato sulle cose e sulle persone?
2. Relazione con il denaro e i beni materiali
1. Non è diventato l’accumulo di ricchezze una preoccupazione che mi travolge? Il denaro è diventato un fine in sé?
2. Non ho avidità di denaro o il desiderio di possedere sempre di più?
3. Sento un attaccamento eccessivo ai beni o al denaro?
4. Non chiamo forse “risparmio” ciò che so bene essere avarizia?
5. Non confondo forse l’accumulo irragionevole con il legittimo desiderio di assicurare il mio futuro e quello della mia famiglia?
6. Ho ambizione di fama o di potere?
3. Onestà e integrità negli affari
1. Mi avvalgo di inganni, imbrogli o affari poco puliti pur di guadagnare di più?
2. Ho partecipato a giochi d’azzardo con il denaro?
3. Mi guardo dal contrarre debiti inutili? Se sono costretto a farlo, li pago con puntualità e scrupolosità?
4. Uso responsabile del denaro
1. Uso i beni materiali secondo le giuste e moderate necessità? Fino a che punto arriva il mio amore per il lusso?
2. Spendo denaro per cose inutili o superflue? Se ho poco, lo uso per quelle più necessarie o lo spreco in altre di cui potrei fare a meno?
3. Come impiego il denaro che guadagno? Ho usato il denaro come un amministratore responsabile dei beni che Dio mi ha affidato?
5. Generosità verso il prossimo
1. Sono generoso o egoista con ciò che ho?
2. Sono avaro con la mia famiglia?
3. Non ho danneggiato la mia famiglia o altre persone a causa della mia avidità o ambizione?
4. Ho aiutato chi ne ha bisogno – i poveri, le missioni, le chiese, i colleghi in difficoltà, le opere di carità?
5. Sacrifico il mio tempo per aiutare gli altri?
6. Ho una particolare attenzione e compassione verso i poveri o li disprezzo e cerco più volentieri la compagnia dei ricchi?
7. Non mi lamento della mia povertà materiale, mostrando così un cuore che desidera ricchezze?
III. Lussuria
“Due tipi di persone moltiplicano i peccati, e un terzo provoca l’ira: una passione ardente come fuoco acceso non si spegnerà finché non sia consumata; un uomo impudico nel suo corpo non desisterà finché il fuoco non lo divori; per l’uomo impudico ogni pane è appetitoso, non si stancherà finché non muoia. L’uomo infedele al proprio letto dice fra sé: «Chi mi vede? C’è buio intorno a me e le mura mi nascondono; nessuno mi vede, perché temere? Dei miei peccati non si ricorderà l’Altissimo»” (Sir 23,16-18)
“Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.” (Mt 5,28)
“State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1Cor 6,18-20)
“Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria” (Col 3,5)
“Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione” (1Tes 4,3-5)
1. Atti gravi (peccati in opere)
1. Ho avuto relazioni sessuali fuori dal matrimonio: fornicazione o adulterio?
2. Ho commesso atti impuri da solo o con altri?
3. Mi sono messo deliberatamente in situazioni in cui sapevo che sarei caduto nel peccato, illudendomi poi di pentirmi senza però cambiare nulla?
2. Conseguenze sulla persona
1. La mia vita sessuale disordinata, non ha annebbiato in me la capacità di ragionare e di distinguere il bene dal male?
2. Non ha indebolito la mia volontà, rendendomi incapace di prendere decisioni ferme e di mantenerle?
3. Non ha diminuito il mio senso dei valori, portandomi a fare scelte sciocche o irresponsabili?
4. Non mi ha reso più egoista, meno capace di pensare davvero agli altri?
3. Confusione tra lussuria e amore
1. Non confondo la lussuria con l’amore, come se fossero la stessa cosa?
2. So, in fondo a me stesso, che la lussuria non è amore e che l’amore vero non si riduce al sesso?
3. Riconosco che la sessualità è uno dei modi in cui l’amore si esprime, ma che trova il suo posto pieno, moralmente, solo nel matrimonio?
4. Pensieri, parole e sguardo
1. Non mi lascio trascinare da pensieri impuri senza fare nulla per allontanarli?
2. Mi fermo a fissare persone o immagini che mi suscitano pensieri cattivi invece di distogliere subito lo sguardo?
3. Quando mi accorgo che la fantasia va verso cose pericolose, la freno subito o la lascio andare?
4. Uso parole volgari, doppi sensi o battute a sfondo sessuale che turbano o scandalizzano gli altri?
5. Non sono io stesso la causa di molte mie tentazioni, per come mi comporto, come guardo, come parlo?
5. Occasioni di peccato e ambiente
1. Evito letture, film, programmi, siti o contenuti a sfondo erotico o pornografico?
2. Evito situazioni di solitudine prolungata con persone che potrebbero diventare occasione di peccato?
3. Evito ambienti o compagnie in cui si parla in modo volgare o si alimenta una mentalità sensuale?
4. Tengo sotto controllo l’uso dell’alcol, la pigrizia e gli eccessi nei divertimenti sapendo che indeboliscono le mie capacità?
5. Allontano subito le tentazioni involontarie ricorrendo alla preghiera, invece di soffermarmi?
6. Giustificazioni e autoinganni
1. Non cerco di giustificare i miei eccessi sessuali dicendo che sono “necessari per la salute” o “espressione della mia personalità”?
2. Non mi illudo di essere pentito dopo ogni caduta, senza però cambiare davvero nulla nel mio stile di vita?
3. Mi rendo conto che pregare e chiedere grazie a Dio, pur continuando a vivere in modo sessualmente disordinato, è una contraddizione?
7. Vita spirituale e rimedi
1. Sono convinto che la purezza sia una virtù preziosa e necessaria, non un ideale irraggiungibile?
2. Penso sinceramente che Dio approverebbe le mie abitudini sessuali così come sono?
3. Ricorro ai Sacramenti, in particolare alla Confessione e alla Comunione, come aiuto concreto per vivere la purezza?
4. Riconosco nella santa Comunione la medicina più potente contro l’impurità e la ricevo con questa intenzione?
IV. Ira
“Chi è pronto all’ira commette sciocchezze.” (Pr 14,17)
“È meglio la pazienza che la forza di un eroe, chi domina sé stesso vale più di chi conquista una città.” (Pr 16,32)
“Un uomo collerico suscita litigi e l’iracondo commette molte colpe.” (Pr 29,22)
“Non essere facile a irritarti in cuor tuo, perché la collera dimora in seno agli stolti.” (Ec 7,9)
“Desisti dall’ira e deponi lo sdegno, non irritarti: non ne verrebbe che male” (Sal 37,8)
“Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio” (Mt 5,22)
“Non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date spazio al diavolo” (Ef 4,26-27)
“Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità.” (Ef 4,31)
“Ora invece gettate via anche voi tutte queste cose: ira, animosità, cattiveria, insulti e discorsi osceni, che escono dalla vostra bocca.” (Col 3,8)
“Ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira. Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio.” (Gc 1,19-20)
1. Atti gravi (violenza e vendetta)
1. Ho commesso atti di violenza fisica o verbale, spinto dalla rabbia?
2. Ho offeso o fatto del male a qualcuno in un momento d’ira?
3. Ho commesso ingiustizie verso altri proprio perché ero fuori di me dalla rabbia?
4. Ho cercato concretamente di vendicarmi di qualcuno che mi ha fatto del male?
5. Nutro desideri di vendetta: ho pensato o detto “me la pagherà”?
2. Rancore e perdono
1. Porto rancore verso qualcuno evitando di parlargli o di frequentarlo?
2. Quando qualcuno mi ferisce, riesco a perdonarlo davvero o fingo di perdonare e tengo il conto?
3. Quando qualcuno chiede perdono, sono pronto a darglielo di cuore?
3. Scatti d’ira e perdita di controllo
1. Ho scatti di collera improvvisi, con parole o gesti furiosi?
2. Mi innervosisco e perdo la calma per cose minime, per inezie?
3. Uso bestemmie, imprecazioni, parolacce o espressioni volgari quando sono arrabbiato?
4. Non mi lascio contagiare dall’ira di chi mi sta intorno, anche quando potrei restare calmo?
5. Mi rendo conto che, quando sono in preda all’ira, non riesco a ragionare lucidamente e giudico male le situazioni?
4. Suscettibilità e cattivo umore
1. Non sono eccessivamente suscettibile? Vedo offese dove c’è solo uno scherzo o un errore involontario?
2. Sono intollerante e intransigente? Non mi irrito facilmente con chi non la pensa come me?
3. Mi metto di cattivo umore quando le cose non vanno come voglio?
4. Non manifesto il mio malumore in modo da pesare su chi mi sta vicino?
5. So affrontare le difficoltà – malattie, problemi di lavoro, conflitti nelle relazioni – senza perdere la pace interiore?
5. Responsabilità personale e crescita
1. Non do la colpa agli altri o alle circostanze quando perdo il controllo – “mi ha fatto perdere la testa”, “è colpa sua se mi sono arrabbiato” – invece di assumermi la mia responsabilità?
2. Mi rendo conto che l’ira è un ostacolo alla mia crescita personale e spirituale e che mi impedisce di fare la volontà di Dio?
3. Mi sforzo concretamente di controllare le mie emozioni o mi lascio andare, pensando di non poterci fare nulla?
4. Ho fatto qualcosa di pratico per lavorare sulla mia irascibilità: preghiera, riflessione, chiedere aiuto?
6. Modo di parlare e relazioni con gli altri
1. Quando rispondo a qualcuno che è arrabbiato, lo faccio con calma e dolcezza o rispondo con la stessa ira?
2. Quando esprimo una critica o difendo il mio punto di vista, lo faccio con un tono pacato oppure ho il desiderio di prevalere o di ferire?
3. Evito di provocare gli altri con battute, scherzi o comportamenti che so che li innervosiscono?
4. Parlo in modo da cercare la verità e la giustizia o parlo per avere ragione e per farla pagare all’altro?
V. Gola
“Mettiti un coltello alla gola, se hai molto appetito.” (Pr 23,2)
“Non essere fra quelli che s’inebriano di vino né fra coloro che sono ingordi di carne, perché l’ubriacone e l’ingordo impoveriranno e di stracci li rivestirà la sonnolenza.” (Pr 23,20-21)
“Non essere ingordo per qualsiasi ghiottoneria e non ti gettare sulle vivande, perché l’abuso dei cibi causa malattie e l’ingordigia provoca le coliche. Molti sono morti per ingordigia, chi invece si controlla vivrà a lungo.” (Sir 37,29-31)
“Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.” (Lc 12,19)
“State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso.” (Lc 21,34)
“Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.” (Fil 3,18-19)
1. Dipendenze e danni gravi alla persona
1. Ho una dipendenza dall’alcol, dalle droghe, dal gioco d’azzardo o da altri comportamenti compulsivi legati al piacere?
2. Ho bevuto o mangiato in modo così eccessivo da perdere il controllo di me stesso?
3. L’abuso di cibo o di alcol non ha deteriorato la mia mente, la mia memoria o la mia capacità di giudizio?
4. Non mi ha fatto perdere la dignità o il senso di responsabilità verso gli altri?
5. Non ha indebolito in modo significativo la mia volontà, rendendomi schiavo delle mie abitudini?
6. Non ha portato nella mia vita una visione sempre più materialista, in cui il corpo e i suoi piaceri contano più di tutto?
2. Eccessi abituali nel mangiare e nel bere
1. Mangio abitualmente più del necessario, oltre a quello che richiede la mia salute?
2. Bevo alcolici in eccesso? In che misura fanno parte della mia vita quotidiana?
3. Ho scandalizzato qualcuno con il mio comportamento a tavola o con il bere?
4. Credo davvero che mangiare o bere troppo abbia conseguenze negative sulla mia vita morale e spirituale?
3. I cinque modi di peccare a tavola
1. Mangio fuori orario, prima che il corpo ne abbia davvero bisogno, solo perché ne ho voglia?
2. Mi lascio travolgere dall’avidità – non mangio con voracità, con ingordigia, senza freni?
3. Mangio in quantità eccessiva, oltre il ragionevole bisogno?
4. Ricerco cibi troppo cari e raffinati, preoccupandomi più del piacere che della necessità?
5. Dedico una cura sproporzionata alla scelta e alla preparazione di ciò che mangio, trasformando il pasto in un’ossessione?
4. Atteggiamento interiore verso il cibo
1. Non cerco nel cibo e nella bevanda il piacere per se stesso, come se fosse un fine e non un mezzo?
2. Parlo spesso e volentieri di cibo, di ricette, di ristoranti, come se fosse uno degli argomenti più importanti della mia vita?
3. Mi rendo conto che Dio ci ha dato il piacere del cibo per sostenerci, non per farmene dipendente?
5. Moderazione, mortificazione e vita spirituale
1. Sono moderato nel cibo e nella bevanda o mi lascio andare senza pormi limiti?
2. Mangio e bevo con calma, anche quando ho fame o sete o mi fiondo sul cibo senza controllo?
3. Pratico qualche forma di mortificazione volontaria a tavola: non scelgo sempre ciò che preferisco, osservo i digiuni prescritti, accetto con serenità qualche piccola privazione?
4. Rispetto i digiuni e le astinenze previsti dalla Chiesa?
5. So soffrire senza lamentarmi della fame o della sete, quando le circostanze lo richiedono?
VI. Invidia
“Un cuore tranquillo è la vita del corpo, l’invidia è la carie delle ossa.” (Pr 14,30)
“L’ira è crudele, il furore è impetuoso, ma alla gelosia chi può resistere?” (Pr 27,4)
“Gelosia e ira accorciano i giorni, le preoccupazioni anticipano la vecchiaia.” (Sir 30,24)
“Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.” (Mt 27,18)
“La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio,” (1Cor 13,4)
“Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non dite menzogne contro la verità.” (Gc 3,14)
“Allontanate dunque ogni genere di cattiveria e di frode, ipocrisie, gelosie e ogni maldicenza.” (1Pt 2,1)
1. Azioni concrete contro il prossimo
1. Non ho parlato male di qualcuno per invidia, cercando di sminuirne la reputazione agli occhi degli altri?
2. Non ho diffuso pettegolezzi o insinuazioni su qualcuno?
3. Ho intrigato contro qualcuno, cercando di sabotarne il successo o l’immagine?
4. Ho sminuito o criticato persone ben educate o istruite, etichettandole come “presuntuose” perché, in fondo, le invidiavo?
5. Ho qualificato come “ipocriti” coloro che cercano di vivere bene la loro fede, per giustificare a me stesso la mia incoerenza?
2. Invidia dei beni e dei successi altrui
1. Non mi rattristo quando un altro viene lodato o riconosciuto, come se il suo successo fosse una mia sconfitta?
2. Mi infastidisce che gli altri siano felici o abbiano successo, come se quella fortuna me l’avessero sottratta?
3. Non invidio i talenti naturali degli altri: l’intelligenza, la bellezza, la salute, le capacità?
4. Non invidio la posizione sociale, la carriera, la reputazione o i successi professionali altrui?
5. Non invidio le qualità morali e spirituali degli altri: la bontà, la generosità, la fede, la santità?
3. Gelosia e rallegrarsi del male altrui
1. Non sono invidioso di familiari, amici, colleghi o compagni per ciò che hanno o per come vengono considerati?
2. Non mi sono rallegrato, anche solo interiormente, delle disgrazie, degli insuccessi o delle umiliazioni di qualcuno?
3. Non censuro o critico ciò che fanno gli altri perché, in fondo, avrei voluto farlo io per riceverne l’onore o il riconoscimento?
4. Atteggiamento interiore e confronti
1. Non mi perdo in confronti continui tra me e gli altri che finiscono per alimentare invidia e scontento?
2. Mi lamento con Dio nel cuore perché ha dato ad altri qualità, talenti o situazioni che non ha dato a me?
3. Mi rattristo del bene altrui come se fosse un danno per me, invece di rallegrarmi sinceramente?
5. Sincerità verso gli altri e verso dio
1. Riesco a vedere i doni degli altri come qualcosa di bello per tutti e non come una minaccia alla mia importanza?
2. L’apprezzamento che mostro verso gli altri è sincero o nasconde in realtà un confronto che mi rode dentro?
3. Mi rallegro sinceramente quando qualcuno vicino a me cresce, migliora o ottiene qualcosa di bello?
4. Riconosco che ogni dono viene da Dio e che il bene degli altri non toglie nulla al mio?
VII. Accidia
“Va’ dalla formica, o pigro, guarda le sue abitudini e diventa saggio.” (Pr 6,6)
“Come l’aceto ai denti e il fumo agli occhi, così è il pigro per chi gli affida una missione.” (Pr 10,26)
“Il pigro brama, ma non c’è nulla per il suo appetito, mentre l’appetito dei laboriosi sarà soddisfatto.” (Pr 13,4)
“La pigrizia fa cadere in torpore, e chi è indolente patirà la fame” (Pr 19,15)
“Il desiderio del pigro lo porta alla morte, perché le sue mani rifiutano di lavorare.” (Pr 21,25)
“Per negligenza il soffitto crolla e per l’inerzia delle mani piove in casa.” (Ec 10,18)
“Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.” (Mt 25,26-27)
“Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore.” (Rm 12,11)
“E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.” (2Tes 3,10-12)
“Desideriamo soltanto che ciascuno di voi dimostri il medesimo zelo perché la sua speranza abbia compimento sino alla fine, perché non diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che, con la fede e la costanza, divengono eredi delle promesse.” (Eb 6,11-12)
“Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.” (Eb 12,12,-13)
“Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.” (Ap 3,15-16)
1. Abbandono e tiepidezza nella vita spirituale
1. Mi sono allontanato dalla vita cristiana perché la trovavo troppo arida, difficile o impegnativa?
2. Non ho cercato Dio in modo negligente: nella preghiera, nei sacramenti, nelle opere di bene?
3. Ho pigrizia o disinteresse per le cose di Dio, come se non mi riguardassero davvero?
4. Non sono tiepido nelle preghiere: non le abbrevio, le salto, le recito distrattamente, senza coinvolgermi?
5. Non mi distraggo facilmente con le cose del mondo quando si tratta di dedicare tempo a Dio?
6. Non sono pusillanime davanti a ciò che spiritualmente è difficile: non mi fermo al primo ostacolo senza nemmeno provarci?
2. Negligenza nei doveri e verso gli altri
1. Lavoro in modo superficiale e negligente, facendo le cose a metà o con noncuranza?
2. Lascio volentieri agli altri i compiti più difficili, riservando a me quelli più comodi?
3. Evito, anche con pretesti, tutto ciò che richiede un po’ di sforzo in più?
4. Porto a termine ciò che inizio o lascio le cose a metà e passo ad altro?
5. Sono indifferente davanti alle difficoltà degli altri, perché aiutarli richiederebbe un sacrificio?
6. Aspetto sempre di “sentirmela” per servire e aiutare invece di farlo anche quando non ne ho voglia?
3. Procrastinazione e disordine nei tempi
1. Non rimando continuamente le cose a domani, a più tardi, a quando avrò più tempo?
2. Rispondo con prontezza a messaggi, lettere o richieste che aspettano una mia risposta?
3. Adempio ai miei doveri, in famiglia e nel lavoro, in modo puntuale o faccio sempre aspettare?
4. Ho l’abitudine di iniziare molte cose insieme senza portarne a termine nessuna?
4. Attaccamento alla comodità e al riposo eccessivo
1. Riposo più del necessario, al di là di quanto la salute richieda?
2. Non sono troppo attaccato alla comodità: non evito il freddo, la fatica, il disagio, anche quando sarebbe giusto accettarli?
3. Mi lamento spesso di avere troppo da fare, usando il lavoro come scusa per fare ancora meno?
4. Non mi addormento – metaforicamente o no – davanti a ciò che Dio e la vita mi chiedono?
5. Uso del tempo e degli svaghi
1. Ho un programma ragionevole per la mia giornata o vivo alla giornata senza ordine né priorità?
2. Spreco tempo in letture leggere e inutili, in chiacchiere vuote, in navigazione sul web senza scopo?
3. Uso bene il tempo libero o lo lascio scorrere via senza che porti frutto?
4. Mi alzo e mi corico a orari ragionevoli o lascio che la pigrizia governi anche i ritmi del mio corpo?
5. Non trascorro troppo tempo in svaghi che vanno oltre il giusto riposo – giochi, feste, intrattenimento – al punto da toglierlo a ciò che conta?
6. Disciplina personale e consapevolezza
1. Non disprezzo la disciplina personale: gli impegni presi con me stesso, le abitudini di vita, i propositi?
2. Non sono trascurato in modo cronico: nelle piccole cose, nei dettagli, nella cura di ciò che mi è affidato?
3. Preferisco sempre la strada più facile: il libro leggero invece di quello che mi fa crescere, la risposta comoda invece di quella vera?
4. Riconosco onestamente che l’accidia non è solo pigrizia del corpo, ma anche della volontà e dello spirito e che mi riguarda?
