5 Mar 2026, Gio

Matilde Salem. Una donna forte e virtuosa

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La storia di Matilde Salem è quella di una donna capace di coniugare fede profonda, impegno sociale e straordinaria forza interiore. Nata ad Aleppo all’inizio del Novecento, visse in un contesto di benessere economico e di intensa vita sociale, ma seppe trasformare i privilegi ricevuti in strumenti di servizio verso gli altri. Moglie affettuosa, collaboratrice intelligente nelle attività del marito e donna di grande sensibilità spirituale, attraversò prove personali dolorose che segnarono profondamente il suo cammino. Dopo la morte del consorte, la sua vita si orientò sempre più verso una dedizione totale ai poveri e ai giovani della Siria, animata da una carità concreta e lungimirante. La sua vicenda testimonia come la santità possa maturare dentro la storia quotidiana, tra responsabilità, sofferenza e generosità senza misura.

Vivere e operare politicamente non significa, in primo luogo, schierarsi con un partito o un’ideologia di regime, significa posare lo sguardo sulla polis, sulla comunità in cui si vive, sulle sue esigenze concrete e spirituali: Matilde Salem così visse per la sua patria, la Siria oggi dilaniata. Seppe dare impulsi e costruire una nuova civiltà, non solo profondendo a dismisura la ricchezza che segnava la sua famiglia di nascita e quella in cui entrò per via di matrimonio, ma pagando con la propria pelle. Percorse un cammino tutt’altro che facile e morbido, tanto che nella sua ultima fase si trovò a combattere con un doloroso e crudo cancro.
Di primo acchito la reazione di Matilde fu un atto di fede spontaneo: «Mio Dio, grazie!», che dovette però fare i conti con una realtà che si profilava sempre più ardua e a cui Matilde reagì anche con violenza incontrollata, perché della sua propria pelle si trattava, ma si placò nella preghiera rivolta a Colei che l’accompagnò in tutta la sua vita: Maria, la Madre di Gesù.
Siriana orgogliosa e fiera, donna orientale attaccata ai costumi della sua stirpe, Matilde Chelhot, nata da agiata famiglia nel 1904 ad Aleppo, studiò dalle Suore Armene dell’Immacolata Concezione cui fu sempre grata per l’educazione ricevuta. Giovane sposa diciottenne di Georges Elias Salem, intraprendente industriale, visse una vita di coppia felice, di reciproca stima e di innamoramento sincero.
Il grande dolore dei coniugi Salem, che vivevano una vita sociale ad alto livello, viaggiavano in Europa e frequentavano i grandi ambienti legati alle loro ditte, fu l’impossibilità di avere figli per il grave diabete di Georges.
Matilde seppe confortare il suo sposo, stargli accanto anche quando il suo carattere risentiva degli sbalzi di umore e della fatica di una vita professionale cui all’intraprendenza e alla capacità del fiuto commerciale non corrispondeva uno stato fisico adeguato.
Ebbene, Matilde, donna siriana per usi ancestrali e gusto proprio, con al vertice la leggendaria ospitalità orientale, si trasformò in una manager di successo, non rampante in proprio ma sempre al fianco del marito, diventandone la consigliera e l’esecutrice dei progetti, con rigore tecnico e sguardo lungo sugli esiti di imprese commerciali azzardate o poco chiare.
Non mancarono delle prove che la divisero dall’amata famiglia Chelhot, in cui mai prevalse l’astio o il rancore. Il cuore di Matilde rimase libero e sofferente, attento alle esigenze dei suoi familiari Salem, dei nipoti che affiancò ed aiutò nelle loro rispettive scelte con affetto tenero e perspicace.
L’accumulo della fortuna però non fu l’obiettivo dei Salem. Troppo vivo era il loro senso sociale di condivisione, animato da una fede cristiana e da una vita di preghiera intensa, che non li distoglieva dai divertimenti tipici del loro censo, gioco incluso, in cui Matilde eccelleva, guadagnando piuttosto che perdendo…
Il doloroso distacco dall’amato Georges Elias divenne per Matilde, inconsolabile ma serena, uno squarcio su di una realtà che avrebbe rivelato la sua profonda chiamata nella vita che le restava davanti.
Rifiutò ottimi partiti, con inclusa la possibilità di diventare madre, vista ancora la sua giovane età, e si aprì invece ad una dedizione senza limiti verso i poveri, i bisognosi senza distinzione di religione o di etnia.
Una carità moderna la sua, di un’elemosina sempre preziosa, costruttiva e capace di autoeducare, perché, osservando la situazione della popolazione siriana, capì che il futuro della gioventù sarebbe stato contrassegnato da una competenza professionale: solo il lavoro degno e sicuro, avrebbe plasmato diversamente il futuro della sua patria.
Grande sostegno, nel progetto che il suo Georges le aveva lasciato da portare a termine, fu l’Arcivescovo greco cattolico di Aleppo, Mons. Isidoro Fattal che seppe dare vita alla “Fondazione Georges Salem”, rivolta proprio ai giovani siriani per far loro acquisire, con delle scuole adatte, una professionalità in cui il mestiere eccellesse e consentisse di mantenere le proprie famiglie.
Matilde, pur vivendo una vita orante intensa seppe coniugare le diverse sfaccettature della sua personalità: ricca proprietaria, manager acuta, madre per i piccoli orfani che lavava e pettinava, viaggiatrice attenta, donna elegante ed ospite gradevolissima e generosa.
La scoperta dell’Opera dell’Amore misericordioso plasmò il desiderio interiore che pervadeva la sua vita: i sacerdoti, la loro santa vita e i religiosi. La sua crescita spirituale fu visibile e sempre più trasparente, perché Matilde non nacque santa, lo divenne, affrontando un quotidiano problematico, ma con il sorriso sulle labbra e l’indistruttibile fiducia in Dio.
Terziaria francescana, si spogliò di ogni suo bene, dopo aver elargito somme favolose, e morì in una casa che più non era sua, libera e distaccata da ogni bene terreno. In lei pulsava la grande ascendenza delle donne siriane dei primi secoli della vita della Chiesa, donne libere e liberate da ogni ricchezza a favore dei più bisognosi.
Matilde non aveva mai rifiutato a nessuno il suo aiuto. L’elenco delle sue cariche nelle associazioni benefiche sconcerta: dove trovava la capacità di essere presenza fattiva? Come intuiva le necessità e vi prestava soccorso?
Come sapeva frenare le iniziative che si sarebbero dissolte nel nulla?
La tensione ecumenica che la caratterizzava, in tempi in cui il solo discorso poteva suonare sospetto, conobbe uno slancio effettivo che contagiava, sapendo allacciare rapporti di stima e di aiuto con tutti: con i suoi grandi amici musulmani, con gli ortodossi, con i rappresentanti dei riti orientali cristiani.
Nel 1947 la “Fondazione Georges Salem” passò nelle mani dei figli di Don Bosco, che ancora oggi gestiscono l’opera educativa e trapassano nei loro allievi quanto Matilde stava più a cuore: l’amore di Dio che trasforma la vita di ciascuno.
L’ultimo tratto della sua vita fu uno spogliamento, una kenosi totale. Molto sofferente per il cancro che la divorava, mantenne un atteggiamento sereno e abbandonato, in lucido dono per l’unità dei cristiani e la santificazione dei preti.
Volle essere sepolta vicino all’amato consorte nella “Fondazione” in cui aveva profuso con infaticabile servizio, tutta la sua energia.
Una donna siriana, orientale, una manager indiscussa nel suo campo e ricca di humour, una donna moderna e “Serva di Dio” che, presto, vorremmo vedere beatificata, proprio come aveva predetto, il 27 febbraio 1961, l’Arcivescovo Fattal quando Matilde si spense: «Santa Matilde!».

Cristiana Dobner

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