Esame di coscienza secondo le virtù teologali e cardinali

Prenditi un momento di silenzio e raccoglimento. Leggi ogni domanda lentamente, lasciando che tocchi la tua coscienza. Non si tratta di un elenco di colpe da recitare, ma di uno specchio per incontrare la verità di te stesso davanti a Dio. Concludi con un atto di dolore sincero e con il proposito di migliorare.
Preghiera iniziale
Vieni, Spirito Santo, illumina la mia mente e il mio cuore. Aiutami a vedere con chiarezza dove mi sono allontanato da Dio e dal bene. Dammi la grazia della verità e del pentimento sincero. Amen.
Le virtù teologali e cardinali
Le virtù teologali – Fede, Speranza e Carità – ci uniscono direttamente a Dio. Sono doni che dobbiamo custodire e far crescere.
Le virtù cardinali – Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza – ordinano la vita morale e reggono le altre virtù umane.
I. FEDE
È la virtù teologale per cui crediamo in Dio e in tutto ciò che Egli ha rivelato – perché Egli è la Verità stessa – e che la Chiesa ci propone di credere. È adesione dell’intelletto e della volontà alla verità rivelata da Dio e proposta dalla Chiesa come credibile.
“La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede.” (Eb 11,1)
“La tua fede ti ha salvato” (Mc 10,52)
“Il giusto vivrà mediante la fede” (Rm 1,17)
“Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano.” (Eb 11,6)
Peccati gravi contro la fede
1. Ho rifiutato in modo ostinato una o più verità della fede cattolica dopo il battesimo? (Eresia – es. negare la Resurrezione, la presenza reale nell’Eucaristia, ecc.)
2. Ho ripudiato completamente la fede cristiana ricevuta nel battesimo? (Apostasia – abbandono totale della fede.)
3. Ho rifiutato di riconoscere il Papa come guida della Chiesa o mi sono separato dalla comunione con essa? (Scisma – rottura con la Chiesa.)
4. Non ho forse ridotto la mia fede a solo ciò che riesco a capire o a vedere con i miei occhi, rifiutando ciò che va oltre la mia ragione? (Incredulità – rifiuto di credere alla Rivelazione.)
Debolezze e abbandoni della fede
5. Ho coltivato volontariamente dubbi su ciò che Dio ha rivelato o su ciò che la Chiesa insegna, senza cercare di risolverli? (Es. ho dubitato deliberatamente di Dio, di Cristo, di un dogma della fede.)
6. Non ho messo in dubbio la fede per rispettare l’opinione altrui o per paura del giudizio degli altri? (Rispetto umano – vergogna di professare la fede.)
7. Non ho forse taciuto o nascosto la mia fede in situazioni in cui avrei potuto testimoniarla con coraggio?
8. Ho frequentato pratiche, movimenti o credenze incompatibili con la fede cristiana? Ho praticato superstizioni, magie, esoterismo o attribuito potere soprannaturale a oggetti o riti non cristiani?
9. Non ho pensato che tutte le religioni si equivalgano e che la fede cattolica non abbia nulla di speciale o di vero rispetto alle altre? (Indifferentismo religioso.)
10. Con i miei comportamenti o parole, ho spinto qualcuno ad allontanarsi dalla fede o a perderla? (Scandalo contro la fede.)
Trascuratezza e tiepidezza nella fede
11. Non ho trascurato di istruirmi sulla fede? Sono rimasto nell’ignoranza di cose che avrei potuto e dovuto conoscere? (Negligenza nella formazione – ignoranza colpevole.)
12. Quando ho avuto dubbi di fede, ho cercato di risolverli con lo studio, la preghiera o il consiglio di una persona esperta e fidata?
13. Non ho esposto volontariamente la mia fede a rischi inutili? Sto attento a libri, spettacoli, video o frequentazioni che potrebbero indebolirla?
14. Non ho cercato di risolvere i miei problemi affidandomi solo alla mia testa o alle persone, senza portarli alla luce della fede e della preghiera?
15. Ho vegliato sulla vita di fede di chi dipende da me (figli, familiari, persone affidate alle mie cure)? Ho fatto il possibile per aiutarli a crescere nella fede?
Vita di preghiera e pratica della fede
16. Non ho trascurato la preghiera quotidiana, anche breve? Ho pregato ogni giorno con fede viva?
17. Non ho partecipato alla Messa domenicale in modo distratto, sbrigativo o solo per abitudine, senza vera presenza interiore?
18. Non ho dimenticato di fare ogni giorno l’atto di fede? Mi rendo conto che la fede è un dono di Dio e che va coltivata ogni giorno con la preghiera, lo studio e la meditazione?
19. Nelle difficoltà, ho cercato luce nella Parola di Dio o ho preferito affidarmi solo alle mie forze?
20. Non ho forse dimenticato di pregare per chi non crede, per chi è lontano dalla fede o per chi l’ha persa?
II. SPERANZA
È la virtù teologale per cui confidiamo di ottenere da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per raggiungerla.
“Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.” (Rm 8,24-25)
“La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.” (Rm 5,5)
“In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita” (Eb 6,19)
Peccati gravi contro la speranza
1. Ho mai disperato della misericordia di Dio, pensando che i miei peccati siano imperdonabili o che Dio non possa o non voglia salvarmi? (Disperazione – il peccato più grave contro la speranza.)
2. Non ho pensato di salvarmi comunque, senza bisogno di convertirmi o di chiedere perdono, perché “Dio perdona tutti”? (Presunzione – la falsa sicurezza nella salvezza.)
Scoraggiamento e mancanza di fiducia
3. Non ho perso la speranza nella misericordia di Dio a causa dei miei peccati o delle mie debolezze?
4. Non ho mormorato contro Dio davanti alle prove e alle sofferenze, come se mi avesse abbandonato?
5. Non ho ceduto all’ansia o allo scoraggiamento nelle difficoltà, dimenticando che Dio è con me e provvede?
6. Non ho forse pensato, davanti a una situazione difficile, che Dio non potesse farcela o che la vittoria del male fosse possibile? Mi rendo conto che, affidandomi a Dio onnipotente e Redentore, la vittoria sul male è garantita?
Attaccamento ai beni di questa vita
7. Non ho riposto la mia sicurezza nei soldi, nel lavoro, nella salute o nello status sociale più che in Dio?
8. Non ho vissuto come se questa vita fosse tutto, trascurando il fatto che sono fatto per la vita eterna?
9. Non ho forse un attaccamento eccessivo a questa vita, al punto che, se perdessi i miei beni, la salute o la posizione sociale, perderei anche la speranza?
Trascuratezza nella cura della speranza
10. Mi rendo conto che la speranza non è un semplice ottimismo umano, ma un dono di Dio? Faccio ogni giorno l’atto della speranza?
11. Non ho confuso la speranza cristiana con l’aspettare passivamente che Dio risolva tutto, senza usare i mezzi che lui stesso mi ha messo a disposizione?
12. Non ho trascurato di leggere la Sacra Scrittura, dove posso vedere con i miei occhi che Dio è sempre fedele alle sue promesse e non abbandona mai chi si affida a lui?
13. Non ho forse trascurato di affidare a Dio in preghiera le situazioni difficili, cercando di cavarmela solo con le mie forze?
Verso il prossimo
14. Non ho mancato di portare speranza a chi era scoraggiato, nel dolore o nella disperazione? Ho saputo essere presenza di consolazione e di fiducia per gli altri?
15. Con le mie parole o il mio atteggiamento, ho forse alimentato la rassegnazione, il pessimismo o la sfiducia in chi mi stava vicino?
III. CARITÀ
È la virtù teologale per cui amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi per amore di Dio.
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.” (Gv 15,12)
“Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.” (Gv 4,19)
“La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine.” (1Cor 13,4-8)
“Ora rimangono queste cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più eccellente di esse, è la carità” (1Cor13,13).
Peccati gravi contro Dio
1. Ho mai provato odio verso Dio, maledicendolo o rifiutandolo deliberatamente?
2. Non ho vissuto come se Dio non esistesse, ignorandolo completamente nella mia vita quotidiana? (Indifferenza religiosa.)
3. Non ho dimenticato di ringraziare Dio per i doni ricevuti, come se tutto fosse merito mio o semplice fortuna? (Ingratitudine verso Dio.)
Peccati gravi contro il prossimo
4. Ho odiato qualcuno, augurandogli del male o godendo delle sue disgrazie?
5. Non ho provato invidia per i successi, i talenti o i beni altrui, rattristandomi del bene degli altri?
6. Ho seminato discordia tra le persone, alimentando divisioni, litigi o incomprensioni?
7. Ho parlato male di qualcuno alle sue spalle, rovinandone la reputazione? Ho calunniato qualcuno, attribuendogli cose false? (Maldicenza e calunnia.)
8. Con i miei comportamenti o parole, ho spinto qualcuno a fare del male o ad allontanarsi da Dio? (Scandalo.)
9. Ho commesso un’offesa o un’ingiustizia grave verso qualcuno, senza cercare di riparare?
Tiepidezza e trascuratezza nell’amore di Dio
10. Non ho vissuto la mia fede in modo tiepido, senza slancio, senza desiderio vero di Dio, facendo tutto per abitudine? (Tiepidezza spirituale.)
11. Non ho vissuto momenti di accidia spirituale, in cui la preghiera, i sacramenti e le cose di Dio mi pesavano o mi annoiavano? (Accidia spirituale.)
12. Mi rendo conto che la carità non è un sentimento umano, ma un dono di Dio? Faccio ogni giorno l’atto di carità?
13. Non ho forse trascurato di desiderare che Dio sia conosciuto e amato, e di fare qualcosa di concreto per questo?
14. Non ho mancato di reagire quando ho sentito una bestemmia o un’offesa a Dio, almeno con un atto interiore di riparazione e di lode?
Trascuratezza e freddezza verso il prossimo
15. Non ho nutrito rancore o risentimento verso qualcuno, senza cercare la riconciliazione?
16. Non ho escluso, ignorato o trattato male qualcuno per egoismo, pigrizia o pregiudizio?
17. Non ho mancato di pregare per i miei nemici e per chi mi ha fatto del male?
18. Mi rendo conto che il vero banco di prova della carità è voler bene anche al nemico, rispondere al male con il bene? Ci provo davvero?
Opere di misericordia e testimonianza concreta
19. Non ho forse mancato di essere generoso con il mio tempo, i miei beni e le mie energie verso chi ha bisogno?
20. Non ho trascurato le opere di misericordia corporale e spirituale – visitare i malati, consolare gli afflitti, istruire chi non sa, correggere chi sbaglia con carità?
21. Non ho dimenticato che amare il prossimo significa volergli bene davvero, non solo sentire affetto o simpatia? Ho trattato tutti con rispetto e bontà, anche chi mi è difficile o antipatico?
22. Nella vita di tutti i giorni, nelle conversazioni, nel lavoro, in famiglia – sono stato un balsamo per gli altri o una fonte di tensione, lamentele e negatività?
Crescita nella carità
23. Mi rendo conto che la carità è l’unica virtù che rimane per tutta l’eternità? Mi sforzo di coltivarla ogni giorno, anche nelle piccole cose?
24. Mi rendo conto che quando amo davvero una persona la cerco, voglio stare con lei, mi rallegro di ciò che la rallegra e soffro di ciò che la fa soffrire, faccio quello che mi chiede anche quando non ne ho voglia? Il mio rapporto con Dio ha questi stessi segni di amore vero?
25. Mi rallegro di tutto ciò che piace a Dio e mi rattristo di tutto ciò che lo offende?
IV. PRUDENZA
È la virtù cardinale che guida a riconoscere il bene da compiere in ogni circostanza e a scegliere i mezzi giusti per realizzarlo.
“Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16)
“Fate dunque molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi” (Ef 5,15)
“Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.” (Mt 7,24)
Falsa prudenza e malizia
1. Non ho agito con doppiezza, astuzia o inganno per ottenere ciò che volevo, manipolando le persone o le situazioni? (Astuzia – uso distorto dell’intelligenza.)
2. Non ho confuso la prudenza con la furbizia mondana, preoccupandomi solo di ciò che conviene a me, senza tener conto di Dio e della vita eterna? (Prudenza della carne.)
Precipitazione e impulsività
3. Non ho preso decisioni importanti senza preghiera, riflessione o consiglio, fidandomi solo del mio istinto del momento?
4. Non ho agito d’impulso, senza pensare alle conseguenze, causando danni a me stesso o agli altri?
5. Non ho parlato senza riflettere, specialmente in situazioni delicate, dicendo cose di cui mi sono poi pentito?
6. Non ho forse giudicato persone o situazioni prima di conoscere bene la verità, lasciandomi guidare da impressioni o sentimenti?
Indecisione, negligenza e rimandi
7. Non ho rimandato continuamente decisioni importanti per timidezza, pigrizia o paura di sbagliare, senza mai arrivare a una conclusione?
8. Non ho perso tempo prezioso a soppesare all’infinito senza decidermi, con il risultato di non fare nulla? (Es. “ci penserò”, “vedrò”, “forse domani…”)
9. Non ho lasciato che la fretta o la pigrizia mi facessero scegliere male, saltando la riflessione necessaria?
10. Non ho rimandato decisioni importanti della vita – vocazione, famiglia, lavoro, conversione – senza un motivo serio?
Mancanza di discernimento e di consiglio
11. Non ho forse confuso la prudenza con la mediocrità o la codardia, evitando di fare il bene per paura delle conseguenze?
12. Non ho mancato di chiedere consiglio – a un sacerdote, a una persona saggia, a chi ha esperienza – quando non sapevo come agire rettamente?
13. La mia prudenza è cristiana, cioè orientata verso Dio e la vita eterna? O è solo mondana, attenta a ciò che conviene, a ciò che piace, a ciò che evita problemi?
14. Non ho forse mancato di distinguere chiaramente ciò che è veramente bene da ciò che è solo piacevole, conveniente o comodo?
Mancata vigilanza su sé stessi
15. Non ho trascurato di evitare le situazioni che so essere per me occasioni di peccato, illudendomi di farcela lo stesso?
16. Non ho mancato di imparare dagli errori commessi, ripetendo gli stessi sbagli senza trarne nessuna lezione?
17. Non ho mancato di fare frutto spirituale dagli eventi della mia vita – gioie, dolori, fallimenti, successi – leggendoli alla luce di Dio?
18. Non ho mancato di soppesare bene le circostanze e i mezzi prima di agire, lasciandomi guidare da una passione o da un’emozione forte invece che dal giudizio retto?
19. Dopo aver capito cosa era giusto fare, non ho forse mancato di metterlo in pratica, fermandomi alla buona intenzione senza passare all’azione?
V. GIUSTIZIA
È la virtù cardinale che porta a dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto.
“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.” (Mt 22,21)
“Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.” (Mt 6,33)
“Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.” (Mt 5,20)
Peccati gravi contro la vita e la libertà
1. Ho tolto la vita a qualcuno, ho favorito un aborto o sono stato complice di una violenza grave contro una persona?
2. Ho picchiato, ferito o maltrattato qualcuno fisicamente?
3. Ho privato qualcuno della libertà in modo illegittimo – trattenendolo contro la sua volontà, isolandolo o controllando ogni sua mossa?
Peccati gravi contro i beni altrui
4. Ho rubato, rapinato o frodato qualcuno, sottraendogli ciò che era suo?
5. Ho danneggiato volontariamente la proprietà altrui o quella pubblica senza riparare il danno?
6. Ho trattenuto ingiustamente un salario o un compenso dovuto a chi ha lavorato per me?
7. Ho praticato usura, approfittando del bisogno altrui per guadagnare in modo ingiusto?
8. Ho restituito ciò che avevo preso o danneggiato? Ho riparato i danni materiali o morali causati agli altri?
Peccati contro la reputazione e la verità
9. Ho calunniato qualcuno, attribuendogli colpe o difetti falsi, rovinandone il nome?
10. Ho diffamato o parlato male di qualcuno alle sue spalle, rivelando senza motivo difetti veri? (Detrazione o maldicenza.)
11. Non ho preso l’abitudine di scoprire e raccontare i difetti nascosti degli altri?
12. Ho giudicato qualcuno in modo avventato, senza conoscere la verità, condannandolo nel cuore o davanti agli altri?
13. Ho mentito in modo da arrecare danno a qualcuno? Ho reso una falsa testimonianza o fatto un falso giuramento?
14. Ho ingannato qualcuno in un contratto, in un accordo o in una compravendita?
15. Sono stato adulatore, dicendo cose false o esagerate pur di compiacere qualcuno o di ottenere qualcosa?
16. Sono stato simulatore o ipocrita, mostrando di essere quello che non sono?
Peccati contro la giustizia sociale
17. Ho sfruttato il lavoro altrui, pagando poco, trattando male o ignorando i diritti di chi lavorava per me?
18. Ho praticato corruzione – dando o ricevendo favori illeciti per ottenere vantaggi indebiti?
19. Ho discriminato qualcuno ingiustamente – per la sua origine, condizione sociale, aspetto o altro – negandogli diritti o trattamento degno?
20. Ho fatto preferenze di persone in famiglia, tra amici o nel lavoro, favorendo alcuni e penalizzando altri in modo ingiusto?
Doveri verso lo Stato e la comunità
21. Non ho evaso le tasse o cercato di sottrarmi a obblighi civili legittimi?
22. Non ho trascurato di rispettare le leggi giuste della società, pensando che non mi riguardassero?
23. Quando il bene comune richiedeva un sacrificio da parte mia, non ho forse cercato di tirarmi indietro?
Doveri verso Dio: pietà e obbedienza
24. Mi rendo conto che Dio, essendo infinitamente perfetto, ha diritto a tutta la mia gloria, il mio onore e la mia adorazione? Non ho forse trascurato di darglieli?
25. Non ho trascurato la presenza di Dio nella mia giornata, vivendo come se lui non ci fosse, non mi vedesse e non fosse con me?
26. Non ho forse mancato di fare la volontà di Dio come norma suprema della mia vita, mettendo al primo posto i miei desideri, la mia comodità o il giudizio altrui?
27. Non ho trascurato i precetti della Chiesa – la Messa domenicale, la confessione, il digiuno – come se fossero opzionali o superati?
Obbedienza ai superiori legittimi
28. Non ho mancato di rispettare e ascoltare i miei superiori legittimi – in famiglia, al lavoro, nella Chiesa – guardando troppo ai loro difetti invece che all’autorità che rappresentano?
29. La mia obbedienza, quando c’è, è piena e serena? O è lenta, scontenta, parziale, sempre accompagnata da discussioni o resistenze interiori?
30. Non ho punito qualcuno con eccesso o con eccessiva durezza, o al contrario con troppa debolezza e indulgenza, mancando di equità?
31. Mi lascio guidare dal mio confessore o direttore spirituale? Considero i suoi consigli come uno strumento della volontà di Dio per me, o li prendo e li lascio a seconda di quanto mi convengono?
Generosità e uso dei beni
32. Non ho mancato di essere generoso con i miei beni, il mio tempo o le mie qualità verso chi ne aveva bisogno?
33. Non ho speso in modo imprudente o irresponsabile, mettendo a rischio il necessario per me o per chi dipende da me?
34. Non ho mancato di gratitudine verso chi mi ha fatto del bene – Dio, i genitori, i benefattori, gli amici?
VI. FORTEZZA
È la virtù cardinale che rende capaci di affrontare con coraggio le difficoltà e i pericoli per il bene, e perseverare nel bene, anche di fronte alle avversità e sofferenze.
“Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33)
“Tutto posso in colui che mi dà la forza.” (Fil 4,13)
“Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.” (2Tim 1,7)
Viltà e codardia morale
1. Non ho taciuto la verità o rinunciato a fare il bene per paura delle conseguenze – del giudizio altrui, del ridicolo, del conflitto? (Viltà – rifiuto di fare il proprio dovere per paura.)
2. Non ho lasciato che qualcuno subisse un’ingiustizia senza dire niente, preferendo stare in silenzio per non crearmi problemi?
3. Non ho rinunciato a correggere fraternamente chi sbagliava, per non disturbare o per paura di come avrebbe reagito?
4. Non ho abbandonato impegni importanti – di fede, di famiglia, di servizio – semplicemente perché erano diventati faticosi o scomodi? (Mollezza – abbandonare il bene per evitare la fatica.)
5. Non ho forse ceduto alle tentazioni senza opporre resistenza, senza nemmeno chiedere aiuto a Dio?
Rispetto umano e paura del giudizio
6. Non ho vissuto preoccupandomi più di quello che pensa il mondo di me che di quello che pensa Dio? Mi chiedo: “Cosa farebbe Gesù al mio posto?”
7. Non ho lasciato che l’ironia, le beffe o il giudizio negativo degli altri mi bloccassero dal fare il bene o dal professare la mia fede?
8. Non ho forse ceduto a una solidarietà di gruppo sbagliata – stare con gli altri anche quando avevano torto, per non isolarmi o per non fare la figura del diverso?
9. Non ho forse lasciato che gli stati d’animo della folla – l’entusiasmo collettivo, lo scherno, l’odio di gruppo – mi trascinassero senza riflettere?
Temerità e presunzione
10. Non ho forse affrontato situazioni pericolose o difficili in modo impulsivo, senza ragione sufficiente e senza valutare le conseguenze? (Temerità – coraggio senza prudenza.)
11. Non ho forse confidato troppo nelle mie forze, pretendendo di riuscire in imprese superiori alle mie capacità, senza affidarmi a Dio? (Presunzione – falsa fortezza.)
Impazienza e scoraggiamento
12. Non ho sopportato male le sofferenze, le malattie, le ingiustizie e le prove della vita, lamentandomi e perdendo la serenità invece di unirle a Cristo? (Impazienza.)
13. Non ho lasciato che l’insuccesso o la mancanza di riconoscimento mi scoraggiassero, abbandonando il bene intrapreso?
14. Non ho lasciato che l’umore degli altri o le circostanze esterne determinassero il mio stato d’animo, invece di radicarmi nella pace di Dio?
Incostanza e debolezza spirituale
15. Non ho abbandonato la preghiera, i sacramenti o le pratiche spirituali nei momenti di aridità, di noia o di difficoltà, invece di perseverare?
16. Non ho mostrato incostanza nelle buone opere – iniziando con entusiasmo e abbandonando appena arrivava la fatica?
17. Non ho affrontato la sofferenza, la malattia o il fallimento con sfiducia e rassegnazione, invece di appoggiarmi a Dio con fede?
Esame globale della fortezza
18. Ho davvero quella disposizione d’animo che mi spinge a fare cose difficili – quando il dovere lo richiede – a qualsiasi costo, senza aspettare le condizioni favorevoli?
19. Di fronte alle avversità, alle prove e alle ingiustizie, ho sopportato con fortezza e serenità, accettando quello che Dio permette? O ho reagito con ribellione, amarezza o rassegnazione?
VII. TEMPERANZA
È la virtù cardinale che modera gli appetiti e i piaceri sensibili secondo la retta ragione e assicura il dominio della volontà sugli istinti.
“È apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà” (Tit 2,11-12)
“Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre.” (1Cor 9,25)
“Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole.” (2Tim 4,3-4)
Lussuria e disordine sessuale
1. Ho commesso atti sessuali fuori dal matrimonio – rapporti prematrimoniali, adulterio, prostituzione? (Fornicazione, adulterio.)
2. Non ho ceduto alla masturbazione o ricercato il piacere sessuale al di fuori del suo significato umano e morale?
3. Non ho guardato materiale pornografico o cercato volontariamente immagini, spettacoli o situazioni che eccitano il desiderio disordinato?
4. Non ho forse coltivato volontariamente pensieri o fantasie impure, indugiandovi invece di allontanarli?
5. Non ho forse cercato occasioni di peccato – frequentazioni, luoghi, situazioni – che sapevo essere pericolose per la mia castità?
Gola e intemperanza nel mangiare e nel bere
6. Non ho mangiato o bevuto in modo eccessivo, con avidità o in modo disordinato, perdendo il controllo di me stesso?
7. Non ho perso volontariamente l’uso della ragione per abuso di alcol, droghe o altre sostanze? (Ubriachezza – peccato grave.)
8. Non ho forse ricercato cibi raffinati, costosi o particolari solo per il piacere del palato, con attaccamento eccessivo?
Ira e mancanza di mitezza
9. Non ho ceduto all’ira, al nervosismo o all’irritabilità senza cercare di dominarmi, ferendo chi mi stava vicino con parole o atteggiamenti?
10. Non ho usato parole aspre, offensive o minacciose verso gli altri, in particolare verso chi dipende da me?
11. Ho dimenticato facilmente le offese ricevute, portando rancore invece di perdonare? (Nota: la mitezza è il contrario dell’ira, e fa parte della temperanza.)
12. Non ho mancato di pazienza verso i difetti altrui, pretendendo dagli altri una perfezione che non esigo da me stesso?
13. Quando faccio un rimprovero o una correzione fraterna, non ho forse agito per sfogare la mia irritazione invece che per amore dell’altro? Ho risposto con mitezza a chi mi parlava con rabbia?
14. Non ho alimentato discussioni inutili, sostenendo la mia opinione più per orgoglio che per amore della verità?
Superbia e mancanza di umiltà
15. Non ho pensato troppo a me stesso – alle mie qualità, ai miei meriti, alla mia intelligenza – gonfiandomi interiormente? (Superbia – opposta all’umiltà, che è parte della temperanza.)
16. Non sono forse rimasto ferito a lungo dalle offese ricevute, rimuginandoci sopra invece di lasciarle andare?
17. Non ho avuto un atteggiamento di superiorità verso i poveri, i più deboli, i bambini o chi occupa una posizione inferiore alla mia?
Disordine nei piaceri e negli svaghi
18. Non ho dedicato un tempo sproporzionato agli schermi, ai social media, all’intrattenimento o al gioco, a scapito dei doveri e della vita spirituale?
19. Non ho cercato il divertimento o i piaceri sensibili in modo eccessivo, facendone un fine invece che un mezzo di riposo?
20. Non ho mancato di sobrietà nel modo di vestire, di spendere o di presentarmi, cedendo alla vanità o al desiderio di apparire?
Uso del denaro e dei beni
21. Non ho gestito il denaro in modo disordinato – sprecando in lussi non necessari o cedendo a impulsi di acquisto – senza pensare a chi ha bisogno?
22. Non ho forse mancato di rinunciare a qualcosa di lecito quando un bene più alto o il bisogno del prossimo lo richiedevano?
Controllo della lingua
23. Non ho mancato di controllare la lingua, usando parole volgari, offensive, crudeli o menzognere?
24. Non ho parlato troppo – raccontando fatti degli altri, lamentandomi, polemizzando – senza che ce ne fosse bisogno?
25. Non ho mancato di affabilità e gentilezza nel tono con cui parlo agli altri, specialmente con i più deboli, i bambini e i poveri?
