30 Nov 2025, Dom

Il Bollettino Salesiano. Non è un giornale come gli altri

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Il Bollettino Salesiano. Non è un giornale come gli altri

È diffuso in tutto il mondo in decine di lingue diverse. Certo, ha cambiato molte volte il suo volto, ma sempre in sintonia con il Bollettino Salesiano del fondatore: “l’occhio (educativo) salesiano sul mondo e l’occhio sul mondo salesiano”, come amava ripetere il Rettor Maggiore don Juan Vecchi.

Si parte da lontano (1844)
Don Bosco ha capito ben presto l’importanza della comunicazione e dei relativi strumenti di comunicazione sociale, anche se all’epoca vi era solo la stampa. Appena lasciati gli studi (1844) egli dava alle stampe i Cenni storici sulla vita del chierico Luigi Comollo. L’anno successivo, mentre era al servizio della marchesa Barolo, pubblicava un fascicolo, Il divoto dell’Angelo Custode, e la voluminosa Storia Ecclesiastica. Nel 1846 editava altri tre libriccini devozionali. Nel 1847 fu la volta della Storia sacra per uso delle scuole e de Il Giovane provveduto…, un testo, quest’ultimo, da oltre cento edizioni/ristampe vivente l’autore. Con la promulgazione della libertà di stampa nel 1848, don Bosco, preoccupato dei giovani, per loro ideò in tempi rapidi il giornale trisettimanale L’Amico della Gioventù. Dovette presto chiudere l’esperienza, ma non si scoraggiò.
Nel 1851 pubblicò un opuscolo, La chiesa cattolica-apostolica-romana, e vista l’accoglienza tanto favorevole diede il via alla sua iniziativa editoriale più riuscita: le Letture Cattoliche, che alla sua morte avrebbero raggiunto dieci milioni di copie (in un’Italia di 30 milioni di semianalfabeti!). Alla dozzina di fascicoli con il suo nome, nel 1855 aggiunse la fortunatissima Storia d’Italia raccontata alla gioventù, con venti edizioni lui vivente. Nel quinquennio 1856-1860 fu la volta di una ventina di altri titoli. A sé stante, invece, nel 1856 mise in commercio La chiave del Paradiso in mano al cattolico (un autentico bestseller da 800 mila copie con 44 edizioni lui vivente).

La tipografia di Valdocco (1862)
Nel dicembre 1861 don Bosco ottenne l’autorizzazione ad aprire una propria Tipografia. Essa s’impegnò subito in ambito scolastico, visti i nuovi programmi nati dopo l’unità d’Italia: pubblicò quattro collane di autori scelti latini, greci, cristiani, oltre a quella della Biblioteca della Gioventù Italiana. Quattro pure i vocabolari di italiano, latino e greco, oltre a grammatiche, testi scolastici e sussidi. Nel 1876 DB fondò una “succursale” a Genova-Sampierdarena e nell’agosto del 1877 avviò il Bollettino Salesiano o Bibliofilo cattolico (o Bollettino Salesiano mensile) per i primi quattro mesi.

I timidi inizi del Bollettino Salesiano (1876-1877)
L’idea di procedere nel 1877 alla pubblicazione di un bollettino di informazione per tutte le persone che a vario titolo erano interessate all’Opera Salesiana potrebbe essere stata suggerita a don Bosco dalla presenza sul mercato di pubblicazioni simili da parte di altri ordini religiosi. Se queste pubblicazioni erano inviate ai Terziari, membri e amici delle singole famiglie religiose, don Bosco poteva ben fare altrettanto con i suoi Cooperatori, che proprio in quegli anni si stavano formalmente radicando come associazione.
Questa, nel suo Regolamento, prescriveva: “Ogni mese con un bollettino [o] foglietto a stampa si darà ai soci un ragguaglio delle cose proposte, fatte o che si propongono a farsi”. Testo modificato poi: “Ogni tre mesi ed anche più sovente con un bollettino o foglietto a stampa (…)”. In realtà fu subito mensile.
In febbraio 1877 don Bosco comunicò ai suoi collaboratori la decisione di stampare un bollettino periodico “come il giornale della Congregazione, perché sono molte le cose che si dovranno comunicare ai detti Cooperatori”. In estate discusse con don Barberis i problemi concreti del progetto e, all’obiezione sul passivo che sarebbe derivato dall’invio gratuito, fece notare che i lettori, saputo della gratuità, avrebbero dato di più dell’eventuale cifra richiesta, senza contare successive offerte.
Nei mesi di settembre/dicembre 1877 il Bollettino Salesiano si avviò con la denominazione Bibliofilo cattolico o Bollettino Salesiano mensile. Il Bibliofilo cattolico era un catalogo che aveva lo scopo di far conoscere le edizioni salesiane e altre pubblicazioni utili alla gioventù e al clero. Nell’agosto del 1877 subì dunque una radicale trasformazione. Recava l’indicazione tipografica di Sampierdarena per evitare il rischio che la curia torinese gli negasse l’imprimatur. Era di 12 pagine ed aveva le seguenti rubriche: Ai Cooperatori Salesiani, Dei Cooperatori, Lettere dei Missionari salesiani nell’America Meridionale, Cose diverse, Prime prove di alcuni Cooperatori, Indulgenze speciali pel mese di agosto; seguivano e concludevano tre fitte pagine di catalogo librario.

Due le edizioni di settembre. La prima con l’indirizzo di Torino, la seconda con l’indirizzo di Genova. In novembre don Bonetti assunse l’incarico di redattore-direttore. Dal gennaio 1878 venne usata esclusivamente l’intestazione Bollettino Salesiano. Le pagine variarono da 8 a 20 fino al 1881. Dal 1882 si iniziò la numerazione continua fino a 204 pagine nel biennio 1882-1883 e a 158 pagine nel 1888.

L’obiettivo
Nel primo numero del settembre 1877 don Bosco indicava ai Cooperatori Salesiani che il Bollettino Salesiano avrebbe loro dato “ragguaglio delle cose fatte o da farsi onde ottenere il fine che ci siamo proposto”, vale a dire “La gloria di Dio, il bene della Civile Società”. Concretamente intese che il periodico fosse il mezzo normale di mantenere l’identità di pensiero e di azione fra i Cooperatori e i Salesiani, di promuovere la buona stampa, di opporsi al proselitismo protestante, alla corruzione dei costumi e alla stampa irreligiosa e immorale, a danno soprattutto dei giovani, e soprattutto di fare del bene ai lettori e alle loro famiglie.

Nei primi numeri del “Bollettino Salesiano” (1877…) erano privilegiate le intriganti puntate della storia dell’Oratorio di San Francesco di Sales e la lettera di gennaio di don Bosco ai Cooperatori, nella quale descriveva le opere compiute nell’anno trascorso e previste per l’anno in corso. Ampio spazio era dedicato alle “lettere americane” dei missionari, con appetitosi reportage di situazioni, usi e costumi di vaste aree dell’America Latina totalmente sconosciute ai lettori.

Perché diverso dagli altri?
Scriveva don Bosco il 28 novembre 1885 a don Emanuele Morossi, che gli aveva inviato un’offerta per le sue opere: “In quanto poi alla spedizione del Bollettino Salesiano la Signoria Vostra e il Signor Parroco mi permetteranno ch’io la continui. Non si diano fastidio del pagamento, ché non è un giornale come gli altri, né è fatto in vista di lucro [guadagno]… Non lo rifiutino, né le prego ambedue, e credano pure che facendolo leggere a quanti più possono fanno opera di grande carità, senza che s’abbiano a prendere pensiero d’alcuna offerta da inviare negli anni avvenire, finché possano farlo senza grave incomodo”.
In Italia, ma ovunque nel mondo, venivano pubblicati bollettini di ogni genere, ma quello di don Bosco voleva essere diverso dagli altri: per il contenuto “originale”, “unico”, “salesiano”, “missionario”, che abbiamo appena ricordato; per lo stile semplice, comprensibile a ogni genere di persone; per il fatto di essere spedito gratuitamente “a chi voleva e a chi non lo voleva”. In occasione del terzo Capitolo Generale dei salesiani (1883) asseriva: “A noi non importa il ricevere un 10 lire di più o di meno, ma conseguire la maggior gloria di Dio. Se i governi non ci metteranno incaglio, il Bollettino diverrà una potenza, non per sé, ma per le persone che riunirà”.
Secondo l’intuizione di don Bosco il Bollettino salesiano non è una semplice cronaca di avvenimenti, ma divulga lo spirito della Congregazione attraverso la narrazione di fatti e di opere più che attraverso una diffusione di idee speculativamente dimostrate. Esso offre una lettura della realtà contemporanea dal punto di vista salesiano ed accoglie le provocazioni del mondo giovanile ed ecclesiale in vista di un progetto educativo e pastorale più globale.
«Il Bollettino Salesiano aveva per suo obiettivo di mantenere fra i membri della pia unione la maggiore possibile identità di pensiero e armonia di azione per il raggiungimento del fine comune» (Memorie Biografiche XIII, 603).

Il direttore
All’inizio don Bosco lo curò personalmente per dargli l’indirizzo da lui inteso; poi lo affidò a un suo stretto collaboratore, don Giovanni Bonetti. Questi, ottimo scrittore ma anche polemista nato, talvolta si permetteva qualche licenza di troppo, dilatando certe notizie e finendo per urtare sensibilità civili ed ecclesiastiche. Don Bosco lo richiamava a maggior serenità: preferiva far semplicemente conoscere in tono semplice le opere salesiane, anziché impegnarsi in polemiche a mezzo stampa. Collaborò con lui, divenendone poi primo successore vivente don Bosco, don Giovanni Battista Lemoyne, il ben noto scrittore delle monumentali Memorie Biografiche di don Bosco.

Altre lingue
La presenza in Francia di opere salesiane dal 1875 e anche la necessità di raggiungere un numero sempre più vasto di benestanti benefattori in Europa, presumibilmente in grado di leggere la lingua francese (Belgi, Polacchi…), spinse don Bosco a pubblicare un’edizione del Bollettino in tale lingua. Il Bulletin salésien francese ebbe inizio a Genova-Sampierdarena nell’aprile 1879. Sempre vivente don Bosco, furono pubblicate pure due edizioni in lingua spagnola: la prima in Argentina e la seconda per la Spagna, ma edita a Torino. Il Bollettino Salesiano raggiunse le case di ricchi e poveri, di nobili e comuni cittadini, di autorità civili e religiose, di dotti e di persone semplici, cattolici o meno, in Italia e all’estero. Don Bosco non esitò a farne rilegare alcune annate e ad omaggiarle alla famiglia imperiale di Vienna e ad altre case regnanti. Con una tiratura passata rapidamente da poche migliaia a decine di migliaia di copie alla morte di don Bosco, il Bollettino Salesiano, in assenza dei moderni mezzi di comunicazione sociale (radio, TV, social…), ha contribuito in larga misura a fare la “fortuna” della Famiglia Salesiana: in termini di vocazioni di salesiani e di Figlie di Maria Ausiliatrice, di opere salesiane e, perché no, di sostegno economico.

Sempre unico
In tanti anni di vita il Bollettino Salesiano, ideato e realizzato con enorme successo da don Bosco, è passato dal bianco e nero al colore, ha aggiornato continuamente la grafica, ha diversificato le rubriche, ha moltiplicato la tiratura, è online. Oggi poi è stampato in 63 edizioni, in 31 lingue diverse e raggiunge oltre 137 nazioni. Ognuno è diverso dall’altro, ciascuno con le proprie esigenze e i propri lettori, ma ognuno vuole essere fedele all’ispirazione originale e originaria di don Bosco. Questo, che state leggendo, è accessibile da tutti i paesi; tradotto, porta ogni mese la parola del Rettor Maggiore in ogni parte del mondo.

P. Francesco MOTTO

Salesiano di Don Bosco, esperto di san Giovanni Bosco, autore di vari libri. Dottore in storia e Teologia, Docente invitato presso l’Università Pontificia Salesiana. Cofondatore e direttore per 20 anni dell’Istituto Storico Salesiano (ISS) e della rivista “Ricerche Storiche salesiane” (1992-2012), è fra i fondatori dell’Associazione Cultori di Storia salesiana (ACSSA), di cui è attuale Presidente (2015-2023). È stato consultore della Congregazione delle cause dei santi (2009-2014).