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Nella spiritualità di San Giovanni Bosco, il Nome di Gesù non era mera invocazione, ma presenza salvifica quotidiana, radicata nella Bibbia e nella tradizione della Chiesa. All’Oratorio risuonava la giaculatoria “Lodato sempre sia il Nome di Gesù e di Maria”, musicata da Don Bosco e incisa sulle pareti. Lo coltivava anche con inni composti personalmente e con le pratiche riparatorie contro la bestemmia. Un’eredità spirituale che conserva intatta la sua attualità per educare alla fede le nuove generazioni.
Una devozione vissuta e trasmessa
Nella spiritualità di San Giovanni Bosco, il Nome di Gesù occupa un posto importante. Non si tratta di una semplice espressione devozionale tra le tante, ma di una chiave interpretativa del suo carisma educativo e pastorale. Per Don Bosco, invocare il Nome di Gesù significava rendere presente la persona stessa del Salvatore nella vita quotidiana, nei momenti di gioia come in quelli di prova, nell’educazione dei giovani come nell’apostolato tra i più bisognosi.
Le radici di una tradizione orante
Don Bosco ereditò e visse una devozione che affonda le sue radici nella tradizione biblica e nella pratica costante della Chiesa. Il Nome di Gesù, secondo la fede cristiana, porta in sé una forza salvifica particolare. Come ricorda san Paolo nella Lettera ai Filippesi, è il nome davanti al quale ogni ginocchio si piega in cielo, in terra e sotto terra. Questa verità teologica divenne per Don Bosco esperienza viva, da condividere con i suoi ragazzi e con tutti coloro che incontrava.
La giaculatoria che risuonava quotidianamente nella Chiesa di Maria Ausiliatrice ne è testimonianza eloquente: “Lodato sempre sia il Nome di Gesù e di Maria”. Questa breve preghiera, che Don Bosco stesso musicò, veniva cantata al termine della predica mattutina, creando un momento di particolare intensità spirituale. Non era un semplice ritornello, ma un vero e proprio atto di fede che coinvolgeva tutta la comunità educativa dell’Oratorio.
Il Nome di Gesù nell’architettura spirituale dell’Oratorio
Don Bosco volle che questa devozione fosse visibile anche fisicamente. Le parole “Lodato sempre sia il SS. Nome di Gesù e di Maria” erano scritte sulla cornice del muro, alla sommità della porta che dava ingresso alla biblioteca. Un particolare episodio, narrato dalle Memorie Biografiche, rivela quanto Don Bosco tenesse al rispetto dovuto a questa invocazione. Quando l’avvocato Tua lesse quelle parole in tono burlesco, il santo educatore si arrestò immediatamente e, con fermezza inconsueta, intimò a tutti i presenti di togliersi il cappello. Di fronte all’esitazione dei convenuti, ribadì con autorità che chi aveva cominciato in tono beffardo doveva finire col dovuto rispetto, comandando a ognuno di scoprirsi il capo. Questo gesto, apparentemente severo, manifesta la profonda riverenza che Don Bosco nutriva per il Nome di Gesù e il suo desiderio di educare al rispetto delle realtà sacre.
Una forza nelle tenebre del carcere
Uno degli aspetti più commoventi della sua spiritualità legata al Nome di Gesù emerge dall’esperienza nelle carceri torinesi. Accompagnando il suo maestro don Cafasso tra i detenuti, il giovane prete Giovanni Bosco vide con i propri occhi come l’invocazione del Nome di Gesù potesse trasformare perfino i luoghi più degradati. Le celle che per imprecazioni, bestemmie e vizi sembravano bolge infernali, si trasformarono gradualmente in abitazioni di uomini che tornavano a riconoscersi cristiani, capaci di amare e servire Dio e di cantare lodi all’adorabile Nome di Gesù.
Questa esperienza fu importante per la formazione pastorale di Don Bosco. Egli comprese che anche i cuori più induriti potevano essere toccati dalla grazia quando veniva invocato il Nome del Salvatore. La sventura di quei carcerati, infatti, derivava più dalla mancanza di istruzione religiosa che da propria malizia. Il Nome di Gesù diventava così strumento di redenzione, via di ritorno alla dignità perduta, speranza di rinascita spirituale.
Le indulgenze: pedagogia della misericordia
Don Bosco promosse attivamente la pratica delle indulgenze legate all’invocazione del Nome di Gesù, inserendole nei suoi libri di preghiera e nei regolamenti delle associazioni che fondò. Nella “Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice” del 1869, egli ricordava come Papa Sisto V avesse concesso cento giorni di indulgenza a chi pronunciava “Sia lodato Gesù Cristo” e riceveva la risposta “Sempre sia lodato”. L’indulgenza plenaria era poi garantita a chi, in punto di morte, invocava il Santo Nome almeno con il cuore.
Questa attenzione alle indulgenze non va intesa come una forma di religiosità meccanica o superstiziosa. Per Don Bosco rappresentava piuttosto un modo concreto di educare i suoi giovani alla consapevolezza del valore della preghiera e della misericordia divina. Le indulgenze erano una pedagogia della grazia, un invito costante a fare memoria del Nome santissimo di Gesù in ogni momento della giornata.
La lode in riparazione delle bestemmie
Particolarmente significativa è la preghiera di lode che Don Bosco incluse nello “Specchio della Dottrina Cristiana Cattolica” del 1862. Questa litania, che inizia con “Dio sia benedetto” e prosegue benedicendo in particolare il Nome di Gesù e di Maria, aveva uno scopo riparatore: contrapporre alla bestemmia la benedizione, all’offesa la lode. Papa Pio VII aveva concesso un anno di indulgenza a chi la recitava almeno con cuore contrito.
Don Bosco viveva in un’epoca in cui la bestemmia era purtroppo diffusa, soprattutto tra le classi popolari. Piuttosto che limitarsi a condannare, egli preferì educare positivamente, insegnando la bellezza della lode e il potere riparatore della benedizione. Il Nome di Gesù benedetto diventava così antidoto spirituale contro il linguaggio blasfemo, medicina per guarire la lingua dal veleno dell’empietà.
La poesia e il canto: veicoli di devozione
Don Bosco compose personalmente un inno “Al SS. Nome di Gesù”, pubblicato nella “Scelta di Laudi Sacre” del 1879. Questo componimento poetico, articolato in numerose strofe, esprime con linguaggio semplice ma efficace la gioia e l’entusiasmo che dovrebbero accompagnare l’invocazione del Nome divino. “Su figli cantate, bell’alme innocenti, con dolci concenti evviva Gesù”: così inizia l’inno, coinvolgendo direttamente i giovani nella lode.
L’uso del canto e della poesia non era casuale. Don Bosco sapeva bene che i ragazzi imparano meglio attraverso ciò che tocca il cuore e rimane impresso nella memoria attraverso la melodia. Il Nome di Gesù cantato con gioia diventava esperienza vissuta, non solo dottrina appresa. Le strofe dell’inno celebrano la dolcezza di questo Nome, la sua potenza salvifica, la gioia che dona a chi lo pronuncia con amore.
Una prospettiva missionaria
Nella lettera alle Figlie di Maria Ausiliatrice, conservata nelle Memorie Biografiche, Don Bosco esprime una dimensione ulteriore della devozione al Nome di Gesù: quella missionaria. Egli invita le suore a pregare per le consorelle che si portano nelle più lontane parti della terra “per diffondervi il Nome di Gesù Cristo, e farlo conoscere ed amare”. Non si tratta dunque solo di una devozione interiore, ma di un impegno apostolico concreto: portare il Nome di Gesù ovunque, affinché sia conosciuto e amato da tutti.
Questa visione missionaria si inserisce perfettamente nel carisma salesiano, tutto proteso all’annuncio del Vangelo, specialmente tra i giovani e i poveri. Il Nome di Gesù diventa così la sintesi dell’intera opera evangelizzatrice: conoscere quel Nome significa conoscere la persona di Cristo; amarlo significa abbracciare il suo progetto di salvezza.
L’esempio di San Luigi Gonzaga
Don Bosco propose ai suoi giovani l’esempio di San Luigi Gonzaga, il quale, in punto di morte, facendo sforzi per pronunciare il Santo Nome di Gesù, dolcemente spirò. Questo particolare, riportato nella “Storia Ecclesiastica” del 1871, non è un dettaglio marginale: Don Bosco voleva mostrare ai suoi ragazzi come il Nome di Gesù dovesse accompagnare il cristiano fino all’ultimo respiro, diventando la porta d’ingresso per la vita eterna.
Un’eredità sempre attuale
La devozione di Don Bosco al Nome di Gesù non è una curiosità storica o una pratica superata. Essa rappresenta la sua spiritualità e il suo metodo educativo. Attraverso l’invocazione costante di quel Nome, fatta con fede, il santo educatore ha formato generazioni di giovani alla fede, ha convertito i peccatori, ha consolato gli afflitti, ha trasformato ambienti degradati in luoghi di grazia.
Oggi come allora, il Nome di Gesù conserva intatta la sua potenza salvifica. L’eredità spirituale di don Bosco ci invita a riscoprire questa devozione semplice ma profonda, a pronunciare con fede e amore quel Nome santo che è sopra ogni altro nome, a farlo risuonare nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nei luoghi di educazione. Come cantavano i giovani dell’Oratorio: “Evviva Gesù! Evviva quel Nome, cui pari splendore in gloria ed onore niun altro mai fu”.

