Esame di coscienza secondo i 10 comandamenti

È in pratica un esame sull’amore: i primi tre comandamenti riguardano l’amore per Dio, e i seguenti sette, l’amore per gli altri e per noi stessi.
Nota importante per l’esame di coscienza
Questo esame è uno strumento di aiuto, non un elenco esaustivo. Leggilo lentamente, in preghiera, davanti a Dio. Lascia che lo Spirito Santo illumini la tua coscienza. Ricorda: l’obiettivo non è l’ansia, ma l’incontro con la misericordia di Dio nel sacramento della Confessione. Non si tratta di tormentare l’anima, anche se ha sbagliato, ma di liberarla.
Comandamento 1. “Non avrai altro Dio fuori che me”
“Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.” (Es 20,2-5; Dt 5, 6-9)
“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.” (Dt 6,4-5)
“Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto.” (Mt 4, 10)
“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento.” (Mt 22, 38-39)
In sintesi, il primo comandamento esige di riconoscere Dio come l’unico Signore e di adorarlo solo lui, rifiutando ogni forma di idolatria, superstizione e ateismo pratico. Richiede di mettere Dio al primo posto nella propria vita, coltivando la fede, la speranza e la carità verso di lui, e di evitare qualsiasi pratica, creatura, valore o ideologia che sostituisca o sminuisca il culto dovuto al solo vero Dio.
1.1. Fede e amore verso Dio
Il cuore della vita cristiana è il rapporto personale con Dio. Queste domande mi aiutano a verificare se Dio è davvero al primo posto nella mia vita.
1. Riconosco davvero Dio come mio Signore e Padre? Lo amo con tutto il cuore, l’anima, la mente e le forze?
2. Ho trascurato di conoscere meglio la mia fede, il Catechismo, il Credo degli Apostoli, i Dieci Comandamenti, i Sacramenti, il Padre Nostro?
3. Ho dubitato deliberatamente o negato qualcuno degli insegnamenti della Chiesa cattolica?
4. Sono stato indifferente alla mia fede, pensando che tutte le religioni siano uguali o che ci si possa salvare in qualsiasi religione?
5. Ho odiato Dio, o mi sono opposto a Lui in qualche modo?
6. Ho tentato Dio, dicendogli ad esempio: «Se mi aiuti, crederò in te»?
7. Ho presunto che Dio mi salverà comunque, anche senza conversione e senza cambiare vita?
8. Ho disperato della misericordia di Dio, pensando di essere troppo peccatore per essere perdonato?
9. Ho abusato della misericordia di Dio, continuando a peccare contando sul suo perdono?
1.2. Culto, preghiera e pratica religiosa
La fede senza opere è morta. Il rapporto con Dio si esprime concretamente nella preghiera, nei sacramenti e nella partecipazione alla vita della Chiesa.
10. Ho pregato con regolarità? Ho coltivato il rapporto con Dio attraverso la preghiera personale, l’adorazione e il sacrificio?
11. Ho omesso i miei doveri e le pratiche religiose per paura del giudizio degli altri o per rispetto umano?
12. Ho partecipato con rispetto alle cerimonie della Chiesa nel culto a Dio?
13. Ho onorato i santi e in particolare la Vergine Maria?
14. Ho ricevuto i sacramenti in modo irriverente o indegno? (ad esempio la Comunione in stato di peccato grave, o la Confessione fatta male)
15. Ho commesso sacrilegi, cioè ho disonorato persone o cose consacrate a Dio? (i Sacramenti, le chiese, le croci, i cimiteri, le persone consacrate)
16. Ho profanato oggetti religiosi o sacri?
17. Ho comprato o venduto oggetti religiosi benedetti?
18. Ho letto consapevolmente letteratura eretica, blasfema o anticattolica?
19. Ho partecipato a culti o cerimonie anticattoliche?
1.3. Falsi idoli e attaccamenti disordinati
Non solo le statue sono idoli. Tutto ciò che metto al posto di Dio – denaro, successo, piacere, il corpo – diventa un idolo.
20. Ho dato troppa importanza al denaro, al potere, alla gloria, ai piaceri o alle cose materiali, mettendoli al posto di Dio?
21. Ho dato troppa importanza a qualche persona, attività, oggetto o opinione, fino a renderla più importante di Dio?
22. Ho idolatrato il mio corpo, la perfezione fisica o il successo sportivo, sacrificando tutto ad essi come se fossero un valore assoluto?
1.4. Superstizione, magia e pratiche occulte
La fede cristiana esclude qualsiasi ricorso a poteri che non vengono da Dio. Le pratiche elencate qui sotto sono incompatibili con la vita cristiana (cf. Dt 18,10-12; Ger 29,8).
23. Ho creduto, consultato o usato pratiche superstiziose o magiche, come: cartomanzia, oroscopi, zodiaco, tarocchi, chiromanti, indovini, stregoni, maghi, medium, spiritismo, negromanzia, voodoo, santeria, cabala, numerologia, sciamanesimo, alchimia, tavola Ouija, amuleti, talismani, incantesimi, malefici, fatture, sortilegi, scongiuri, «oggetti con poteri», cristalli o pietre con proprietà magiche, satanismo?
24. Ho aderito a gruppi, tecniche o movimenti che mescolano la fede cristiana con ideologie o pratiche esoteriche, come: New Age, reincarnazione, metodo Silva, meditazione trascendentale, occultismo, astrologia, viaggi astrali, gnosticismo, dianetics, sofrologia, radiestesia, teosofia, Hare Krishna, yoga con finalità spirituali non cristiane, channeling (canalizzazione di spiriti), I Ching, Tao, Feng Shui?
25. Appartengo a società segrete incompatibili con la fede cattolica, come la Massoneria, gli Illuminati, il Rosacrocianesimo o simili?
Comandamento 2. “Non nominare il nome di Dio invano”
“Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano” (Es 20, 7; Dt 5, 11).
“Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio.” (Lv 19, 12).
“Non profanerete il mio santo nome, affinché io sia santificato in mezzo agli Israeliti.” (Lv 22,32)
“Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte.” (Lv 24,16)
“Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello.” (Mt 5,33-36)
“…Sia santificato il tuo nome…” (Mt 6,9 – Padre nostro)
In sintesi, il secondo comandamento esige di trattare il nome di Dio con profondo rispetto e venerazione, rifiutando la bestemmia e ogni linguaggio irriverente. Richiede di evitare giuramenti falsi o inutili, di pronunciare il nome di Dio soltanto con verità e devozione, e di santificarlo tanto nella preghiera quanto nella vita quotidiana.
2.1. Bestemmia e irriverenza verso Dio e le cose sante
La bestemmia è il peccato più diretto contro questo comandamento: offende Dio nel suo nome, nei suoi attributi, nelle sue opere o nelle persone a Lui consacrate.
1. Ho bestemmiato, cioè ho pronunciato parole di odio, insulto o scherno contro Dio, Gesù Cristo, la Vergine Maria o i Santi? Lo ho fatto in pubblico, davanti ad altri?
2. Ho proferito, interiormente o ad alta voce, parole di odio, di rimprovero o di sfida contro Dio?
3. Ho fatto affermazioni false e offensive su Dio, come: «Dio non è giusto», «Dio è crudele», «Dio si diverte delle sofferenze degli uomini», «Dio si dimentica dei buoni»?
4. Ho mormorato o mi sono lamentato contro Dio, accusandolo dei miei problemi o delle mie sofferenze?
5. Ho pronunciato il nome di Dio, di Gesù, della Madonna o dei Santi senza rispetto, con rabbia, scherno o in modo irriverente?
6. Ho usato il nome di Dio per scopi diversi dal lodarlo, benedirlo e glorificarlo?
7. Ho l’abitudine di dire espressioni come «oh Dio!», «Dio mio!» e simili, senza pensare a quello che dico?
8. Quando ho sentito qualcuno bestemmiare o offendere Dio, ho fatto almeno internamente un atto di riparazione?
2.2. Irriverenza verso la Chiesa, i sacramenti e le persone consacrate
Il rispetto dovuto a Dio si estende a tutto ciò che è a Lui consacrato: i sacramenti, la Chiesa, i suoi ministri e le sue cerimonie.
9. Ho trattato con irriverenza, con parole o con azioni, le cose sacre: le immagini, l’Ostia consacrata, i sacramenti, le cerimonie della Chiesa?
10. Ho detto parole irriverenti o battute su Dio, sull’Eucaristia, sulla Vergine o sui Santi?
11. Ho fatto battute o ridicolizzato persone buone proprio perché sono buone e praticanti?
12. Ho parlato male della Chiesa, dei sacerdoti o di cose sante, senza fondamento e senza giusta ragione?
13. Ho propagato idee o discorsi contrari alla religione?
14. Ho avuto rispetto umano nel mostrare la mia fede, nascondendola o vergognandomene davanti agli altri?
2.3. Imprecazioni, maledizioni e parole oscene
Anche senza nominare Dio direttamente, certe parole feriscono la dignità della persona e sono contrarie al rispetto che dobbiamo a Dio e al prossimo.
15. Ho usato imprecazioni o maledizioni verso persone, animali o cose?
16. Ho usato parole oscene o volgari nel linguaggio quotidiano?
17. Ho fatto arrabbiare qualcuno al punto da farlo bestemmiare o imprecare contro Dio?
2.4. Giuramenti illeciti o falsi
Giurare significa invocare Dio come testimone della verità di ciò che si dice. Usare il giuramento in modo leggero, falso o per cose cattive è un grave abuso del nome di Dio.
18. Ho fatto giuramenti falsi, cioè ho giurato su qualcosa che sapevo essere falso o di cui dubitavo?
19. Ho spergiurato, cioè ho fatto una promessa con giuramento senza avere intenzione di mantenerla?
20. Ho giurato di fare qualcosa di male, come vendicarmi o fare del male a qualcuno? (Nota: questi giuramenti non obbligano e non devono essere mantenuti.)
21. Ho l’abitudine di giurare senza riflettere su quello che giuro, o per cose di poca importanza?
22. Ho detto esecrazioni come: «Che Dio non mi salvi se non è vero», «Se non lo faccio, che mi venga un accidente», e simili?
2.5. Promesse e voti fatti a Dio
Le promesse fatte a Dio o in nome di Dio sono un impegno serio che coinvolge l’onore divino. La loro violazione è un peccato contro questo comandamento.
23. Ho fatto promesse a Dio (voti) e poi non le ho mantenute, in tutto o in parte? (Se ho qualcosa di questo in sospeso, lo dico al confessore per valutare se sia opportuno modificare l’obbligo.)
24. Ho fatto promesse ad altre persone in nome di Dio e poi sono stato infedele a quelle promesse, compromettendo l’onore e la fedeltà che si devono a Dio?
25. Ho cercato di riparare i danni che possono essere derivati dai miei giuramenti mancati o falsi?
Comandamento 3. “Ricordati di santificare le feste”
“Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando. (Gen 2,2-3)
“Ricordati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. (Es 20, 8-10; Dt 5, 12-15).
In sintesi, il terzo comandamento esige di santificare il giorno del Signore, un tempo speciale dedicato solo a Dio, partecipando all’Eucaristia domenicale e astenendosi dai lavori servili che impediscono il riposo, la preghiera e la vita familiare. Richiede di riconoscere nel giorno del Signore il segno dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, dedicandolo al culto, al riposo e alle opere di misericordia.
3.1. La Santa Messa domenicale e festiva
Il cuore del Terzo Comandamento è la partecipazione alla Santa Messa la domenica e nei giorni di precetto. Saltarla senza giusta causa è peccato grave.
1. Ho partecipato alla Santa Messa tutte le domeniche e nei giorni festivi di precetto? Se l’ho saltata, era per una causa veramente seria e giustificata?
2. Sono stato causa che altri non andassero a Messa o lavorassero senza necessità in giorno festivo?
3. Sono arrivato in ritardo alla Messa per colpa mia? (Chi arriva prima del Vangelo compie il precetto, ma il ritardo volontario è già una mancanza.)
4. Ho partecipato alla Messa con attenzione e devozione, o vi ho assistito con indifferenza, con il cuore e la mente altrove?
5. Ho parlato o distratto gli altri durante la funzione religiosa?
6. Ho mantenuto il digiuno di almeno un’ora prima di ricevere la Comunione?
7. Mi sono comportato in modo irriverente in chiesa: conversando, vestendomi in modo immodesto o tenendo un comportamento scorretto?
3.2. Il riposo e la santificazione del giorno festivo
La domenica non è solo un giorno libero: è il Giorno del Signore. Va santificato evitando i lavori inutili e dedicando tempo a Dio, alla famiglia e alle opere buone.
8. Ho trasformato la domenica in un semplice giorno di svago – sport, turismo, shopping, divertimento – dimenticando che è il Giorno del Signore?
9. Ho lavorato senza urgente necessità in giorno festivo per un tempo considerevole (più di due ore circa)? Ho tratto un guadagno materiale o cose che avrebbero potuto essere fatte in un altro giorno?
10. Ho fatto lavorare altri senza necessità in giorno festivo, ordinandolo, consigliandolo o non impedendolo pur avendone la possibilità?
11. Ho comprato o venduto cose non necessarie in giorno festivo, senza una giusta causa?
12. Ho santificato la domenica dedicando tempo alla preghiera, alla lettura delle Sacre Scritture, alla meditazione, alle opere di carità o all’apostolato?
3.3. La preghiera personale quotidiana
Oltre alla Messa festiva, il cristiano è chiamato a nutrire ogni giorno il rapporto con Dio attraverso la preghiera. La preghiera frettolosa o di pura abitudine è una forma di tiepidezza spirituale.
13. Ho pregato con regolarità ogni giorno, almeno al mattino e alla sera, o ho trascurato completamente la preghiera quotidiana?
14. Ho pregato di fretta, distrattamente e per pura routine, senza raccoglimento né attenzione?
15. Mi affido quotidianamente a Dio, mettendo la mia giornata nelle sue mani, oppure vivo come se Dio non esistesse?
Comandamento 4. “Onora il padre e la madre”
“Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.” (Ex 20,12)
“Ognuno di voi rispetti sua madre e suo padre.” (Lv 19,3)
“Onora tuo padre e tua madre, come il Signore, tuo Dio, ti ha comandato, perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.” (Dt 5,16)
“Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non disprezzare l’insegnamento di tua madre.” (Pv 1,8)
“Ascolta tuo padre che ti ha generato, non disprezzare tua madre quando è vecchia.” (Pv 23,22)
“Chi onora il padre espia i peccati, chi onora sua madre è come chi accumula tesori.” (Sir 3,3-4)
“Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.” (Sir 3,12-13)
“Dio ha detto: Onora il padre e la madre e inoltre: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte.” (Mt 15,4)
“[Gesù] … stava loro sottomesso.” (Lc 2,51)
“Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. Onora tuo padre e tua madre! Questo è il primo comandamento che è accompagnato da una promessa: perché tu sia felice e goda di una lunga vita sulla terra. (Ef 6,1-3)
“Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore.” (Col 3,20)
In sintesi, il quarto comandamento esige di onorare i genitori con rispetto, gratitudine e obbedienza, prendendosi cura di loro nella vecchiaia e nel bisogno. Richiede di valorizzare la famiglia come prima e fondamentale comunità educativa, ed estende il rispetto dovuto ai genitori anche alle autorità legittime e alla comunità civile e sociale.
PARTE A: Esame come FIGLI verso i genitori
4.A1. Offese gravi verso i genitori
Le mancanze più serie sono quelle che colpiscono direttamente la dignità e l’incolumità dei genitori.
1. Ho alzato le mani sui miei genitori, o li ho minacciati o maltrattati con parole o con i fatti?
2. Ho desiderato loro la morte o qualche grave male, magari per ottenere libertà, eredità o per potermi sposare?
3. Li ho insultati, offesi o trattati con parole irrispettose che li fanno soffrire?
4. Li ho disobbediti in cose importanti?
4.A2. Rispetto e rapporto quotidiano
Anche senza arrivare alle offese gravi, ci sono atteggiamenti quotidiani che tradiscono mancanza di rispetto e amore verso i genitori.
5. Ho risposto male ai miei genitori o li ho trattati con sufficienza e disprezzo?
6. Ho mormorato di loro in loro assenza o parlato male di loro con altri?
7. Mi sono vergognato di loro o li ho rimproverati pubblicamente?
8. Ho avuto avversione o ostilità nei loro confronti?
9. Ho avuto un desiderio eccessivo di indipendenza, prendendo male qualsiasi indicazione o correzione che veniva da loro solo perché veniva da loro? Mi rendo conto che questa reazione spesso nasce dalla superbia?
10. Mi lascio trasportare dal cattivo umore e mi arrabbio con loro senza motivo valido?
4.A3. Cura concreta e affetto
Onorare i genitori non è solo non offenderli: vuol dire anche amarli concretamente, specialmente quando sono anziani, malati o bisognosi.
11. Mi sono occupato delle necessità materiali e spirituali dei miei genitori, soprattutto se anziani, malati o in difficoltà? O li ho abbandonati a sé stessi?
12. Ho mostrato sincera gratitudine per tutto quello che hanno fatto per me – darmi la vita, crescermi, educarmi – anche se non tutto è stato perfetto?
13. Li ho amati davvero, aiutandoli, pregando per loro e sopportando i loro limiti ed errori con pazienza?
14. Nella loro morte e nelle loro esequie ho adempiuto i doveri filiali, compreso rispettare le loro ultime volontà e il loro testamento?
4.A4. Vita familiare e convivenza
Il quarto comandamento riguarda anche il clima che si crea in casa: la pace, la collaborazione e la comunione familiare sono responsabilità di tutti.
15. Collaboro alle cose di casa e condivido la vita con i miei familiari, oppure mi limito a convivere sotto lo stesso tetto senza vera partecipazione?
16. Contribuisco alla serenità e alla gioia della mia famiglia con pazienza e amore, o creo tensioni e conflitti?
17. Rispetto le figure di autorità a cui sono sottomesso – superiori, datori di lavoro, istituzioni – riconoscendo in esse una forma di autorità che viene da Dio (cf. Rm 13,1-2)?
PARTE B: Esame come GENITORI verso i figli
4.B1. Offese e maltrattamenti verso i figli
Anche verso i propri figli si possono commettere gravi ingiustizie. L’autorità genitoriale non autorizza i maltrattamenti.
18. Ho minacciato o maltrattato i miei figli a parole o con i fatti, o ho desiderato loro qualche male?
19. Mi sono abbandonato parzialmente o totalmente alle mie responsabilità verso i miei figli – o verso il mio coniuge – lasciandoli senza cura e sostegno?
20. Ho litigato con il mio coniuge in modo violento o irrispettoso davanti ai figli, scandalizzandoli?
4.B2. Educazione religiosa e morale
Il primo dovere dei genitori è trasmettere la fede. Trascurare questo è una delle mancanze più gravi contro questo comandamento.
21. Ho trascurato di far battezzare i miei figli in tempi ragionevoli dopo la nascita (entro 1-2 mesi)?
22. Ho adempiuto la mia responsabilità di educare i figli alla fede fin dalla prima età, insegnando loro le verità cristiane e testimoniando con la mia vita il Vangelo?
23. Ho permesso ai miei figli di trascurare i loro obblighi religiosi, come la Messa, i sacramenti, la preghiera?
24. Ho dato ai miei figli un cattivo esempio, non adempiendo io stesso ai doveri religiosi, familiari o professionali?
25. Mi preoccupo costantemente della loro formazione spirituale e religiosa, o la delego completamente ad altri?
26. Prego insieme alla mia famiglia?
27. Ho scelto per i miei figli una scuola che aiuti davvero a educarli in modo cristiano, o sono indifferente a questo?
4.B3. Correzione, autorità e guida
Correggere i figli è un atto d’amore. Farlo per motivi egoistici – o non farlo per comodità – è una mancanza al proprio dovere.
28. Ho corretto i miei figli con fermezza, giustizia e amore per il loro bene, o li ho lasciati fare per comodità?
29. Quando li correggo, lo faccio davvero per il loro bene, o mi lascio guidare dall’egoismo, dalla vanità o dal fastidio personale?
30. Ho abusato della mia autorità, forzandoli a ricevere i sacramenti senza le giuste disposizioni interiori, per ragioni di apparenza?
31. Ho rafforzato l’autorità del mio coniuge davanti ai figli, evitando di rimproverarlo, contraddirlo o sminuirlo in loro presenza?
32. Ho impedito ai miei figli di seguire la professione o la vocazione a cui Dio li chiama, ostacolandoli o consigliandoli male per ragioni egoistiche o di vanità?
4.B4. Vigilanza e protezione
I genitori hanno il dovere di proteggere i propri figli dai pericoli morali e fisici, con prudenza e senza eccessi.
33. Ho avvertito e istruito i miei figli sulle cattive compagnie e sui pericoli morali che possono incontrare?
34. Ho tollerato in casa scandali, pericoli morali o situazioni rischiose per i miei figli?
35. Ho permesso ai miei figli di frequentare luoghi, ambienti o situazioni in cui la loro anima o il loro corpo correvano pericolo?
36. Ho vigilato con prudenza sulle frequentazioni tra ragazzi e ragazze in casa mia, senza però soffocare la loro legittima libertà?
37. Ho permesso ai miei figli di indossare abiti immodesti o provocatori, senza intervenire?
38. Mi prendo cura delle amicizie, dei giochi, dei divertimenti e delle letture dei miei figli?
39. Ho permesso un fidanzamento senza prospettive di matrimonio in tempi ragionevoli, lasciando che si prolungasse indefinitamente?
4.B5. Clima familiare e rapporto con i figli
Essere genitori non è solo correggere e proteggere: è anche creare un clima di fiducia, affetto e familiarità in cui i figli possano crescere serenamente.
40. Cerco di essere amico dei miei figli, creando un clima di fiducia e familiarità, o tengo un atteggiamento che blocca ogni dialogo?
41. Evito di montare conflitti per questioni di poco conto, affrontandole con senso della prospettiva e un po’ di umorismo?
42. Mi arrabbio facilmente in famiglia, usando toni che non userei mai con gli estranei?
43. Mi lamento davanti alla famiglia del peso delle responsabilità domestiche, invece di viverlo con spirito di servizio?
44. Sacrifico i miei gusti personali e i miei divertimenti quando necessario per adempiere ai miei doveri verso la famiglia?
45. Ho spiegato ai miei figli l’origine della vita in modo graduale, adatto alla loro età e alla loro capacità di comprensione, anticipando con delicatezza la loro naturale curiosità?
4.B6. Necessità materiali e sostegno alla famiglia
Provvedere ai bisogni materiali della famiglia è un dovere preciso, che richiede senso di responsabilità e spirito di sacrificio.
46. Ho cercato di guadagnare abbastanza per mantenere dignitosamente la mia famiglia, senza sprechi inutili?
47. Ho trascurato i bisogni materiali dei miei figli o dei miei familiari che dipendono da me?
48. Ho smesso di aiutare nelle necessità spirituali o materiali le persone a me care, pur potendolo fare anche con qualche sacrificio?
Comandamento 5. “Non ammazzare”
“La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!” (Gen 4,10)
“Non ucciderai” (Es 20, 13; Dt 5,17).
“Sei cose odia il Signore, anzi sette gli sono in orrore: … mani che versano sangue innocente.” (Pro 6,17)
“Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.” (Mt 5,21-22)
“Chiunque odia il proprio fratello è omicida” (1Gn 3,15)
In sintesi, il quinto comandamento esige di rispettare e tutelare la vita umana in ogni sua forma e in ogni sua fase, dal concepimento fino alla morte naturale, rifiutando l’omicidio, la violenza e ogni forma di odio. Richiede di promuovere attivamente la pace e la riconciliazione, e di difendere in ogni circostanza la dignità inviolabile della persona. Riguarda non solo le azioni, ma anche i pensieri, i desideri, le parole e le omissioni. Solo Dio dà la vita e solo Lui può toglierla: togliere una vita umana usurpa un diritto che appartiene solo a Dio, ed è un peccato che grida vendetta al suo cospetto. Siamo amministratori, non proprietari, della vita che Dio ci ha affidato.
5.1. Aborto, eutanasia e omicidio
Sono i peccati più gravi contro questo comandamento. Chi procura un aborto incorre nella scomunica automatica (ipso facto). L’eutanasia, anche se presentata come atto di pietà, è sempre un omicidio.
1. Ho ucciso un figlio provocando un aborto, o ho aiutato, consigliato, finanziato o incoraggiato qualcuno a farlo? (si incorre nella scomunica ipso facto!)
2. Ho praticato l’eutanasia – cioè ho posto fine alla vita di una persona malata, disabile o morente – oppure ho aiutato, acconsentito o desiderato che venisse fatto, per azione o per omissione?
3. Ho contribuito ad anticipare la morte di un malato con il pretesto di risparmiargli sofferenze, sapendo che si trattava di un omicidio?
4. Ho commesso, aiutato, consentito o desiderato un omicidio, volontario o involontario? Ho causato la morte di qualcuno facendo – o omettendo – qualcosa che avrei dovuto fare o evitare?
5. Ho partecipato direttamente o indirettamente a qualcosa in cui è stata uccisa una persona, senza fare tutto il possibile per impedirlo?
6. Ho partecipato a sequestri di persona, atti di terrorismo o torture?
7. Ho partecipato ad amputazioni, mutilazioni o sterilizzazioni forzate di persone innocenti?
8. Ho fatto qualcosa di deliberato a qualcuno con l’intenzione di provocarne indirettamente la morte?
5.2. Suicidio e autolesionismo
Anche la propria vita è affidata da Dio e non ci appartiene. Attentare ad essa è un grave disordine morale.
9. Ho pensato, desiderato o tentato di togliermi la vita? Ho collaborato volontariamente al suicidio di qualcuno?
10. Mi sono fatto del male fisicamente, o mi sono maledetto?
11. Mi sono sottoposto a mutilazioni volontarie come metodo di sterilizzazione (legatura delle tube, vasectomia, ecc.)?
5.3. Violenza fisica e lesioni
Ogni forma di violenza fisica contro il prossimo viola la sua dignità e l’integrità del corpo, che appartiene a Dio.
12. Ho picchiato, ferito o causato lesioni fisiche a qualcuno?
13. Ho oppresso, maltrattato o usato violenza contro qualcuno, specialmente contro i più deboli?
14. Ho approfittato della debolezza altrui per picchiare o umiliare qualcuno fisicamente?
15. Ho concorso, animato o incoraggiato combattimenti o risse?
16. Ho messo in pericolo la vita mia o quella degli altri: guidando in modo imprudente, praticando sport estremi senza necessità, o in qualsiasi altro modo evitabile?
5.4. Odio, rancore e desiderio di vendetta
L’omicidio nasce spesso dal cuore. Gesù avverte che anche l’odio verso il fratello è già una forma di omicidio interiore.
17. Ho coltivato nel cuore sentimenti di odio, rancore, risentimento o inimicizia verso qualcuno?
18. Ho desiderato a qualcuno la morte, la malattia o qualche male grave?
19. Mi sono vendicato o ho nutrito desideri di vendetta?
20. Ho smesso di parlare con qualcuno, rifiutandomi di riconciliarmi o di fare il possibile per farlo?
21. Mi sono rattristato per la prosperità altrui, o mi sono rallegrato della sua disgrazia?
5.5. Offese, insulti e maltrattamenti verbali
Le parole possono uccidere la dignità di una persona. Questo elenco va dal più grave al meno grave.
22. Ho maledetto qualcuno, augurandogli esplicitamente del male?
23. Ho insultato o ingiuriato qualcuno, usando parole offensive e umilianti?
24. Ho usato parole dure, crudeli o violente nel trattare gli altri?
25. Ho oppresso qualcuno con atteggiamenti di prepotenza, intimidazione o sopraffazione?
26. Ho disprezzato qualcuno, soprattutto i poveri, i deboli, gli anziani, gli stranieri o le persone di altre razze?
27. Ho deriso o ridicolizzato qualcuno, ferendolo nella sua dignità?
28. Ho criticato, infastidito o preso in giro gli altri?
29. Ho dato soprannomi offensivi a qualcuno?
30. Ho rifiutato di rivolgere la parola a qualcuno per rancore o punizione?
31. Ho litigato frequentemente o senza motivo valido? Ho alimentato conflitti, liti o inimicizie tra altri?
5.6. Mormorazioni, pettegolezzi e scandalo
Lo scandalo è l’atteggiamento o il comportamento che porta un altro a fare il male. Chi scandalizza diventa tentatore del prossimo e può causarne la morte spirituale.
32. Ho parlato male di qualcuno, raccontando i suoi difetti o i suoi errori a chi non aveva necessità di saperlo (mormorazione)?
33. Ho diffuso pettegolezzi o notizie negative sugli altri, seminando discordia?
34. Ho causato inimicizia o divisione tra persone?
35. Ho scandalizzato qualcuno con le mie parole, le mie azioni, il mio abbigliamento o il mio stile di vita, inducendolo a peccare gravemente?
36. Ho insegnato a qualcuno a peccare, o l’ho incoraggiato, aiutato o consigliato a farlo?
37. Ho lodato il peccato di qualcuno, invece di correggerlo caritatevolmente?
38. Mi sono burlato di persone virtuose, o sono stato causa che qualcuno abbandonasse una vita regolata e devota?
39. Ho causato danno alla mia anima esponendomi volontariamente e senza necessità alle tentazioni: cattive letture, immagini, video, musica con messaggi violenti o contrari ai valori cristiani?
40. Ho causato danno spirituale ad altri, specialmente a bambini, con il mio cattivo esempio?
5.7. Omissioni: mancato soccorso e abbandono
Il comandamento vieta non solo di fare del male, ma anche di omettere il bene che si doveva fare. Non soccorrere chi è in pericolo è già una colpa.
41. Ho rifiutato di soccorrere qualcuno che si trovava in pericolo di vita o in grave necessità?
42. Ho trascurato di aiutare il prossimo quando la carità me lo richiedeva: nell’elemosina, nella malattia, nel lavoro o in qualsiasi altra necessità?
43. Ho avvisato chi di dovere (un genitore, un superiore, un giudice) quando ero a conoscenza di uno scandalo o di un pericolo che poteva essere rimediato?
44. Mi sforzo davvero di amare gli altri come me stesso, riconoscendo in ogni persona qualcuno che Dio ama?
5.8. Cura della propria salute
Il corpo è dono di Dio. Trascurarlo o rovinarlo deliberatamente è una mancanza contro questo comandamento.
45. Ho usato droghe, o le ho prodotte, vendute o procurate ad altri?
46. Mi sono ubriacato fino a perdere la ragione o il controllo di me stesso?
47. Ho abusato di cibo o alcool, rovinando la mia salute?
48. Ho trascurato la mia salute fisica, non procurandomi il cibo, i vestiti o le cure necessarie?
49. Ho messo in pericolo la mia salute mentale e spirituale, esponendomi volontariamente a musica, immagini o contenuti che contengono messaggi di violenza, ribellione o che incitano al male?
Comandamento 6. “Non commettere atti impuri”
“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gen 2,24)
“Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave.” (Gen 18,20)
“… il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.” (Gen 19,24)
“Ma Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello, disperdeva il seme per terra, per non dare un discendente al fratello. Ciò che egli faceva era male agli occhi del Signore, il quale fece morire anche lui.” (Gen 38,9-10)
“Non commetterai adulterio” (Es 20,14; Dt 5,18).
“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.” (Gen 2,24)
“Chi commette adulterio è un insensato, agendo in tal modo rovina sé stesso.” (Pv 6,32)
“Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.” (Mt 5,8)
“Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.”. (Mt 5, 27-28).
“Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Mt 19,9)
“State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1Cor 6,18-20)
“Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione.” (1Tes 4,3-7)
“Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio.” (Ebr 13,4)
In sintesi, il sesto comandamento esige di vivere la fedeltà coniugale e la purezza del cuore e del corpo, rispettando la dignità umana come dono di Dio. Richiede di valorizzare il matrimonio come alleanza stabile e indissolubile tra uomo e donna, ordinata all’amore reciproco e alla trasmissione della vita.
Questo comandamento riguarda i peccati di pensiero, parola e opera. La tentazione non è peccato, ma il consentirvi volontariamente sì. Con «impuro» la morale intende non solo l’atto sessuale, ma tutto ciò che provoca un piacere illecito. Alcuni peccati in questa materia sussistono anche senza un’intenzione esplicita.
I vari tipi di peccati che offendono questo comandamento devono essere nominati nella confessione. Non tutti hanno la stessa gravità. Ecco alcune definizioni per chiarirli.
Fornicazione – rapporto sessuale tra persone non sposate o vedove. (CCC 2353: «La fornicazione è l’unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio».)
Concubinato, unione illegittima, unione libera, ossia convivenza senza matrimonio, more uxorio – convivenze o rapporti sessuali senza vincolo matrimoniale sacramentale. È fornicazione.
Adulterio – rapporto sessuale di una persona sposata con qualcuno che non è il coniuge. Implica anche il peccato di infedeltà coniugale. Se entrambi sono sposati, è più grave. Se il rapporto sessuale avviene dentro di così detti ‘scambio di copie” o orgie (rapporti sessuali in gruppo), il peccato è ancora più grave. (CCC 2380-2381: Esplicitamente vietato dal comandamento.)
Divorzio, seguito da “nuove nozze” – sebbene il divorzio civile non sia di per sé un peccato (a volte è necessario per tutelare diritti legali o la sicurezza), contrarre una nuova unione mentre il coniuge precedente è ancora in vita è adulterio, perché il vincolo sacramentale è indissolubile.
Poligamia – avere più di un coniuge contemporaneamente.
Incesto – rapporto sessuale tra parenti in linea retta genitori-figli o tra fratelli/sorelle, o consanguinei fino alla 4 generazione, per i quali il matrimonio è vietato. (CCC 2388: «Deforma la struttura familiare».)
Sacrilegio – rapporto sessuali in luoghi sacri o per ragione della persona, se ha fatto voto di castità.
Contraccezione artificiale – uso di metodi artificiali per impedire la procreazione nell’atto coniugale, come coito interrotto (vedi Gn 38,9-10), preservativi, farmaci, sterilizzazione temporanea, sterilizzazione definitiva (legatura delle tube, vasectomia), metodi contraccettivi micro-abortivi che costringono l’embrione già fecondato a uscire dall’utero. (CCC 2370: «Intrinsecamente cattiva» – peccato contro il sesto se separa l’aspetto unitivo da quello procreativo.)
Fecondazione artificiale eterologa – Inseminazione con gameti di terzi. (CCC 2377: «Contraria all’unità del matrimonio».)
Toccamenti impuri – con sé o con altri, anche se non lascivi, specialmente sugli organi genitali, con scopo di provocare piacere o indurre all’atto sessuale.
Masturbazione – eccitazione volontaria degli organi genitali per trarne piacere venereo con o senza effusione di fluidi. (CCC 2352: «Grave disordine».)
Stupro o violenza carnale – penetrazione sessuale ottenuta con inganno, minaccia o violenza. È un peccato gravissimo. È contro la giustizia e la carità, oltre che contro la castità. (CCC 2356: «Intrinsecamente cattivo».)
Bestialità – rapporto sessuale con un animale.
Atto omosessuale – rapporto sessuale perverso con un individuo dello stesso. (CCC 2357: «Intrinsecamente disordinati».)
Perversità – altri atti contro natura tra individui dello stesso o diverso sesso, anche tra coniugati per vas indebitum, come sodomia e sesso orale.
Pedofilia – atti sessuali con bambini o adolescenti indipendentemente dal loro sesso. È una delle forme più gravi di violenza sessuale, perché compiuta su persone vulnerabili, abusando di un potere e di una fiducia. (CCC 2389: Associato a incesto o violenza.)
Pornografia – peccato contro la modestia. Produzione, diffusione o consumo di materiale che rappresenta atti sessuali in modo da eccitare. (CCC 2354: «Offende la castità».)
Esibizionismo – peccato contro la modestia. Esposizione dei genitali in luoghi pubblici, nudità intenzionale davanti a estranei, atti sessuali compiuti dove possono essere visti da altri, invio non richiesto di immagini intime tipo “sexting” non consensuale.
Voyeurismo – peccato contro la modestia. Atto di osservare segretamente persone nude, che si spogliano o che compiono atti sessuali, senza il loro consenso, allo scopo di ottenere gratificazione sessuale.
Abbigliamento immodesto intenzionale, provocatorio – peccato contro la modestia. Uso dei vestiti intimi a scopo del proprio eccitamento, oppure uso dei vestiti visibili a scopo di eccitamento personale e altrui. Anche se l’abbigliamento immodesto non è intenzionale (come i vestiti molto corti usati nell’estate), può produrre effetto negli altri (desideri, turbamenti, eccitazioni cattive), perciò rimane un peccato.
Prostituzione – pratica di rapporti sessuali a pagamento; compravendita di atti sessuali. (CCC 2355: «Gravemente contraria alla dignità della persona».)
Traffico sessuale – una forma di tratta di esseri umani in cui una persona viene reclutata, trasportata, trasferita, ospitata o accolta tramite coercizione, inganno, abuso di vulnerabilità o violenza, con l’obiettivo di sfruttarla sessualmente.
Sfruttamento sessuale – qualsiasi forma di utilizzo del corpo di una persona per ottenere un vantaggio di natura sessuale, economica o di altro tipo, senza il suo pieno e libero consenso, oppure approfittando della sua vulnerabilità.
Abuso sessuale – qualsiasi atto o comportamento a carattere sessuale imposto a una persona senza il suo consenso libero e informato, oppure quando la persona non è in grado di dare un consenso valido (come nel caso di minori, persone con disabilità cognitive, stato di incoscienza, coercizione o forte pressione psicologica).
Molestie sessuali – avance o richieste sessuali indesiderate, frequenti in un contesto di lavoro o di dipendenza.
6.1. Pensieri, desideri e fantasia
C’è differenza tra ricevere un cattivo pensiero (non è peccato) e compiacersene volontariamente coltivandolo (è peccato). Questa distinzione è fondamentale.
1. Quando mi è venuto un pensiero, un ricordo, un’immagine o una fantasia impura, me ne sono compiaciuto volontariamente, continuando a custodirlo e coltivarlo? O l’ho rifiutato fin dall’inizio?
2. Ho richiamato intenzionalmente alla memoria ricordi o pensieri impuri?
3. Ho acconsentito a sguardi o desideri impuri verso un’altra persona, o ho desiderato consapevolmente vedere o fare qualcosa di impuro?
4. Ho trascurato di controllare la mia immaginazione, lasciandola vagare liberamente verso cose impure?
5. Mi sono vantato dei miei peccati in questa materia, o mi sono dilettato nel ricordo compiaciuto di peccati passati?
6.2. Sguardi, parole e gesti
I sensi sono porte della coscienza. Ciò che gli occhi cercano, ciò che la bocca dice e i gesti del corpo rivelano e alimentano lo stato interiore.
6. Ho guardato persone con desiderio sessuale illecito (concupiscenza)?
7. Ho usato parole volgari, oscene o sessualmente esplicite? Ho raccontato o ascoltato barzellette a sfondo sessuale? Ho cantato canzoni disoneste?
8. Ho fatto gesti osceni o indecenti?
9. Con il mio modo di guardare, parlare, gesticolare o camminare ho cercato di provocare o eccitare gli altri, invece di comportarmi con pudore e modestia?
10. Mi rendo conto che sedurre gli altri con il mio aspetto è un invito a farsi idolatrare, e non un atto d’amore verso di loro?
6.3. Abbigliamento e modestia
La modestia nel vestire non è una questione di moda, ma un atto di rispetto verso sé stessi e verso gli altri.
11. Ho indossato abiti stretti, trasparenti o indecenti, diventando così occasione di peccato per gli altri?
12. Sono stato modesto nel vestirmi e svestirmi?
13. Ho sedotto o disonorato qualche persona innocente?
14. Comprendo che la cura dei dettagli di modestia è una salvaguardia importante per la purezza, o li considero sciocchezze trascurabili?
6.4. Letture, spettacoli e contenuti mediali
Ciò che introduciamo nella mente attraverso gli occhi e le orecchie forma la nostra fantasia e i nostri desideri.
15. Leggo o guardo materiale impuro: riviste, libri, immagini, video, film pornografici o osceni?
16. Tengo in casa poster, immagini o statue di carattere immorale o osceno?
17. Prima di guardare uno spettacolo o leggere un libro, mi informo sulla sua qualità morale per evitare di mettermi in pericolo di peccato e di deformare la mia coscienza?
18. Mi metto volontariamente in situazioni di rischio – certi luoghi, spettacoli, siti internet, programmi televisivi – che so essere occasioni di peccato?
6.5. Tocchi, intimità e comportamenti fisici
Il corpo è tempio dello Spirito Santo. Il modo in cui lo trattiamo e lo usiamo ha un preciso peso morale.
19. Ho toccato, accarezzato, abbracciato o baciato un’altra persona in modo impuro?
20. Mi sono compiaciuto nella sensualità, nell’autoerotismo o nel godimento del piacere sessuale al di fuori del matrimonio?
21. Ho commesso atti disonesti, osceni o immorali con un’altra persona?
22. Mi sono fatto tatuaggi o incisioni di carattere immorale?
6.6. Compagnie, amicizie e frequentazioni
Le persone che frequentiamo e i luoghi che visitiamo influenzano profondamente la nostra vita morale.
23. Ho stretto amicizia con persone di vita dissoluta o frequentato luoghi di dubbia moralità?
24. Sono stato troppo intimo, fisicamente o emotivamente, con persone del sesso opposto al di fuori del matrimonio?
25. Ho eliminato le occasioni che mi conducono al peccato in questa materia: l’abuso di alcool o cibo, l’uso di droghe, la pigrizia, l’ozio, le cattive amicizie?
26. Ho frenato le mie passioni, o mi lascio dominare da esse senza combattere?
6.7. Fidanzamento e relazioni affettive
Il fidanzamento è un tempo per approfondire l’affetto e la conoscenza reciproca, non per soddisfare il desiderio di possesso o piacere.
27. Nel fidanzamento, vivo l’affetto in modo casto, oppure sono causa di peccato per l’altra persona?
28. Le mie relazioni affettive sono ispirate dallo spirito di donazione, rispetto e delicatezza, o dal desiderio di possesso e piacere egoistico?
29. Comprendo che qualsiasi piacere carnale pienamente avvertito e liberamente consentito al di fuori del matrimonio è peccato grave?
6.8. Rimedi e mezzi per vivere la purezza
La purezza non si riduce a evitare il peccato: è uno stile di vita che si costruisce attivamente con mezzi concreti, naturali e soprannaturali.
30. Ho usato mezzi naturali per custodire la purezza: la disciplina degli occhi e dell’immaginazione, il controllo degli affetti, l’evitare le situazioni eccitanti?
31. Ho pregato subito per scacciare i cattivi pensieri e le tentazioni, invece di indugiare in essi?
32. Ho usato i mezzi soprannaturali: la frequenza dei sacramenti della Confessione e della Comunione, la devozione alla Vergine Maria, la meditazione sulla Passione di Cristo, la consapevolezza che il mio corpo è tempio dello Spirito Santo?
33. Se ho tendenze omosessuali, ho cercato di vivere la castità con l’aiuto della preghiera, dei sacramenti e del dominio di sé, unendo le mie difficoltà al sacrificio della Croce?
34. Mi rendo conto che l’impurità vissuta senza freni ha conseguenze gravi: indebolisce l’intelligenza, rovina il corpo, fa perdere la grazia santificante e può portare lontano dalla fede?
Comandamento 7. “Non rubare”
“Non ruberai” (Es 20,15; Dt 5,19).
“Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo.” (Lv 19,11)
“Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo.” (Lv 19,13)
“Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: «Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo l’efa e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano»“. (Am 8,4-6)
“Ci sono ancora nella casa dell’empio i tesori ingiustamente acquistati e una detestabile efa ridotta? Potrò io giustificare le bilance truccate e il sacchetto di pesi falsi?” (Mi 6,10-11)
“Non ruberai” (Mt 19,18).
“Chi rubava non rubi più, anzi lavori operando il bene con le proprie mani, per poter condividere con chi si trova nel bisogno.” (Ef 4,28)
“Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.” (1Cor 6,9-10)
In sintesi, il settimo comandamento esige di rispettare i beni e la proprietà altrui, rifiutando il furto, la frode, la corruzione e ogni forma di ingiustizia economica. Richiede di praticare la giustizia nei rapporti di lavoro e nella vita sociale, e di esercitare la carità attraverso la condivisione con i poveri e i bisognosi. Il peccato di furto e di danno non si perdona finché non si restituisce o non si ripara il torto fatto. La Confessione ottiene il perdono, ma con l’obbligo di riparare quanto prima.
7.1. Furto, rapina e appropriazione indebita
Sono le forme più dirette di violazione di questo comandamento. La gravità aumenta se il furto è fatto con violenza, a danno di persone povere o in luoghi sacri.
1. Ho rubato qualcosa? Il furto è stato commesso con violenza (rapina), ai danni di una persona povera, in un luogo sacro, o con altre circostanze aggravanti?
2. Ho preso, trattenuto o sottratto ingiustamente beni altrui contro la volontà del proprietario, in qualsiasi modo?
3. Ho fatto soldi con mezzi illeciti o disonesti?
4. Ho comprato o venduto cose che sapevo essere rubate?
5. Ho guadagnato ai giochi con trucchi o imbrogli, causando danno ad altri?
6. Ho scommesso in modo ingiusto o ho imbrogliato nei giochi d’azzardo?
7. Sono cosciente che rubare piccole cose in modo costante e ripetuto può diventare un peccato grave per accumulo?
7.2. Frode, inganno e corruzione
Non c’è solo il furto diretto: si può rubare anche attraverso l’inganno, la truffa e la corruzione. Tutte queste forme ledono la giustizia e la fiducia.
8. Ho frodato, ingannato o truffato qualcuno in un affare, una compravendita o un contratto, nascondendo difetti o usando l’inganno?
9. Ho venduto con pesi o misure false, o ho adulterato o mescolato ciò che vendevo per ricavarne più profitto?
10. Ho aumentato i prezzi speculando sull’ignoranza o sulla necessità altrui?
11. Ho approfittato dell’ignoranza, della debolezza o della distrazione altrui per ottenere un vantaggio ingiusto?
12. Ho partecipato in qualche modo ad atti di corruzione, cercando di cambiare il corretto modo di agire con quello che più mi conveniva?
13. Ho preso tangenti, regali o favori non dovuti, legati al mio ruolo o alla mia professione?
14. Ho mancato senza giusta causa a contratti commerciali, di acquisto o vendita, di affitto o di lavoro, che mi obbligavano?
7.3. Ingiustizie nel lavoro e nei salari
Il lavoro è un ambito in cui la giustizia può essere violata sia da chi lavora sia da chi dà lavoro.
15. Ho defraudato i miei dipendenti o collaboratori del salario giusto, pagandoli meno di quanto meritavano o ritardando ingiustamente il pagamento?
16. Ho defraudato il mio datore di lavoro, lavorando male, rubando tempo al lavoro o non adempiendo onestamente ai miei doveri?
17. Ho lavorato male o con negligenza, non guadagnandomi lo stipendio che ricevo?
18. Nel mio ufficio o impiego ho preso più di quanto stabilito o di quanto mi spettava?
19. Ho ritenuto o ritardato indebitamente il pagamento di salari o stipendi a mio carico?
20. Con il mio voto o consiglio ho impedito che un altro ottenesse un impiego, un incarico o un beneficio a cui aveva legittimamente diritto?
7.4. Evasione fiscale e danni a beni pubblici
La giustizia riguarda anche il bene comune. Frodare lo Stato o danneggiare beni pubblici colpisce l’intera comunità.
21. Ho frodato lo Stato evadendo tasse giuste e ragionevoli, destinate al beneficio della comunità?
22. Ho causato danni a proprietà o beni pubblici o privati?
23. Ho sottratto o trattenuto denaro nelle spese pubbliche o negli incarichi che gestivo?
24. Nella carica che ricopro, ho fatto il possibile per evitare ingiustizie, furti, frodi e abusi che danneggiano la convivenza sociale?
7.5. Usura, debiti e obblighi di restituzione
Chi ha rubato o causato un danno ha l’obbligo di restituire e risarcire. Finché non lo fa, il peccato non è perdonato pienamente.
25. Ho prestato denaro con tassi di interesse eccessivi (usura), approfittando della necessità di persone in difficoltà?
26. Ho saldato i miei debiti, potendolo fare? Ho rispettato i tempi dovuti per i pagamenti?
27. Ho restituito il denaro o le cose prese in prestito?
28. Ho restituito ciò che ho trovato e che apparteneva a qualcun altro?
29. Ho restituito o risarcito ciò che ho rubato o il danno che ho causato? Se non ho potuto farlo, ho compensato dando ai poveri in proporzione?
30. Se a causa del mio furto o della mia appropriazione qualcuno ha subito una perdita di guadagno, sono disposto a risarcire anche questo danno?
31. Ho rispettato i legati e i testamenti altrui?
32. Ho reso impossibile pagare i miei debiti di giustizia per vanità, spese eccessive o prodigalità?
7.6. Complicità e cooperazione al danno altrui
Si è corresponsabili non solo quando si ruba direttamente, ma anche quando si aiuta, si approva o si tace davanti al torto altrui.
33. Ho cooperato a un furto o a un danno: comandando, incitando, aiutando, approvando o prendendo parte al bottino?
34. Ho acconsentito, consigliato o influenzato in qualsiasi modo il furto o il danno ai danni del prossimo?
35. Con la mia omissione, condiscendenza o silenzio ho concorso al danno del prossimo, quando avrei potuto impedirlo?
36. Mi sono compiaciuto del furto o del danno subito da qualcun altro?
37. Ho consigliato male qualcuno in un affare, causandogli un danno economico?
7.7. Negligenza e pigrizia nei propri doveri
Anche la negligenza e la pigrizia possono causare danni ingiusti agli altri o a sé stessi.
38. Sono stato negligente nella gestione di denaro o beni affidati a me da altri?
39. Per mia negligenza ho rovinato o deteriorato proprietà altrui?
40. Sono stato pigro nel compiere i miei doveri professionali o familiari?
41. Ho rifiutato o trascurato di aiutare qualcuno in urgente necessità, pur potendolo fare?
7.8. Attaccamento ai beni materiali e desideri disordinati
Il settimo comandamento non riguarda solo le azioni esterne: tocca anche il cuore e i desideri. L’invidia e l’avarizia sono le radici di molti peccati contro la giustizia.
42. Ho desiderato i beni altrui o tramato per impossessarmene?
43. Sono invidioso delle ricchezze, delle proprietà o del successo economico degli altri?
44. Sono avaro o avido, dando troppa importanza ai beni materiali e alle comodità? Il mio cuore è fisso sui beni terreni invece che sui veri tesori del Cielo?
45. Sono onesto nel lavoro, nella professione e nel commercio? Tutto ciò che possiedo l’ho guadagnato in modo onesto?
Comandamento 8. “Non dire falsa testimonianza”
“Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.” (Es 20,16; Dt 5,20)
“Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per far da testimone in favore di un’ingiustizia.” (Es 23,1)
“Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo.” (Lev 19,16)
“Le labbra bugiarde sono un obbrobrio per il Signore” (Pro 12,22)
“Il falso testimone non resterà impunito, chi diffonde menzogne non avrà scampo.” (Pro 19,5)
“Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno.” (Mt 5, 37)
“Perciò, bando alla menzogna e dite ciascuno la verità al suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri.” (Ef 4,25)
“Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni” (Col 3,9)
In sintesi, l’ottavo comandamento esige di amare e testimoniare la verità, rifiutando la menzogna, la falsa testimonianza, la calunnia e la diffamazione. Richiede di rispettare la buona fama del prossimo e di rendere testimonianza alla verità in ogni ambito della vita cristiana, a imitazione di Cristo che è la Via, la Verità e la Vita. La menzogna è una negazione di Dio, che è la Verità Suprema. I peccati contro questo comandamento spesso richiedono riparazione: chi ha danneggiato la reputazione altrui ha l’obbligo di rimediare al danno causato.
8.1. Falsa testimonianza, spergiuro e menzogna grave
Sono le forme più gravi di peccato contro la verità, perché ledono direttamente la giustizia e possono causare danni irreparabili (cf. Pr 19,9).
1. Ho reso una falsa testimonianza in pubblico – in un processo, davanti a un’autorità o in un contesto ufficiale – dichiarando il falso su qualcuno?
2. Ho commesso spergiuro, cioè ho detto cose false sotto giuramento, o ho firmato documenti falsi?
3. Ho accusato ingiustamente qualcuno di qualcosa che non aveva fatto, causandogli un danno?
4. Ho calunniato qualcuno, cioè ho attribuito ad altri colpe o difetti che sapevo essere falsi, danneggiando la sua reputazione? Ho fatto la riparazione dovuta o sono disposto a farla?
5. Ho scoperto o reso pubblici i peccati o i difetti nascosti di qualcuno per vendetta o per screditarlo?
8.2. Maldicenza e diffamazione
La maldicenza è rivelare i difetti veri del prossimo a chi non li conosce, senza una ragione valida. Anche se ciò che si dice è vero, può essere peccato grave (cf. Sir 21,28).
6. Ho commesso maldicenza, cioè ho rivelato i difetti o le mancanze reali del prossimo a persone che non li conoscevano, senza una ragione oggettivamente valida?
7. Ho causato danno al buon nome di qualcuno rivelando difetti nascosti, anche se veri (detrazione)?
8. Ho rivelato i peccati o i segreti di altri senza una ragione seria e proporzionata?
9. Ho diffamato qualcuno con atteggiamenti, gesti o parole ingiuste, anche senza dirlo esplicitamente?
10. Ho parlato male degli altri per frivolezza, invidia, cattivo umore o semplice piacere nel criticare?
11. Ho esagerato i difetti altrui, gonfiando la realtà per rendere qualcuno peggiore di quello che è?
12. Ho usato mezze parole o insinuazioni per gettare ombre su qualcuno, senza avere il coraggio di dire le cose chiaramente?
8.3. Giudizi temerari
Il giudizio temerario è credere fermamente, senza prove sufficienti, che qualcuno sia colpevole di qualche difetto morale o delitto. È peccato perché offende la dignità di chi viene giudicato.
13. Ho giudicato negativamente qualcuno senza avere prove o fondamenti sufficienti?
14. Ho creduto fermamente alla colpa di qualcuno solo per sospetti, voci o impressioni, senza verificare la realtà?
15. Ho emesso giudizi affrettati, condannando qualcuno prima di conoscere i fatti?
16. Sono abitudinalmente critico, negativo o privo di carità nel parlare degli altri, senza necessità?
8.4. Pettegolezzi, mormorazioni e discordia
Il pettegolezzo e la mormorazione avvelenano i rapporti tra le persone e creano inimicizie anche dove non ce ne sarebbero.
17. Ho mormorato degli altri, cioè ho parlato male di qualcuno alle sue spalle senza ragione giusta?
18. Ho seminato discordia tra persone, riferendo cose sfavorevoli dette da uno sull’altro per creare inimicizia tra loro?
19. Ho messo qualcuno in cattiva luce davanti ad altri, magari con il pretesto che «me lo hanno detto» o «si dice in giro»?
20. Ho ascoltato con piacere le mormorazioni altrui, senza cercare di fermarle?
21. Ho permesso che si mormorasse in mia presenza, quando avevo l’obbligo o la possibilità di interrompere?
22. Ho ascoltato o approvato la diffusione di uno scandalo riguardante il mio prossimo?
8.5. Menzogna ordinaria e violazione dei segreti
Anche la menzogna quotidiana, apparentemente piccola, è una violazione della verità e un’offesa alla persona ingannata.
23. Ho mentito? Per quale motivo: per ingannare deliberatamente, per sfuggire a una punizione, per scherzo o per comodità? Ho causato danni spirituali o materiali con la mia menzogna?
24. Ho violato un segreto che mi era stato affidato, senza una giusta e grave ragione?
25. Sono stato complice nel coprire fatti gravi o delittuosi con il mio silenzio, quando avrei dovuto parlare?
26. Ho adulato qualcuno, dicendo cose non vere per compiacerlo o per ottenere qualcosa?
27. Ho mancato alla verità per vanagloria, esagerando i miei meriti o le mie qualità?
28. Ho usato l’ironia in modo crudele per ferire qualcuno, pur senza dire cose esplicitamente false?
8.6. Omissioni: mancata difesa e riparazione
Non basta evitare di fare il male: a volte si ha il dovere di difendere la verità e il buon nome altrui, e di riparare i danni causati.
29. Ho omesso di difendere qualcuno che veniva diffamato o calunniato, pur potendolo fare con facilità?
30. Ho rispettato e custodito il buon nome e la dignità di ogni persona con cui sono entrato in contatto?
31. Ho fatto la riparazione dovuta per i danni causati alla reputazione altrui con calunnie, diffamazioni o rivelazioni indiscrete?
Comandamento 9. “Non desiderare la donna d’altri”
“Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».” (Es 20,17)
“Non desidererai la moglie del tuo prossimo.” (Dt 5,21)
“Distogli l’occhio da una donna avvenente, non fissare una bellezza che non ti appartiene. Per la bellezza di una donna molti si sono rovinati, l’amore per lei brucia come un fuoco.” (Sir 9,8)
“Ho stretto un patto con i miei occhi, di non fissare lo sguardo su una vergine.” (Gb 31,1)
“Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.” (Mt 5,27-30)
“Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri.” (Gal 5,24)
“Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria” (Col 3,5)
“Sta’ lontano dalle passioni della gioventù; cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro.” (2Tim 2,22)
In sintesi, il nono comandamento esige la purezza del cuore, rispettando la santità dell’amore coniugale. Chiede esplicitamente vigilanza non solo sugli atti esterni (che sono oggetto del Sesto), ma i desideri interiori, gli sguardi, i pensieri e le immagini a cui consentiamo. Richiede di lottare contro la concupiscenza e il desiderio disordinato, coltivando l’umiltà, la modestia e la grazia di Dio come fondamento di una vita interiore ordinata.
9.1. Desideri impuri verso la persona altrui
Il comandamento nasce dalla tutela della fedeltà coniugale e della dignità di ogni persona: nessuno deve essere ridotto a oggetto di desiderio illecito.
1. Ho desiderato sessualmente la moglie o il marito di un’altra persona, coltivando questo desiderio nel cuore?
2. Ho guardato un’altra persona con sguardo di concupiscenza, trasformandola mentalmente in oggetto di desiderio, invece di rispettarla nella sua dignità?
3. Ho coltivato fantasie o immaginazioni su persone reali, compiacendomi interiormente in esse invece di rifiutarle?
4. Ho richiamato volontariamente alla memoria ricordi impuri legati a persone reali, godendomi quel ricordo?
9.2. Pornografia, esibizionismo e mezzi di comunicazione
La pornografia e l’esibizionismo sono offese gravi alla dignità della persona e strumenti potenti di corruzione interiore.
5. Ho partecipato in qualche modo alla pornografia: guardandola, cercandola, producendola, diffondendola o sostenendola economicamente?
6. Ho partecipato ad atti o spettacoli esibizionisti, come spettatore o come protagonista?
7. Ho abusato di internet, della televisione o di altri mezzi di comunicazione per cercare contenuti, conversazioni o «distrazioni» che alimentano desideri, pensieri o fantasie impure?
8. Ho conservato sul telefono, sul computer o in casa immagini, video o materiali pornografici o sessualmente provocatori?
9.3. Abbigliamento, pudore e provocazione
Il pudore del corpo è una forma di rispetto verso sé stessi e verso gli altri. Vestirsi in modo provocatorio è un invito al desiderio illecito.
9. Mi sono lasciato trascinare dalla moda indossando in pubblico abiti o indumenti che eccitano sensualmente gli altri e provocano sguardi, desideri o pensieri indecenti?
10. Ho mancato di modestia nei miei comportamenti, gesti o modo di presentarmi, senza curarmi dell’effetto che producevo sugli altri?
11. Ho rispettato il pudore dei sentimenti e delle emozioni, o ho alimentato in me stesso sensazioni e stati d’animo che mi portavano verso il disordine? Uso tipi di vestiti per eccitarmi? Uso tipi di vestiti intimi per eccitarmi?
9.4. Tutela dei minori
I bambini e gli adolescenti hanno diritto a crescere in un ambiente puro. Ledere il loro pudore è una responsabilità gravissima.
12. Ho mancato di rispetto al pudore di bambini o adolescenti, esponendoli a immagini, conversazioni, spettacoli o situazioni inappropriate alla loro età?
13. Ho permesso che minori presenti in casa mia accedessero a contenuti pornografici o sessualmente espliciti attraverso la televisione, internet o altri mezzi?
14. Ho dato a bambini o ragazzi un cattivo esempio con il mio comportamento, il mio abbigliamento o il mio linguaggio in materia di purezza?
9.5. Custodia degli occhi e dell’immaginazione
«La vista risveglia la passione degli insensati» (Sap 15,5). Gli occhi e l’immaginazione sono le porte principali attraverso cui entrano i desideri impuri: custodirli è una forma concreta di lotta per la purezza.
15. Ho lottato per custodire lo sguardo, evitando di fissarmi su persone, immagini o situazioni che suscitano desideri impuri?
16. Ho trascurato di controllare la mia immaginazione, lasciandola vagare liberamente verso fantasie impure senza combatterle?
17. Ho evitato luoghi, situazioni, persone o ambienti che sapevo essere per me un’occasione di caduta interiore?
18. Ho cercato attivamente di riempire la mente e il cuore di pensieri buoni – la preghiera, la bellezza, il lavoro, il servizio – come rimedio contro i pensieri impuri?
9.6. Preghiera e mezzi soprannaturali per la purezza del cuore
La purezza del cuore è un dono di Dio che va chiesto con umiltà. Senza la grazia, la lotta contro il disordine interiore è impossibile.
19. Ho pregato regolarmente per ottenere da Dio la grazia della purezza e della pulizia del cuore, riconoscendo che da solo non riesco a vincere?
20. Ho ricorso ai sacramenti della Confessione e della Comunione come strumenti principali per purificare il cuore e ricevere la forza di ricominciare?
21. Ho invocato la Vergine Maria come modello e aiuto nella lotta per la purezza, affidandole i miei momenti di debolezza?
22. Mi rendo conto che la beatitudine evangelica «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8) non è una promessa lontana, ma un cammino concreto che posso percorrere ogni giorno con l’aiuto della grazia?
Comandamento 10. “Non desiderare la roba d’altri”
“Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.” (Es 20,17; Dt 5,21)
“Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede.” (Lc 12,15)
“La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete” (Ebr 13,5)
“… dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.” (Mt 6,21)
In sintesi, il decimo comandamento, come il Nono, riguarda il cuore; mentre il Settimo vieta di prendere i beni altrui con le azioni, questo vieta di desiderarli con il cuore. Esige la libertà interiore dall’avidità e dall’invidia, praticando il distacco dai beni materiali e la fiducia nella provvidenza di Dio. Richiede di coltivare sobrietà e generosità, riconoscendo che il vero bene dell’uomo non risiede nel possesso delle ricchezze, ma nell’abbandono fiducioso a Dio. Questo esame aiuta a scoprire se il cuore è libero o prigioniero dei beni di questo mondo.
10.1. Cupidigia e desiderio morboso dei beni altrui
La cupidigia è il desiderio disordinato di possedere ciò che appartiene agli altri. È la radice di molti peccati contro la giustizia e la carità.
1. Ho desiderato in modo morboso o ossessivo i beni, le proprietà o le ricchezze altrui, covando nel cuore il desiderio di appropriarmene?
2. Ho tramato o pianificato internamente come impossessarmi di ciò che appartiene ad altri, anche senza passare all’azione?
3. Ho desiderato che qualcuno perdesse i suoi beni – per morte, sfortuna o disgrazia – in modo da poterne beneficiare io?
4. Ho coltivato un attaccamento disordinato al denaro e alle cose materiali, al punto da farle diventare il centro dei miei pensieri e delle mie preoccupazioni?
10.2. Invidia
L’invidia è la tristezza per il bene altrui, vissuta come una minaccia o un’ingiustizia verso di sé. È uno dei sette vizi capitali e avvelena il cuore e i rapporti.
5. Mi sono rattristato o infastidito per il successo, la prosperità, i talenti o la felicità degli altri, invece di gioire con loro?
6. Ho desiderato che gli altri non avessero ciò che hanno – beni, qualità, affetti, posizioni – perché la loro fortuna mi pesava?
7. Ho nutrito risentimento verso chi ha più di me: più denaro, più talento, più successo, più riconoscimento?
8. L’invidia mi ha spinto a sminuire, criticare o sabotare gli altri, pur di ridurre la distanza che percepivo tra me e loro?
10.3. Ambizione disordinata e desiderio del posto altrui
Non si desiderano solo i beni materiali: si può desiderare anche il ruolo, il prestigio, il posto o la stima che appartengono a un altro.
9. Ho desiderato prendere il posto di un altro – a scuola, nel lavoro, in un gruppo, in una comunità – non per servire meglio, ma per ambizione o per invidia?
10. Ho cercato di scalzare qualcuno dalla sua posizione o dal suo ruolo in modo sleale, anche solo nei desideri e nei pensieri?
11. Ho bramato riconoscimenti, onori o stima che non mi spettavano, covando risentimento quando venivano dati ad altri?
12. Sono capace di rallegrarmi sinceramente del successo e della promozione degli altri, senza sentirmi sminuito?
10.4. Avarizia e attaccamento ai beni propri
L’avarizia è l’attaccamento eccessivo ai propri beni, che porta a non condividere nulla con chi è nel bisogno. È il rovescio della cupidigia: là si vuole prendere, qui non si vuole dare.
13. Sono avaro, dando troppa importanza ai beni materiali e alle comodità? Il mio cuore è attaccato ai possedimenti terreni più che ai veri tesori del Cielo?
14. Faccio fatica a condividere ciò che ho con chi è nel bisogno, anche quando potrei farlo senza grandi sacrifici?
15. Ho rifiutato di fare elemosina o di aiutare chi era in difficoltà, per non diminuire i miei averi?
16. Ho trattato il denaro e i beni materiali come un fine in sé, invece che come strumenti al servizio di Dio e del prossimo?
10.5. Distacco interiore e povertà di spirito
Il rimedio alla cupidigia e all’avarizia non è la miseria, ma la libertà interiore: possedere le cose senza esserne posseduti. «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3).
17. Vivo in uno stato di continua insoddisfazione, desiderando sempre più di quello che ho, senza riuscire ad accontentarmi di ciò che Dio mi ha dato?
18. Riconosco nella Provvidenza di Dio il fondamento della mia sicurezza, oppure cerco sicurezza solo nell’accumulare beni e risorse?
19. Mi sforzo di praticare la povertà di spirito: usare le cose senza attaccarmi ad esse, essere pronto a rinunciarvi se Dio lo chiede?
20. Ho pregato per ottenere da Dio la libertà interiore dai beni di questo mondo, chiedendogli di purificare il mio cuore dai desideri disordinati?
21. Mi accorgo che il disordine dei miei desideri verso i beni materiali mi allontana da Dio e dalle persone, chiudendomi in me stesso?
I cinque precetti della Chiesa
1. Partecipare alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimanere liberi da lavori e da attività che potrebbero impedire la santificazione di tali giorni.
2. Confessare i propri peccati almeno una volta all’anno.
3. Ricevere il sacramento dell’Eucaristia almeno a Pasqua.
4. Astenersi dal mangiare carne e osservare il digiuno nei giorni stabiliti dalla Chiesa.
5. Sovvenire alle necessità materiali della Chiesa stessa, secondo le proprie possibilità.
