26 Feb 2026, Gio

Visita del papa Leone XIV al Sacro Cuore di Gesù Roma

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La prima domenica di Quaresima del 2026 ha visto Papa Leone XIV scegliere, come luogo di celebrazione, non la solennità di San Pietro, ma la Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, affidata ai Salesiani da quasi centocinquant’anni e situata a pochi passi dalla Stazione Termini. Una scelta densa di significato che si inserisce in una storia plurisecolare intrecciata con i nomi di Pio IX e Leone XIII. Un gesto pastorale che racconta, ancora una volta, una Chiesa che cammina verso chi è ai margini.

Alle 8.15 di domenica mattina ancora avvolta nel fresco invernale, Papa Leone XIV è sceso dalla sua vettura nel cortile di via Marsala 42, accolto da un’ovazione commossa di oltre mille persone. Era la prima domenica di Quaresima, e il Pontefice aveva scelto di trascorrerla non tra i marmi solenni della Basilica di San Pietro, ma in quello che il suo predecessore Francesco aveva definito con felice intuizione “il centro della periferia”: la Basilica parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, affidata ai Salesiani di Don Bosco da quasi centocinquant’anni.
È la seconda visita pastorale di Leone XIV in una parrocchia romana dall’inizio del suo pontificato – la prima lo aveva portato a Ostia, alla parrocchia di Santa Maria Regina Pacis – e porta con sé un messaggio preciso: la Chiesa cammina verso le sue periferie, anche quando queste si trovano, paradossalmente, nel pieno cuore della capitale.

Una storia di papi: dalla prima pietra di Pio IX all’arrivo di Leone XIV
Per capire il significato di quella mattina, occorre risalire indietro di quasi un secolo e mezzo, fino all’ultimo scorcio del pontificato di Pio IX. Era il 30 settembre 1870 quando il Pontefice pose la prima pietra di una nuova chiesa lungo la Via di Porta San Lorenzo – l’odierna via Marsala – in una zona della città in forte sviluppo urbano, dedicandola a san Giuseppe. La scelta aveva una coerenza spirituale precisa: pochi mesi dopo, nel 8 di dicembre di quello stesso anno, Pio IX riconosceva san Giuseppe “Patrono della Chiesa Universale” attraverso il decreto Quemadmodum Deus, e volle onorare in anticipo quella proclamazione con un segno tangibile nella pietra.
Ma qualcosa cambiò presto nelle intenzioni del Pontefice. Dal mondo cattolico giungevano insistenti richieste di dedicare a Roma un grande santuario internazionale al Sacro Cuore di Gesù, come atto collettivo di riparazione e di affidamento per la Chiesa intera. Pio IX accolse quelle voci e mutò la dedicazione della chiesa ancora in costruzione. La storia, però, non gli diede il tempo di vedere realizzato il suo progetto: con l’annessione di Roma al Regno d’Italia nell’ottobre del 1870, i lavori si rallentarono e pochi mesi dopo si fermarono. La breccia di Porta Pia aveva cambiato il mondo, e la nuova chiesa rimase incompiuta per anni.

Leone XIII e Don Bosco: un’alleanza che costruisce una basilica
Fu il successore di Pio IX, Leone XIII, a raccogliere quel sogno interrotto. Il 16 agosto 1879, i lavori ripresero sul colle Esquilino, e questa volta il Papa affidò la costruzione a un uomo straordinario: Giovanni Bosco, il sacerdote torinese che aveva fatto dei giovani poveri e degli emarginati la ragione della sua vita. Era una scelta profetica. La nuova chiesa sarebbe sorta nel punto esatto dove i treni portavano a Roma i migranti dalle campagne d’Italia, i pellegrini da ogni angolo del mondo, i senza tetto e i senza nome: esattamente la gente per cui Don Bosco aveva sempre lavorato.
C’è una singolare risonanza storica nel fatto che il nome del Pontefice oggi regnante – Leone XIV – evochi direttamente il grande Leone XIII, colui che non solo rimise in moto la costruzione della basilica, ma ne fu il principale ispiratore spirituale e politico. In un’epoca di grandi rivolgimenti sociali, il culto al Sacro Cuore rappresentava per Leone XIII la risposta della fede alle ferite di un mondo che si secolarizzava a ritmo incalzante.
Don Bosco seguì personalmente i lavori, pur nel declino delle sue forze. Tornò a Roma per l’ultima volta nel 1887, quando la chiesa stava per essere portata a termine. Si fermò nelle stanzette al piano superiore – le “camerette” che ancora oggi i pellegrini visitano con devozione – e da lì benedisse l’opera della sua vita. La chiesa fu inaugurata nel 14 di maggio del 1887 dal vicario di Roma, il cardinale Lucido Maria Parocchi, presente don Bosco. Leone XIII non poté prendervi parte personalmente: dalla presa di Roma nel 1870 fino al Concordato del 1929, i Pontefici si considerarono “prigionieri in Vaticano”. Don Bosco morì il 31 gennaio dell’anno seguente alla inaugurazione. Non vide mai, con gli occhi del corpo, la statua dorata del Sacro Cuore issata sul campanile, a 62,5 metri di altezza: il punto più alto di Roma, collocato sul Colle Esquilino, pero la vedono i suoi figli.

Da Leone XIII a Paolo VI: la basilica cresce nella storia della Chiesa
Da quella consacrazione in poi, la basilica di Castro Pretorio è entrata nel cuore di ogni pontificato. Leone XIII stesso, che ne era stato il promotore visionario, la volle come simbolo del rapporto tra la Santa Sede e la devozione popolare al Cuore di Cristo. La scelta del nome per il nuovo papa – Leone XIV – ha inevitabilmente risvegliato questo legame storico nella memoria collettiva dei fedeli romani.
L’11 febbraio 1921 Papa Benedetto XV elevò la chiesa a Basilica Minore (AAS 1921, p.192), conferendole un rango liturgico e spirituale di particolare rilievo. La data scelta non fu casuale: il 11 febbraio era già carico di significato per la storia della Chiesa, e l’atto di Benedetto XV consacrò definitivamente Castro Pretorio come uno dei luoghi cardine della devozione cattolica a Roma.
Pio X, il “papa dei poveri”, benedì più volte la comunità salesiana che vi officiava, vedendo in quella posizione strategica vicino alla stazione ferroviaria un presidio apostolico insostituibile per le masse di lavoratori e pellegrini che ogni giorno transitavano per Roma.
Pio XII, nel pieno del Novecento travagliato dalla guerra, incoraggiò la parrocchia a intensificare le opere di carità verso gli sfollati e i profughi che affollavano i dintorni di Termini.
Quattro decenni dopo, il 5 febbraio 1965, fu Paolo VI a compiere un altro passo istituzionale: istituì per questa basilica la diaconia cardinalizia (AAS 1965, p.498), integrando ancor più profondamente la comunità del Sacro Cuore nel tessuto del Collegio cardinalizio e nella governance della Chiesa universale. Da quel momento, un cardinale titolare avrebbe portato nel suo nome il legame con questo luogo straordinario a due passi dalla stazione Termini.

Giovanni Paolo II: la prima visita pastorale
Il 29 novembre 1987, per la prima volta nella storia, un Papa varcò fisicamente le porte della basilica di Castro Pretorio per una visita pastorale. Fu san Giovanni Paolo II, il grande pellegrino polacco che aveva già cambiato il modo di concepire il pontificato portando il Vescovo di Roma nelle periferie del mondo e di Roma stessa. La sua venuta al Sacro Cuore rientrava nel ciclo sistematico di visite alle parrocchie della diocesi che Giovanni Paolo II aveva avviato sin dagli inizi del suo pontificato, ma aveva un significato speciale: onorare un luogo che era stato voluto da un suo santo predecessore – Don Bosco, canonizzato nel 1934 – e che portava nel nome il cuore stesso del mistero cristiano. La comunità salesiana lo accolse con la gioia caratteristica di chi riconosce, nel pastore che arriva, la continuità di una storia ben più lunga di qualunque pontificato.

Francesco: “il centro della periferia”
Il 19 gennaio 2014, Papa Francesco aggiunse un capitolo nuovo a questa storia. La sua visita pastorale alla basilica di Castro Pretorio non fu soltanto una tappa nel programma delle visite parrocchiali domenicali: fu una dichiarazione di intenti. Francesco guardò la posizione di quella chiesa – stretta tra i binari di Termini e le vie percorse ogni giorno da immigrati, senza fissa dimora, persone in transito, lavoratori in cerca di una Messa mattutina – e la definì con una formula destinata a restare: “il centro della periferia”. Un ossimoro che era, in realtà, la descrizione più precisa possibile: geograficamente nel cuore di Roma, spiritualmente proiettata verso le sue frontiere umane.
Francesco vi celebrò la Messa con la semplicità che lo contraddistingueva, incontrò i poveri assistiti dalla parrocchia e i fedeli delle comunità straniere che affollavano il quartiere. Lasciò quella comunità con la certezza rinnovata di essere non un presidio di retroguardia, ma un avamposto del Vangelo.

Il Papa Leone XIV: la seconda visita del pontificato
Alle 9.00 del 22 febbraio 2026, Leone XIV ha celebrato la Messa solenne nella basilica. Con lui hanno concelebrato il cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma; il cardinale Giuseppe Versaldi, titolare della diaconia cardinalizia istituita da Paolo VI nel 1965 e già prefetto emerito della Congregazione per l’Educazione cattolica con don Fabio Attard, rettore Maggiore dei Salesiani e con tanti altri salesiani. Presenti anche le tre comunità religiose femminili che animano la vita parrocchiale: le Figlie di Maria Ausiliatrice, le Clarisse Francescane Missionarie del Santissimo Sacramento e le Missionarie del Cristo Risorto.
Prima della celebrazione, Leone XIV aveva attraversato a passo lento il cortile di via Marsala, fermandosi a salutare i rappresentanti dei gruppi parrocchiali che lo attendevano. C’erano i volontari del Centro di ascolto, quelli della Banca dei talenti, i giovani dell’oratorio, i bambini del catechismo con le loro fasce colorate. C’erano i poveri assistiti dalla parrocchia – immigrati da India, Bangladesh, Perù, Cuba, le comunità che popolano questo quartiere cosmopolita con appena 2.500 residenti stabili, in prevalenza anziani. E c’erano cinque catecumeni, adulti di varie nazionalità che nella prossima Veglia di Pasqua riceveranno per la prima volta i sacramenti: un dettaglio che Leone XIV ha voluto sottolineare con calore nel suo saluto iniziale, come segno concreto che la fede continua ad attrarre e a trasformare le vite.

Nell’omelia, il Pontefice ha riflettuto sul dono del Battesimo a partire dalla Prima Lettura (Genesi) e dal Vangelo (tentazioni di Gesù). Il racconto della Genesi mostra come il peccato nasca dalla tentazione di annullare la differenza tra creature e Creatore, mentre Gesù, resistendo al diavolo, rivela l’uomo nuovo e libero che si realizza nel “sì” a Dio.
Il Battesimo è come una grazia dinamica e relazionale: non si esaurisce nel rito, ma accompagna tutta la vita, spingendo il cristiano a conformarsi a Cristo e a vivere l’amore verso Dio e il prossimo, abbattendo ogni divisione (Gal 3,28).
Nella parte finale, rivolgendosi alla parrocchia salesiana vicino alla Stazione Termini di Roma, il Papa ha sottolineato come questo territorio – crocevia di studenti, lavoratori, immigrati, rifugiati e persone senza fissa dimora – chiami la comunità a essere concretamente “lievito di Vangelo”: segno di prossimità, accoglienza e speranza tra le molte contraddizioni del quartiere.

Un pellegrinaggio che continua
La visita di Castro Pretorio è la seconda tappa di un percorso che Leone XIV ha intrapreso con le comunità romane in questo tempo di Quaresima. Dopo Ostia, dopo il Sacro Cuore, il cammino continuerà: il 1° marzo alla chiesa dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo al Quarticciolo, l’8 marzo a Santa Maria della Presentazione a Primavalle, il 15 marzo al Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo. Ogni volta una realtà diversa, ogni volta lo stesso gesto: il Vescovo di Roma che sale sulle soglie delle sue chiese più piccole e più lontane dai riflettori per ricordare che il centro della Chiesa non è una piazza con la fontana, ma il cuore di chi ha bisogno.
Mentre la statua dorata del Sacro Cuore brillava nella luce di febbraio sul campanile più alto di Roma, Leone XIV è risalito in vettura sotto gli applausi della piazza. Lasciava dietro di sé una comunità commossa e rafforzata, e portava con sé la certezza che in questo crocevia di umanità, a due passi dai binari di Termini, la Chiesa aveva trovato da sempre uno dei suoi luoghi più autentici.

Ricordiamo che è possibile visitare virtualmente la Basilica del Sacro Cuore di Gesù a Roma, anche in 3D, a questo link.

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