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Nel cuore dei Pirenei francesi, a Lourdes, l’11 febbraio 1858 si apre una delle pagine più belle della pietà mariana contemporanea. Una fanciulla povera e semplice, Bernardetta Soubirous, è protagonista di un evento che travalica ogni previsione umana: l’apparizione della Vergine Maria, che si rivela con le parole «Io sono l’Immacolata Concezione». La narrazione che segue, fondata sulla storia del signor Henri Lasserre, ripercorre le apparizioni, i miracoli e le vicende che seguirono, tra entusiasmo popolare, opposizione governativa e prudenza ecclesiale. Lourdes diventa così segno vivo della misericordia di Dio, testimonianza della verità della fede e richiamo pressante alla penitenza, in un tempo segnato da scetticismo e ostilità verso il soprannaturale.
I. Le apparizioni
II. Bernardina
III. Il governo
IV. Il popolo
V. La chiesa
VI. I miracoli
VII. Gli avversari sconfitti
Conclusione. Pastorale del Vescovo di Tarbes, sulle apparizioni avvenute alla grotta di Lourdes.
L’apparizione di Lourdes
Appendice. Grazie ottenute per mezzo di Maria Ausiliatrice
Io sono l’Immacolata Concezione.
Le glorie della santissima Vergine Maria, sempre carissime al cuore dei suoi devoti, i quali nei loro dolori e nelle loro prosperità riconoscono da lei doni preziosi di conforto e di protezione, vengono a risplendere con nuovi trionfi quando piace al Signore di manifestare con nuovi portenti il Patrocinio potentissimo che alla sua Madre Immacolata ha affidato sopra la Santa Chiesa.
Allora la misericordia di Dio, mentre rassoda la pietà dei devoti di Maria, e ne riempie i cuori di consolazioni dolcissime, conquista molte anime e moltiplica la fede.
Talvolta si potrebbe dire che al mondo traviato da empie dottrine ed ai popoli ingannati da insegnamenti perversi, trascinati all’incredulità da dottori spesso potenti per l’appoggio dei governi, vuole il Signore recare nuovi presidii e palesare vieppiù la sua Provvidenza con modi sensibili a trionfo della fede.
Questo pensiero ci si presenta al meditare sulle manifestazioni e sui prodigi avvenuti negli ultimi anni a Lourdes. Vi scorgiamo un carattere di evidenza e di chiarezza tutto particolare, avvegnaché i fatti meravigliosi si produssero in mezzo e sotto gli occhi di tutto un popolo; ebbero contrasti poderosi, riusciti poi, contro le mire degli oppositori, a dissipare ogni dubbio od incertezza, ed al trionfo della verità.
Si gridava: bando al soprannaturale; dissipiamo le allucinazioni; sventiamo gl’inganni. Ma trionfava il soprannaturale, le pretese allucinazioni si chiarivano verità splendide, e gli inganni comparivano dalla parte di chi si ostinava a negare e a contrastare la evidenza.
Dunque a Lourdes!
Rechiamoci ad ammirare il nuovo trionfo della Vergine santissima ed uno splendidissimo trionfo della, Fede cattolica.
Questo è lo scopo della narrazione, che imprendiamo in ristretto, delle apparizioni e dei prodigi di Nostra Signora di Lourdes colla scorta della storia pubblicata in disteso dal signor Enrico Lasserre e tradotta in italiano.
Desideriamo invogliare i nostri lettori a leggere quel libro, che li renderà pienamente soddisfatti. Ci adopereremo intanto a dare una notizia precisa dei fatti principali ed a far conoscere sufficientemente Nostra Signora di Lourdes.
I. Le apparizioni
La piccola città di Lourdes nel dipartimento degli Alti Pirenei conta quattro o cinque mila abitanti; è posta allo sbocco delle sette valli del Lavedan e sull’incontro delle vie che conducono alle rinomate stazioni termali di Barèges, Saint-Sauveur, Cauterets, Bagnères-de Bigorre, Luchon, Luz, Eaux-Bonnes.
Ivi abitava Francesco Soubirous còlla moglie e quattro figli. La maggiore, Bernardina, di 14 anni fu prescelta dalla santissima Vergine a sua messaggera, ed ottenne l’insigne favore di contemplarla più volte.
L’undici di febbraio dell’anno 1858 Bernardina, chiamata nel paese Bernardetta, mentre stava con una sua sorella minore, per nome Maria, e con un’altra fanciulla, per nome Giovanna Abadie, raccogliendo legna secca per il povero focolare domestico, vide improvvisamente apparire dinanzi ad una grotta, circondata dallo straordinario splendore di viva luce, una bellissima matrona; e poté contemplarla per lo spazio di un quarto d’ora. Ebbe poi il medesimo favore altre diciassette volte.
L’aspetto della sublime persona nulla aveva d’incerto o di aereo, od in alcuna guisa fantastico, ma bensì mostrava una viva realtà, un corpo umano, che l’occhio giudicava palpabile come un essere umano, e che aveva solo questo di particolare, che mostrava una cara amabilità e si circondava di viva luce.
Quella luce non offuscava né abbagliava gli occhi come quella del sole. Anzi, quella aureola luminosa, splendente come un fascio di raggi, attirava gli sguardi, che parevano immergersi in essa e deliziarvisi dolcemente.
Mezzana la statura, sembrava giovane colla grazia dei venti anni. Spirava candore d’innocenza e purezza verginale, tenerezza e gravità materna, sapienza e maestà.
La sua bellezza sfuggiva ad ogni descrizione; un grazioso ovale era la forma del volto, cerulei gli occhi, soavi in modo che intenerivano il cuore di chi la guardava. Le labbra e la bocca esprimevano una bontà divina.
Le vesti d’un drappo ignoto erano bianche come la neve, e di gran magnificenza. L’abito, lungo a strascico lasciava vedere i piedi, e sopra ciascun di essi una rosa del color dell’oro.
Una cinta cerulea come il cielo le stringeva la vita con mezzo nodo, e pendeva con due lunghi capi fino ai piedi. Un ampio velo bianco avvolto al capo copriva le spalle e la sommità delle braccia, scendendo fino al basso della veste. Nessun ornamento simile a gioielli, né alcun diadema. Dalle mani giunte in atto di fervida preghiera pendeva un Rosario di globi bianchi come il latte, trattenuti con un filo giallo come l’oro. I globi scorrevano l’uno dopo l’altro fra le sue dita. Le labbra di quella Regina rimanevano immote.
Questa apparizione meravigliosa guardava Bernardina; ed essa nel suo primo stupore prese istintivamente in mano il suo rosario, e tenendolo fra le dita, volle recar la mano alla fronte, per fare il segno della croce; ma tremava cosi che le mancò la forza di alzare il braccio, che tosto le ricadde impotente sulle ginocchia.
Nelle apparizioni si manifestarono alcune particolarità, che giova narrare.
Nella terza, avvenuta nel giovedì 18 febbraio, la misteriosa Signora invitò Bernardina a venire nello stesso luogo per quindici giorni; le promise di farla felice, non già in questo mondo, ma nell’altro; disse: desiderare veder con Bernardina altra gente.
Un’altra volta lo sguardo della celeste Donna parve volgersi tutto intorno, poi fermarsi con espressione di dolore sopra Bernardina inginocchiata.
— Cosa avete? disse questa; cosa s’ha da fare?
— Pregare per i peccatori, fu la risposta. L’espressione dolorosa si ripercosse su Bernardina, diffondendole sul volto un’indicibile mestizia; dagli occhi sempre aperti e fissi sull’apparizione uscirono due lagrime, che si fermarono sulle guance. Poi si rasserenò, ed il suo volto s’illuminò come per un raggio di gioia.
La Vergine meravigliosa confidò in tre volte tre segreti a Bernardina, che la concernevano personalmente, e le vietò di palesarli a chicchessia. Le impose di dire ai preti, essere suo volere che in quel luogo le fosse eretta una cappella, e si facessero processioni. Pronunziò anche la parola: Penitenza! penitenza!
È degno di special menzione che nel di 25 marzo, sacro all’Annunziazione di Maria SS., quando erano terminate le quindici visite di Bernardina alla grotta, essa vi si recò nuovamente, mossa da interno gagliardissimo impulso; allora si fu che la folla, avvedutasi di ciò, le trasse dietro in gran numero.
Bernardina aveva già più volte domandato alla celeste Matrona il suo nome; allora ripeté quattro volte la domanda, ed insisté ancora mentre già l’apparizione sembrava dileguarsi e assumere un aspetto vieppiù sublime. Teneva le mani giunte, il volto era splendente d’infinita beatitudine. Spirava umiltà nella gloria. Nel modo stesso che Bernardina contemplava la Matrona, questa senza dubbio era immersa nella contemplazione della Divinità.
All’ultima richiesta di Bernardina dischiuse le mani, lasciando scorrere sul braccio destro il Rosario dei candidi globi e dell’aureo filo. Aperse le braccia, le inchinò verso la terra, quasi a mostrare le mani verginali piene di benedizioni. Poi alzandole verso il cielo, le ricongiunse con fervore; e guardando il cielo con sembiante di indicibile gratitudine, proferì queste parole:
Sono l’Immacolata Concezione!
Ciò detto, disparve.
La pastorella intendeva per la prima volta queste parole: Immacolata Concezione. E non comprendendole, fece ogni sforzo nel ritornare a Lourdes per ben ricordarsene. Narrò poi che per via mentre si recava dal parroco ripeteva continuamente: Immacolata Concezione, Immacolata Concezione, perché voleva recare le parole della visione, affinché si innalzasse la cappella.
Il fatto più notevole, perché ebbe effetto permanente, si produsse il 25 febbraio quando la Vergine impose a Bernardina di bere e di lavarsi la fontana, ma ad un cenno che le fu fatto, scosse la terra colla mano facendo un vuoto della capacità di un bicchiere, il quale tosto si empi di acqua, che dapprima terrosa e torbida, poi fattasi più limpida e chiara, quindi cresciuta ad una polla grossa come il braccio di un fanciullo, finalmente giunse a cacciar fuori centomila litri per giorno.
Questa fontana fu sorgente di grazie segnalate e di miracoli prodigiosi. Ne narreremo alcuni; ma in prima conviene, a compimento del racconto, mostrare come fossero giudicate le apparizioni dal popolo dal governo, dalla Chiesa, e come la verità sia sorta luminosa, trionfante, nonostante, anzi in grazia dei contrasti opposti dalla miscredenza e dalla rigorosa riservatezza di una sapiente prudenza.
II. Bernardina
Candida, ingenua, modesta, quale era prima delle apparizioni, tale si mantenne Bernardina anche quando fu fatta segno alla pubblica ammirazione. Aliena da puerile orgoglio, non menava vanto dei celesti favori. Non ne parlava se non interrogata; riferiva bensì ai genitori quanto le accadeva, ed al parroco quello che doveva manifestargli quando aveva da recargli qualche messaggio della celeste Signora.
Ma pur tuttavia non si sgomentava quand’era tratta, anche con modi non sempre esenti da severità e durezza, or dinanzi all’officiale di polizia, ora dinanzi al procuratore imperiale; rispondeva inalterata, tranquilla, coll’accento della verità, che sola la governava. Non si smarriva quando, affettandosi di averla fraintesa, si riproducevano meno esattamente i suoi detti; rettificava sempre coerente e precisa.
Quando avvenne la prima apparizione, Bernardina era ritornata al paese da soli quindici giorni, avendo passata la sua infanzia sui monti a guardare le pecore. Solo allora aveva cominciato a recarsi al catechismo.
Il sacerdote che vi presiedeva, non aveva mai fermato sopra di essa la sua attenzione; l’interrogava senza sapere il suo nome. Chiamatala una volta, vide alzarsi umilmente una fanciulla meschinetta, vestita poveramente; e non osservò in essa altro che la sua semplicità, e anche la sua ignoranza nelle cose della religione. Non cessò la poveretta, anche quando ebbe tanta celebrità, dal considerarsi come l’ultima della scuola. Stentava assai ad imparare a leggere ed a scrivere. Nelle ricreazioni si confondeva colle compagne, e giuocava giulivamente con gran gusto. Se qualcuno chiedeva della veggente, della prediletta dal Signore, della favorita della Madonna, la Suora che reggeva la scuola, la additava e non si osservava che una fanciulla semplicetta, in poveri panni, intenta ai giuochi infantili.
Con tutto ciò Bernardina non poté sottrarsi, come è facile immaginare, all’attenzione della moltitudine, massimamente quando era corsa la voce che ritornerebbe per più giorni alla grotta. Era un accorrere da ogni parte, un affollarsi a centinaia ed a migliaia, a tal che si contarono talvolta fino ventimila persone radunate.
Una volta che Bernardina si recò, non aspettata, alla grotta, appena fu veduta avviarsi a quella volta si radunarono in breve almeno diecimila persone. Il sindaco, in una relazione al prefetto, riferì che, avendo appostato agenti alle vie ed ai sentieri riconobbe la presenza di 4822 abitanti di Lourdes, 4838 forestieri, in tutto 9660 persone. Ciò appunto nel giorno, in cui non si aspettava la venuta di Bernardina.
Ma, a qual pro tanto concorso, se nessuno vedeva quel che si manifestava alla sola Bernardina? Convien dire che la vista solamente della fanciulla in estasi fosse una prova irresistibile della verità dell’apparizione. Vi ebbe chi diede ragione di ciò con un paragone assai felice. Quando spunta il sole, la sua luce rischiara le vette dei monti, mentre nella valle regna ancora l’oscurità. Chi abita nelle regioni elevate, vede il sole, ma chiesi trova nel basso, non lo vede, ma pur tuttavia, scorgendo le alte cime percosse dai raggi del sole, è ben certo della sua presenza. Cosi per l’appunto chi mirava Bernardina trasformata, e come illuminata dall’apparizione, aveva ugualmente certezza, acquistava la stessa evidenza del fatto prodigioso. Dunque il riflesso doveva essere veramente visibile; ovvero il soffio di Dio che riscuote i cuori, doveva passare sulla moltitudine. Sembrava che una potenza irresistibile sollevasse la popolazione alla voce di quella pastorella ignorante.
III. Il governo
A crescere l’evidenza ed a rassodare la verità, contribuì non poco il governo col contrastare al movimento popolare. Sfoggiò rigori talvolta eccessivi, giammai motivati dal più lieve disordine. Il commissario di polizia, il prefetto, il ministro stesso, sempre pel bene della religione, come dicevano, moltiplicavano decreti, multe e castighi. Si giunse a processare ed a multare coloro che per accostarsi alla grotta s’introducevano sopra un terreno comunale, che era stato inibito. Poi si tolsero i fiori, i ceri, i doni, gli ornamenti recati alla grotta dai devoti. Fu sbarrata con uno steccato la grotta stessa, furono appostati gendarmi e soldati; ma pur tuttavia si affrontava le condanne e le multe, si gittavano i fiori per disopra al tavolato, e la folla da lontano si addensava come prima.
È cosa veramente ammirabile come il contegno ed i portamenti dei pubblici ufficiali intenti ad attraversare a tutto potere lo svolgimento dei fatti prodigiosi di Lourdes, e soprattutto a comprimere lo slancio delle popolazioni ed a soffocare la fama che sorgeva e si propagava grandiosa, riuscissero precisamente ad accumular prove onde veniva in piena evidenza la lealtà, la sincerità di Bernardina ed il suo disinteressamento. Tutti questi contrasti non servivano che ad accrescere l’esplosione delle manifestazioni di religione e di fede, ed a porgere maggior alimento ai clamori che raddoppiavano e propagavano la rinomanza dei portentosi avvenimenti.
Non appena le apparizioni ebbero destato si grande commozione fra le popolazioni e queste si misero in moto or per istinto di divozione, or per impulso di curiosità, il liberalismo ufficiale si senti in qualche maniera compromesso se non si opponeva a quella esplosione del sentimento religioso oramai così fortemente pronunziato ad acclamare fatti evidentemente soprannaturali.
Perciò il procuratore imperiale signor Dufour, il giudice di pace signor Duprat, il sindaco, il sostituito, il commissario di polizia si misero d’accordo per adoperarsi a mettere freno al disordine che a lor pareva cosi pericoloso del commuoversi le popolazioni, epperò a disporre misure di rigore verso Bernardina.
Una domenica adunque all’uscire del popolo dal Vespro, un agente di polizia s’accostò a Bernardina e toccandola sulla spalla: nel nome della legge, le disse, seguitemi dal commissario di polizia. Quest’atto in simili circostanze indispettì gli astanti, i quali presero a mormorare e a sdegnarsi: se non che un sacerdote che allora usciva dalla chiesa li ridusse a più savio consiglio e li esortò a lasciar libera l’azione dell’autorità. Bernardina fu condotta dal commissario di polizia signor Jacomet. Era questi un uomo di molto ingegno, assai avveduto ed espertissimo del suo ufficio. Bernardina si trovo ben tosto sola dinanzi a lui; ma appena fatte le prime interrogazioni entrò il signor Estrade ricevitore delle contribuzioni indirette, inquilino della stessa casa. Egli era tratto dalla curiosità e veniva ben persuaso che Bernardina sarebbe con tutta facilità colta in fallo, di guisa che stette ascoltando diligentemente il colloquio e ne fece poi relazione al signor Lasserre che la riprodusse nella sua storia.
Il signor Jacomet cominciò con molta benevolenza e con espressioni di bonarietà: Bernardina fece il suo racconto colla sua nativa semplicità e coll’accento della più pura innocenza e del massimo candore. Il commissario sempre più affabile e qualche poco sdolcinato si mostrava commosso pietosamente, e mostrava il più grande interessamento alle meraviglie divine; moltiplicava le interrogazioni incalzando la fanciulla in guisa di toglierle campo a riflettere. E Bernardina rispondeva senza esitazione, senza turbamento. Allora riuscendo vano ogni artifizio, per stancare la giovinetta e per confonderle la mente, si atteggiò senza transizione al minaccioso ed al terribile, cambiò favella: — tu menti, le disse come preso da viva collera, tu sei una ingannatrice, e se non confessi la verità, ti consegnerò ai gendarmi.
La povera Bernardina fa così stupefatta da quel repentino cambiamento che fu presa da ribrezzo, ma contro l’aspettativa di Jacomet non si turbò; si mantenne tranquilla come se fosse sostenuta da una forza interna — Signore, disse con placida fermezza, voi potete consegnarmi ai gendarmi, ma io non posso dir altro che quel che ho detto è la verità — Lo vedremo, ripigliò il commissario mettendosi a sedere, ben vedendo, che a nulla varrebbero la minace con quella giovinetta straordinaria.
Riprese l’interrogatorio, ne fece un verbale e lo lesse a Bernardina; la quale alle inesattezze, ad arte introdotte, osservava rettificando non aver essa detto così, ma in altro modo — Eppure io ho scritto, mentre parlavi, quello che andavi dicendo — No, ripigliava Bernardina, non ho parlato cosi, non è possibile perché non è quella la verità — Il commissario doveva sempre arrendersi ai richiami della fanciulla.
Finalmente il commissario, rifattosi burbero e minaccioso le disse: — se continui ad andare alla grotta ti farò mettere in carcere, e non uscirai di qui se non prometti di non ritornarvi — Ho promesso alla apparizione, disse Bernardina, di andarvi. E poi, quando giunge il momento, sono spinta da un impulso interno che mi chiama. Dio buono! Cosa faccio! Me ne vado soletta a pregare, non chiamo nessuno. Se tanta gente mi precede e mi segue non è mia colpa. Dicono che sia la Madonna; ma io non so chi sia.
Il colloquio durò un’ora intiera. La folla ne attendeva l’esito al di fuori e cominciava ad agitarsi. Poi si bussò violentemente alla porta e s’introdusse il Soubirous padre di Bernardina. Al vederlo, l’astuto commissario seppe facilmente discernere in lui un certo ardire, ma con un misto di timore, epperò ne trasse partito per muovergli severo rimprovero della sua audacia; poi lo ammonì sui portamenti della figliuola, e lo minacciò di castigo se non vi metteva un termine. Qui si terminò con questo vantaggio pel commissario d’aver intimorito Soubirous ed averlo determinato a contenere la figliuola.
Il signor Estrade, testimonio muto della scena, non poté contenersi e mostrò la sua ammirazione per la franchezza incrollabile di Bernardina nelle sue risposte — Ostinazione nella menzogna! disse il commissario — Accento di verità! rispose Estrade — Dite scioltezza d’ingegno. È agguerrita nel suo raggiro, è molto accorta! esclamò il commissario — No! È sincerissima! ripeté Estrade.
Dopo questo colloquio le apparizioni non cessarono; anzi il moltiplicarsi dei prodigi vieppiù confermava i fedeli nella loro ammirazione, e dissipava ogni dubbio nella mente di coloro che titubavano, indugiavano ad arrendersi. Molti personaggi ragguardevoli erano tratti dalla evidenza a testificare la verità dei fatti soprannaturali. Così facevano il signor Dufor insigne avvocato, il signor dottore Dozoux, come anche il signor Estrade, non che il comandante del presidio, il signor Laffitte intendente militare in ritiro.
Un’altra volta Bernardina fu chiamata al tribunale dove si trovò alle prese colla stringente dialettica del procuratore imperiale, del sostituito e dei giudici, tutti intenti, ma tutti impotenti a coglierla in fallo ed a rilevare variazioni o contraddizioni nei suoi discorsi. Ebbe bel dire il procuratore imperiale contro l’invasione del fanatismo e della sua risolutezza nell’adempimento dei suoi doveri: il suo zelo non approdò a nulla; anzi cooperò ad accumular prove e documenti contrari alle sue mire ed ai suoi intendimenti.
Falliti i tentativi per ordire un’azione giuridica, e sempre più studiandosi il governo di tronfiare il progresso degli avvenimenti che sopra Lourdes attiravano oramai l’attenzione di tutta la, Francia, ed interessandosi anche il signor Rouland, ministro dell’istruzione pubblica e dei culti, il prefetto volle si facesse una inchiesta sullo stato mentale, di Bernardina. La commise a due distinti medici, scelti fra quelli che consentivano nel suo modo di pensare; ma essi non trovarono in lei nulla di sconcertato o di irregolare e non seppero dir altro che potrebbe essere allucinata. Con sì vano argomento il prefetto non dubitò di decretare l’arresto di Bernardina e di farla rinchiudere in un ospizio di mentecatti: ne spiccò l’ordine al sindaco signor Lacade, il quale col procuratore imperiale signor Dufour recatosi dal parroco gli fece conoscere la missione che doveva adempiere.
Ma Bernardina fu salva questa volta per la risoluta fermezza del parroco, il quale protestandosi rispettoso all’autorità, non si peritò dichiarare con ragionato discorso, che con quel modo di agire si commetteva un evidente sopruso, e che egli sorgerebbe in difesa del debole sopraffatto e terminò dicendo: andate a dire al signor Masses (il prefetto), che i suoi gendarmi mi troveranno sulla soglia della casa di quella povera famiglia, e che dovranno rovesciarmi e calpestare il mio corpo prima di torcere un capello alla fanciulla — Non se ne fece altro.
IV. Il popolo
Il prefetto Masses non si diede per vinto né per lo svanito tentativo dell’azione giudiziaria, né per le sventate violenze contro Bernardina, e rivolse le sue cure a far cessare il grandioso movimento del popolo e a disperdere il concorso che oramai era incessante e frequentissimo alla grotta. Decretò fossero rimossi tutti gli ornamenti, i doni, le offerte che vi accumulava la pietà dei fedeli e che la grotta stessa fosse chiusa e l’accesso vietato a chiunque. Esecutore di quest’ordine fu il commissario di polizia, Jacomet, il quale vi si impiegò con tutto il suo zelo e colla maggior attività. Non ebbe poco da fare, ricusandogli gli abitanti di Lourdes ogni aiuto e cooperazione, al punto che nessuno volle, anche per gran guiderdone, somministrargli un carro e gli strumenti necessari: laonde dove egli stesso di sua mano coll’aiuto dei gendarmi togliere ad uno ad uno gli oggetti e riporli sopra un carro che riuscì con molto stento a trovare. Ed ogni qualvolta si veniva di bel nuovo recando doni ed oggetti di divozione, ritornava il commissario a ritirarli e spesse volte li gettava nel vicino torrente. Si fu allora che per ordine del prefetto, il sindaco venne a decretare la proibizione di attingere acqua alla fontana e di introdursi nell’attiguo terreno, ed a porre a tal uopo uno steccato per chiudere la grotta. Il giudice di pace processava e multava i contravventori.
Non è a dire quanto quel brutale intervento del governo destasse malcontento ed irritazione. D’ogni parte sorgevano proteste e richiami, ma ciò non ostante nell’immenso concorso, che prima di ciò e di poi era continuo alla grotta, non v’ebbe mai il più lieve disordine. I rigori indispettivano gravemente, eppure, grazie anche alle incessanti esortazioni del clero, non accadde alcun fatto biasimevole: mai grida sediziose, nessuna resistenza, anzi, cantici, litanie, evviva alla Beata Vergine. Gli stessi soldati fatti venire per l’osservanza degli ordini e dei divieti, erano testimoni degli atti di divozione e bene spesso vi prendevano parte.
Fu certamente degno di meraviglia che nei sei mesi nei quali durarono le apparizioni, nel dipartimento non si commettesse un solo delitto e non vi fosse una sola condanna. Le Assisie del mese di marzo non ebbero a giudicare altro che una sola causa d’epoca anteriore e definita con un’assolutoria.
Questo caso mirabile, questo patente indizio dell’invisibile influsso che si spandeva su tutta la contrada, questo argomento esterno, questo prodigio morale doveva commuovere i cuori più duri, gli intelletti più restii.
Un tale stato di cose non poteva durare a lungo. In effetti un bel dì si recarono a Biarritz dall’Imperatore Napoleone III, monsignor Salmis arcivescovo di Auch ed il signor Rességnier antico deputato, ed informatolo d’ogni cosa, ottennero che si spiccasse per telegrafo l’ordine al signor Masses prefetto di Tarbes di rivocare i suoi bandi ed i suoi divieti. Il prefetto tenne celato il telegramma, scrisse all’imperatore, interpose il ministro; ma, come Dio volle, l’imperatore tenne sodo onde al prefetto convenne piegarsi e cedere, e dove commettere al sindaco di pubblicare un decreto col quale rivocava il precedente.
Gli ostacoli, gli impedimenti, ogni opposizione riuscivano ad altrettante vittorie del soprannaturale sopra gli ostinati avversari.
V. La chiesa
A mettere conferma alle prove ed a documentare finalmente la verità, giovò il contegno dell’autorità ecclesiastica. Dapprima il parroco fece e mantenne severo divieto a tutti i sacerdoti ed alle suore di recarsi alla grotta e di frammischiarsi al popolo, acciocché la loro presenza non mostrasse sanzionare in qualche modo gli avvenimenti, e non desse comunque sia, anche senza volerlo, eccitamento e spinta alle popolazioni.
Il vescovo di Tarbes approvò e confermò quanto il parroco aveva disposto. Con Bernardina poi, il parroco signor Peyramale mantenne non solamente un gran riserbo mostrando di non curarsene affatto; ma la prima volta che essa si recò da lui, l’accolse con una freddezza che a taluno sembrò non scevra di durezza, mentre quasi la respinse. Infatti quando Bernardina ebbe dall’apparizione il comando di recarsi a manifestare ai preti il suo desiderio che si innalzasse una cappella, espose al parroco la sua missione con tutta semplicità, ed egli interrompendola le disse: — cosa è questo chiasso che vai facendo colle visioni che pretendi avere e delle quali nulla dimostra la verità? — Bernardina, sorpresa e confusa della inusata severità e dell’accento sostenuto del parroco, per solito cosi paterno ed affabile coi suoi parrocchiani, soprattutto coi poveri, rimase sulle prime sconcertata.
Ma presto si riebbe, e fece candidamente al parroco il racconto di quanto le era accaduto. Del che egli non poco si commosse, ma si contenne e dissimulò i sentimenti che internamente lo agitavano: — non sai, disse, il nome di quella Signora? — Non lo so, rispose Bernardina, essa non mi disse chi sia — Coloro che ti prestano fede, soggiunse il parroco, dicono che sia la Madonna. Ma bada bene, prosegui con molta gravità, se tu narri il falso li esponi al pericolo di non vederla poi mai in cielo quando tutti i buoni la vedranno — Non so se sia la Beata Vergine, continuò Bernardina, ma io vedo l’apparizione come vedo lei in questo momento. Essa mi parla come mi parla lei. Io vengo a dirle da parte sua che essa vuole le si innalzi una cappella presso la grotta dove mi si mostra.
Il parroco fece ripetere alla fanciulla le precise parole che aveva udito dall’apparizione e la congedò.
La condotta del parroco fu approvata dal vescovo di Tarbes, monsignor Laurence, il quale confermò quanto egli aveva disposto.
Intanto il clero s’astenne dal recarsi alla grotta e si manteneva estraneo gran movimento; gli ordini del vescovo erano strettamente osservati in tutta la diocesi.
Le popolazioni travagliate dai rigori del governo si volgevano ansiose alle autorità ecclesiastiche, e sospiravano che il vescovo sorgesse a tutela della loro libertà religiosa.
Laddove il vescovo inspirandosi ai dettami della prudenza, non giudicava frapporsi a secondare i voti della popolazione, e quantunque non potesse approvare i portamenti e i decreti delle autorità, avvisava più opportuno indugiare. Volle pertanto che il clero attendesse ad inculcare ai fedeli la maggior tranquillità e s’inducesse a sottomettersi agli ordini del governo ed aspettare con pazienza il naturale svolgimento degli avvenimenti.
In questa guisa disponeva la Divina Provvidenza, che il gran fatto delle apparizioni di Nostra Signora di Lourdes subisse, come il Cristianesimo nei suoi esordii, le traversie delle contraddizioni, delle prove e della persecuzione.
Se non che non erano solamente la popolazione di Lourdes e quella dei circonvicini paesi che si meravigliassero del prolungato silenzio dell’autorità ecclesiastica, ma i molti forestieri che affluivano dalle vicine stazioni termali. Essi altamente biasimavano l’azione spiegata dal potere civile e riprovavano il contegno del vescovo e del clero, mentre già molti altri vescovi non dissimulavano la loro opinione sulla verità dei fatti di Lourdes.
Così si giunse al luglio, compiendosi i cinque mesi dalla prima apparizione della Beata Vergine a Bernardina Soubirous. Si fu sotto la data del 18 di quel mese che il vescovo di Tarbes pubblicò un decreto col quale nominava una commissione per esaminare la verità dei fatti avvenuti a Lourdes. Questa commissione dopo un lungo e maturo esame che durò tre anni e mezzo, e l’interrogatorio di moltissimi testimoni, fece la sua relazione. In seguito a questa, il vescovo pronunziò il 18 di gennaio 1862 la verità delle apparizioni della Beata Vergine a Bernardina Soubirous, autorizzando il culto di Nostra Signora sotto il titolo della Madonna di Lourdes, e per conformarsi alla volontà più di una volta manifestata da lei, decretò l’erezione di una cappella sul terreno della grotta passato per acquisto in proprietà del vescovo di Tarbes.
VI. I miracoli
La fama degli avvenimenti prodigiosi, che commovevano gli abitanti di Lourdes e delle vicinanze, si andava sempre più propagando, onde cominciavano ad accorrere moltissimi anche da paesi lontani, e si muoveva eziandio, per lo più per sentimento di curiosità, spesso per istinto di divozione, dalle stazioni termali persone di alta condizione. Così in breve si diffuse per tutta la Francia e per l’Europa la notizia delle apparizioni di Lourdes.
Ma ciò che accrebbe il gran movimento, furono i miracoli che sin dal principio si manifestarono con grande frequenza. Basti dire che quando fu istituito dall’autorità ecclesiastica un regolare processo, e si prese ad esaminare fra i moltissimi una trentina di guarigioni miracolose, come quelle che manifestavano più 40 sentiti i caratteri di fatti soprannaturali, tanto fu il rigore adoperato coll’escludere tutto ciò che ammettesse un’altra spiegazione qualunque, anche poco fondata, che si deve dire non essersi riconosciuta la natura miracolosa che quando non si poteva fare altrimenti. Si ridussero così a quindici i miracoli, pei quali fu pronunciato affermativamente solenne giudizio.
Dovendo restringere questa notizia entro brevi termini, lasciamo che chi desidera compiuto ragguaglio, legga, come lo esortiamo, la storia di nostra Signora di Lourdes del signor Lasserre (“Notre dame de Lourdes, par Henri Lasserre”, Paris, Victor Palmé. “Nostra Signora di Lourdes”, versione italiana, Modena, tipogr. dell’Immacolata Concezione); e ci contenteremo di riferire tre dei miracoli ivi narrati. Ciò basterà al nostro assunto, che è di dar precisa notizia del santuario di Lourdes.
Appena spuntò nella grotta la fontana indicata a Bernardina dalla celeste Signora, si intese che quell’acqua sarebbe un’acqua salutare, e nella stessa mattina corse la voce di diverse guarigioni prodigiose. Giunse essa all’orecchio d’un povero operaio per nome Luigi Bouriette, il quale da più anni traeva un’esistenza miserabile per una disgrazia sofferta nello scoppio di una mina.
Aveva avuto lacerato il volto e quasi schiacciato l’occhio destro. La vista gli si era così indebolita ed anzi gli si smarriva sempre più, che non era più atto a lavori che richiedessero qualche diligenza. Conosciuto da tutti gli abitanti, veniva dalla maggior parte di essi impiegato a lavori grossolani. Udito della fontana prodigiosa: Va, disse a sua figlia, e recami dell’acqua della grotta; sola essa la Madonna può guarirmi. Viene l’acqua, si lava l’occhio, e manda un grido, era guarito!
L’indomani o l’altro domani incontrato il medico che lo curava dal dì della disgrazia, gli dice: Sono guarito — Guarito voi! risponde il medico. Ma che? il vostro male è incurabile; mi adopero a calmare i vostri dolori, ma non pretendo ridonarvi la vista — Ma non m’avete guarito voi, ma la Vergine della Grotta — Che Bernardina abbia delle estasi inesplicabili è certo, e l’ho verificato con studio accurato; ma che l’acqua della fontana guarisca istantaneamente i mali incurabili non è possibile.
Persistendo Bouriette nell’affermarsi guarito, il medico trae di tasca il taccuino, straccia un foglio, e scrittovi qualche parola, copri colla mano l’occhio sinistro di Bourriette, e gli disse: se leggi crederò. Bourriette. lesse speditamente. Intanto si era radunata gente, e attendeva alla singolare contesa, onde bentosto ammirò il portento e la confessione del medico.
Un altro dei miracoli riconosciuti dall’autorità ecclesiastica, il quale, come si vedrà, può dirsi avvenuto sotto gli occhi di una intiera città, fu la guarigione prodigiosa della vedova Maddalena Rizan, donna assai attempata della città di Nay.
Aveva essa sofferto il colera nel 1832, e di poi era restata quasi interamente paralitica nel lato sinistro della persona; camminava con gran stento, non usciva di casa che due o tre volte all’anno nel più forte dell’estate, più portata che sorretta dall’aiuto altrui per recarsi alla vicina chiesa; andava per di più soggetta a continui vomiti di sangue, e non poteva sopportare che scarsi alimenti.
Già da sedici o diciotto mesi quello stato così infelice si era ancora aggravato, ed aveva condotto l’inferma a ridursi al letto, poi in breve peggiorò siffattamente che, perduto ogni vigore, non poteva senza aiuto mutar giacitura. I dolori della povera donna erano così gagliardi, e così sfinito il suo coraggio, che invocava dal Signore o la guarigione o la morte, ma la fine del suo penare. Finalmente giunta agli estremi aveva ricevuto l’Olio Santo ed era entrata in agonia dolorosa; a questo punto raddoppiò le sue invocazioni alla Madonna, e pregò una vicina di procurarle l’acqua di Lourdes.
Mentre la signora Rizan stava boccheggiante, ed aveva già sul far della notte preso commiato dal viceparroco e da un altro sacerdote, sua figlia che l’assisteva amorosamente, s’era posta a pregare la Santissima Vergine: la madre la chiamò, e le disse le porgesse l’acqua di Lourdes: ma essendo inoltrata la notte convenne differire la ricerca presso quella vicina che era andata a Lourdes.
Venuto il mattino si ebbe l’acqua, l’inferma ne beve con avidità qualche sorso, e tosto esclamò: Questa è acqua di salute! Lavami, o figlia, il volto, il braccio, tutto il corpo. La figlia ansiosa, tremante, secondava il desiderio della madre. Questa allora con voce rifattasi chiara e sonora: — Sono guarita, oh sia benedetta Maria Santissima! Dammi i miei panni voglio alzarmi, dammi del cibo, sento fame — La figlia volle darle del caffè, vino o latte; ma la madre: — Dammi carne e pane, che non ho gustato da ventiquattro anni; — e mangiò con tutta facilità. Allora la figlia andò per le vesti, che erano state riposte da un pezzo e non si credeva sarebbero più state indossate; quando ritornò recando alla madre di che vestirsi, quale non fu la sua meraviglia al trovarla discesa dal letto ed inginocchioni dinanzi all’immagine di Maria, dove poco prima stava essa stessa pregando per la madre!
Erano le sette del mattino, in giorno di domenica, e dalla vicina chiesa uscivano dopo la messa i fedeli; alcuni entrarono dalla vedova Rizan a sentire se non era trapassata nella notte: ma invece la videro guarita, quasi quasi risuscitata. Corse tosto la voce, trassero nella casa genti infinite, e per due giorni non cessò il concorso, ognuno volendo giudicare coi propri occhi del prodigio che si diceva avvenuto. Il medico Subervielle, che assisteva la vedova Rizan, e che aveva riconosciuta l’impotenza della medicina, e dichiarato oramai vana ogni speranza, venne anch’esso e senza esitazione riconobbe il carattere soprannaturale e divino della guarigione.
La vedova Rizan si mantenne d’allora in poi in buona salute, e nel 1869 quando il signor Lasserre pubblicava la sua storia, viveva tuttavia piena di vigore, come egli dice, e colla sua sanità ricuperata e colla scomparsa della sua infermità rendeva testimonio della potentissima misericordia della Apparizione della Grotta di Lourdes.
Nell’ultimo giorno della quindicina prescritta a Bernardina si trovarono radunate presso alla grotta ben ventimila persone. La commozione era grandissima, e si continuò dopo che l’apparizione era cessata. Duravano i discorsi e i ragionamenti; era in tutta la giornata continuo l’andare e il venire. Verso le cinque vi erano ancora alla grotta cinque o seicento persone, quando sopraggiunse frettolosa una donna in pianto, col volto infiammato, tutta scomposta, invocando la Santa Vergine. Si prosternò all’ingresso della grotta, poi si trascinò ginocchioni fino alla fontana. Allora sciolse il grembiale, in cui teneva avvolto un bambino più morto che vivo. Segnò sé e il bambino colla croce, poi lo tuffò fino al collo nell’acqua gelata della fontana. A quella vista si alzò un grido di terrore e di sdegno; la folla si strinse intorno alla donna: Siete pazza, le dicevano; uccidete il vostro bambino — Lasciatemi! faccio quel che posso. Iddio e la Madonna faranno il resto — Altri osservando l’immobilità del bambino, il pallore che lo copriva, lo squallore del corpicciolo, disse: È morto, lasciamo in pace la povera donna, è fuori di sé. Intanto il bambino tenuto per un pezzo immerso nell’acqua, mostrava più che altro l’apparenza di cadavere. La povera, se lo raccolse nel grembiale e si avviò a casa. Il marito al vederla: — Sciagurata! le adisse, hai dato la morte al fanciullo! — Non è morto, replicò la donna: la Madonna lo guarirà; e lo ripose nella culla.
Alla grotta il bisbiglio e il ragionare non cessavano. Era un esclamare, un interrogare. Si seppe che quella donna era Croisine Ducouts, moglie di Giovanni Bouhohorts. Il bambino era nato mal disposto, aveva circa due anni, era stato sempre infermo, né aveva mai camminato; era esaurito da continua febbriciattola ribelle a tutte le cure, ed ora si trovava in fin di vita; già la morte gli copriva il volto con tinta livida, ed il corpo era di estrema magrezza affatto sfinito.
Mentre dunque alla grotta si ragionava in diverso senso sul fatto della donna, e si era in preda a gran commozione, nella povera dimora regnava il silenzio. E non era silenzio di morte, e neppure silenzio di dolore, ma era silenzio di speranza; imperocché, appena adagiato nella culla, il bambino si addormentò; cominciò a trarre dolcemente il respiro, poi vieppiù libero e gagliardo, e cosi passò tutta la notte placidamente. I poveri genitori si avvicendavano ad ascoltare il respiro del figlioletto, stavano ansiosi aspettando la sveglia che avvenne sul fare del giorno. Il bambino era tuttavia macilente, ma sulle guance compariva un bel rosato, l’aspetto era tranquillo; volse alla madre gli occhi e le chiese il seno, e vi prese copioso ristoro. Voleva alzarsi e camminare; ma la madre non si affidò, e lo tenne in letto tutto il giorno e la notte seguente, porgendogli ripetutamente, richiesta, il seno. Al mattino poi essendo usciti i genitori lasciando solo il bambino, quando la madre ritornò a casa vide vuota la culla, ed il piccolo Giustino correre e giocare per la stanza. Dicano le madri quale fosse la gioia di Croisine, dicano con quale accento gridasse al marito: Vedi che non era morto! Viva Maria!
Accorsero i vicini ed accorse il medico, che assisteva il bambino; francamente egli riconobbe l’impotenza radicale della medicina per spiegare il fatto. Vennero altri due medici, esaminarono separatamente l’accaduto, e non dubitarono vedervi anch’essi l’azione potentissima del Signore. I medici posero in sodo, come circostanze gravissime, la durata della immersione, l’effetto immediato, la facoltà di camminare prodottasi appena il bambino uscì dal letto.
Questi tre fatti, che come altri simili, furono perfettamente chiariti e provati nel processo istituito dal vescovo di Tarbes, non ammettevano il più lieve dubbio, avendo avuto tanti testimoni, ed escludendo ogni spiegazione, se non che la potenza del Signore.
Possono ben tuttavia perfidiare gli empii e gli increduli nella loro caparbietà, e gracchiar contro l’ignoranza della moltitudine. Non riusciranno mai con la loro laboriosa scienza a spiegare come la voce di una povera pastorella, o il divulgare fandonie possa destare e commuovere i popoli, ed indurli ad alzare un tempio quale è quello che ora torreggia sulla grotta, eretto con milioni recati spontaneamente da tutte le parti della Francia e dell’Europa.
A noi, volgo ignorante, che crediamo in Dio Creatore del cielo e della terra, non fa difficoltà credere ai miracoli, quando sono debitamente provati. Li crediamo come ogni altro fatto storico. Alziamo per essi i nostri cuori a lodare il nostro Padre, che è nei cieli.
Oh grande misericordia di Dio, che rinfranca la nostra fede e rassoda con nuovi argomenti la nostra fiducia nella protezione della sua Santissima Madre, dispensando a larga mano le sue grazie in tempi così tristi come i nostri, e cosi avversi alla Santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana!
VII. Gli avversari sconfitti
La grandiosa manifestazione della Misericordia Divina compiutasi colle apparizioni della Beata Vergine in Lourdes e coi numerosi e solenni prodigi che le seguirono, non bastò a conquidere l’empietà e l’audacia dei tristi: non si arresero essi alle prove le più luminose, ma perfidiarono tuttavia come se nulla fosse nelle impudenti negazioni. Invano la verità trionfò di tutti i contrasti, persistettero nella stampa e nei discorsi i beffeggiamenti e le derisioni.
Anche a cotanto ardire piacque al Signore largheggiare opportuno riparo, ed oseremo dire adeguato castigo, seppur v’ha limite che la mala fede possa rispettare.
Per disposizione della Divina Provvidenza un’altra portentosa guarigione avvenuta con tutti i caratteri di piena evidenza, diede occasione a una sfida coraggiosamente intimata ai liberi pensatori, oppositori ai miracoli, mettendoli al cimento di recar prove contro i fatti oramai vittoriosamente chiariti, e noti luminosamente al mondo intiero. Allibirono tutti gli avversari, indietreggiando dimostrarono la loro impotenza, onde si ebbe provato che non parlano secondo convincimento, ma solamente per odio cieco e per improba passione.
Non sarebbe da curarsi della indurata malvagità di sì triste genia, se non fosse il danno dei semplici e degli ignoranti. Di costoro ve n’ha troppi assai che sono vittima di facile inganno. Poco curanti di attendere diligentemente alla ricerca della verità, si mantengono neutrali piuttosto che sopportare il lieve disagio di esaminare il pro o il contro: tanto più se devono incontrare le beffe di quei tristi che hanno per impresa di mentir sempre giusta il motto: mentite audacemente, qualche cosa si guadagnerà sempre.
Ne manca adunque ancora un dovere dopo aver esposto sì, ma con studiata precisione gli argomenti che dimostrano la verità dei prodigi avvenuti in Lourdes. Non basta aver messo in evidenza l’accordo delle popolazioni, le vinte opposizioni del governo, il superato prudente riserbo della Chiesa. Convien far conoscere quest’altro argomento della sconfitta baldanza dei tristi. Non importa che essi non vogliano darsi per vinti, ben lo sono in verità al giudizio d’ogni uomo onesto e leale.
Viveva a Bordeaux nel 1870 il signor Fournier capitano di vascello in ritiro con la moglie e tre figliuoli; il primo Erhesto, alfiere di marina, la seconda Giulietta che allora aveva 14 anni, Alberto che ne aveva 11.
La Giulietta era afflitta da grave malattia lenta: soffriva completa atonia dello stomaco con disgusto di ogni alimento: debolezza estrema senza potersi reggere che coll’aiuto altrui e per breve tempo, dovendo sedere ad ogni tre o quattro passi: offesi i muscoli polmonari, il respiro ognor più stentato non consentiva la giacitura orizzontale, non possibile il sonno altrimenti che sedendo sul letto; finalmente paralitico il lato destro.
Erano stati chiamati un dopo l’altro senza pro i più celebri dottori di Bordeaux. Si consultò il signor Cogniet, poi il signor Denucè. Unanime coi suoi colleghi questo illustre medico dichiarò il male profondamente radicato, la guarigione, in ogni caso, di così fatte malattie, ribelli alla medicina, richiedere una cura lunghissima e non potersi sperare miglioramento sensibile prima dell’intiero svolgimento del fisico ritardato anche nella fanciulla dalla debolezza e dalla infermità.
Essendo allora prossima l’estate, i signori Fournier s’adagiarono in una villa nel luogo chiamato Bouscat, presso le porte di Bordeaux. Si faceva fare alla Giulietta la cura idropatica, per la cura furono presi un certo numero i biglietti di bagno. E siccome l’inferma non poteva sostenere il moto della carrozza, fu trovato un somarello vecchio e posato il quale da un pezzo non sapeva, seppur lo aveva mai saputo, cosa fosse il trotto e il galoppo. Il placido giumento portava ogni di Giulietta a passo lento e dolce allo stabilimento idropatico. Il padre, la madre ed i fratelli la accompagnavano a piedi. Sulla via da Bouscat a Bordeaux era ben conosciuto questo gruppo melanconico, che si vedeva passare ogni giorno alla stessa ora. Ognuno mostrava interesse alla afflitta famiglia: l’aspetto della inferma colpiva si fattamente, che furono osservati bene spesso i cenni di sgomento dei curiosi che si affacciavano alle finestre ed alle porte e che palesavano gli interni sinistri presentimenti.
In questo mentre il fratello della signora Fournier ebbe fra le mani la storia di nostra Signora di Lourdes del signor Enrico Lasserre, la lesse avidamente e si sentì compreso da vivi sentimenti di ammirazione e di fiducia. Di guisa che scrisse senza ritardo al parroco di Lourdes mandasse subito una bottiglia dell’acqua di Lourdes alla signora Fournier.
Il signor Fournier era un libero pensatore e suo figlio Ernesto divideva le sue opinioni; tuttavia non sollevavano obiezioni, rispettando la fede e la fiducia delle persone amate. È superfluo osservare che restando libero alla moglie, alla figliuola ed al figlio più giovane di recitare le loro preghiere, il padre ed il figlio maggiore non prendevano alcuna parte a quelle pratiche ed a quei segni di devoti.
Ma il giovane Ernesto non seppe contenersi dallo scrivere allo zio celiando filosoficamente di tanta ingenuità; nella prima lettera che gli scrisse insinuò queste parole: — Con tutto il rispetto che vi professo debbo confessarvi, carissimo zio, che la vostra acqua limpida m’inspira una fiducia mediocre assai. La nostra povera Giulietta è troppo gravemente inferma perché io mi abbia voglia di scherzare. Mi limito a dirvi semplicemente, che se Giulietta guarisce col bere quell’acqua, m’impegno ad esclamare miracolo! a gridarlo sui tetti, anzi di più, ad andarlo a gridare anche al confessionale. Mi troverete di facile componimento. Voi mi sembrate credere prima d’aver veduto, io voglio vedere prima di credere. Sono come san Tommaso.
La signora Fournier, la sua figliuola ed il giovinetto Alberto avevano letto insieme il libro del signor Lasserre, la loro fede si era fatta ardente; raddoppiavano le loro preghiere e si preparavano ad impetrare la gran grazia, pur dicendo non credersene degni; e cosi attendevano a diventarlo. Finalmente fu fissato il 14 giugno per domandare alla Beata Vergine la sospirata guarigione.
Il parroco celebrò la santa Messa con questa intenzione, la Giulietta fu portata alla chiesa e fece la santa Comunione. Poi prese a bere l’acqua di Lourdes, ma non ne provò alcun effetto. Grande fu il dolore per la svanita speranza: sembrò anzi che l’inferma peggiorasse, mentre la madre ed il fratello pativano non poco per la sofferta commozione. La giornata fu ben trista e sconfortante. Venuta la notte Giulietta fu adagiata, non coricata, ma seduta sul letto, la madre ed il fratello le stettero dappresso ginocchioni pregando. Il padre entrò nella camera; quantunque non patisse delle commozioni per le alternative di speranza e di sconforto che dilaceravano i suoi, e che egli non avesse mai diviso, come non divideva i loro sentimenti, pur tuttavia i dolori dei suoi cari lo colpivano e lo tormentavano: onde si guardò dal conturbarli nella loro fede. Stette alcuni momenti poi si ritirò per coricarsi.
Terminata la preghiera, Giulietta volle aggiungere una decina del santo rosario: ciò facendo andava rassegnandosi grado, grado. Poi domandò alla madre l’acqua di Lourdes. La madre timorosa di un disappunto, disse alla figlia: — Gara mia, se la Madonna avesse voluto guarirti, l’avrebbe fatto questa mattina.
— Io, disse Giulietta, sono certa di guarire questa sera, dammi l’acqua.
Il giovinetto Alberto inginocchiandosi di nuovo, — mamma, disse, dagli l’acqua, certamente essa guarirà.
La signora Fournier porse l’acqua alla figliuola, la quale segnatasi devotamente bevve lentamente, e deposto il bicchiere, trasse avidamente un lungo respiro, il petto si sollevò, si dilatarono polmoni. A questo lungo e vigoroso respiro, succeduto all’affanno stridulo che sinistramente da tanti mesi la rattristava, la buona madre senti come un fremito. Giulietta si bagnò e si lavò il petto coll’acqua di Lourdes. Mamma, gridò quest’acqua mi libera da tutti i miei dolori, mi sembra di togliermeli come con una spugna.
Alberto si gitta alla porta della camera esclamando: Giulietta è guarita, Giulietta è guarita.
Il padre accorre, guarita! esclama, e rimane stupefatto. Aveva egli in vita sua affrontato di grandi pericoli, ma non aveva mai sentito un colpo cosi poderoso come quello che gli faceva provare la voce chiara e sonora della figliuola che gli diceva: Papà, vedi che la Madonna mi ha guarita!
Tutta la casa fu destata; tutti vennero ad ammirare il prodigio. Uscito ognuno, Giulietta si coricò distesa sul letto ed assaporò una notte placidissima, e la mattina si svegliò nella pienezza della salute. La guarigione era perfetta.
Alla mattina appena alzata dal letto, Giulietta si affrettò a recarsi a Bordeaux a far incetta di fiori per adornare la cappella della Madonna, e ne recò gran copia andando e ritornando a piedi con somma meraviglia e manifesto stupore di quanti erano soliti vederla trista e dolente sul somarello.
Il dottore Denucé riconobbe con ammirazione la guarigione della quale udì tutti i particolari.
Accadde un fatto curioso quando si ebbe il pensiero di trar profitto dei restati biglietti di bagno a modo di maggior rassodamento delle forze di Giulietta. Si fece venire il giumento; Giulietta, come s’intende, non ebbe bisogno di aiuto, ma con un bel salto gli fu sopra, ognuno lodandola della sua sveltezza. Ma il somaro fino allora cosi placido e quieto, fu colto da una smania singolare e da inusato ardore, s’impennò, infuriò, se la diede a sbalzi, e negando servizio alla fanciulla la gittò per terra, poi si diede a correre trascinandola penzoloni preso il piede nella staffa, la meschina tutta sanguinosa, quasi tramortì per lo spavento. Ma non fu grave male e non ebbe seguito. Si rinunziò ad ogni soccorso dell’idropatia. La lezione fu intesa, a torto od a ragione sembrò chiara non meno che l’avesse data l’asina di Balaam.
Il Signor Fournier scrisse subito al cognato per un appuntamento a Lourdes. Il cuore leale dell’antico marinaio non poteva trascurare la conclusione dovuta a sì prodigiosa guarigione.
Circondato da tutta la sua famiglia fece atti di buon cristiano. Ernesto poi che era stato assente da sì bella festa, mantenne i suoi impegni e si reco anch’egli al confessionale.
Il Signor Artus, questo è il nome del fratello della signora Fournier, come ebbe il primo pensiero della invocazione a Nostra Signora di Lourdes, così poi s’adoperò con gran zelo a divulgare per le stampe il fatto mirabile. Egli avvisava, come disse e pubblicò, che chiunque vien messo in presenza di fatti che rivelano chiaramente agli intelletti fuorviati la verità, alle volontà inferme il rimedio e la salute, incontra il dover di proclamare quei fatti e di renderne pubblica testimonianza, acciocché la luce che lo ha illuminato e guarito arrechi ad altri lo stesso benefizio. Anzi fece di più: s’accinse a confondere la baldanza degli empi e le loro negazioni. Gli faceva dolore e sgomento osservare quanto la spregevole strategia dei liberi pensatori riesca sovente a soffocare la verità. Ed a ragione; imperocché è ben poderosa quella azione sulla moltitudine dei lettori di giornali che prende sul serio tutte le stoltezze che le si ammanniscono, e quelle tesi mille volte confutate eppur sempre riprodotte come fossero appoggiate alla maggiore evidenza, mantenendo con impudenza la negazione dei fatti i più incontestabili ed i meglio chiariti con prove saldissime. Il volgo incapace per difetto di tempo e di mezzi a fare un’inchiesta s’affida al suo giornale, crede nella sua ingenuità che lo scrittore abbia appurato coscienziosamente il vero. La petulante sicuranza dello scrittore, il suo negare sprezzante si suppone ben fondato, si crede studiato accuratamente; quindi non si mette in dubbio, il suo rispetto per la verità, la buona fede, l’onoratezza. Ma tutto ciò non è altro che inganno.
Il signor Artus pertanto intimò a tutti i liberi pensatori una sfida solenne provocandoli a dimostrare la falsità di due o tre dei fatti principali narrati dal signor Lasserre nella sua storia di Nostra Signora di Lourdes. Depositò presso il signor Turquet, notaio a Parigi, via di Hanovre, N° 6: 1° diecimila lire per la scommessa; 2° cinquemila lire come guarentigia delle spese della inchiesta; da rimanere la totale somma di quindicimila lire nelle mani del notaio per due mesi.
Stabilite le più minute e rigorose condizioni del giudizio, propose che questo fosse commesso a persone di grande celebrità, designando coi loro nomi gran numero di membri delle più illustri accademie di Parigi, medici, scienziati, magistrati, anche un rinomato teologo, e giunse fino ad invitarvi un protestante che designava e che era conosciuto per uno scritto sulla guerra e sull’assedio di Parigi.
Dichiarò che chiunque volesse accettare il partito non avrebbe che a darne avviso al notaio, depositando una somma eguale a quella che egli aveva da sua parte depositata.
Pensava, e ben a ragione il signor Artus che se i miracoli narrati dal sig. Lasserre erano falsi, nelle città e nelle ville dove si asseriva essere quelli accaduti, sarebbero sorti a decine gli scommettitori allettati da una vincita sicura. «Ben vi saranno, diceva tra sé, dei liberi pensatori abbastanza tenaci nel loro assunto, abbastanza certi della impossibilità dei miracoli per affidarsi, che nessun fatto può dar mentita alla loro dottrina; essi immancabilmente sorgeranno campioni ed arrischieranno il loro denaro come io arrischio il mio, come ognuno lo esporrebbe contro chi imprendesse a propugnare qualche assurdità, per esempio il moto perpetuo o la quadratura del circolo.
Se poi per avventura fra tanti testimoni che ebbero sotto gli occhi quei fatti, se fra tanti filosofi che si atteggiano a disprezzo quando è fatto parola di cotale intervento divino, se sopra tanti avversarti non sorge nessuno, proprio nessuno ad affrontare la sfida, se il libero pensiero in massa fa orecchio da mercante, o ricusa mettere la borsa sulla tavola dinnanzi l’inchiesta, allora resta ben dimostrato ad ogni uomo di buona fede che gli avvenimenti soprannaturali accaduti nei nostri giorni e narrati dal signor Lasserre sono fuori di qualunque contestazione: — che veramente la Madonna Santissima apparve a Lourdes: — che alla sua voce ed al suo cenno una fontana scaturì sotto le dita di Bernardina: — e che d’allora in poi avvennero guarigioni miracolose, perfettamente accertate anche agli occhi degli avversari che rifuggono dall’impugnarle. Resterà eziandio dimostrato, a chi vuol vedere, la realtà sovrumana del Cristianesimo, e l’eterna onnipotenza di Dio, fatto uomo, adorato sugli altari. Sarà dimostrato per soprappiù che i signori del libero pensiero quando fanno gli spavaldi nei loro libri, nei loro giornali, nei loro discorsi, e si levano contro i miracoli, contro il cattolicismo, contro Gesù Cristo, menano vanto di una securanza che non hanno nella loro anima, né nella loro mente, né nel loro intelletto, né nella loro coscienza, né nel cuore.»
La sfida del signor Artus fu pubblicata per le stampe e fu largamente diffusa. Ma passò un anno e nessuno ebbe il coraggio di affrontarla, onde rimase vieppiù provata la verità dei gloriosi avvenimenti di Lourdes e vergognosamente sconfitta l’audacia degli avversari.
Narrato dunque per minuto in un elegante opuscolo la guarigione della nipote, gli sforzi adoprati per trarre ad un esame la lealtà degli avversari, il signor Artus ne spedi copie a tutti i membri dell’Accademia Francese, a tutti i giornali liberi pensatori, a tutte le riviste, ed ai più noti campioni della moderna incredulità.
Provveduto in questo modo acconciamente alla massima pubblicità, il signor Artus rimosse ogni pretesto di ignoranza mettendo in piena evidenza il mal animo e la mala fede degli osteggiatori delle apparizioni della Beata Vergine in Lourdes e degli impugnatori dei prodigi che le avvalorarono; recò in pari tempo un potentissimo argomento onde rassodare vieppiù la fede e la confidenza dei buoni cristiani.
Conclusione. Pastorale del Vescovo di Tarbes, sulle apparizioni avvenute alla grotta di Lourdes.
Bernardina Soubirous eletta dalla Divina Provvidenza a strumento delle prodigiose manifestazioni di Lourdes, è una nuova prova che il Signore si compiace degli umili e dei semplici, e li presceglie ad altissime missioni, affinché le opere sue viemeglio risplendano per la fiacchezza dei mezzi coi quali si compiono.
Quando fu vittoriosamente innalzato il Santuario di Lourdes colle offerte dei fedeli, e la Santa Chiesa ebbe così ottenuto un nuovo presidio, un segnalato conforto nelle calamità, cui negl’imperscrutabili suoi disegni Egli permette soggiaccia presentemente, apparve compita la missione di Bernardina.
Forse essa lo intese più chiaramente allorquando facendosi solennissimi festeggiamenti per l’inaugurazione del nuovo santuario, le fu impedito parteciparvi, per una grave infermità che la teneva confinata in un letto dell’ospedale. Ed è ben degno di osservazione che lo stesso accadde al parroco di Lourdes: epperò i ministri della volontà della Beata Vergine per l’erezione del santuario, che furono la giovinetta messaggera, ed il sacerdote principale esecutore, restarono esclusi, e dunque del tutto inosservati nella pubblica letizia ed esultanza. Anzi a sottrarsi per sempre assolutamente a tutti gli sguardi, Bernardina si consacrò a Dio entrando in un pio sodalizio di Suore della Carità.
La famiglia di lei non mutò stato, né avvantaggiò per nulla la sua condizione, quantunque non le sia stata risparmiata l’accusa di turpe mercato. Il vero è che non accadde mai che vi si accettasse alcun dono anche di poco valore. Bernardina accondiscese una volta a gradire un’offerta, fu quella di una pia signora favorita di una grazia segnalata: quando questa signora depose l’abito votivo che aveva indossato per molti mesi, essa l’accettò, compiacendosi di vestire i colori della Beata Vergine finché li cambiò colle austere vesti religiose.
Ora nel recesso di umile cella e nell’esercizio della carità rammenta, e certamente con spirituale soave delizia, le segrete comunicazioni ed i favori della Madonna Santissima.
A conferma di quanto abbiamo narrato sinora, crediamo bene di qui pubblicare la pastorale del Vescovo di Tarbes, nella quale si espongono e confermano le meraviglie operate alla grotta di Lourdes.
Bertrando Severo Laurence
per la misericordia di Dio, e per la grazia della santa Sede Apostolica, Vescovo di Tarbes, assistente al soglio Pontificio ecc., ecc.
Al Clero ed ai fedeli della nostra Diocesi salute o benedizione nel nostro Signor Gesù Cristo
In tutti i tempi, amatissimi cooperatori e carissimi fratelli, si sono stabilite meravigliose comunicazioni tra il cielo e la terra. Fin dall’origine del mondo il Signore apparve ai nostri primi genitori per rimproverarli della disobbedienza commessa. Nei secoli seguenti lo vediamo conversare con i Patriarchi ed i Profeti, e l’antico Testamento reca la storia delle celesti apparizioni di cui furono favoriti i figliuoli d’Israele. Questi divini favori non dovevano cessare con la legge Mosaica; che anzi nella legge di grazia furono e più stupendi e più numerosi.
Fin dai principii della Chiesa, in quei tempi di crudele persecuzione, i Cristiani avevano visite da Gesù Cristo, o dagli Angioli, che apparivano ora per rivelare ad essi i secreti dell’avvenire, ora per liberarli dalle catene, ora per fortificarli nei combattimenti. In questo modo, secondo il parere di un giudizioso scrittore, Dio incoraggiava quegli illustri confessori della fede, mentre i potenti della terra facevano ogni sforzo per estinguere nel suo germe la dottrina salvatrice del mondo. Queste soprannaturali manifestazioni non avvennero solamente nei primi secoli del Cristianesimo: la storia ne attesta che esse si sono di tempo in tempo rinnovate a gloria della religione e ad edificazione dei fedeli.
Fra le celesti apparizioni, sono segnalate quelle della Vergine Santissima e sono state pel mondo una copiosa sorgente di benedizioni. Percorrendo l’universo cattolico, il viaggiatore s’abbatte di tanto in tanto in templi consacrati alla Madre di Dio; e molti di questi monumenti hanno origine da apparizioni della Regina dei cieli. Noi già possediamo uno di questi benedetti santuari, fondato, or son quattro secoli, dopo una rivelazione fatta ad una tenera pastorella, al quale migliaia di pellegrini tutti gli anni si recano per prostrarsi davanti al trono della Vergine gloriosa ed implorarne i favori.
Grazie siano rese all’Onnipotente, che nei tesori infiniti della sua bontà ci largisce un nuovo favore. Egli vuole che nella Diocesi di Tarbes un nuovo santuario si costruisca a gloria di Maria. E qual è l’istrumento scelto da lei a manifestarci i suoi pietosi disegni? Come sempre avviene, uno dei più vili secondo il mondo; una fanciulla di quattordici anni, Bernardina Soubirous nata in Lourdes da povera famiglia.
Correva l’undecimo giorno di febbraio dell’anno 1858. Bernardina raccoglieva delle legna secche sulla sponda del Gave, in compagnia di una delle sue sorelle dell’età di anni undici, e di un’altra giovinetta di anni tredici. Essa era giunta dinanzi alla grotta detta di Massabielle, allorquando in mezzo al silenzio della natura sente un rumore simile ad un soffio di vento. Ella guarda dalla parte della riva destra del fiume, fiancheggiata da pioppi, ma li vede immobili. Un nuovo rumore avendo colpito le sue orecchie, si volge verso la grotta, e vede sull’estremità della roccia, in una specie di nicchia, presso un cespuglio che si agita, una dama che le fa segno di avvicinarsi. Il suo volto era di una bellezza che rapiva; ella era vestita di bianco, con una fascia attorno alla vita di color cilestre, aveva un velo bianco, sul capo ed una rosa di color giallo sopra ciascuno dei suoi piedi. A quella vista, Bernardina si spaventa, pensando di esser vittima di un’illusione; essa si frega gli occhi; ma l’oggetto che vede diviene sempre più sensibile. Allora ella cade istintivamente in ginocchio, prende la sua corona, la recita, e quando l’ebbe terminata l’apparizione svani.
Sia per un’ispirazione secreta, sia ad istigazione delle sue compagne, cui aveva svelato ciò che aveva veduto, Bernardina ritorna alla grotta la domenica ed il giovedì seguenti, e in ciascuna volta si rinnova il medesimo fenomeno. La domenica, per assicurarsi se quell’essere misterioso venisse da parte del Signore, la giovinetta gli spruzza contro per tre volte dell’acqua benedetta, ed ella ne riceve uno sguardo pieno di dolcezza insieme e di tenerezza. Il giovedì, l’apparizione parla a Bernardina, e le dice di ritornare per quindici giorni di seguito; di bere, di lavarsi nella fontana e di mangiare un’erba che ivi troverà. La giovinetta non vedendo dell’acqua nella grotta, s’incammina verso il fiume La Gave, allorché l’apparizione la richiama e le dice di andare nel fondo della grotta, nel luogo che ella le segna col dito. La fanciulla obbedisce, ma non trova altro che una terra umidiccia. Ella scava tosto colle sue mani un piccolo buco, che si riempie d’acqua limacciosa; ne beve, si lava e mangia una specie di crescione che si trovava in quel luogo.
Compito quell’atto di obbedienza, l’apparizione parla di nuovo a Bernardina e la incarica di andare a dire ai sacerdoti essere suo volere che s’innalzi a lei una cappella sul luogo, dove è apparsa; e la fanciulla s’affretta di compiere presso il curato della parrocchia la missione ricevuta.
La giovinetta era stata invitata a ritornare per quindici giorni alla grotta. Ella obbedisce fedelmente ed ogni giorno, ad eccezione di due, essa contempla il medesimo spettacolo in presenza di una folla innumerevole di gente, che si accalca davanti alla grotta senza vedere, né sentir nulla. Durante questi quindici giorni l’apparizione invitò più volte Bernardina ad andare a bere e lavarsi nel luogo già indicato; le raccomandò di pregare per i peccatori e rinnovò l’invito che le si erigesse una cappella. Dal suo canto Bernardina chiese a lei chi fosse, ma non ne ricevette per risposta che un grazioso sorriso.
Trascorsa la quindicesima visita, ebbero ancora luogo due apparizioni l’una il venticinque di marzo, giorno dell’Annunziazione della Santissima Vergine, e l’altra il cinque di aprile. Il giorno dell’Annunziazione, Bernardina chiese per tre volte all’essere misterioso, chi fosse. Allora l’apparizione alza le sue mani, le congiunge all’altezza del petto, solleva gli occhi al cielo, e con un’aria sorridente esclama: Io sono l’Immacolata Concezione. «Je suis l’Immaculée Conception.»
Tal è in sostanza, continuava il Prelato, la genuina narrazione che abbiamo avuto noi stessi dalla bocca di Bernardina, in presenza della Commissione radunata a interrogarla la seconda volta.
Per conseguenza la fanciulla avrà veduto ed udito un essere che si chiama l’Immacolata Concezione, il quale, sebbene rivestito di forma umana, non è stato né visto, né udito da alcuno dei numerosi spettatori presenti all’apparizione. Questo adunque sarà un essere soprannaturale. Di tal fatto che cosa dobbiamo pensare?
Carissimi fratelli, voi sapete con quanta lentezza la Chiesa procede nel giudicare questi fatti soprannaturali. Prima di ammetterli e di dichiararli divini vuole delle prove certissime. L’uomo dopo la sua originale caduta è soggetto a molti errori specialmente in così fatta materia. Se non è ingannato dalla ragione divenuta così debole, può essere aggirato dal demonio. E chi non sa che alcune volte il maligno per farci incappare facilmente né suoi agguati si trasforma in angelo di luce? (2 Cor. c. XI, 14) Per questo il Discepolo prediletto ci inculca di non credere ad ogni spirito, ma di provare se gli spiriti procedono da Dio (1 Ep. Ioan. c. IV, 1). Questa prova noi l’abbiamo fatta, carissimi fratelli. Intorno al fatto di cui parliamo, sono quattro anni che spendiamo le nostre sollecitudini; l’abbiamo osservato nelle sue varie fasi; e ci siamo inspirati secondo la Commissione composta di virtuosi, dotti, e sperimentati ecclesiastici, i quali hanno interrogata la fanciulla, studiato con somma diligenza i fatti ed esaminato e ponderato ogni cosa. Abbiamo pure invocato l’autorità della scienza, e siamo rimasti convinti che l’apparizione è soprannaturale e divina, e che per conseguenza ciò che ha veduto Bernardina è la Vergine Santissima. Il nostro convincimento si è formato sopra la testimonianza di Bernardina, ma principalmente sopra i fatti successi, e che non si possono spiegare senza ammettervi una divina operazione. La testimonianza della fanciulla reca seco ogni sicurezza. E primieramente la sua sincerità non può mettersi in dubbio. E chi trattando con lei può non ammirare la sua semplicità, il suo candore, la sua modestia? Mentre si parla per ogni dove delle meraviglie statele rivelate, ella sola tace, e quando interrogata risponde, tutto racconta senza affettazione, e con una indicibile ingenuità; ed alle moltissime dimande che le si fanno, dà senza esitazione risposte chiare, precise, convenienti e piene di grandissima persuasione. Sottomessa a dure prove non ha piegato a minacce, ed ha rifiutato larghe offerte. Sempre coerente a sé stessa, più volte interrogata, costantemente ha mantenuto ciò che aveva detto una volta senza aggiunger nulla, e senza toglier nulla. Incontrastabile è dunque la sincerità di Bernardina, anzi aggiungiamo che essa è incontrastata, perché i suoi contradditori, che n’ha avuto, sono stati costretti a confessarlo.
Ma se Bernardina non ha voluto ingannare, non può darsi che si sia ingannata? Non può essere che abbia creduto di vedere e di udire quando non ha veduto e udito niente? Non può essere che sia stata presa da allucinazioni? — Questo non si può supporre. La saviezza delle sue risposte dimostra ch’ella è d’animo retto, che ha una immaginazione calma e senno assai superiore alla età. Non è esaltata da sentimento religioso; non le si è trovato né disordine intellettuale, né alterazione di sensi, né bizzarria di carattere, né malattia alcuna che la disponesse a formarsi immaginarie invenzioni. Vide l’apparizione non una volta sola ma diciotto; da principio subitamente nulla essendo che potesse farle pur sospettare l’avvenimento che succedeva: e nei quindici giorni sperando di vederla sempre, per ben due volte non vide nulla benché si trovasse nel medesimo luogo e nelle medesime circostanze. E poi che avveniva quando la vedeva? Bernardina si trasformava; pigliava altri sentimenti, lo sguardo s’infiammava, vedeva cose che non aveva mai veduto, sentiva un linguaggio non mai da lei udito, di cui ignorava qualche volta il senso ma non lo dimenticava. Il tutto insieme di queste circostanze non permette di supporre che ella fosse presa da allucinazione. La giovinetta adunque vide ed udì un essere che si diceva l’Immacolata Concezione, e questo fatto non si potendo naturalmente spiegare, abbiamo ragione di credere che l’apparizione sia soprannaturale.
La testimonianza di Bernardina che anche da sé stessa è importante, acquista nuova forza o piuttosto il suo compimento dai fatti meravigliosi che seguirono. Se l’albero si deve giudicare dai frutti, possiamo affermare che l’apparizione raccontata dalla fanciulla è soprannaturale e divina, imperciocché ha prodotto effetti soprannaturali e divini. E difatti, che cosa è succeduto dopo quella, carissimi fratelli? Non appena l’apparizione fu conosciuta, se ne sparse la novella dappertutto in poco tempo: si sapeva che Bernardina doveva andare per quindici giorni alla grotta; ed ecco che tutta la contrada si commuove; moltitudine di gente accorre al luogo dell’apparizione; con grandissimo desiderio aspetta l’ora solenne, e mentre la fanciulla, rapita fuori di sé stessa, è assorta nell’Essere che contempla, i testimoni di questo prodigio sono commossi e inteneriti in un medesimo sentimento di ammirazione e di preghiera.
Le apparizioni sono cessate, ma il concorso continua; pellegrini venuti da lontane contrade non meno che dai vicini paesi si recano alla grotta: e ve n’ha d’ogni età, classe e condizione. E quale cagione muove questi innumerevoli visitatori? Vanno alla grotta per pregare e domandare qualche favore all’Immacolata Maria, e col loro raccoglimento danno a vedere che sentono come un soffio divino, il quale anima quella roccia oramai divenuta così famosa. Molte anime già buone si sono fortificate nella virtù, altre fredde ed indifferenti hanno ripreso le antiche pratiche della Religione; peccatori ostinati, essendo stata invocata in loro favore la Madonna di Lourdes, si sono riconciliati con Dio. Queste meraviglie della grazia che hanno un carattere di universalità e di durata non possono avere altro autore che Dio. E tutto ciò conferma evidentemente la verità dell’apparizione.
Se dagli effetti prodotti per il bene delle anime passiamo a quelli che riguardano la salute dei corpi, quali e quanti prodigi non abbiamo da raccontare?
Bernardina era stata veduta bere e lavarsi nel luogo designato dall’apparizione. Questa circostanza era stata notata ed aveva destato la pubblica attenzione. Ognuno si domandava se non si doveva prender ciò per un segno di una virtù soprannaturale dell’acqua di quella fontana.
Infermi sono ricorsi all’acqua della grotta, né invano: molti le cui infermità avevano resistito alle cure più energiche, vi hanno ricuperato subitamente la salute. Queste guarigioni straordinarie destarono molta meraviglia e dappertutto se ne propagò tosto la fama. Quindi da tutte parti ammalati che non potevano trasportarsi alla grotta, domandavano dell’acqua di Massabielle. Quanti infermi guariti! quante famiglie consolate!… Se volessimo invocare la loro testimonianza innumerevoli voci si leverebbero a pubblicare col linguaggio della riconoscenza la sovrana efficacia dell’acqua della grotta. Noi qui non possiamo fare l’enumerazione di tutti i favori ottenuti; ma possiamo affermare che l’acqua di Massabielle ha guarito infermi disperati, e dichiarati già incurabili. Queste guarigioni sono avvenute coll’uso di un’acqua priva d’ogni qualità curativa per natura (secondo la rigorosa analisi fattane da bravi chimici e sperimentati) le une istantaneamente, le altre dopo averla adoperata due o tre volte o in bevanda o per lozione. Inoltre queste guarigioni sono permanenti. Ora qual forza le ha prodotte? Forse la forza dell’organamento? La scienza dice di no. Esse sono adunque opera di Dio. Ma tutte si riferiscono all’Apparizione; ella ne è il principio, essa inspirò confidenza agli ammalati; vi è per conseguenza uno stretto vincolo tra l’Apparizione e le guarigioni; e quindi l’Apparizione è divina perciocché le guarigioni portano una impronta divina. Ma ciò che procede da Dio è verità! Per conseguenza l’Apparizione che si disse l’Immacolata Concezione, cui Bernardina vide ed udì, è la Vergine Santissima! Sciamiamo dunque: «qui è il dito di Dio — Digitus Dei est hic.»
Ammiriamo, carissimi fratelli l’economia della divina Provvidenza. L’immortale Pio IX in sul finire dell’anno 1854 definiva il domma dell’Immacolata Concezione. La parola del Pontefice fu tosto bandita per tutto il mondo; i cuori dei cattolici esultarono d’allegrezza, ed in ogni dove si celebrò il glorioso privilegio di Maria con feste che non dimenticheremo mai più. Ed ecco che tre anni dopo la Santissima Vergine apparendo ad una fanciulla le dice: Io sono l’Immacolata Concezione…. Voglio che si edifichi in questo luogo una cappella in mio onore. Non sembra che ella abbia per questo modo voluto consacrare con un monumento l’infallibile oracolo del Successore di Pietro? E dove vuol che s’innalzi questo monumento? Ai piedi dei nostri Pirenei; luogo a cui concorrono moltissimi stranieri da ogni parte del mondo per racquistare la salute del corpo. Non pare che per tal modo la Vergine convochi i fedeli di tutto le nazioni ad onorarla nel nuovo tempio che le sarà innalzato?
Abitanti della città di Lourdes, rallegratevi! L’Augusta Maria si degna rivolgere sopra di voi i misericordiosi suoi sguardi. Ella vuole che se le innalzi presso la vostra città un santuario ove elargirà i suoi favori. Ringraziatela di questo segno di predilezione che vi dà: e giacché vi si mostra liberale delle tenerezze di Madre, mostratevi suoi figli devoti coll’imitazione delle sue virtù e coll’affetto alla Religione. Del resto, godiamo dirlo, l’Apparizione ha già arrecato tra voi abbondantissimi frutti di salute. Testimoni oculari dei fatti della grotta, e dei felici successi avvenutivi, la vostra confidenza è stata grande, e forte è stato il vostro convincimento. Abbiamo ammirato la vostra prudenza, la vostra docilità a seguire i nostri consigli di sottomissione alla autorità civile, quando per alcune settimane doveste rimanervi d’andare alla grotta, e reprimere nei vostri cuori i sentimenti ispirativi dallo spettacolo che tanto vi aveva commossi nei quindici giorni delle Apparizioni.
E voi tutti, carissimi nostri diocesani, aprite il cuore alla speranza: comincia per voi un’era novella di grazie, e per tutti stanno apparecchiate le celesti benedizioni.
Nelle vostre suppliche e cantici, aggiungerete da qui innanzi il titolo di Madonna di Lourdes a quelli di Madonna di Garaison, di Poeylaün, di Héas, e di Piétat. Da questi venerabili santuari, la Vergine Immacolata veglierà sopra di voi, e vi coprirà con la sua efficacissima protezione. Si, carissimi nostri collaboratori ed amatissimi fratelli, se col cuore pieno di confidenza teniamo fissi gli occhi a questa stella del mare, traverseremo senza timore di naufragio il tempestoso mare di questa vita ed arriveremo sani e salvi al porto della eterna felicità.
Per questi motivi, dopo esserci intesi con i nostri venerabili fratelli Dignitari, Canonici e Capitolo della nostra chiesa cattedrale;
INVOCATO IL SANTO NOME DI DIO
Fondandoci sulle regole sapientemente poste da Benedetto XIV nella sua opera sulla Beatificazione e Canonizzazione dei Santi per il discernimento delle vere o false apparizioni;
Visto la favorevole relazione che c’è stata presentata dalla Commissione deputata ad informarne sul l’Apparizione avvenuta nella grotta di Lourdes, e sui fatti ad essa spettanti;
Viste le testimonianze scritte dei medici da noi richiesti sulle numerose guarigioni ottenute coll’uso dell’acqua della grotta;
Considerando primieramente che il fatto della Apparizione, sia per parte della fanciulla che l’ha denunziato, sia principalmente per gli effetti straordinari che ne son derivati non si potrebbe spiegare altrimenti che con l’operazione di una causa soprannaturale;
Considerando in secondo luogo che questa causa non può essere che divina, conciossiaché gli effetti prodotti essendo gli uni segni sensibili della grazia, come la conversione dei peccatori; le altre derogazioni alle leggi della natura, come le miracolose guarigioni, non possono attribuirsi che all’Autore della grazia, ed al Padrone della natura;
Considerando infine che il nostro convincimento è corroborato dal concorso grandissimo e spontaneo dei fedeli alla grotta, concorso che non è punto cessato dopo le prime apparizioni, e che ha per fine di domandare favori, o di rendere grazie per quelli ricevuti;
Per soddisfare al giusto desiderio del nostro venerabile Capitolo, del Clero, dei laici di nostra diocesi e di tante anime pie che bramano da lungo tempo dalla autorità ecclesiastica una sentenza che motivi di prudenza ci hanno fatto differire;
Volendo pure soddisfare ai voti di molti nostri colleghi nell’Episcopato, e di un gran numero di ragguardevoli personaggi che non sono della nostra diocesi;
Dopo aver invocato i lumi dello Spirito Santo, e l’assistenza della Vergine Santissima
Abbiamo dichiarato e dichiariamo ciò che segue:
Art. 1. Noi giudichiamo essere realmente comparsa l’Immacolata Maria Madre di Dio a Bernardina Soubirous l’11 Febbraio 1858 ed i giorni susseguenti per ben diciotto volte alla grotta di Massabielle presso la città di Lourdes, e questa apparizione avere tutti i caratteri della verità, e però i fedeli poterla tenere per certa. Noi sottomettiamo umilmente il nostro giudizio al giudizio del Sovrano Pontefice, a cui spetta il governo di tutta quanta la Chiesa.
Art. 2. Permettiamo il culto della Madonna di Lourdes nella nostra diocesi; ma proibiamo nel tempo stesso qualunque pubblicazione di formula particolare di preghiera, di qualsivoglia cantico o libro di devozione relativo a questo avvenimento senza nostra approvazione data per iscritto.
Art. 3. Per conformarci alla volontà Vergine Santissima più e più volte manifestata nelle sue varie apparizioni, ci proponiamo di fare innalzare un santuario sul terreno della grotta, divenuto proprietà particolare dei Vescovi di Tarbes.
Questa fabbrica per cagione dello scosceso e difficile sito richiederà lunghi lavori e grandi spese. Perciò ad eseguire il nostro pio divisamente abbiamo bisogno dell’aiuto dei preti e dei fedeli della nostra Diocesi, dei preti e dei fedeli della Francia e delle altre contrade. Facciamo invito al liberale lor cuore, e particolarmente a tutte le persone devote di ogni nazione che professano un culto speciale alla Immacolata Concezione di Maria Santissima.
Art. 4. Con confidenza ci rivolgiamo agli Istituti dei due sessi consacrati all’insegnamento della gioventù, alle Congregazioni delle figlie di Maria, alle Confraternite della Vergine Santissima, ed alle varie pie Associazioni sì della nostra Diocesi come di tutta la Francia.
Art. 5. Ogni parrocchia, corporazione, stabilimento, comunità religiosa, confraternita o persona che offrirà per sé stessa o per mezzo di doni che avrà raccolti, una somma di 500 franchi o più, avrà il titolo di fondatore del santuario della grotta di Lourdes.
Se i doni offerti, sono di 20 franchi o più, il titolo sarà di benefattore principale.
I nomi dei fondatori e benefattori principali ci saranno inviati colle offerte; essi saranno diligentemente conservati in un registro a ciò destinato; di più, saranno depositati in un cuore d’argento dorato, che verrà collocato sull’altar maggiore del santuario.
Ogni settimana ed in perpetuo si celebreranno in questo santuario, il mercoledì, due messe per i fondatori e benefattori principali; il venerdì, se ne celebrerà una per tutti coloro che avranno colle loro offerte ancorché minime, contribuito a questa costruzione.
Non è senza un fine particolare d’amore e di misericordia che la Santa Vergine ha domandato l’erezione in questo luogo di un santuario in suo onore. Niuno dubbio per conseguenza, che le persone, le quali contribuiranno colle loro largizioni alla costruzione di questo monumento non abbiano a ricevere in contraccambio qualche segnalato favore, tanto nell’ordine spirituale, come nel temporale.
Art. 6. Un grandissimo numero di persone, sia della nostra diocesi, sia di varie parti della Francia, sia ancora straniere hanno ottenuto delle grazie insigni alla grotta di Lourdes; molte ci hanno promesso di mandarci la loro offerta appena si sarebbe trattato di erigere un santuario in questo luogo. Noi facciamo sapere che il momento è venuto. Noi li preghiamo eziandio di raccomandare l’opera della Grotta alle persone di loro conoscenza, e d’incaricarsi, se occorre, dei loro doni volontari per farceli avere.
Art. 7. Sarà nominata una commissione composta di sacerdoti e di laici per sorvegliate, sotto la nostra presidenza, l’impiego dei fondi.
Questa nostra Pastorale sarà letta e pubblicata in tutte le chiese, cappelle ed oratorii dei seminari, collegi, ospizi della nostra Diocesi, la domenica successiva al suo ricevimento.
Data a Tarbes, nel nostro palazzo Vescovile, con sottoscrizione fatta di proprio pugno, col nostro sigillo, e controsigillo del nostro segretario, il 18 Gennaio 1862.
† BERTRANDO SEVERO
Vescovo di Tarbes.
FOURCADE
canonico segretario.
L’apparizione di Lourdes
(11 febbraio 1858)
T’allieta, o Francia! Son due lustri appena
Cose eccelse l’Eterno in te compia:
La Benedetta d’ogni grazia piena
Ai pastorelli di Salette in pria,
Poi, s’una via che ai Pirenei ci mena,
Per ben diciotto volte Ella appariva
A una quattordicenne umile donzella
Che Bernardina Subirou si appella.
Di febbraio una rigida mattina
Legne colgea del Cave in sulle sponde,
Quando le pare che un’aura repentina
Dietro di lei esagiti le fronde:
Volgesi, e vede una vision divina
Che gioia e tema nel suo petto infonde,
Sì che il Rosario a recitar si pone
Paventando diabolica illusione.
Chi mai fosse colei ben non sapeva
La ignorante fanciulla avventurata:
Solo il seppe quand’Ella le diceva:
«Io son la Concezione Immacolata»
Ed il comando intanto riceveva
Che per quindici dì fosse tornata
Di Massabielle a quella grotta oscura
Ove raggiava l’inclita figura.
Là, frammezzo una turba riverente,
Umile in tanta gloria ella reddiva:
Biancovestita, bella e sorridente
La Madonna di nuovo le appariva;
E ad un Suo cenno prodigiosamente
Rampollava una fonte d’acqua viva,
Che la salute diede agli ammalati,
Comunque già dai medici sfidati
Sbugiardar s’attentò gli alti portenti
Folle di rabbia allor la miscredenza:
Minacciò Bernardina e i suoi parenti,
All’inganno ricorse, alla violenza:
Ma Dio rattenne i popoli frementi
Contro l’atea stoltezza e prepotenza:
L’ardua prova cessò; fulse più bella
La virtù dei portenti e dell’ancella.
Roma appose il suggel di sua sanzione:
Quinci un accorrer d’infinite genti
Al loco della santa apparizione;
A scongiurar i guai sempre imminenti
Tutto il fior della gallica nazione
Quivi convenne, sciolse voti ardenti;
E ad ottemperare alla Madre divina
Sorse un tempio ove apparve a Bernardina.
Della Chiesa e di Francia le sventure
Se a Salette, o Maria, hai pronunziato,
Il sorriso di Lourd prenunzio pure
Il lor trionfo tanto disiato,
Tolte di mezzo quelle rie scissure
Ch’hanno il Tempio ed il Trono inimicato:
E il nostro cuore al tuo cuore, o Maria,
Riconoscente eternamente fia.
Ma rammentar dobbiamo che se a Salette
Insinuato ci fu il ravvedimento,
Un ricordo simil Maria ci dette
Nel celeste di Lourd apparimento.
Penitenza! che Iddio sta alle vedette;
Penitenza! esclamò con vivo accento.
Deh alla Madre di Dio diamo obbedienza,
E abbracciamo le vie di penitenza!
D. G. Zambaldi
Appendice. Grazie ottenute per mezzo di Maria Ausiliatrice
Non solo in Francia, ma in tutta la Cristianità Iddio si compiace in questi tempi di concedere grazie segnalatissime ad intercessione di Maria SS.
Una prova evidente la abbiamo in Torino nella Chiesa di Maria Ausiliatrice annessa all’Oratorio di san Francesco di Sales in Valdocco. Non passa giorno che non si presenti in sagrestia o dal Direttore dell’Oratorio qualche persona a raccontare favori, guarigioni, grazie d’ogni genere ottenute in seguito a tridui o novene, o preghiere praticate in onore della B. V. invocata sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani. Fra i molti fatti che potremmo raccontare, ne scegliamo alcuni più recenti e che qui esponiamo per sempre più eccitare i fedeli alla confidenza nella gran Madre di Dio.
In una domenica del maggio 1873, la signora Vaschetti Maria non avendo potuto per i suoi incomodi portarsi in Chiesa alle funzioni, era rimasta sola in casa pregando vicino al fuoco. Mentre se ne stava cosi seduta, una scintilla le volò sulle vesti, né ella se ne accorse se non quando già si era sviluppata la fiamma. Spaventata a quella vista si mise a correre per le stanze, facendo così divampare sempre più la fiamma. Già questa la circondava tutto intorno ed essa si sentiva venir meno, quando drizzando gli occhi stralunati alla finestra, le si affacciò da quella la statua di Maria Ausiliatrice che torreggia sulla Chiesa di Valdocco, vicino alla quale si trovava la sua abitazione. La povera signora in quel frangente, alzate le mani supplichevoli verso quella statua così esclamò: «Ma vorrete voi permettere, o Maria Ausiliatrice, che una vostra serva devota muoia in questa misera maniera?» (Era essa stata una delle pie benefattrici che avevano concorso alla edificazione di quella Chiesa). Pronunciate appena quelle parole essa, quasi le si fosse versato sopra dell’acqua fresca, come diceva di poi, si trovò d’un tratto libera dalle fiamme e da ogni pericolo. Poco dopo giungeva il fratello e vistala così abbattuta e domandatole il motivo, la pia signora gli raccontava di qual maniera per evidente miracolo di Maria Ausiliatrice si trovasse scampata da terribile morte. Venuta di poi a ringraziare nella Chiesa la B. V. instava perché si stampasse pur pubblicamente il fatto a sempre maggior rendimento di grazie e ad esaltazione di Maria onorata sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani.
Un medico stimatissimo nell’arte sua, ma incredulo e indifferente in fatto di religione, si presenta un giorno dal Direttore dell’Oratorio di S. F. di Sales e gli dice:
— Sento che lei guarisce da ogni genere di malattia.
— Io? no.
— Eppure me l’hanno assicurato, citandomi ancora il nome delle persone e il genere di malattia.
— L’hanno ingannata. Avviene bensì di frequente che si presentino da me persone per ottenere simili grazie per sé o per i loro conoscenti ad intercessione di Maria Ausiliatrice, facendo tridui o novene o preghiere, o con qualche promessa, da compiersi a grazia ottenuta, ma in simili casi le guarigioni avvengono in grazia di Maria SS., non certo di me.
— Ebbene, guarisca anche me, ed io crederò a questi miracoli.
— E di qual malattia la S. V. è travagliata?
Il dottore prese qui a raccontare com’egli fosse affetto da mal caduco e che, massime da un anno a quella parte, erano così frequenti gli accessi, che più non si peritava ad uscire se non accompagnato. A nulla erano valse tutte le cure, ed egli vedendosi deperire ogni giorno di più era venuto da lui nella speranza di ottener esso pure, come tanti altri, la guarigione.
— Ebbene, gli disse il direttore, faccia ella pure come gli altri, si metta qui in ginocchio, reciti con me alcune preghiere, si disponga a rimondare la sua anima coi sacramenti della confessione e della comunione e vedrà che la Madonna la consolerà.
— Mi comandi altro, ma quel che mi dice non lo posso fare.
— E perché?
— Perché sarebbe da parte mia un’ipocrisia. Io non credo punto né a Dio, né a Madonna, né a preghiere, né a miracoli.
Il direttore ne rimase costernato, pure tanto disse che, aiutando la grazia di Dio, il dottore si pose in ginocchio e recitò alcune preghiere in unione col detto sacerdote. Fatto poi il segno della s. Croce alzandosi disse: — Sono stupito di sapere ancor fare questo segno, sono quarant’anni che ho smesso l’uso di farlo!
Promise di più che si sarebbe disposto ad andarsi a confessare.
Mantenne infatti la parola. Appena confessato, si senti come internamente guarito — né mai più ebbe alcun assalto di epilessia, mentre a detta di quei di sua famiglia, quegli assalti erano in prima così frequenti e terribili da far temere sempre di un qualche accidente.
Qualche tempo dopo venne alla chiesa di Maria Ausiliatrice, si accostò ai SS. Sacramenti e dopo andò in sacrestia e disse ai parenti colà raccolti:
Date gloria a Dio. La Vergine celeste mi ha ottenuto la sanità dell’anima e del corpo; e dall’incredulità mi condusse alla fede cristiana, in cui io aveva pressoché fatto naufragio.
Il 24 maggio dell’anno 1873 nel giorno preciso della solennità di Maria Ausiliatrice, un giovane ufficiale si presentava al direttore dell’Oratorio e col volto straziato dal dolore e le parole tronche dalle lagrime gli esponeva come avesse la moglie in casa ridotta in fin di vita da cruda e lunga malattia; scongiurarlo quanto più poteva e sapeva perché gli volesse ottenere da Dio la grazia che sua moglie risanasse. Il direttore gli rivolse parole di compatimento e di conforto e traendo partito delle buone disposizioni in cui si trovava in quel momento il cuore dell’ufficiale, lo persuase ad inginocchiarsi seco a recitare alcune preghiere a Maria Ausiliatrice per la salute della moribonda, dopo di che lo congedò.
Era scorsa appena un’ora e l’ufficiale faceva ritorno a passi frettolosi, ma tutto raggiante in volto. Gli si fa presente che in quel punto il direttore si trova in mezzo ai pii benefattori della casa, che non è possibile parlargli….
— Ditegli il mio nome, rispose l’ufficiale, che ho assoluto bisogno di dirgli una sola parola.
Il direttore saputo che era domandato con tanta insistenza, si recò dall’ufficiale. Appena questi il vide, commosso dalla gioia e raggiante di giubilo gli disse:
— Appena uscito di qui io era corso a casa: oh! prodigio, mia moglie ch’io aveva lasciata morente in letto, d’un tratto sentitasi cessare i dolori, e ritornare le forze, aveva chiesto le sue vesti, e quando entrai mi venne incontro debole sì, ma affatto guarita.
E continuando a raccontare l’emozione provata, tratto fuori un ricco braccialetto d’oro «questo, disse, è il regalo di nozze che io aveva fatto a mia moglie, ambedue l’offriamo ora di tutto cuore a Maria Ausiliatrice, da cui riconosciamo questa insperata guarigione.
Il direttore rientrava pochi minuti appresso nella stanza dov’erano radunati i benefattori e mostrando loro il braccialetto, disse loro: ecco un segno di gratitudine per grazia ottenuta quest’oggi stesso ad intercessione di Maria Ausiliatrice, di cui celebriamo la solennità!
Mentre si stavano stampando queste ultime pagine, in un villaggio del Piemonte avveniva il seguente fatto. Si ammalava ad un contadino uno dei suoi buoi e in pochi giorni peggiorò talmente che il veterinario dava per disperata la sua guarigione. Coi prezzi favolosi che costano al giorno d’oggi tali animali, il contadino misurò tosto la grandezza della disgrazia che stava per colpirlo, e non avendo più speranza né mezzi umani si rivolse a Maria Ausiliatrice promettendole un’offerta nel caso che il bue guarisse. A conferma di tale promessa ne diede partecipazione per lettera al Direttore di questo Oratorio domandandone la benedizione. La lettera ebbe appunto tempo a giungere al suo indirizzo, e il bue cominciò a migliorare e ieri (8 dic. 1873), giungeva l’offerta promessa da quell’onesto contadino, colla conferma che l’animale era perfettamente guarito con sorpresa di tutti e del veterinario specialmente.
Con permesso dell’Autorità Ecclesiastica.
Torino, Tipografia e libreria dell’Oratorio di s. Francesco di Sales 1873.
proprietà dell’editore, vendibile, anche presso la Libreria dell’Ospizio di s. Vincenzo de’ Paoli in Sampierdarena.

