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Nel sogno che Don Giovanni Bosco narrò ai suoi giovani la sera del 30 ottobre 1868, il cortile dell’Oratorio di Valdocco si trasforma in un cupo teatro d’attesa. Al calare del crepuscolo, due becchini irrompono portando una bara, la depongono al centro, la aprono e, guidati dalla luce lunare, cercano fra i ragazzi chi porta sulla fronte la sentenza «Morieris». «Tocca a te», pronunciano, afferrando l’eletto mentre egli implora tempo per pentirsi. La scena, carica di tensione, si scioglie nell’ammonimento di Don Bosco: essere sempre pronti, confessarsi, acquisire l’indulgenza plenaria di Ognissanti, poiché la morte giunge inaspettata. Don Gioachino Berto, presente, ne lasciò fedele testimonianza. Il sogno, accolto con timore e fede, preannunciò un funerale reale pochi mesi dopo.
La sera del 30 ottobre raccontava un sogno:
Il motivo per cui vi ho radunati tutti qui, anche gli artigiani, si è che voglio raccontarvi qualche cosetta. Immaginate di vedere tutti i giovani nel cortile a divertirsi. Incomincia ad imbrunire, cessano i giuochi e le grida; si formano crocchi numerosi in aspettazione che la campanella dia il segnale di andare allo studio; c’è ancora qualcheduno che passeggia; intanto la sera si avanza e appena appena si può conoscere un giovane e distinguerlo da un altro, andandogli vicino. Ed ecco si vedono entrare dalla porteria due becchini che camminando a passo concitato portano sulle spalle urla cassa da morto. I giovani al loro passaggio fanno largo. Quei due uomini vengono avanti, depongono la bara per terra in mezzo al cortile che sta davanti all’ufficio della Prefettura interna dell’Oratorio. I giovani si dispongono intorno formando un vasto circolo, ma nessuno parla per la paura.
I becchini tolgono il coperchio alla cassa.
In quell’istante compare la luna colla sua luce chiara, viva, e lentamente fa un primo giro intorno alla cupola della Chiesa di Maria Ausiliatrice: ne fa un secondo, e poi ne incomincia un terzo ma non lo finisce e si ferma sopra la Chiesa, quasi fosse per cadere.
Intanto, appena la luna ebbe incominciato a illuminare il cortile, uno dei becchini fece un giro, poi un altro innanzi alle file degli alunni, fissando ben da vicino il volto di ciascuno; finché vedutone uno sulla cui fronte stava scritto: Morieris (Morirai), lo prese per metterlo nella cassa.
– Tocca a te, gli disse.
Quegli gridava:
– Sono ancor giovane, vorrei ancora prepararmi, far delle buone opere che non ho fatte finora!
– Io non debbo risponderti a questo.
– Ma almeno possa ancora andare a rivedere i miei parenti.
– Io non posso risponderti a questo. Vedi là la luna? Ha fatto un giro, poi un altro, poi un poco più di un mezzo giro; appena scomparirà, tu verrai meco.
Poco dopo la luna scomparve dall’orizzonte e il becchino prese il giovane per la vita, lo distese nella cassa, gli invitò sopra il coperchio e senz’altro lo portò via aiutato dal compagno.
Avete udito il mio racconto. Adesso prendetelo come un apologo, e come una similitudine, o come un sogno; come volete. Ma queste cose accaddero già altre volte e si avverarono. Una volta ho anche raccontato un sogno in cui aveva veduto la cassa di un giovane deposta laggiù in fondo a questi portici. Quel giovane morì e si osservò che, malgrado che si fossero avvertiti i becchini di passare per l’altra parte, scesi essi qui nel cortile, dissero che mancava loro qualche cosa e, per non lasciare la bara in mezzo al cortile, vennero a deporre la cassa sotto i portici, nel luogo stesso dove io l’avevo veduta prima nel sogno.
Ciascuno dica pure nel suo cuore: – Non sarò io! – e vivete pure allegri. Ma ciascuno stia preparato, affinché dopo due giri e mezzo della luna, cioè due mesi e un po’ più di mezzo mese, quel tale cui tocca sia preparato. Ricordatevi che la morte viene come un ladro notturno. E per questo approfittiamoci dell’avviso col far bene la festa di tutti i Santi. C’è l’indulgenza plenaria e ciascuno per acquistarla non ha bisogno di confessarsi domenica: purché si sia confessato dentro agli otto giorni, basta. E coll’indulgenza plenaria uno diventa, avanti al Signore, candido com’era quando ricevette il battesimo.
Domani poi è digiuno; si faccia qualche mortificazione.
Così lasciò testimonianza Don Gioachino Berto.
Questa predizione adunque avrebbe dovuto compiersi verso la metà del gennaio 1869. Gli alunni, in massima parte, vi prestavano fede. Noi qui aggiungeremo un’osservazione dello stesso Don Berto: “Noi eravamo già assuefatti a vedere avverarsi tali predizioni, sicché ci avrebbe recato stupore, come di eccezione alla regola, il vederne alcuna non avverata. Mi ricordo di una sola volta, riguardo al giovane C… Egli cadde bensì gravemente ammalato, ma dopo aver ricevuto il SS. Viatico, e fors’anche l’estrema unzione, migliorò, vive tuttora ed è sacerdote. Il Servo di Dio mi diceva allora che esso era uno di quelli che doveva morire, ma soggiungeva: Il Signore gli ha voluto usare misericordia per le preghiere che si sono fatte per lui, e forse perché non era abbastanza preparato”.
(MB IX, 398-400)

